Lavoro: cresce il gap tra domanda e offerta

E’ difficile non solo trovare un lavoro, a parte degli aspiranti, ma è altrettanto difficile per la imprese trovare dei profili qualificati. In piena rivoluzione digitale sono molte le aziende, soprattutto quelle di medie e di grandi dimensioni, che riscontrano degli ostacoli nel reperire sul mercato i talenti di cui hanno necessità. A spiegarlo è chi si occupa quotidianamente di recruiting di profili specializzati, sapendo bene quanto il gap tra domanda e offerta si stia allargando sempre più .

“Operai specializzati, dirigenti, ingegneri elettronici, analisti, agenti assicurativi, insegnanti di lingue straniere: sono molte le figure professionali ricercate che vengono trovate con sempre maggiore difficoltà, commenta Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di ricerca e selezione di personale qualificato.

Cosa manca ai candidati?

Quali sono le caratteristiche che quindi mancano a chi si propone per un posto di lavoro? “A mancare in molti casi è l’esperienza, creando così un circolo vizioso. Ma tante volte i recruiter si trovano di fronte a una generalizzata assenza di competenze specialistiche, nonché alla mancanza di soft skills fondamentali, come per esempio il problem solving o le abilità di comunicazione”precisa Adami. L’impressione dei cacciatori di teste viene confermata da i numeri, a partire da quelli relativi al Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere. Stando a questa indagine, infatti, nel 2018 la domanda non ha incontrato l’offerta in oltre il 26% dei casi, con un aumento di ben 5 punti rispetto all’anno precedente. Il gap si rivela particolarmente marcato nel Settentrione, un dato motivato prima di tutto dalla maggiore richiesta di profili specializzati.

Difficoltà soprattutto al nord

Le aziende lombarde, ad esempio, durante lo scorso anno hanno incontrato notevoli difficoltà nel coprire i 28% dei posti lavorativi offerti. Guardando invece al Nord-Est, il mancato soddisfacimento dei prerequisiti fondamentali ha portato a lasciare scoperto circa un posto su 3, rallentando in modo significativo lo sviluppo delle imprese. Anche nel Meridione, del resto, il disallineamento tra domanda e offerta si è fatto sentire, con le imprese sicule, pugliese e campane che hanno lamentato difficoltà nell’individuare un lavoratore su cinque. “La mancanza di esperienza finisce per colpire soprattutto i candidati più giovani: le imprese ricercano continuamente profili under 30, i quali però, molto spesso, non vantano le competenze necessarie” aggiunge l’head hunter Adami. Il gap del resto si allarga drasticamente per quanto riguarda  determinate figure specialistiche: la forbice evidenziata dal Rapporto Excelsior 2018 arriva al 62% nel caso di specialisti in scienze chimiche, fisiche e informatiche. Come ha spiegato lo stesso  presidente di Unioncamere Carlo Sangalli, “lo sviluppo tecnologico sta incidendo anche sulle competenze richieste ai lavoratori: in futuro a oltre 9 profili su 10 sarà associata la richiesta di competenze digitali”. E questo trend è destinato a continuare e persino ad aumentare nei prossimi anni.

Cosmesi green, quella Made in Italy vale oltre 1 miliardo

Nel 2018 il settore dei prodotti cosmetici a derivazione naturale ha raggiunto i 1.050 milioni di euro, un valore in crescita rispetto all’andamento generale del più ampio mercato cosmetico, di cui si aggiudica una fetta pari al 10%.

Anche se a oggi non esiste una definizione normativa per i cosmetici green, questi prodotti si caratterizzano per formulazione, packaging e processi produttivi con caratteristiche “naturali”. I riferimenti normativi sono quindi quelli del Regolamento europeo 1223/2009, nel cui ambito ricade anche questa tipologia di prodotti, che devono rispettare la garanzia di sicurezza e la tutela della salute del consumatore.

Prodotti che sposano una richiesta specifica orientata al “verde”

Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche che riunisce oltre 500 aziende del settore, ha condotto un’indagine congiunturale sul secondo semestre 2018, e sulle previsioni del primo semestre 2019.

A livello statistico, per misurare il trend dei cosmetici naturali, le rilevazioni prendono in considerazione tutti i cosmetici che per posizionamento sul mercato, e definizione delle stesse aziende, sposano una specifica richiesta del consumatore, orientata al “verde”.

“Possiamo affermare che il mercato dei cosmetici a connotazione naturale mostra segnali positivi, mentre il mercato della distribuzione ‘green’ classica, come l’erboristeria, ha subito un rallentamento (+0,2% rispetto al 2017) dovuto al limitato adattamento alle evoluzioni del mercato”, spiega all’Adnkronos Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi Cosmetica Italia.

L’identikit del consumatore naturale

Quanto all’identikit del consumatore-tipo di cosmetici green, Gian Andrea Positano traccia “il profilo di una consumatrice donna, con un’età compresa tra i 25 e i 50 anni, un livello di istruzione medio-alto e abitante in grandi centri”.

Oggi però questo profilo-tipo si sta trasformando, e arriva ad abbracciare un bacino più ampio di consumatori, in generale sempre più sensibili alle tematiche relative al “naturale” e alla sostenibilità.

Non più solo in erboristeria, ma anche al supermercato

“Il canale di riferimento tradizionale per i cosmetici a connotazione naturale è l’erboristeria, tuttavia oggi siamo di fronte a uno scenario in evoluzione. A plasmare questo cambiamento è senza dubbio una nuova propensione di consumo e abitudini di acquisto, che genera nuove tipologie di distribuzione – aggiunge Positano -. In particolare, registriamo la crescita di forme distributive più evolute, in cui l’erboristeria tradizionale non è più l’unico riferimento, ma viene affiancata da negozi monomarca e dai canali tradizionali”, profumerie, farmacie e  Gdo. Che oggi completa la propria offerta anche attraverso la proposta di prodotti a derivazione naturale.

Per le donne il credito è più difficile: potrebbero fare figli

A parità di condizioni le donne italiane hanno più difficoltà rispetto agli uomini a ottenere il credito. Un problema ricorrente nelle imprese italiane, soprattutto quelle artigianali e piccole, è infatti il credito erogato con il contagocce. E se nella partita con le banche spesso le donne imprenditrici denunciano di essere trattate peggio degli uomini il motivo è che potrebbero avere figli. Lo affermano i risultati di un’indagine condotta dalla società di ricerca Swg per conto della Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, dal titolo Donne, imprenditoria e accesso al credito.

Accesso ai finanziamenti ancora più arduo al Sud

In particolare, il 43% degli uomini e il 56% delle donne intervistate ritengono che l’accesso ai finanziamenti bancari sia più arduo per le donne, con picchi del 58% nella fascia 18/34 anni e del 57% al Sud. Il trattamento in banca è molto peggiore per le donne secondo il 12% della platea (8% uomini, 16% donne), mentre è abbastanza peggiore secondo il 38% (35% degli uomini e il 40% delle donne). Quanti sostengono che la differenza di genere nell’accesso al credito tra donne e uomini è scarsa sono, invece, il 30% (34% uomini, 26% donne). E tocca il 20% la quota di quanti non rilevano differenze di genere (23% uomini, 18% donne).

Sono meno affidabili e mettono il lavoro dopo la famiglia

Il primo motivo della difficoltà delle donne nell’accesso al credito, secondo il 37% degli interpellati che la segnalano, è il fatto che le donne potrebbero avere figli (per il 33% degli uomini e il 40% delle donne). Al secondo posto c’è poi l’affermazione “le donne sono meno affidabili degli uomini”, ritenuta vera dal 27% del totale (31% uomini, 24% donne) con la fascia di età 18/34 anni (30%) e le Isole (31%) più convinte. Terza motivazione “le donne mettono il lavoro al secondo posto rispetto alla famiglia”, scelta dal 19% degli interpellati (14% uomini, 23% donne), riporta Ansa.

Attivare un tavolo tecnico permanente sull’imprenditoria femminile

Lo stesso sondaggio evidenzia che nella successione d’azienda viene preferito il figlio maschio. Nel Nordest il 40% ritiene che i figli maschi vengano preparati fin da piccoli a prendere in mano l’azienda, e il 26% valuta che le donne siano meno imprenditrici rispetto agli uomini.

Ma come risolvere i problemi legati alla disparità di genere nell’accesso al mondo dell’imprenditorialità? Secondo la Confederazione sarebbe necessario attivare un tavolo tecnico permanente sull’imprenditoria femminile e sulle politiche di welfare presso il dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio, replicando i tavoli di lavoro a livello regionale e provinciale per problematiche territoriali specifiche.

Trovare lavoro: quali errori evitare nel curriculum?

Trovare lavoro diventa impossibile se il curriculum vitae viene puntualmente scartato dai selezionatori. Sono tanti i fattori da tenere in considerazione per la realizzazione e l’invio di un buon cv, e i candidati sono sempre in dubbio se utilizzare il classico formato europeo o le grafiche personalizzate, inserire una foto o meno, utilizzare una sola pagina o documenti più lunghi.

Fra i tanti motivi che portano un recruiter a scartare un cv c’è, ad esempio, la mancanza di una lettera di presentazione. “Talvolta i curricula inviati non vengono nemmeno aperti dal selezionatore per la mancanza di una lettera di presentazione – spiega Carola Adami, Ceo e founder della società di ricerca e selezione del personale Adami & Associati -. Soprattutto per determinati ruoli, inviare un curriculum non accompagnato da una breve cover letter è un vero e proprio autogol”.

Il titolo di studio posseduto deve essere coerente con quello richiesto

“Talvolta non si parla di errori formali, quanto invece di leggerezze da parte del candidato – continua Adami -. Spesso bastano pochi secondi per scartare un curriculum: nel caso di un ruolo che richiede obbligatoriamente una laurea in ingegneria civile è sufficiente controllare la coerenza del titolo di studio indicato per capire se continuare con la lettura del documento o cestinarlo”. Sembra una banalità, ma il titolo di studio dichiarato nel cv deve essere coerente con quello richiesto. In caso contrario, la candidatura non viene neanche presa in considerazione.

Evitare refusi, spiritosaggini e impaginazioni improbabili

“Tutti i giorni ci capitano tra le mani dei curricula popolati da errori e da refusi, con formattazioni approssimative e impaginazioni improbabili. Non è nulla di grave, ma di certo queste leggerezze non giocano a favore di un candidato, soprattutto quanto ci sono centinaia di persone che competono per un medesimo posto di lavoro”, sottolinea Adami.

Alcune volte un buon curriculum vitae viene macchiato da un piccolo, ma lampante errore. C’è chi, per esempio, nella sezione dei contatti inserisce un contatto email scherzoso, probabilmente creato in gioventù e mai cambiato, il quale in sede di candidatura risulta ovviamente fuori luogo.

Puntare sulla qualità e non sulla quantità

Altri candidati aggiungono fotografie assolutamente non professionali, scattate magari in spiaggia e ritagliate in malo modo. E ancora, un selezionatore attento non mancherà di notare, a prima vista, evidenti gonfiamenti nell’elenco delle esperienze lavorative. “Riceviamo spesso curricula di 3 o 4 pagine, scritti da candidati convinti che scrivere tanto sia meglio per attirare l’attenzione del recruiter – precisa Adami – laddove invece si dovrebbe puntare non sulla quantità, ma sulla qualità e su una buona organizzazione delle informazioni, così da mettere in evidenza i propri punti di forza”. Non deve poi mancare l’indispensabile liberatoria per il trattamento dei dati, che tanti candidati continuano a dimenticare.

RC auto, il premio medio italiano è di 583 euro

Nell’ultimo anno, a livello nazionale, il premio medio dell’RC auto è di circa 583 euro, ed è aumentato dello 0,9%, anche se l’andamento regionale è piuttosto differenziato. Secondo l’osservatorio di Facile.it ad agosto 2018 per assicurare un’auto servivano mediamente 582,71 euro, ovvero lo 0,9% in più rispetto a un anno fa.

Il valore è stato calcolato analizzando oltre 6,8 milioni di preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e dalle quotazioni, in base alla raccolta premi, offerte da un panel di compagnie rappresentanti, circa il 54% del mercato RCA italiano.

Il Friuli Venezia Giulia guida la classifica degli aumenti, ma la Campania è la più cara

Dai risultati emerge però un andamento regionale piuttosto differenziato. Se è vero che i rincari hanno riguardato gli automobilisti di 13 regioni italiane, è altrettanto vero che nelle altre 7 le tariffe sono diminuite. La forbice delle variazioni annuali, quindi, è compresa tra il – 8,23% della Valle d’Aosta e il + 6,12% del Friuli Venezia Giulia.

A guidare la classifica dei rincari c’è infatti il Friuli Venezia Giulia, che nel corso dei 12 mesi ha visto crescere del 6,12% il premio medio RC auto. Anche se, nonostante gli aumenti, il costo medio registrato ad agosto per assicurare un’automobile (433,60 euro) rimane tra i più bassi d’Italia.

Segue nella classifica la Campania, dove la tariffa RC auto è salita del 4,68% e dove si paga il premio medio più alto della Penisola, arrivato a 1.036,20 euro. Quasi il 78% in più rispetto alla media nazionale.

Assicurare un’auto costa meno in Valle d’Aosta

Terzo posto per il Trentino Alto Adige, con un aumento delle tariffe pari al 4,56%. Anche in questo caso il premio medio registrato ad agosto 434,85 euro) risulta però tra i più bassi del Paese. Sette invece le regioni italiane che hanno registrato un calo delle tariffe su base annuale, guidate dalla Valle d’Aosta, dove il premio medio, pari a 371,95 euro, è diminuito dell’8,23%. Segue l’Umbria, dove la tariffa media è diminuita del 6,17%, stabilizzandosi a 531,42 euro, mentre al terzo posto si posiziona la Calabria. Che però, nonostante il calo del 2,17% rispetto a 12 mesi fa, vede le tariffe ancora molto elevate, con un premio medio pari a 674,37 euro, secondo solo a quello della Campania.

“Aumenti contenuti e solo in alcune aree del Paese”

“Gli aumenti delle tariffe registrati durante l’estate sono stati tendenzialmente contenuti e hanno riguardato solo alcune aree del Paese”, commenta Diego Palano, Responsabile BU assicurazioni di Facile.it.

Complessivamente, e considerando anche altri dati ufficiali, “è possibile attendersi per il 2018 un periodo di sostanziale stabilità sul fronte dei prezzi – continua Palano -. Chi dovrà valutare l’acquisto o il rinnovo di una polizza RC Auto nell’immediato futuro potrà quindi approfittare di questa situazione, probabilmente ancora per pochi mesi, per confrontare le offerte delle diverse compagnie e risparmiare sull’assicurazione prima di possibili nuove ondate cicliche di rincari”.

Calzature Bruno Bordese, la qualità ai tuoi piedi

Oggi tutti amiamo vestire in una certa maniera e comunicare a chi ci osserva qualcosa della nostra personalità e del nostro modo di essere già in base agli indumenti o accessori che indossiamo. Avere un abbigliamento adeguato per il lavoro così come per il tempo libero o gli appuntamenti mondani è segno di grande cura e caratterizza ogni persona. Le scarpe ad esempio, sono un accessorio importante ed in grado di completare al meglio ogni outfit, aggiungendo quel tocco di eleganza, raffinatezza o sportività desiderato. Ecco perché sono sempre di più i consumatori che non si accontentano più di un semplice paio di scarpe che ben si abbini al proprio modo di vestire, ma gli utenti cercano sempre di più calzature in grado di comunicare agli altri qualcosa che fa parte di se, ed in grado di sposare alla perfezione le esigenze estetiche con quelle di comfort e benessere del piede.

Le calzature Bruno Bordese nascono proprio da questa esigenza, ed oggi offrono a tutti la possibilità di abbinare raffinatezza e ricercatezza ad una comodità che non teme paragoni, ma non solo. Grazie infatti agli ottimi materiali con i quali queste scarpe sono realizzate, nonché mediante tecniche di lavorazione sempre più sofisticate ed efficaci, questo importante marchio è in grado di fornire calzature destinate a durare nel tempo. www.revolutionconceptstore.it mette a tua disposizione un’ampia scelta di calzature Bruno Bordese adatte a qualsiasi momento della giornata o tipologia di impegno e, grazie all’esauriente galleria fotografica che accompagna ciascun prodotto, potrai valutarne in dettaglio le caratteristiche proprio come se le stessi osservando da vicino. Se ami vestire bene e valorizzare il tuo abbigliamento con delle scarpe adeguate, se ami valorizzare la tua figura con calzature raffinate e realizzate con i migliori materiali, Bruno Bordese ha diverse proposte che ti consentiranno di completare il tuo abbigliamento esattamente nella maniera che desideri.

Che fine ha fatto la dieta vegana? Un milione di italiani le ha detto addio

“Siamo ciò che mangiamo”. Ad asserirlo il filosofo tedesco Feuerbach in materia di alimentazione, non solo basilare per sopravvivenza e salute, ma tanto importante da influenzare anche la coscienza ed il modo di pensare.  E se negli ultimi anni la dieta vegana – da molti considerata estremista – ha rappresentato il simbolo di uno stile di vita dettato dai principi etici di rispetto della vita animale e basato sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali in ogni ambito –  dall’alimentazione, all’abbigliamento, allo spettacolo, allo sport –  qualcosa oggi sta cambiando. Lo rivela uno studio di Eurispes presentato da Coldiretti a giugno in occasione del ”Villaggio contadino” di Torino.

Due su tre tornano a essere onnivori

Un esercito di un milione di italiani ha infatti lasciato la dieta vegana, riporta l’Ansa. Praticamente 2 su 3 individui tornano ad essere onnivori. Si riduce quindi a 460 mila il numero persone che portano avanti la scelta di cui – in prevalenza – donne (68% del totale) e giovani (2% degli italiani nella fascia di età 18-24 anni). Una forte battuta di arresto per una alimentazione che esclude – ricorda Coldiretti – la carne di qualsiasi animale e tutti i prodotti di origine animale, dai formaggi alle uova, dal burro allo yogurt, dalla panna al gelato, dal latte al miele. All’interno della dieta vegana basata su cereali, legumi, verdura e frutta sono nate correnti di pensiero alimentare ancora più estremiste come i fruttariani (che mangiano solo frutta caduta dagli alberi, ma escludono limoni, kiwi e ananas), i melariani (che si nutrono solo di mele), i fruttariani crudisti (che ingeriscono solo frutta non cotta e non condita).

Tali numeri però non sembrerebbero basati su rilevazioni statistiche, e questa convinzione di Coldiretti parrebbe addirittura – secondo un comunicato della Lav, Lega antivivisezione – “in contrasto con l’aumento esponenziale dell’offerta di prodotti vegani, dalla grande distribuzione, alla ristorazione collettiva anche scolastica, fino al bar sotto casa”.

Intanto, aumentano i consumi di frutta e verdura

Per la Lav l’epicentro della rivoluzione vegetale è proprio l’Europa, in cui le vendite annuali di alimenti a base vegetale sono cresciute in media ogni anno e a partire dal 2010 dell’8%, il doppio rispetto alla carne. Le stime più recenti prevedono inoltre uno sviluppo del settore –  tra il 2017 e il 2021 – dell’8,29% con una previsione di affari di 5,2 miliardi di dollari entro il 2020.

Il lavoro occasionale? In Italia non decolla

Sono 592mila gli addetti che nel 2017 hanno svolto un’attività lavorativa occasionale, pari a meno di 10 ore settimanali, e rappresentano il 2,6% del totale degli occupati in Italia (poco più di 23 milioni). Dei 592mila lavoratori occasionali 389mila hanno prestato servizio come dipendenti e gli altri 203mila come lavoratori autonomi.

Secondo l’Ufficio Studi della Cgia, rispetto al 2007, il numero complessivo dei lavoratori saltuari è aumentato del 20,3%, ma il numero di questi lavoratori è leggermente in calo rispetto al picco del 2014 (631mila unità), sia per la ripresa occupazionale sia per la riforma dei voucher, che ha aumentato il ricorso al lavoro irregolare.

Servizi alla persona, alle imprese e alberghiero-ristorazione i comparti dove si concentrano i lavoratori saltuari

Ovviamente questi 592mila lavoratori occasionali sono sottostimati. “Sappiamo benissimo che questo settore presenta zone d’ombra molto estese – spiega il segretario della Cgia, Renato Mason – dove il sommerso la fa da padrone. Tuttavia, è interessante notare che queste occupazioni regolari sono ad appannaggio soprattutto di donne e pensionati e servono ad arrotondare le magre entrate familiari, soprattutto al Sud”.

Due su tre addetti della cosiddetta gig economy sono infatti donne, occupate principalmente nei servizi alla persona, come domestiche, baby-sitter, badanti, o al servizio di attività legate alla cura della persona, come parrucchiere, estetiste, centri benessere, riferisce Adnkronos.

Altri due comparti dove si concentra un’incidenza molto elevata di occupati saltuari sono l’alberghiero-ristorazione e i servizi alle imprese.

I più numerosi sono gli over 65

Gli over 65 sono i più numerosi (6,9%), a cui seguono i giovani tra i 15 e i 24 anni (4,7%).

In valore assoluto il segmento che raggruppa il maggior numero di occupati della gig economy però è quello tra i 45-54 anni, che su una popolazione lavorativa di quasi 7 milioni di persone, sono 156 mila. Inoltre, se a livello nazionale l’incidenza dei lavoratori saltuari sul totale degli occupati presenti in Italia è pari al 2,6%, nel Centro la quota sale al 3%.

In termini assoluti, invece, è il Mezzogiorno l’area geografica che presenta il numero più elevato. Sui 592mila lavoratori occasionali 171mila lavora al Sud, 148 mila sia al Centro sia a Nordovest, e 125 mila a Nordest.

“I cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali”

“Questi dati – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – evidenziano che la cosiddetta gig economy, sebbene in forte espansione, alimenta un’occupazione on demand ancora molto contenuta. Le opportunità offerte dai siti, dalle applicazioni e dalle piattaforme web, ad esempio, stanno riempiendo le nostre strade di ciclo corrieri, ma i cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali, come i servizi alla persona, e in quelli dove è molto elevata la stagionalità. Ambiti, tra l’altro, dove la presenza degli stranieri è preponderante”.

Come difendersi dalle truffe delle cripto valute? I consigli per evitare le frodi

Con il boom delle monete virtuali, o cripto valute, cresce esponenzialmente anche il rischio delle truffe a esse legate. Secondo gli esperti di Eset, la società di antivirus, in Europa il livello d’allerta JS/Coinminer, il malware per il mining delle cripto valute, è ancora altissimo. E nonostante in Italia l’incidenza del malware negli ultimi due mesi abbia subito una battuta d’arresto, scendendo dal picco del 32% di gennaio 2018 al 18% di inizio marzo, a tutt’oggi in Spagna (39%), Ungheria (30%) e Grecia (28%), ad esempio, si registrano percentuali allarmanti.

Android è la nuova frontiera del cybercrime?

La piattaforma Android, rileva la compagnia Eset, non è stata risparmiata dai tentativi di frode, anzi rappresenta la nuova frontiera del cybercrime legato alle cripto valute. Anche perché molti dei servizi e delle app a esse legati non hanno ancora una versione mobile ufficiale. Inoltre, come riporta Askanews, su Google Play è facile imbattersi in valutazioni e recensioni fasulle. Il che aumenta la possibilità per gli hacker di ingannare con facilità gli utenti ignari.

Utilizzare lo stesso livello di cautela adottato per l’home banking

Sono diversi i consigli di Eset per evitare le frodi più comuni collegati alle cripto valute che attualmente minacciano gli utenti di Android. Prima di tutto bisogna trattare gli exchange e i portafogli di cripto valuta, la loro sicurezza e legittimità, con lo stesso, alto livello di cautela adottato per le app di home banking.

Poi, se si desidera scaricare un’app mobile per uno scambio di cripto valuta, o un portafoglio, è necessario assicurarsi innanzitutto che il servizio ne offra una ufficiale. In tal caso, l’app dovrebbe essere collegata al sito web originale del servizio, reindirizzando a un download legittimo. Se è disponibile, utilizzare l’autenticazione a due fattori per proteggere gli account dell’exchange o del portafoglio con un livello di sicurezza aggiuntivo.

Concentrarsi sulle recensioni negative delle app e fare attenzione al numero di download

Quando si scarica un’app da Google Play, bisognerebbe prestare attenzione al numero di download, considerandone anche le valutazioni e le recensioni. Fare molta attenzione alle nuove app pubblicate con recensioni positive dal tono generico, e concentrarsi invece su quelle negative. Se qualcosa sembra troppo buono per essere vero, molto probabilmente è così: è molto improbabile che un’app per Android regali gratuitamente bitcoin o altre cripto valute. Infine, mantenere aggiornato il dispositivo Android, e utilizzare un’efficace soluzione di sicurezza mobile per difenderlo dalle ultime minacce.

La casa ideale per ogni segno zodiacale

Ogni segno zodiacale ha caratteristiche proprie, a partire da precisi aspetti caratteriali e da una pietra di riferimento fino… ai gusti in termini di accessori, complementi e colori per arredare la propria casa al meglio. Ecco una piccola guida, assolutamente non scientifica, per divertirsi a giocare con l’oroscopo…

Ariete

Decisi e vitali, i nati dell’Ariete amano gli spazi essenziali e aperti. Poche porte, quindi, sì invece ad ambienti ariosi, ben illuminati e arredati in stile moderno e funzionale. Per quanto riguarda i colori, anche in questo caso via libera a tinte forti, come il rosso e l’arancione, perfetti pure per gli accessori che decorano la cucina.

Toro

Amanti dei materiali naturali e del comfort, i nativi del Toro prediligono il legno e i tessuti morbidi. In casa loro non deve mancare un angolo verde. La cucina è l’ambiente preferito, perché spesso i Toro sono degli ottimi chef, adorano invitare gli amici e collezionano elettrodomestici.

Gemelli

Patiti di tutto quello che è hi-tech, i Gemelli devono coniugare la loro doppia personalità, urbana e bohémien. La loro casa è spesso arricchita da scritte in stile pop ed elementi divertenti, meglio se modulari e colorati.

Cancro

I più casalinghi dello Zodiaco sanno creare un vero e proprio nido dove coccolare familiari e amici. Le tinte sono soft e, per quanto riguarda gli accessori, l’ispirazione è decisamente quella degli anni Cinquanta.

Leone

Dominato dal Sole, chi è nato sotto questo segno sa dare una “zampata” personale a ogni ambiente della casa. Affascinati dai colori caldi, amano lo stile etnico ma anche il design contemporaneo.

Vergine

Ordine e pulizia sono le parole d’ordine per i Vergine. La loro casa è pratica, funzionale e anche se in città lontana dal caos. Adorano i libri e la cultura in generale. Lo stile è pulito, simile a quello giapponese e si ripete nei vari ambienti. Poche cose, ma belle.

Bilancia

Armonia è il leit motiv dei nati sotto questo segno. Ottimi padroni di casa, amano ricevere gli amici e farli sentire subito a loro agio. L’arredo spazia dai pezzi dell’ultimo design ad elementi classic, comunque sempre molto personali così come i complementi che decorano la cucina.

Scorpione

La loro casa è affascinante e un po’ misteriosa, proprio come lo sono gli Scorpione. Simile quasi a un set teatrale, la dimora preferita da questo segno spesso presenta pezzi originali, colorati e divertenti, quasi dei “giocattoli”. I materiali prediletti sono sensuali e tattili, dal velluto al metallo.

Sagittario

Anche se sotto sotto sono un po’ nomadi, quando diventano stanziali i Sagittario scelgono abitazioni ai piani alti, così da avere panorami aperti da ammirare dalla finestra. Amano ricevere gli amici: gli imperativi sono quindi un soggiorno accogliente, dai colori caldi, e una cucina ben attrezzata, perché sono pure dei bon vivant.

Capricorno

Anche se non lo manifestano, sono molto fieri della loro casa. Casa che sovente riflette il loro successo sociale, ma senza un’eccessiva ostentazione. I Capricorno preferiscono colori sobri, come il beige o il grigio, ma non disdegnano nemmeno il total white o il nero. Il loro stile? Industriale, ma con classe.

Acquario

Spiriti liberi e fantasiosi, gli Acquario non vogliono sentirsi costretti. Nemmeno in casa. La loro dimora perfetta non ha quindi divisioni rigide, ma è uno spazio fluido, naturale, dove non mancano allegri tocchi kitsch. Ma a un occhio più attento non sfuggiranno complementi di ottimo design e dotazioni hi tech.

Pesci

Sono gli autentici bohemien dello Zodiaco. Decisamente sociali, i nati sotto il segno dei Pesci adorano la compagnia e la vita urbana. Allo stesso tempo, sono degli esteti: la loro casa è ricca di cose belle e di elementi colorati nei toni del mare. Per rimanere vicini al loro elemento, spesso il bagno è il locale più scenografico della dimora.