Google: traduzioni migliori con l’AI. Anche offline

Dopo Microsoft, che recentemente ha aggiunto la capacità di usare i sistemi di AI alla sua app Translator anche offline, ora anche Translate, la app di Google per le traduzioni, ha rilasciato un aggiornamento per dispositivi mobili che migliorerà le traduzioni anche quando l’utente si trovi senza una connessione dati. Con supporto a 59 lingue, incluso l’italiano.

“Siamo in una primavera dell’intelligenza artificiale”, diceva due anni fa John Giannandrea, allora a capo di questo settore di ricerca a Google. Negli ultimi anni infatti sono cresciuti gli strumenti che fanno uso di sistemi di AI per tradurre, ma soprattutto di una sua branca specifica, nota come machine learning, che sviluppa algoritmi in grado di apprendere e migliorare dai dati.

Dalla tecnologia PBMT all’AI

Quando 12 anni fa Google lanciò Translate, disponibile sia su sito che via app, utilizzava una tecnologia nota come PBMT, phrase-based machine translation, la quale spezzava una frase in parole e frasi che venivano tradotte in modo indipendente. Questo dopo aver cercato schemi e pattern statistici su miliardi di combinazioni tratte da traduzioni umane. I risultati non erano sempre egregi, soprattutto se si contava solo su quello strumento per capire esattamente il senso di una frase.

Ma circa tre anni fa le traduzioni sono state rinvigorite da una nuova tecnologia, in concomitanza con la rinascita delle ricerche in intelligenza artificiale, riporta Agi.

La Neural Machine Translation si basa sul deep learning

Da allora Google Traslate ha fatto un balzo in avanti usando una tecnologia, la Neural Machine Translation, NMT, basata sul deep learning (approfondimento profondo, a sua volta una branca del più noto machine learning), alla base di miglioramenti anche in molti altri settori, come il riconoscimento di immagini.

Il deep learning combina reti neurali artificiali, ovvero strati di unità computazionali, che imitano il funzionamento dei neuroni, con grandi quantità di dati. Il risultato è che nel caso delle traduzioni sono le frasi intere a essere considerate e tradotte, invece delle loro singole unità.

Una traduzione più verosimile e “umana”

Per avere una traduzione migliore però, era necessario restare sempre connessi al cloud, ai server dell’azienda. E magari proprio quando più si aveva bisogno della app, non era possibile l’accesso a internet. Se quindi finora la performance di questo genere di servizio dipendeva dalla possibilità di essere connessi alla Rete, ora Google ha trasferito la NMT anche sulla versione offline delle app. Rispetto alla tecnologia usata in precedenza nelle versioni offline, i sistemi neurali usano un contesto più ampio per determinare la traduzione più rilevante, “che poi viene riaggiustata e riorganizzata per suonare più come il parlato di una persona che una grammatica – spiega la produce manager Julie Cattieau sul blog di Google -. Tutto ciò rende i paragrafi e gli articoli tradotti più scorrevoli e facili da leggere”.

Fatturazione a 30 giorni: tariffe internet più care ma non per tutti

Da aprile 2018 è tornata la fatturazione a 30 giorni e 12 mensilità, e secondo l’ultimo osservatorio di SosTariffe.it è questo il momento giusto per recedere, cambiare gestore e attivare una nuova offerta internet. Al fine di mantenere la spesa annua costante rispetto al vecchio regime a 28 giorni i provider infatti hanno annunciato canoni più cari di circa l’8,6% per chi già è cliente. E se si registrano lievi rincari sulle promozioni ADSL e fibra ottica riservate anche ai nuovi clienti, questo avviene solo per le tariffe Plus, ovvero con chiamate illimitate. Diminuiscono invece i costi delle offerte Base, solo internet o internet con chiamate a pagamento.

Il ritorno alla tradizionale fatturazione mensile non ha sortito l’effetto desiderato

Il ritorno alla fatturazione sul mese solare è stato ultimato gradualmente da tutti i gestori entro il 5 aprile 2018. Prima di questo switch tutte le promozioni dedicate ai nuovi clienti erano proposte ancora con canoni rinnovati ogni 4 settimane, ma il ritorno delle tariffe ADSL e fibra ottica alla tradizionale fatturazione mensile non ha, in molti casi, sortito l’effetto desiderato. Insomma, i vantaggi sostanziali non ci sono stati.

Da gennaio 2018 in media il costo nel primo anno delle offerte Base è diminuito del 3,5%

La ricerca di SosTariffe.it ha analizzato i costi annui delle principali tariffe ADSL e fibra proposte dai provider prima del ritorno alla fatturazione mensile (gennaio 2018) e li ha confrontati con quelli attuali. Da gennaio, secondo le rilevazioni di SosTariffe.it, mediamente il costo nel primo anno delle offerte Base è diminuito del 3,5%, mentre quello delle offerte Plus è aumentato del 4,3%.

Un risparmio di soli 43 euro in 3 anni

Prendendo in considerazione un periodo di 3 anni a partire dall’attivazione, invece, il prezzo complessivo per le offerte Base è diminuito, sempre rispetto al periodo precedente al ritorno della fatturazione a 30 giorni, del 4,4%. Decisamente diverso è il discorso per le offerte Plus, per le quali l’aumento registrato è stato del 3,3%.

Libero mercato e libera scelta

Nonostante questa diminuzione si traduca in cifre non molto alte (11 euro nel primo anno di attivazione e 43 in 3 anni) chi ha attivato un’offerta solo internet o con chiamate a pagamento può essere interessato a valutare altre opzioni presenti sul mercato.

Ecco Saturn, il malware estorsore che chiede il riscatto per non uccidere il PC

Sono in arrivo nuovi attacchi informatici che richiedono il riscatto sui computer. I ricercatori del Malware Hunter Team hanno individuato Saturn, un nuovo esemplare di ransomware attivo in-the-wild. Purtroppo il vettore di distribuzione di questo malware non è al momento noto, affermano gli esperti del Cert (Computer Emergency Response Team). Al momento non è chiaro da dove e come si prenda il virus. In ogni caso, la richiesta per liberare il computer dall’infezione è di 300 dollari in Bitcoin, o la funzione di riparazione automatica al riavvio del pc verrà disabilitata, e cancellato il catalogo di backup. In pratica, si può dire che il PC viene fatto morire.

Il malware aggiunge ai nomi dei file cifrati l’estensione .saturn

Una volta lanciato sul computer, avvisa il Cert, “Saturn verifica per prima cosa di non essere in esecuzione all’interno di una macchina virtuale, nel qual caso interrompe il proprio processo”, riporta una notizia Adnkronos.

In seguito Saturn “esegue comandi specifici sul sistema per cancellare le copie shadow di Windows, disabilitare la funzione di riparazione automatica al riavvio ed eliminare il catalogo di backup”. Il malware in questione aggiunge poi ai nomi dei file cifrati l’estensione .saturn. Ad esempio, un file denominato immagine.jpg viene rinominato in immagine.jpg.saturn.

La richiesta di riscatto sotto forma di file, il pagamento sulla rete anonima TOR

Durante la fase di scansione, il virus memorizza in ogni cartella del PC contenente file cifrati i file #DECRYPT_MY_FILES#.html e #DECRYPT_MY_FILES#.txt contenenti la nota di riscatto e un file chiave chiamato #KEY-[id].KEY, in cui [id] è l’identificativo univoco assegnato dal ransomware alla vittima. Quest’ultimo dovrebbe essere utilizzato per accedere al sito per il pagamento del riscatto sulla rete anonima TOR.

Inoltre, Saturn memorizza sul PC lo script #DECRYPT_MY_FILES#.vbs, che fa sì che la macchina infetta “parli” alla vittima mediante una voce sintetica.

300 dollari in Bitcoin per riottenere l’accesso ai file, 600 se si ritarda

Il malware chiede il pagamento di 300 dollari in Bitcoin per riottenere l’accesso ai file cifrati, ma la cifra raddoppia se la vittima non paga entro sette giorni. Il Cert Nazionale raccomanda di non pagare in nessun caso il riscatto richiesto dai cybercriminali, ma al momento “non è disponibile un metodo per decifrare gratuitamente i file presi in ostaggio da questo ransomware”. Gli esperti però stanno analizzando i campioni catturati allo scopo di trovare debolezze nello schema di cifratura, e fortunatamente, la capacità di individuazione di Saturn da parte dei più diffusi antivirus risulta piuttosto elevata. Per prevenire la possibilità di essere vittime della minaccia il Cert mette a disposizione delle linee guida, da consultare su Ransomware: rischi e azioni di prevenzione.

 

Apple punta al mercato degli eBook con una nuova app

La competizione tra giganti del web corre tra le pagine dei libri, o meglio quelle dei libri digitali. Proprio in questi giorni, a breve distanza dallo sbarco degli audiolibri su Google Play Store, Apple ha lanciato il guanto di sfida ad Amazon, indiscusso leader del comparto eBook. Il colosso della mela morsicata, infatti, sta preparando una versione completamente rinnovata della sua applicazione iBooks per iPhone e iPad.

Sarà disponibile entro la fine dell’anno

Stando a quanto anticipa il sito di Bloomberg, la nuova versione dovrebbe essere rilasciata entro la fine dell’anno con un software aggiornato. Ancora, pare che dalla nuova release scomparirà la “i”, diventando solo Books, e che sarà prevista una sezione separata per gli audiolibri. Un altro gossip, sempre stando ai rumors, vuole che la compagnia californiana abbia assunto un ex manager della stessa Amazon, con competenze specifiche sugli audiolibri così da dare ulteriore linfa al progetto. Il team sarebbe al lavoro per creare un’interfaccia utente nuova di zecca, più facile da utilizzare, e un negozio digitale completamente ridisegnato.

Tante le novità dell’App

Come riportano le anticipazioni, l’app introdurrebbe una nuova sezione specifica per i libri che si stanno leggendo in quel momento, chiamata “Reading now” e un’altra dedicata agli audiolibri, che verrebbero così portati in primo piano. “Indiscrezioni in parte confermate da alcuni elementi emersi dalla versione iOS 11.3 del sistema operativo di iPhone e iPad appena rilasciata in versione beta per gli sviluppatori” dice il sito di Bloomberg, come scrive l’agenzia Ansa. Analizzando gli ultimi cinque anni, questo rappresenterà l’aggiornamento maggiore mai effettuato da Apple per il servizio degli eBook. Obiettivo dichiarato dell’operazione, competere con il colosso Amazon, leader del settore.

Competizione aperta dopo lo stop del 2016

Per il gigante di Cupertino si tratta di un’occasione preziosa per rilanciare la gara sul terreno degli eBook col gigante Amazon che ha una buona fetta di mercato grazie ai suoi Kindle e ai tablet Fire. La corsa di Apple subì una battuta d’arresto nel 2016 quando la Corte suprema Usa confermò per l’azienda guidata da Tim Cook la condanna a pagare 450 milioni di dollari per aver concordato con cinque grandi gruppi editoriali pratiche lesive della concorrenza sui prezzi degli eBook. Dopo la condanna, Apple ha concentrato il suo focus aziendale su altri servizi digitali, come Apple Music, Apple Store e la commercializzazione di film. Ma adesso, pare, è il momento di tornare al ghiotto mercato degli eBook.

Linkedin, il decalogo per usarlo bene e trovare lavoro

Linkedin è senza ombra di dubbio il social destinato all’attività professionale. Poche chiacchiere, quindi, e se possibile tanto business. Ma LinkedIn, oltre a creare contatti fra persone potenzialmente interessanti per la propria attività, può essere realmente uno strumento per dare una svolta alla propria vita professionale? Gli esperti di FourStars, agenzia per il lavoro ed ente promotore accreditato dal ministero del Lavoro, dicono di sì. A condizione di seguire con attenzione un preciso decalogo di regole. Se ben applicato, questo prontuario – riportato da AdnKronos – consentirebbe di trovare una nuova occupazione nel 2018.

1 La scelta della foto

L’immagine del profilo dovrebbe essere formale, ma non troppo impostata. Una foto coerente con la propria personalità, senza però scadere nell’eccesso di serietà o nelle foto buffe da social.

2 Occhio al profilo professionale

Per avere successo, il proprio profilo va compilato in modo professionale e soprattutto completo. Linkedin dà indicazioni precise: vanno seguite per inserire i propri dati in maniera dettagliata, con notizie aggiornate e corrette in merito al proprio percorso lavorativo e formativo.

3 Connessioni mirate

Non servono connessioni a “pioggia”. E’ invece utile connettersi con le aziende e le persone che possiedono un profilo professionale interessante o coerente con la propria ricerca. Il consiglio? Cercare un collegamento con tutte le aziende che operano nel proprio settore di riferimento, così da essere aggiornati riguardo le loro attività.

4 Occhio a quello che succede

Controllando le opportunità segnalate nella sezione ‘Lavoro’ si possono scoprire molte offerte di lavoro in linea con i propri interessi, settore, luogo di residenza.

5 I contenuti vanno condivisi

Per farsi notare, pubblicare tanti posto, purché pertinenti, è una buona strategia. Aumentano la visibilità e l’efficacia del profilo, oltre a far sapere quali sono i precisi skills di chi li ha postati.

6 Gruppi di discussione

Conviene scegliere con attenzione i gruppi in cui si parla di argomenti di cui si ha competenza o conoscenza. Grazie alla partecipazione ai gruppi, si può rimanere costantemente aggiornati e incrementare le proprie conoscenze.

7 Quello che non c’è, si crea

Chi è interessato a un argomento specifico, ma non trova un gruppo che ne discuta, può crearne uno e diventarne il protagonista.

8 Conferma competenze, certo che serve

Un obiettivo primario è cercare di ottenere la conferma delle proprie competenze da parte di altri utenti: è fondamentale per migliorare la web reputation.

9 Profilo aggiornato

Per suscitare l’interesse altrui e allargare la rete di contatti professionali, il profilo deve essere aggiornato.

10 Condivisione solo di contenuti interessanti

Con un po’ di lavoro di ricerca, si possono trovare contenuti interessanti da condividere. Chi osserva penserà che chi posta è ben aggiornato e attenti alla propria formazione.

PayPal presenta Money Box, la colletta si fa on line

Avete presente le classiche collette che si fanno tra amici, parenti o colleghi per le spese condivise? Le famigerate raccolte per accumulare i soldi per un regalo comune, per una cena collettiva, per prenotare il campo da calcetto o una vacanza di gruppo? Adesso occuparsi di queste operazioni, che spesso richiedono tempo ed energie, diventa più facile grazie al nuovo servizio di PayPal, denominato Money Box. La raccolta di soldi online sbarca infatti in 16 Paesi, Italia compresa.

Cosa è il sistema MoneyBox

In soldoni – e il termine è quanto mai indicato – Money Box è un fondo di denaro condiviso tra più utenti, appoggiato su un conto PayPal, per gestire spese di vario tipo. Dalla vacanza di gruppo, al regalo per un collega, alle bollette di casa. Per creare questa cassetta digitale è sufficiente essere iscritti al sito: poi basta un click sul pulsante “Crea un Money Box” nella sezione “Invia e richiedi”.

Altra novità è che il servizio si può personalizzare. È possibile ad esempio segnalare il motivo per cui viene effettuata la raccolta, il totale che si desidera raggiungere ed entro quando sarà necessario raccogliere i fondi. Si può aggiungere una foto di copertina e scegliere se rendere pubblici o lasciare privati i nomi dei partecipanti e i singoli importi del contributo.

La “cassa” si condivide con un link

Una volta creata sul sito, la cassa comune si può condividere attraverso un link da scambiarsi via sms, e-mail, Facebook o Twitter. Tutti i contributi sono tracciati e vengono accreditati direttamente sul conto PayPal di chi ha creato la Money Box, che potrà poi impiegare il denaro accumulato a fine raccolta per lo scopo previsto.

I vantaggi della raccolta on line

Oltre a togliere dalle spine il povero “cassiere” di turno, che nel mondo reale deve occuparsi di raccogliere, e spesso addirittura di inseguire, i fondi che servono per la spesa comune, il sistema è anche molto comodo e sicuro. Comodo perché diventa davvero facilissimo spostare la somma richiesta su Money Box, senza nemmeno doversi alzare dalla scrivania o appoggiare il proprio smartphone. Sicuro perché il circuito è quello di PayPal, che nel corso degli anni ha dimostrato – e i numeri di iscritti lo confermano – di essere il sistema preferito per le transazioni e gli acquisti on line. In particolare, risulta apprezzato l’elevato livello di security, grazie a un avanzato sistema di crittografia e alla protezione antifrode.

Le dieci aziende più performanti nell’e-commerce in Italia

 

Casaleggio&Associati ha recentemente pubblicato “E-commerce ranking”, la classifica dei siti di e-commerce più importanti in Italia. Una graduatoria che non ha un reale valore statistico, ma che viene stilata secondo indicatori molto rilevanti per il successo di un sito di vendite online, come il calcolo degli accessi al sito, le citazioni del marchio su vari siti web, il successo dei canali di social network e altri rimandi a portali, forum e blog. La classifica dettaglia le prime 100 posizioni in Italia, riportando alcuni dati numerici molto circostanziati, come i fan dell’azienda presenti su Facebook o i follower su Twitter.

Concentrandoci sulla top ten, al decimo posto dell’E-commerce ranking troviamo Vodafone, unica azienda di telecomunicazioni presente nella top ten, anche se il colosso britannico è ricompreso nella categoria tempo libero. Il nono posto è stato conquistato da Trivago, noto motore di ricerca dedicato agli hotel. Ottavo posto per Zalando, inserito nella categoria moda, mentre al settimo posto torna un’azienda del settore turismo, Expedia. Al sesto posto della classifica E-commerce ranking si piazza Groupon, attiva nel settore dei gruppi d’acquisto (e qui ricompresa nella categoria centri commerciali).

Quinto posto per Freddy (moda), quarto per Trenitalia, inserito nel settore turismo. Sul podio troviamo tre giganti come Booking.com al terzo posto, eBay al secondo posto e Amazon al primo posto, con risultati schiaccianti per i primi due in classifica in termini di accessi: se dal terzo posto in giù nessuna azienda ha superato i 10 milioni di accessi, eBay ha frantumato la barriera dei 50 milioni di accessi e Amazon si è fermata a poco più di 46 milioni di accessi.

Tutto ciò in un contesto in cui l’e-commerce in Italia continua a crescere, come riportano i dati dell’indagine Marketer. Sono riferiti al 2016, quando in Italia gli acquisti online sono aumentati del 9,1%, contro una media mondiale che ha raggiunto un incremento dell’8,7%. Nel ‘Bel Paese’, insomma, l’e-commerce cresce più della media, e c’è spazio per aziende anche piccole e medie, pronte alla competizione in quest’ambito, che va seguito senza cali di concentrazione e con lo sguardo rivolto costantemente alle future tendenze di mercato.

A proposito di nuovi trend: per il 2017, su tutti, da citare è il fenomeno del mobile commerce, sostenuto dalla navigazione tramite smartphone. Per alcune fasce di consumatori, l’accesso al web tramite mobile è l’unica forma di navigazione in rete, per altri è la principale, per altri ancora è predominate in alcuni momenti della giornata: ottimizzare l’e-commerce della propria azienda in chiave mobile potrà – con offerte ben congeniate e di facile comprensione per gli utenti – dare soddisfazioni alle aziende intenzionate a investire su questo canale.

Quale motore di ricerca usi?

Google is the king. Credo che, almeno in Italia, questa affermazione non possa trovare nessun tipo di smentita: ma nel resto del mondo?

Una doverosa premessa: gli algoritmi utilizzati dai motori di ricerca nel valutare, indicizzare e posizionare un sito web sono molto simili tra di loro, ma è chiaro che presentato sicuramente delle differenze. Provate a cercare una qualsiasi keyword prima con Google, poi con Bing e poi con Yahoo: sicuramente, sopratutto nelle posizioni che contano, avrete delle difformità, a volte notevoli. Ma al di là di quest’aspetto, le abitudini degli internauti nel mondo sono profondamente diverse tra di loro.

Se, come abbiamo detto, in Italia Google la fa da padrone, lo stesso non si può dire oltreoceano: negli Stati Uniti, ad esempio, Bing (il motore di ricerca by Microsoft) e Yahoo arrivano a contendersi oltre il 30% del mercato, con quote che sono evidentemente in leggere crescita. Merito sicuramente della storia (per quanto riguarda Yahoo) e per la politica commerciale di Microsoft, che preinstalla su ogni sistema operativo il proprio motore già configurato e pronto all’utilizzo. Tuttavia, gli americani continuano in gran parte a dar fiducia a Google, e gli ultimi eventi che stanno riguardando i problemi di privacy di Yahoo non faranno che confermare questa tendenza.

Le cose cambiano invece radicalmente se ci spingiamo ad oriente: in Russia, e siamo ancora in Europa, Google si mette in file dietro a Yandex, che detiene oltre la metà delle ricerche effettuate sul web. In Cina, poi, ecco il trionfo di Baidu e di Qihoo a scapito del colosso statunitense, che qui quasi scompare contando una bassa percentuale (tra il 5 ed il 10%) di utenti fidelizzati. Da cosa deriva questo enorme divario rispetto ai paesi europei? Sicuramente l’appartenenza. Baidu è cinese, lavora con la mentalità e le leggi di questo paese, e senz’altro riesce a conquistare la fiducia del suo popolo… lo conferma il fatto che, da quanto ci risulta, fuori dalla Cina le sue quote di mercato sono pressochè nulle.

Tornando all’Europa, è curioso notare come solo nel regno Unito Google perde qualcosina (ma non va mai sotto il 95% delle preferenze), vedendo invece gli altri paesi sono più o meno tutti allineati. E il futuro? Difficile avere certezze in un mondo, quello del web, che cambia non ad ogni giorno, ma ad ogni ora… Senz’altro tutti stanno perfezionando i propri algoritmi, i motori diventano sempre più intelligenti ed universali, comprendendo nei propri risultati video, immagini, shopping e tutto ciò che intendono mostrare all’utente sulla base della ricerca. Chi riuscirà ad assecondare maggiormente le necessità di visitatori avrà la meglio!

Agenzie SEO

Eccoci qua ancora una volta a parlare di posizionamento di siti Internet: che si tratti di SEM, SEO o semplicemente geo-localizzazione, essere presenti in prima pagina quando un utente ricerca il nostro business è assolutamente fondamentale. Ecco allora che ci vengono in aiuto aziende specializzate in attività di questo tipo: attenzione, non stiamo parlando di vendita “keyword al chilo”, che è la tendenza di molte grosse società (italiane e non) ed un approccio totalmente errato all’argomento. Il cliente finale, infatti, non vuole investire semplicemente per apparire tra i primi risultati dei motori di ricerca su parole chiave stabilite “a tavolino”, ma vuole intercettare le reali richieste indirizzate al suo business.

WebSenior, agenzia SEO specializzata in posizionamento di siti web e con una propria sede nella zona di Monza, ci spiega come sviluppare un progetto di web marketing di successo: “l’analisi preliminare sarà il progetto portante di tutte le attività successive. Capire quali esigenze hanno i tuoi utenti e cosa cercano sul web, come lo cercano, perchè scelgono un sito piuttosto che un altro, come portarli alla conversione, ovvero ad una richiesta di contatto”. Ecco allora che un’accurata fase di analisi (e non la vendita al chilo della quale parlavamo) richiede tempo e conferma la serietà della proposta che possiamo ricevere dalla web agency di turno. E poi?

“La SEO riteniamo sia l’azione più efficace nel medio-lungo termine: ancora oggi molti utenti web preferiscono selezionare un risultato organico piuttosto che a pagamento, e l’investimento può ripagare in un arco di tempo ragionevole, chiaramente se il lavoro viene svolto in modo ottimale. Inoltre, non si rende necessario un budget mensile, perchè il grosso delle attività si concentra nei primi 6-12 mesi, e può portare a risultati durevoli nel tempo”.

Interessante no? Prossimamente parleremo però di come il posizionamento di siti web debba essere accompagnato da altre attività di web marketing efficaci ed in linea con gli obiettivi che si intendono raggiungere.