L’acquisto dell’abitazione è uscito progressivamente dai programmi delle famiglie italiane, tanto che nel 2023 le difficoltà riscontrate per finanziare l’acquisto di una casa hanno fatto spostare il 7,3% della domanda verso l’affitto, accentuando la pressione sul comparto.
La perdita di potere d’acquisto, l’erosione della capacità di risparmio e il rialzo dei tassi applicati hanno messo fuori gioco una quota considerevole della domanda potenziale di acquisto di abitazioni, con conseguenze rilevanti sui mutui erogati e sul numero di compravendite. Ma la quota di chi considera l’affitto come una soluzione temporanea è pari al 25,7%.
Al contrario, per alcune categorie, come famiglie monogenitoriali, pensionati e liberi professionisti, la casa di proprietà non risulta più conveniente per le spese da sostenere. Emerge dall’Osservatorio Affitti, condotto da Nomisma per conto di Crif.
I locatori: integrare il reddito ma con attenzione alle garanzie
Quanto ai locatori, platea particolarmente eterogenea in termini di reddito da lavoro e non per forza appartenenti a fasce di reddito elevate, lamentano soprattutto un elevato tasso medio di morosità da parte degli inquilini, e procedure lunghe, e non certe, previste dalle norme per poter tornare in possesso del bene in caso di necessità.
In ogni caso, da parte dei locatori si riscontra una maggiore propensione alla locazione per chi possiede più di un’abitazione.
Per il 61% dei locatori, infatti, è proprio la possibilità di integrare il reddito con una rendita la prima motivazione sottostante la scelta di dare in locazione un’abitazione.
Le ragioni della diffidenza
Ma c’è anche un 30% di proprietari che non ha ancora messo in affitto i propri immobili ma ha intenzione di farlo a breve, e un 10% di proprietari che non ha intenzione di mettere nulla in affitto a causa di esperienze negative avute in passato (38% di chi non ha intenzione di affittare l’abitazione) o per possibili future esigenze familiari (22%).
Tra le ragioni a spiegazione della diffidenza di alcuni locatori c’è innanzitutto la difficoltà a trovare locatari affidabili (28% dei locatori), oppure il fatto che la normativa vigente sia a maggior tutela per gli inquilini (26% dei casi).
Identificare il canone medio mensile sostenibile
Considerando inoltre che sia i locatori sia i locatari concordano che la morosità sia dovuta principalmente a spese impreviste, risulta necessaria una pianificazione finanziaria a 360° per l’identificazione di un canone sostenibile che possa aiutare a ridurre gli episodi di morosità o ritardo nei pagamenti dell’affitto. E che vada oltre la sola verifica del reddito del locatario.
In quest’ottica, diventa necessario un servizio di certificazione dell’affidabilità economica dell’inquilino, che può così dimostrare di poter rispettare gli impegni di pagamento identificando al tempo stesso il canone medio mensile sostenibile.
Questo, potrebbe supportare il mercato della locazione nel superamento di un ‘impasse’ che oggi sembra spesso insormontabile per le differenti esigenze e punti di vista delle due parti coinvolte nella transazione.