Nei primi quattro mesi dell’anno frenano le erogazioni di credito al consumo

Nei primi quattro mesi del 2020 i flussi di credito al consumo registrano un deciso calo, specie per i finanziamenti finalizzati per auto/moto (-39%) e i prestiti personali (-32%). Contrazioni più contenute per il credito veicolato tramite carte opzione/rateali (-16.4%) e per la cessione del quinto dello stipendio/pensione (-17.2%). Nello stesso periodo le erogazioni di mutui immobiliari calano del -9,3%, mentre crescono gli altri mutui (+46.3%), trainati dal boom delle surroghe. Il livello di rischiosità del credito a fine 2019 ha registrato poi un lieve aumento per i prestiti al consumo, rimanendo stabile nei primi tre mesi del 2020. Si tratta dell’analisi compiute dalla 48a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio, realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia. Che dopo le difficoltà del 2020 nel biennio successivo indica una graduale ripresa della crescita dei flussi di credito al consumo.

I canali di distribuzione del credito alle famiglie

Per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti di credito alle famiglie, credito al consumo e mutui immobiliari, si osserva un ridimensionamento della quota dei flussi distribuiti tramite sportello bancario, a favore di quella dei volumi intermediati attraverso le reti di agenti e brokers. Questo, a seguito della riorganizzazione delle reti distributive delle banche che ha portato alla razionalizzazione del numero di sportelli/filiali. Anche il canale online si espande, per via dell’accelerazione del processo di digitalizzazione sia della domanda sia dell’offerta, e per effetto dell’aumento dell’e-commerce

I mutui immobiliari

I mutui immobiliari dopo il calo del 2019 (-9.2%) nei primi 4 mesi del 2020 risultano ancora in calo nella componente acquisto, anche a seguito dello stop alle compravendite immobiliari residenziali indotto dall’emergenza sanitaria.

Gli altri mutui (aggregato che comprende prevalentemente surroghe) fanno invece registrare una crescita del +46.3%, trainati dai mutui di surroga che hanno fatto segnare un vero e proprio boom (+135.5% nel primo trimestre del 2020), proseguito anche dopo il diffondersi della crisi sanitaria. Dati i tassi di riferimento ai minimi, le surroghe sono ancora estremamente vantaggiose. Ma l’andamento riflette anche la maggiore competitività tra le banche e la crescente digitalizzazione dei servizi, che ha permesso la realizzazione delle operazioni di surroga anche nel periodo di chiusura delle filiali.

Le prospettive fino al 2022

Il rischio di credito non ha ancora risentito dello shock economico che ha investito il Paese.  Le previsioni per il 2020 e il successivo biennio presentate dall’Osservatorio indicano che dopo le difficoltà dovute agli impatti della pandemia, i flussi di credito alle famiglie riprenderanno a crescere, anche grazie alla ripresa del quadro macroeconomico che alimenterà la domanda e a condizioni ancora favorevoli di funding. Nel successivo biennio ci si aspetta quindi un progressivo recupero dei consumi, soprattutto nella componente dei beni durevoli, che sosterrà le erogazioni di prestiti al consumo.

Solo 2 italiani su 10 useranno il Bonus vacanze

Solo 2 connazionali su 10, il 21%, usufruiranno del Bonus vacanze, la misura indirizzata alle famiglie, ma anche alle coppie e ai single, con Isee fino a 40.000 euro.  L’opportunità prevista dal decreto Rilancio di un contributo fino a 500 euro per le famiglie, di 300 euro per le coppie, e di 150 euro per i single che andranno in vacanza nel nostro Paese non sembra attirare gli italiani. Almeno, da quanto emerge dal sondaggio condotto da Swg insieme a Confesercenti su un campione di consumatori distribuiti sul territorio nazionale. Dal sondaggio risulta però che la metà degli intervistati (51%) non ha ancora maturato la decisione di utilizzarlo, mentre il 28% dichiara di essere indeciso in merito.

Mancano informazioni precise su modalità e requisiti per la fruizione

Il Bonus vacanze è per i vacanzieri che prenotano presso strutture ricettive italiane ed è utilizzabile a partire dal primo luglio fino al 31 dicembre 2020, all’80% come sconto immediato sul costo del soggiorno, e al 20% come detrazione. Sarà rimborsato all’albergatore sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione, o cedibile anche a istituti di credito. Ma come mai solo il 21% degli italiani vorrebbe usufruire di questo contributo? Probabilmente è l’incertezza a giocare a sfavore. Come riporta Adnkronos, il recepimento delle informazioni su come richiedere e ottenere il bonus è ancora limitato. Tanto che il 57% degli intervistati afferma di non essere informato a sufficienza sulle modalità e i requisiti per la fruizione.

Per usufruirne è necessario lo Spid o la Carta d’Identità Elettronica

Del resto, il Bonus potrà essere richiesto, e sarà erogato, esclusivamente in forma digitale. Ma, al momento, non è ancora possibile accedere al beneficio. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate si legge infatti: “presto ti forniremo indicazioni precise sull’app per smartphone a cui dovrai accedere per ottenerlo”. In ogni caso, per usufruirne è necessario che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale Spid o della Carta d’Identità Elettronica.

Maggior utilizzo per residenti in centri medio-piccoli e di media condizione economica

La ricerca evidenzia comunque una scarsa propensione a usufruire del bonus. Alla domanda “andrebbe in vacanza se non ci fosse il Bonus”, il 43% del campione risponde affermativamente, mentre un altro 36% si mostra indeciso sulla scelta di prenotare una meta vacanziera per l’estate, e il 21% dichiara che senza il contributo rinuncerebbe. In particolare, sono le persone residenti in centri medio-piccoli e di condizione economica media a pensare di utilizzarlo. Sono però i giovani a dimostrare una maggiore disponibilità nei confronti del Bonus, e chi è in una condizione economica positiva. Come dire, c’è chi ha proprio voglia di muoversi, e chi aggiunge il bonus a una esistente capacità economica.

Finita l’emergenza, gli italiani hanno voglia di shopping “fisico”

Benissimo lo shopping online, ancora di salvezza e prassi abituale per una larghissima fetta di italiani durante le settimane di lockdown. Però i nostri connazionali hanno voglia di tornare a fare acquisti nei negozi fisici, pur con tutta una serie di esigenze e timori in merito alla sicurezza. In questo contesto, anche emotivo e continuamente in cambiamento, i negozi devono farsi trovare pronti per soddisfare i nuovi bisogni dei consumatori, puntando sul fattore umano ma anche sulle nuove tecnologie digitali. Ora, in giorni in cui il Paese sta scaldando i motori per ritornare alla tanto agognata normalità, anche il settore retail prova a ripartire.

I nuovi consumatori: igiene e sicurezza sono elementi prioritari

L’identikit di questi nuovi consumatori, ancora un po’ scossi dall’emergenza sanitaria, è stato tracciato dalla società di ricerche Gfk, che dallo scorso febbraio ha attivato un monitoraggio settimanale sugli effetti del coronavirus sui mercati, i consumatori e i media che ha messo in luce tra le altre cose le nuove aspettative dei consumatori rispetto al mondo Retail. Anche se nelle ultime settimane le vendite online sono cresciute in maniera significativa per effetto del lockdown, il 63% degli italiani desidera ancora acquistare nel negozio fisico. Un aspetto fondamentale per attirare nuovamente il consumatore in negozio sarà quello di puntare sulla sicurezza. Infatti, secondo le indagini GfK, il 68% degli italiani ha intenzione di frequentare i negozi in grado di garantire le massime condizioni di igiene e sicurezza. “Comunicare e trasmettere un senso di sicurezza sarà fondamentale per avere visitatori, ma bisognerà anche trovare nuovi modi per rendere gratificante la visita in store, che può essere depotenziata dai dispositivi di protezione (mascherine, guanti, gel per le mani, distanziamento…)” spiega la ricerca.

Tra contatto umano e tecnologie

Il monitoraggio ha messo in evidenza anche cosa si aspettano i consumatori dall’esperienza in negozio nel post coronavirus: un’indicazione preziosa per tutti i punti vendita che vogliono ritornare ad accogliere i loro clienti. Le rilevazioni di Gfk rivelano che la platea dei consumatori italiani è divisa a metà. Da una parte ci sono quelli che aspirano a ritrovare e riscoprire il contatto umano all’interno dei negozi (49%) attraverso la presenza di personale, assistenza in negozio o promoter; dall’altra parte, invece, c’è una maggioranza che invece preferirebbe trovarvi un maggiore utilizzo di tecnologie digitali (51%), compresi gli assistenti virtuali e i sistemi di intelligenza artificiale. Tutti elementi in grado di aiutare a mantenere un elevato livello di sicurezza nel punto vendita. 

Osservatorio Lockdown, cos’è cambiato nelle abitudini e nei consumi

Lo scenario determinato dall’emergenza sanitaria ha imposto agli italiani drastici cambiamenti. Nel volgere di un mese la popolazione è stata costretta a mutare profondamente i propri stili di vita in funzione del distanziamento sociale, e nelle ultime settimane sono nate nuove routine, dal modo di fare la spesa ai canali d’acquisto, passando per nuove modalità di comunicazione e sistemi valoriali. In collaborazione con CRIF Nomisma ha avviato l’Osservatorio Lockdown, l’indagine settimanale che mette in campo strumenti di monitoraggio per garantire un tracking continuativo sulla domanda.

L’obiettivo è intercettare le trasformazioni in atto, e dimensionare gli effetti della shut in economy, l’economia legata all’isolamento causata dal Coronavirus, per definire azioni prioritarie per retail, industria e istituzioni.

Il carrello ai tempi della quarantena

Il lockdown ha inciso sulle preferenze degli italiani in fatto di spesa alimentare. In crescita gli acquisti di prodotti e ingredienti, con il 40% degli intervistati che dichiara di aver dato più spazio a farine e lieviti. Stesso trend in crescita per l’approvvigionamento di alimenti a lunga conservazione. Il 31% ha fatto scorta durante il lockdown, ma il 24% tornerà alle vecchie abitudini quando sarà finita l’emergenza. Ed è boom per le confezioni multiple. Se il 64% le acquistava nel pre-quarantena oggi il trend si è assestato a quota 79%. Un dato che, secondo le previsioni degli stessi consumatori, è destinato a rimanere valido anche nella ripresa.

Spesa online, cibo da asporto e filiera corta

La percentuale di chi ha fatto la spesa online è aumentata del 10%. Nelle ultime tre settimane 3 italiani su 4 hanno ordinato cibo da asporto, in particolare, il 64% ha preferito pasti pronti con consegna a domicilio. Tra i fattori che orientano la scelta dei prodotti da mettere nel carrello della spesa c’è l’attenzione alla provenienza, con il 22% dei consumatori che ha sottolineato di aver scelto il Made in Italy e le filiere corte. Forte anche l’attitudine ad acquistare cibi che garantiscono benessere e uno stile di vita salutare (49%), mentre il 20% basa la scelta sulla sostenibilità del prodotto, e il 12% sceglie in funzione di un packaging sostenibile. Ed è importante la performance del biologico, che ha catalizzato l’attenzione del 30% della clientela non user.

La casa è il nuovo cuore pulsante di lavoro e tempo libero

L’Osservatorio evidenzia che il 77% delle famiglie italiane sta trascorrendo la quarantena in una casa di proprietà, fornita di apparecchiature tecnologiche che facilitano il lavoro in smart working. Tocca infatti quota 43% la percentuale di occupati che nelle ultime settimane ha lavorato almeno qualche giorno da casa.

Nuove abitudini anche sul fronte del tempo libero. Nelle lunghe giornate a casa l’intrattenimento on-demand viene considerato fondamentale. Tanto che durante la quarantena il 12% dei consumatori ha sottoscritto un abbonamento a una o più piattaforme di streaming.

Fiducia consumatori e imprese, indici inevitabilmente in calo

L’emergenza sanitaria dovuta al coronvirus e il conseguente lockdown hanno inevitabilmente avuto un effetto negativo sul clima di fiducia dei consumatori e delle imprese italiani. Lo rileva l’Istat, che ha analizzato i dati riferiti a marzo 2020: dati che mettono in luce lo stato di preoccupazione da parte di famiglie e aziende. L’istituto di Statistica evidenzia che nel terzo mese dell’anno l’indice di fiducia dei consumatori è passato da 110,9 a 101, mentre quello riferito alle imprese ha registrato cali più consistenti, da da 97,8 a 81,7.

Flessione per tutte le componenti

Sono in flessione tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, ma ci sono delle differenze. In particolare, l’intensità del calo è marcata soprattutto per il clima economico e futuro, mentre il clima personale e quello corrente registrano diminuzioni più contenute. Più in dettaglio, il clima economico passa da 121,9 a 96,2, il clima personale cala da 107,8 a 102,4, il clima corrente flette da 110,6 a 104,8 e il clima futuro decresce da 112,0 a 94,8. 

Nelle imprese più pessimisti i settori dei servizi e del commercio

Per quanto riguarda invece il mondo delle imprese, il clima di fiducia appare in flessione per alcuni settori in particolare. Le stime degli indici evidenziano un calo ampio della fiducia soprattutto nei servizi (l’indice passa da 97,6 a 79,6), nel commercio al dettaglio (da 106,9 a 97,4) e nella manifattura (da 98,8 a 89,5). Nel settore delle costruzioni, l’indice di fiducia registra una flessione decisamente più contenuta passando da 142,3 a 139. Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera peggiorano i giudizi sugli ordini e le scorte di prodotti finiti sono giudicate in lieve accumulo; le attese di produzione subiscono un ridimensionamento. Per le costruzioni, l’evoluzione negativa dell’indice è determinata dal peggioramento dei giudizi sugli ordini e, soprattutto, dalla diminuzione delle attese sull’occupazione presso l’impresa, sebbene con cali meno sensibili.

“Tengono” i giudizi sulle vendite della distribuzione
Nei servizi di mercato, la brusca diminuzione dell’indice è determinata dalle aspettative sugli ordini che sono in forte diminuzione. Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, i giudizi sulle vendite sono in lieve aumento, le scorte sono giudicate in decumulo e le attese sulle vendite registrano una forte caduta. A livello di circuito distributivo, i giudizi sulle vendite sono in miglioramento sia nella grande distribuzione sia in quella tradizionale; la flessione delle attese sulle vendite è più contenuta nella distribuzione tradizionale.

Il futuro delle imprese lombarde è digital e green

Digitalizzazione, sostenibilità, formazione e infrastrutture sono le parole chiave e le vie da percorrere per poter immaginare il futuro delle imprese lombarde, senza temere i cambiamenti. Il futuro delle imprese e della fabbriche in Italia, in particolare, del settore manifatturiero, è il tema di cui hanno discusso il vicepresidente di Assolombarda Antonio Calabrò, il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, e Alberto Dossi, vicepresidente Assolombarda con delega alle Politiche Industriali, in occasione del forum Ansa Incontra organizzato presso la sede di Assolombarda a Milano.

Le imprese vivono nel cambiamento, sarebbe un errore gravissimo essere tecnofobi  

“Le imprese vivono nel cambiamento, esistono perché governano il cambiamento e producono cose legate al cambiamento. Un errore gravissimo sarebbe essere tecnofobi e aver paura delle tecnologie”, ha commentato Antonio Calabrò. Secondo Alberto Dossi, curatore del volume Il futuro della fabbrica, dedicato ai temi strategici per la crescita del Paese, “stiamo attraversando un momento difficilissimo”. La quarta rivoluzione industriale porta infatti cambiamenti epocali, dal modo in cui fare impresa ai processi produttivi, e dai prodotti fino al lavoro dell’uomo, riporta Ansa.

Servono un’agenda di priorità e un Piano di politica industriale nazionale

“Per il World Economic Forum il 70% delle imprese nel mondo si stanno dirigendo verso una forte digitalizzazione e anche noi dovremo fare questo”, aggiunge il vicepresidente Dossi. Tra le nuove sfide delle imprese rientrano però anche la sostenibilità, la decarbonizzazione, l’eliminazione degli sprechi, e il risparmio energetico. Senza dimenticare il ruolo “delle persone all’interno delle fabbriche – sottolinea Dossi – perché l’industria del domani farà in modo che i lavori ripetitivi siano fatti da sistemi di Intelligenza Artificiale, per lasciare però spazio alla capacità di decisione, all’intelligenza creativa e relazionale che spetta all’uomo”. In questa ottica “il decisore politico deve essere un facilitatore – continua Dossi – servono un’agenda di priorità e un Piano di politica industriale nazionale. È un atto di responsabilità per rilanciare il futuro economico e sociale del Paese, un investimento di lungo termine essenziale per non restare indietro nella competizione globale.

Il sistema della formazione è indispensabile

Per il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, tra le parole chiave per le imprese del futuro c’è sicuramente la formazione. “Il sistema della formazione è indispensabile non solo per le imprese, ma anche per la sopravvivenza dei territori – spiega Ferruccio Resta -. Le nostre scuole e università sono le infrastrutture della conoscenza, così come le imprese sono le infrastrutture del lavoro. Bisogna smettere di pensare che la formazione, qualunque sia, sia un costo e non un investimento. Se vogliamo dare futuro al Paese l’investimento su scuola e conoscenza deve essere centrale”.

L’identikit degli italiani, un popolo di contraddizioni

Gli italiani sono un popolo “incattivito”, poco tollerante verso gli stranieri, ma allo stesso tempo sensibile ai temi ambientali e amante degli animali. Insomma, altro che poeti, santi e navigatori. Secondo l’identikit tracciato da Eurispes nel rapporto Italia 2020, il profilo che emerge mostra le contraddizioni di un Paese sfiduciato e in apprensione, in cui  mancano le regole che permettano di ”rimboccarsi le maniche e di identificare soluzioni”, spiega il presidente Eurispes, Gian Maria Fara. Tanto che la maggior parte dei cittadini, in qualche misura, giustifica l’evasione fiscale. E se per il 25,1% evadere non è grave se se si fa fatica a sostenere la pressione fiscale, per il 19,6% è grave per chi possiede grandi patrimoni, e per il 9% non è grave, perché in Italia la pressione fiscale è eccessiva.

Risparmi e consumi. Il Sud penalizzato

La metà dei cittadini, continua il rapporto, continua a polverizzare i risparmi, mentre un italiano su 10 è vittima di usura. Quest’anno il 27% degli italiani probabilmente non riuscirà a risparmiare nei prossimi dodici mesi e il 24,8% ne è certo. E per contenere le spese nell’ultimo anno, il 32,5% ha rinunciato a effettuare controlli medici e di prevenzione e il 27,3% ha tagliato le spese dentistiche. Ma, sempre secondo il rapporto, tra il 2000-2017 il Centro Nord dell’Italia ha sottratto al Sud una fetta di spesa pubblica di circa 840 miliardi di euro, pari a 46,7 miliardi di euro l’anno. In altre parole, ciascun cittadino meridionale ha ricevuto in media 3.022 euro in meno rispetto a un suo connazionale residente al Centro-Nord, riporta Adnkronos.

Più scuola e più lavoro

Buona parte dei cittadini (52,4%) si trova d’accordo sul fatto che si debba estendere l’obbligo scolastico fino alle scuole medie superiori. L’ipotesi che al termine della scuola dell’obbligo si introducano sei mesi di servizio civile obbligatorio raccoglie invece il 54,1% di consensi. Ed è accolta in maniera negativa l’eventualità della riduzione del numero delle Università presenti in Italia, ma il 33,3% si dice favorevole. Il 41,2% degli italiani poi sostiene che qualche familiare si sia trasferito per migliorare la propria situazione economica/lavorativa. Nel 22,9% dei casi si è trattato di trasferimenti in un’altra città italiana e nel 18,3% all’estero.

Il problema del clima e l’amore per i pet

Il riscaldamento globale è un problema urgente per un quarto degli italiani. Se le economie mondiali non saranno convertite in uno stile di vita sostenibile, entro il 2050 buona parte degli ecosistemi terrestri collasseranno, e gli italiani ne sono consapevoli. Quanto all’abitudine di adottare un animale domestico, fra gli italiani è sempre più diffusa. Quattro italiani su dieci (39,5%) accolgono almeno un animale in casa. In particolare, nel 20,7% dei casi uno solo, nel 9,6% dei casi due, nel 5,6% tre, e nel 3,6% più di tre. In quasi la metà dei casi si tratta di un cane (48,8%), mentre a scegliere un gatto sono il 29,6%. Il restante 21,6% si divide tra i possessori di uccelli (3,5%), tartarughe (3,4%), pesci (2,9%), criceti (2,4%), conigli (2,3%), cavalli (1,8%), rettili (1%).

Buoni propositi digitali, nel 2020 meno tempo sullo schermo e più sicurezza

Nel 2020 oltre il 40% degli utenti ha intenzione di cambiare il proprio stile di vita digitale mettendo in pratica alcuni buoni propositi. Soprattutto quello di ridurre il tempo trascorso in compagnia dei propri dispositivi tecnologici. Ma quello appena concluso è stato un anno molto difficile per i dati personali degli utenti. Secondo un’indagine di Kaspersky rispetto al 2018, infatti, il furto di password è aumentato del 60%, così come il numero di furti legati alle credenziali di accesso. In particolare quelli per accedere ai siti web per adulti. aumentato di oltre il 100%. D’altronde, oltre la metà degli utenti di internet (56%) ritiene impossibile che nel mondo digitale moderno si possa parlare di privacy online. E un utente su tre (32,3%) dichiara di non sapere come proteggere la propria privacy in rete.

Proteggere la privacy e ridurre i livelli di stress informatico

Non sorprende quindi che il nuovo sondaggio condotto da Kaspersky abbia dimostrato che il 42,3% degli utenti metterà in pratica alcuni buoni propositi digitali per il 2020. Come quello di proteggere maggiormente la propria privacy digitale. Quest’anno gli utenti punteranno a mantenere standard più elevati di comportamento online, per garantire la propria salute e la privacy in rete. E lo faranno adottando, per la prima volta, alcune precauzioni, come usare password più sicure e tentare di ridurre i livelli di stress informatico.

Uno stile di vita più cyber-savvy sarà uno dei trend del nuovo anno

Sono molte le aree in cui gli utenti desiderano apportare dei miglioramenti. Per il 29,1% degli intervistati da Karpesky l’obiettivo per il nuovo anno sarà ridurre il tempo trascorso davanti a uno schermo, mentre per il 18,3% sarà quello di smettere di addormentarsi con lo smartphone accanto al cuscino. Questi dati dimostrano come il desiderio di digital detox sia in continuo aumento. Un quarto degli intervistati poi ha scelto di eseguire più backup e ripulire regolarmente il proprio desktop, mentre l’11,2% desidera cancellare tutti gli amici di Facebook mai incontrati di persona. Insomma, pare che uno stile di vita più cyber-savvy sarà uno dei trend del nuovo anno.

Imparare a tenere al sicuro le informazioni personali

Per aiutare gli utenti a rendere il 2020 l’anno più sicuro online, Kaspersky invita perciò a seguire alcuni semplici passi per tenere al sicuro le informazioni digitali personali. Innanzitutto applicare le patch e un software di sicurezza internet per proteggere i dispositivi utilizzati per le transazioni online. Poi, utilizzare una password unica e complessa per ciascun account online e controllare attentamente le impostazioni per la privacy e la sicurezza, limitando ciò che può essere visto e condiviso. Ricordarsi inoltre di disattivare le applicazioni e le funzioni quando non vengono utilizzate, disattivare i servizi di tracking e localizzazione, e cancellare regolarmente i cookie. Last but not least, verificare l’e-mail con servizi come Have I Been Pwned per controllare che gli account non siano stati compromessi.

Il Tax Free Shopping in Europa

Dopo un 2018 debole i primi dieci mesi del 2019 evidenziano un trend positivo per il Tax Free Shopping in Europa, che segna +10% rispetto al 2018, e +8% da agosto a ottobre. A questi risultati ha fortemente contribuito la spesa degli Elite Shoppers internazionali, viaggiatori dal potenziale elevato, che pesano per il 17% sul totale dei volumi di spesa. Un incremento trainato principalmente dai turisti Elite americani, provenienti dal Sud Est Asiatico, e dagli arabi. È quanto emerge dai dati Global Blue, società nei servizi di Tax Free Shopping, secondo il quale in Europa si evidenzia l’ottima performance della Spagna, che segna +20% nei primi dieci mesi di quest’anno, e +21% nel trimestre agosto-ottobre.

I turisti americani trainano le vendite

Buono anche il trend registrato dalla Gran Bretagna, con un +11% sia nei dieci mesi sia negli ultimi tre, mentre in controtendenza Germania e Francia, che hanno registrato vendite tax free positive nei dieci mesi dell’anno (rispettivamente, +2% e +1%), ma negative nei tre mesi agosto-ottobre, entrambe a -2%. In Europa il Tax Free Shopping è trainato principalmente dai turisti americani, che con un peso dell’8% sul totale hanno fatto segnare un incremento degli acquisti pari al 25% rispetto al 2018. Crescita a doppia cifra anche per i viaggiatori arrivati dal Sud Est Asiatico (+15%) e di quelli giunti dai Paesi del Golfo (+13 che coprono rispettivamente il 7% e l’11% del totale delle vendite tax free europee.

In Italia, +16% in 10 mesi e +23% negli ultimi tre

In Italia il Tax Free Shopping ha registrato una crescita del 16% nei mesi che vanno da gennaio a ottobre 2019, e +23% da agosto a ottobre. Nel 2018, in Italia, il 65% degli acquisti tax free degli Elite Shopper è rientrato nella categoria Lusso, suddivisa fra beni di puro Luxury (35%) e Hard Luxury (30%), ovvero per prodotti di valore medio superiore a 1.500 euro. Nel nostro Paese, poi, una quota significativa (25%) di questa categoria di viaggiatori ha acquistato beni definiti di Affordable Luxury, con un costo tra i 750 e i 1.500 euro (categoria che ha pesato per il 13% a livello europeo).

Gli Elite Shopper in Italia sono cinesi, e spendono mediamente 27.000 euro

La prima nazionalità di Elite Shopper in Italia è rappresentata dai cinesi, con il 35% del totale, seguiti da russi (12%), asiatici e arabi (entrambi 11%) e statunitensi (7%). I dati Global Blue hanno permesso anche di creare indicatori utili per capire l’attrattività dei singoli Paesi. E l’Italia per i turisti Elite si classifica al secondo posto per appeal (il 31% la sceglie) dopo la Francia.

Nel nostro Paese questi turisti spendono mediamente 27.000 euro, una cifra che ci posiziona al terzo posto di un’ipotetica classifica, guidata dalla Gran Bretagna, dove il valore medio degli acquisti tax free degli Elite Shopper è di 35.000 euro.

I viaggiatori Airbnb riempiono le casse di ristoranti e bar

Nel 2018 più della metà dei visitatori stranieri in Italia ha destinato alla ristorazione l’importo risparmiato pernottando tramite Airbnb. Ovvero, il 32% dell’intero budget del viaggio. E nel 2019 faranno incassare a ristoratori e bar italiani quasi 2 miliardi di euro, il 25% in più rispetto al 2018. Una cifra che porta il nostro Paese al secondo posto in Europa e al terzo nel mondo per la spesa degli ospiti Airbnb nella ristorazione. Si tratta dei risultati di un’analisi condotta dal Centro studi di Airbnb ottenuti incrociando dati interni con un’indagine su 237.000 host e guest registrati sulla piattaforma, relativi al 2018.

Italia al terzo posto per spesa nella ristorazione

Sempre più viaggiatori desiderano cogliere lo spirito di una meta attraverso le sue tradizioni culinarie. Inoltre, bar e ristoranti sono luoghi di aggregazione in cui poter calarsi nell’atmosfera di un luogo e conoscere le persone che lo abitano. Motivo per cui il 77% dei turisti preferisce soggiornare con Airbnb.

Secondo Airbnb l’anno passato nei primi 46 mercati della piattaforma la spesa per la ristorazione da parte dei viaggiatori è stata di almeno 22 miliardi di euro, e si prevede che arriverà a 27 miliardi nel 2019, pari a 30 miliardi di dollari.

Nella classifica dei Paesi in cui i turisti hanno speso di più per mangiare e bere nel 2019 al primo posto si piazzano gli Stati Uniti (10 miliardi di dollari), seguiti da Francia (2,9 miliardi di euro) e Italia (1,8 miliardi di euro).

Il 90% degli host italiani consiglia la cucina locale

Considerando l’Italia Airbnb prevede che nel 2019 la città dove si spenderà di più per mangiare sarà Roma (289 milioni di euro), seguita da Firenze (143 milioni) e Venezia (123 milioni). La percentuale di crescita della spesa anno su anno favorirà soprattutto Napoli (+29%), seguita da Venezia (+27%) e Milano (+23%). Il capoluogo campano sarà anche quello in cui i viaggiatori dedicheranno la percentuale più alta del budget alla gastronomia locale (35%).

La Serenissima, invece, si distingue per la passione dei propri host. Il 96% di loro, il dato più alto in Italia, punta a trasmettere cultura e unicità del territorio consigliando la cucina locale.

La cucina preferita? Quella toscana

In generale, gli italiani sono tra i più attivi in questo circolo virtuoso, e in media il 90% consiglia ristoranti e bar ai visitatori accolti, contro l’84% della media globale, e più di spagnoli (87%) e francesi (82%), riporta Adnkronos. La cucina preferita dai turisti della piattaforma però è quella toscana, grazie alla quale l’impatto economico su ristoranti e bar nella regione quest’anno ammonterà a 339 milioni di euro. Una cifra che supera le stime per gli esercizi di Lazio (304 milioni di euro), e Lombardia (224 milioni di euro). Lombardia e Veneto sono però le regioni in cui la spesa dei visitatori Airbnb crescerà di più rispetto al 2018 (+26%).