Sanità: le attese in quella pubblica spingono i cittadini verso la privata

A tutti è sicuramente capitato di avere a che fare con la sanità. Una visita da prenotare, un esame da fare, una risposta che serve subito. E quasi sempre inizia l’attesa. Lunga. Lunghissima. Secondo una ricerca commissionata da Facile.it a mUp Research, per una prestazione nel pubblico si sfiorano in media i 90 giorni. Tre mesi. Troppi, quando la salute non aspetta.

Non sorprende allora che nel 2025 circa 26 milioni di italiani abbiano scelto di rivolgersi al privato. La sorpresa, semmai, è un’altra: 13,6 milioni hanno rinunciato del tutto a curarsi almeno una volta.

Liste d’attesa e porte chiuse

Nel servizio sanitario pubblico l’attesa media è di 87 giorni, che al Sud salgono a 91. Nel privato bastano poco più di due settimane. La differenza è netta e diventa ancora più evidente in alcune specialità. Per una visita oculistica nel pubblico si può arrivare a quattro mesi, per una dermatologica anche oltre. Nel privato, invece, si parla di giorni.

A peggiorare le cose c’è un fenomeno ormai diffusissimo: le liste chiuse. Quasi sette pazienti su dieci si sono sentiti dire almeno una volta che non c’era nemmeno la possibilità di prenotare. Non “più avanti”, proprio no.

La sanità veloce ha un prezzo 

Accorciare i tempi, però, ha un prezzo. Una prestazione privata costa in media 325 euro. A volte va meglio, come per gli esami del sangue. Altre volte decisamente peggio, soprattutto dal dentista, dove si superano facilmente i 700 euro.

Solo il 23% degli italiani può contare su un’assicurazione sanitaria. Una percentuale che cresce al Nord e crolla al Sud, dove appena il 15% riesce ad avere una copertura. Per tutti gli altri, il conto arriva diretto.

Curarsi a rate

E così, sempre più spesso, per curarsi si chiede un prestito. Nell’ultimo anno, secondo l’osservatorio Facile.it – Prestiti.it, sono stati erogati circa 1,4 miliardi di euro solo in prestiti personali per spese mediche. Dieci anni fa era una scelta rara, riservata a interventi importanti. Oggi serve a diluire spese quotidiane: cure odontoiatriche, esami diagnostici, visite urgenti.

Gli importi medi si sono abbassati, ma le richieste sono aumentate. Un segnale chiaro: non è cambiata solo la sanità, è cambiato il modo in cui gli italiani cercano di starle dietro.

Chi rinuncia e chi parte

Il dato più pesante resta quello delle rinunce. Si salta una visita, poi un esame, a volte persino un intervento. Per colpa delle attese o dei costi. Succede più spesso al Centro-Sud che al Nord.

E poi ci sono quelli che partono. Nel 2025 circa 2,6 milioni di persone hanno lasciato la propria regione per curarsi, scegliendo soprattutto Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia. Non un viaggio di piacere, ma l’unica strada possibile quando il diritto alla salute diventa una corsa a ostacoli.

Paure, reati e insicurezza: cosa accade nelle grandi città?

Nelle metropoli italiane ormai la sensazione di vulnerabilità sembra essere entrata nel quotidiano. Secondo le principali rilevazioni statistiche, quasi tre persone su quattro hanno vissuto almeno una volta un episodio pericoloso o ne sono state testimoni.

Il dato che colpisce è la frequenza: oltre la metà dei residenti dichiara di aver assistito a una rissa e più di un quarto ha subito un borseggio. Non mancano episodi più gravi, dalle molestie alle aggressioni di sconosciuti. Insomma, non proprio il tipo di compagnia che si vorrebbe al rientro a casa.

Roma e Milano, primi segnali di inversione

Roma resta la città con il maggior numero di reati denunciati, seguita a ruota da Milano. Eppure il 2025, almeno nei primi sei mesi, mostra finalmente qualche schiarita: nella capitale i reati calano del 7 per cento, mentre sotto la Madonnina la flessione è più contenuta.

A Roma continua a pesare il fenomeno dei borseggi, quasi 34 mila in un anno, ma anche qui si intravede un miglioramento. Rimangono invece elevate le rapine in strada, cresciute dopo il periodo pre-pandemico in entrambe le città, anche se il 2025 sembra riportare un po’ di equilibrio. Preoccupa il trend delle violenze sessuali, aumentate negli ultimi anni, pur con una recente diminuzione.

Commercio di vicinato: persi 80 mila negozi

Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre 80 mila negozi. Una lenta emorragia a cui la criminalità aggiunge il proprio peso: furti e rapine colpiscono un esercizio commerciale su dieci. Milano e Roma guidano anche questa classifica poco edificante. Il 2025 offre un sospiro di sollievo solo parziale: le rapine sono in lieve calo, mentre i furti restano sostanzialmente stabili. Un mix che contribuisce a svuotare le strade e scoraggia la vita di quartiere.

Lavoro: infortuni in calo, ma non quelli mortali

Sul fronte della sicurezza occupazionale il quadro è complesso. Gli infortuni totali diminuiscono rispetto a dieci anni fa, ma quelli con esito mortale restano un macigno. Gli uomini continuano a essere i più esposti e i lavoratori stranieri risultano coinvolti in misura sproporzionata.

Pesante anche l’aumento delle malattie professionali, un segnale che meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva.

Giovani e cittadinanza: problemi di identità

La generazione tra i 18 e i 34 anni vive con più timori rispetto al passato: uscire la sera, restare soli in casa, muoversi di notte. A questo si aggiunge il tema della cittadinanza, che riguarda milioni di residenti stranieri.
Il recente referendum non ha modificato la normativa, ma il dibattito sullo ius culturae resta vivo, sostenuto da una larga parte dell’opinione pubblica.

Italia e inclusione: cosa pensano davvero gli italiani sulla Diversity, Equity & Inclusion

Cosa pensano davvero gli italiani sulla Diversity, Equity & Inclusion? Alla domanda risponde una recente indagine condotta da Ipsos in collaborazione con Doxa, che fotografa un’Italia ancora in cerca di un equilibrio sul tema della DE&I.

I risultati, tutt’altro che scontati, raccontano un Paese che conosce questi concetti solo in parte, ma che ne percepisce comunque l’importanza e la necessità.

Solo la metà conosce il tema, ma cresce l’interesse

Più della metà degli italiani, per la precisione il 54%, dichiara di aver sentito parlare di diversità, equità e inclusione negli ultimi mesi, anche se con livelli di attenzione diversi. Quasi uno su cinque afferma di conoscerli bene, mentre un altro 36% ne ha solo una vaga idea. Rimane però un 46% di cittadini per i quali questi temi sono ancora estranei: il 27% addirittura li sente nominare per la prima volta.

Eppure, pur con queste lacune, il 73% del campione mostra di comprenderne il significato, anche in modo intuitivo. Tra i lavoratori, però, cresce l’interesse in merito: quasi l’80% si dichiara sensibile al tema, segno che la consapevolezza si diffonde più rapidamente nei contesti professionali.

Le disuguaglianze sono dure a scomparire

Sette italiani su dieci ritengono che nel Paese non tutti abbiano gli stessi diritti. Le persone con disabilità sono indicate come la categoria più discriminata (44%), seguite da persone LGBT (35%), immigrati (33%) e persone transgender (31%).

Anche gli anziani e le donne restano tra i gruppi più penalizzati, entrambi intorno al 28-29%. Cresce, inoltre, l’attenzione verso la salute mentale, considerata una delle aree in cui la discriminazione è più forte.

Aziende e inclusione: un percorso ancora da fare

Il 60% degli italiani ha sentito parlare dei programmi di DE&I nelle aziende, ma solo uno su cinque sa realmente di cosa si tratti. Eppure, tra chi lavora in realtà che li applicano concretamente, il giudizio è nettamente positivo: oltre il 70% riferisce un miglioramento nel clima interno, nelle relazioni e nel senso di appartenenza.

La vera criticità, quindi, non sembra essere l’efficacia dei programmi, ma la loro scarsa diffusione: meno di un lavoratore su cinque vi ha accesso.

Un impegno che i cittadini chiedono alle imprese

Più della metà degli italiani ritiene che le aziende debbano impegnarsi attivamente per promuovere la diversità e l’inclusione.
Per molti, questo impegno è anche un criterio di fiducia: il 61% afferma di avere un’immagine migliore delle imprese che rappresentano la pluralità della società.

Nonostante i segnali contrastanti a livello internazionale, la maggioranza degli italiani chiede alle imprese di non fare marcia indietro.
Segno che, anche su un terreno complesso come la DE&I, l’Italia è pronta a un dibattito maturo e a un cambiamento culturale che, lentamente, è già in corso.

Pride 2025: a che punto sono le tutele anti-discriminazione?

Nonostante si percepisca una generale ‘reazione anti-woke’ permane un ampio sostegno per le tutele legali contro la discriminazione delle persone LGBT+. Anche se con variazioni significative tra i diversi Paesi su questioni specifiche.

Ad esempio, il sostegno alle coppie dello stesso sesso al matrimonio e l’adozione di bambini rimane forte, ma non è più così alto. Non solo, si registra anche un indebolimento del sostegno ai brand che promuovono attivamente i diritti LGBT+, oltre che una netta mancanza di consenso su questioni come la presenza di un maggior numero di persone LGBT+ sugli schermi o i diritti dei transgender in materia di passaporti o bagni.
Emerge dalla IV edizione del Rapporto Ipsos LGBT+ Pride. 

Diritti delle persone LGBT+

In tutti i 26 Paesi considerati la maggioranza ritiene che le persone LGBT+ debbano essere protette dalla discriminazione in ambito lavoro o alloggio (Italia 79%). 
Tuttavia, quando si tratta di approvare leggi che vietino la discriminazione, si riscontrano ampie variazioni sul sostegno a tali misure: dal 72% in Thailandia (64% Italia) al 29% in Ungheria e 27% in Turchia.

Nel 2025, poi, il sostegno alle aziende/brand che promuovono attivamente l’uguaglianza per le persone LGBT+ si abbassa in media al 41% rispetto al 44% del 2024. Viceversa, l’opposizione aumenta al 23%.
I livelli di sostegno più alti si registrano in Thailandia (72%) e sono pari o superiori al 50% anche in Italia. Si scende al 22% in Corea del Sud e al 21% in Turchia.

Cala il consenso alle unioni civili

In tutti i Paesi in media il 38% è favorevole a programmi/politiche aziendali che supportino/celebrino esplicitamente i lavoratori LGBT+, mentre il 24% si oppone.
Questo dato rileva l’esistenza di un’alta quota (39%) di neutrali a queste iniziative sul posto di lavoro. In Italia il consenso è molto più alto rispetto alla media (50%),

Quanto al sostegno al matrimonio/riconoscimento tra persone dello stesso sesso diminuisce al 69% in 23 Paesi. In Italia (80%) si rileva un aumento di due punti percentuali rispetto al 2024. 
La percentuale media di coloro che pensano che alle coppie dello stesso sesso non dovrebbe essere permesso di sposarsi aumenta leggermente (15% vs 12% 2021), mentre il sostegno ad adottare bambini scende addirittura al 59% (64% 2021).

GenZ: divario di genere sui diritti

Ancora una volta, le giovani donne sono il gruppo più favorevole a una serie di tutele, diritti e visibilità LGBT+. I giovani ragazzi continuano a discostarsi dalle loro coetanee su diverse questioni, allineandosi maggiormente con gli uomini più adulti.

Ad esempio, mentre il 59% delle ragazze GenZ è favorevole al fatto che le persone LGBT+ possano parlare apertamente del loro orientamento sessuale/identità di genere, il supporto dei GenZ maschi (38%) è in linea con quello degli uomini Millennial (43%) e della GenerazioneX (44%).

Più green, meno sprechi per la casa dei sogni italiana 

Gli italiani sono attenti al miglioramento delle prestazioni energetiche della casa per ridurre gli sprechi e i costi di gestione. Se l’83% punta sugli infissi per un maggiore isolamento termico, per il 79% potrebbero essere utili anche i sistemi di produzione di energia rinnovabile, quali i pannelli solari, mentre riuso e rigenerazione sono soluzioni per il 71%.

Inoltre, l’82% sceglie materiali riciclati e più sostenibili per arredare la propria casa e l’81% utilizza il fai-da-te per dare nuova vita a mobili e accessori, riducendo il consumo di nuove risorse, nonché i costi. Emerge dall’homeservatory di Leroy Merlin.

Il concetto di abitare si evolve

Secondo lo studio, cresce anche la richiesta di trasparenza da parte delle aziende: il 77% degli intervistati si aspetta che i brand non si limitino a proclami sulla sostenibilità, ma integrino realmente questi valori nei propri modelli di business.

Anche il quadro economico presenta alcune sfide, con il 64% che fatica a gestire le bollette e oltre l’80% che avverte il rincaro dei beni alimentari. Il 59% degli italiani infatti è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 30% per le conseguenze del cambiamento climatico e altrettanti per la salute.
Si evolve quindi il concetto di casa, che può essere un’isola dove sentirsi protetti (53%), un rifugio sicuro che rappresenta famiglia e relazioni (49%), sinonimo di comfort e benessere (48%) e un’estensione della propria identità personale (30%).

L’organizzazione prevale sull’estetica

In ogni caso, la casa ideale è caratterizzata dalla funzionalità (26%), ovvero il prevalere dell’organizzazione sull’estetica, per rendere l’abitazione più confortevole. Il benessere, individuale e collettivo, è il fulcro attorno al quale la casa diventa un punto di riferimento essenziale, seppur con connotazioni diverse a seconda delle generazioni.

Per la GenZ, rispetto al totale del campione, la casa deve rispondere maggiormente alle esigenze quotidiane in modo efficiente (+5%), mentre i Millennials è il luogo dove esprimere sé stessi e la propria creatività (+3%). Per la GenerazioneX, invece, la casa è relazione, punto di riferimento per la famiglia e la socialità (+4%). E per i Boomers è simbolo di comfort e benessere, un rifugio dove godersi la serenità conquistata nel tempo (+6%).

Le scelte sostenibili non sono solo etiche

Accanto a queste diverse visioni dell’abitare, si ridefiniscono anche le priorità domestiche. Efficienza energetica, riduzione degli sprechi e soluzioni sostenibili non sono più solo scelte etiche, ma necessità concrete per ottimizzare i consumi e ridurre i costi.

In tema di home improvement, il 37% degli italiani chiede ai brand di rendere la casa più efficiente dal punto di vista energetico e il 30% esprime necessità di organizzare gli spazi al meglio. Un’esigenza dettata da metrature di case più limitate e diversificazione delle attività nell’ambiente domestico.
Il 20%, poi, chiede, in generale, soluzioni per avere una casa più sostenibile.

Furti in appartamento: Lazio e Roma sul podio per numero

Per il 48,0% dei cittadini italiani il furto in casa è al primo posto tra i reati che temono maggiormente di subire. E se è il Lazio a posizionarsi in cima alle regioni italiane più ‘visitate’ dai ladri d’appartamento, Roma è la provincia che si aggiudica il primo gradino del podio, confermandosi come la Capitale dei furti in casa. In pratica, ogni dieci furti commessi in Italia uno avviene nell’abitazione di un cittadino romano, e in questo scenario, il Lazio emerge come una delle regioni più vulnerabili a livello di sicurezza. 

È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il supporto del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno.

Roma è la provincia più colpita d’Italia: 13.463 casi nel 2023

Con 17.061 furti registrati nel 2023, pari all’11,6% del totale nazionale, e 29,8 furti ogni 10.000 abitanti, la regione del Lazio si posiziona significativamente al di sopra della media nazionale.
L’incremento complessivo dei furti in case laziali, il 16,1% in più rispetto al 2022, è ben superiore alla media nazionale (+10,4%).

La situazione risulta poi particolarmente critica nell’area metropolitana di Roma, che con 13.463 furti (31,8 ogni 10.000 abitanti) rappresenta da sola il 9,1% dei casi a livello nazionale, e si conferma la provincia più colpita d’Italia.

Più esposte le aree metropolitane rispetto alle zone periferiche

I dati dell’Osservatorio sulla Sicurezza relativi a Roma esprimono quanto rilevato anche a livello nazionale. Le aree metropolitane sono i territori più esposti al fenomeno, con una concentrazione di casi significativamente superiore rispetto alle zone periferiche.
Quanto all’Indice di Sicurezza Domestica, elaborato da Censis e Verisure, si evidenzia l’ulteriore peggioramento di una situazione già critica.

Con un punteggio di 71,0, nettamente inferiore alla media italiana, pari a 100, il Lazio occupa l’ultimo posto della classifica nazionale, registrando un deterioramento rispetto al già preoccupante 73,8 del 2022.
È un dato particolarmente allarmante, che sottolinea come all’elevato numero di furti si aggiunga una significativa vulnerabilità delle abitazioni.

Per gli italiani la sicurezza domestica è essenziale

La terza edizione dell’Osservatorio Censis-Verisure mostra però una consapevolezza sempre più sviluppata degli italiani riguardo l’importanza della prevenzione.
Secondo i dati, l’89,2% degli italiani considera la sicurezza domestica un elemento essenziale per il proprio benessere, e il 50,1% prevede di investire di più in sistemi di protezione nei prossimi anni.

Il 64,7% degli italiani ritiene, infatti, necessario disporre di un sistema d’allarme integrato, in grado di anticipare e neutralizzare i pericoli.
Oltre alla protezione contro le intrusioni, si diffonde poi anche l’esigenza di dispositivi per la sicurezza della persona. Il 25,5% degli italiani teme infatti gli incidenti domestici, e il 37,7% ha paura di sentirsi male in casa senza possibilità di ricevere soccorso.

Audio entertainment, un successo che cresce 

L’Audible Compass 2024, uno studio realizzato da Audible in collaborazione con Verian, conferma il trend positivo dell’audio entertainment in Italia. Quest’anno, il 76% degli italiani ha ascoltato almeno un audiolibro, un podcast o una serie audio.

Tradotto in percentuali, significa un incremento del 6% rispetto al 2023 e dell’11% rispetto al 2022, dimostrando come i contenuti audio siano sempre più apprezzati.

Audiolibri e lettura tradizionale: un rapporto sinergico

Lo studio evidenzia un forte legame tra audiolibri e libri tradizionali. L’84% di chi ascolta audiolibri dichiara di leggere più libri proprio grazie a questo formato, mentre il 74% afferma di aver aumentato complessivamente la propria attività di lettura, sia su carta sia in digitale. Il dato sottolinea che audiolibri e lettura tradizionale non sono rivali, ma strumenti complementari che arricchiscono l’esperienza narrativa.

I titoli più amati del 2024

Anche quest’anno, la classifica degli audiolibri più ascoltati su Audible.it offre una selezione diversificata. Al primo posto si conferma un classico intramontabile, La compagnia dell’Anello di J.R.R. Tolkien, narrato da Massimo Popolizio. Seguono Cuore nero di Silvia Avallone, letto da Chiara Francese, e L’età fragile di Donatella Pietrantonio, interpretato da Elena Lietti.

Tra i preferiti spiccano anche L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio, letto dall’autore, e L’educazione delle farfalle di Donato Carrisi, con le voci di Angela Brusa e Alberto Angrisano. Non mancano successi internazionali come Un animale selvaggio di Joel Dicker, narrato da Paolo Buglioni.

Le preferenze degli ascoltatori

I generi più apprezzati continuano a essere letteratura e narrativa, insieme al thriller, entrambi scelti dal 48% degli ascoltatori. Seguono storia, fantascienza e fantasy (37%) e, infine, salute e benessere (36%).

Un elemento decisivo nella scelta degli audiolibri è la voce del narratore: il 78% degli ascoltatori considera fondamentale il narratore, mentre il 64% cerca attivamente titoli letti da voci di loro gradimento. Il trend, dunque, indica anche un’evoluzione dei gusti degli utenti verso esperienze coinvolgenti e personalizzate.

Quanto impattano oggi i costi energetici sui bilanci familiari?

Negli ultimi anni, l’aumento dei costi energetici ha inciso pesantemente sui bilanci delle famiglie italiane, diventando una delle principali voci di spesa per la casa.

Un recente sondaggio condotto da tado, produttore di termostati intelligenti, ha evidenziato che oltre l’80% degli italiani prevede, anche per i prossimi tre anni, costi alle stelle per le bollette energetiche. Questo timore è sostenuto dai dati sulle tariffe: dal 2021 il prezzo dell’energia ha registrato aumenti importanti, complicati ulteriormente dalle tensioni geopolitiche internazionali.

Consapevolezza e preoccupazione: il sentiment degli italiani verso i consumi domestici

Oltre metà degli intervistati ha dichiarato di sentirsi oggi più preoccupata per le spese di riscaldamento rispetto a cinque anni fa. Con aumenti del 30% per il gas e dell’8,8% per l’elettricità nell’ultimo trimestre, molte famiglie stanno cercando soluzioni efficaci per contenere i consumi.

Secondo Christian Deilmann, CPO di tado, il controllo del consumo energetico è fondamentale per affrontare l’aumento dei costi. In linea con questo, il 64% degli intervistati italiani ha dichiarato di voler adottare misure per risparmiare energia, come l’installazione di pannelli solari, l’isolamento degli edifici e l’uso di pompe di calore.

Tecnologia e risparmio: il contributo dei termostati intelligenti

Tra le soluzioni più apprezzate emerge l’utilizzo di termostati intelligenti, che possono aiutare a ridurre i costi di riscaldamento e acqua calda fino al 22%. I dispositivi moderni, per esempio, consentono un controllo preciso della temperatura in ogni stanza, riducendo i consumi in modo efficiente.

Funzioni come la programmazione automatica, il controllo stanza per stanza e la rilevazione di finestre aperte sono molto apprezzate dagli utenti. 

Semplici consigli per risparmiare energia

Alcune buone abitudini possono aiutare le famiglie italiane a ridurre i costi energetici. Le pratiche da adottare sono semplici e sempre le stesse. Ad esempio, è utile scegliere dispositivi che regolino automaticamente il riscaldamento. I termostati Tado, ad esempio, abbassano la temperatura quando si esce di casa o spengono il riscaldamento se rilevano una finestra aperta.

Anche migliorare l’isolamento della casa aiuta a ridurre i costi: controllare le guarnizioni di porte e finestre ed effettuare eventuali riparazioni evita la dispersione di calore. Un buon isolamento delle pareti, del tetto e delle finestre contribuisce a mantenere il calore all’interno. È utile inoltre sfruttare il calore solare: aprire le tende durante il giorno e chiuderle di notte aiuta a conservare il calore.

Earth Overshoot Day 2024: l’umanità è in debito con il Pianeta

Giovedì 1° agosto la domanda di risorse naturali da parte dell’umanità ha superato la capacità della Terra di rigenerarle nell’arco di un anno. Si tratta dell’Earth Overshoot Day.

In pratica, l’Earth Overshoot Day caduto il 1° agosto indica che attualmente l’umanità sta utilizzando la natura 1,7 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi del nostro pianeta possano rigenerarsi.
A calcolare ogni anno l’Overshoot Day globale e dei singoli Paesi è il Global Footprint Network.

Danni che si accumulano nel tempo

“Tale utilizzo eccessivo compromette la sicurezza delle risorse – avverte il Global Footprint Network -. Le conseguenze di una ‘spesa’ ecologica eccessiva sono evidenti nella deforestazione, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità e nell’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, che porta a eventi meteorologici estremi più frequenti e a una riduzione della produzione alimentare. Sebbene l’Earth Overshoot Day sia rimasto stabile per un decennio, si verifica subito dopo che sono trascorsi 7 mesi. Nel resto dell’anno l’umanità vive di un uso eccessivo, impoverendo ulteriormente la biosfera. Pertanto, anche se la data rimane stabile, la pressione sul pianeta continua ad aumentare, poiché i danni derivanti dal superamento si accumulano nel tempo”.

Come si calcola il Global Footprint

Per determinare la data dell’Earth Overshoot Day, il Global Footprint Network mette a confronto, sulla base dei dati più recenti, la biocapacità annuale della Terra (aree terrestri e marittime biologicamente produttive) con l’impronta ecologica dell’umanità, che misura la domanda di risorse per l’intero anno.
Ovvero, prodotti alimentari e fibre di origine vegetale, bestiame e prodotti ittici, legname e altri prodotti forestali, spazio per le infrastrutture urbane e foreste per assorbire le emissioni di anidride carbonica provenienti dai combustibili fossili. La data viene annunciata ogni anno il 5 giugno nella Giornata mondiale dell’Ambiente.

I dati per le singole nazioni

Guardando alle singole nazioni, l’Overshoot Day di un paese è la data in cui cadrebbe l’Earth Overshoot Day se tutta l’umanità consumasse come la popolazione di quel paese.
Quest’anno per l’Italia è stato il 19 maggio, con il risultato che sarebbero necessari quasi 3 pianeti se tutti vivessero come gli italiani.

In ‘testa’ nel ranking delle singole nazioni, riferisce Adnkronos, Qatar e Lussemburgo, che già a febbraio facevano toccare il fondo alle risorse del Pianeta, ed Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada, seguiti anche da paesi europei come Danimarca e Belgio, che hanno esaurito ‘l’offerta’ della natura già a marzo.
Quanto alla UE nel suo complesso nel 2024 il limite è stato raggiunto il 3 maggio.

Perché il 2024 sarà l’estate del gelato?

Pochi cibi fanno “estate” quanto il gelato. E quella del 2024 vedrà un vero e proprio boom del consumo di ogni e coppette. Con l’arrivo del caldo, gli italiani tornano infatti a consumare gelato con regolarità. Questa abitudine non solo soddisfa il palato, ma suscita anche emozioni piacevoli come gioia e allegria.

Secondo un’indagine di AstraRicerche per l’Istituto del Gelato Italiano (IGI), il 73,7% degli intervistati associa il gelato a sensazioni di gioia, il 72,4% a simpatia e il 72,1% a soddisfazione. Dal 1991, l’IGI tutela e diffonde la cultura del gelato, promuovendo la conoscenza dei prodotti della gelateria industriale italiana. Nel 1993, l’istituto ha introdotto un Codice di Autodisciplina Produttiva, che stabilisce le regole della gelateria industriale e garantisce un alto standard qualitativo.

Gelato e vacanze: un mix perfetto 

Per il 54% degli italiani, il gelato evoca sensazioni legate all’estate e al caldo, mentre il 33% lo associa a momenti di spensieratezza e il 25% al mare. Questo legame tra gelato e vacanza è ben radicato nell’immaginario comune. Per il 60,4% degli italiani, il gelato è un prodotto intramontabile, amato da tutti (55,8%) e capace di far tornare un po’ bambini (38,3%). Inoltre, oltre l’80% degli intervistati considera il gelato un simbolo dell’eccellenza alimentare Made in Italy, grazie al buon gusto, alla tradizione, alla qualità delle materie prime e alla creatività.

Un prodotto dal grande valore economico

Il gelato italiano confezionato è considerato importante per l’economia: il 76,5% degli intervistati ne riconosce l’importanza per l’occupazione e il 75,7% per le esportazioni. In Italia, circa 4.500 persone sono impiegate nella produzione di gelato. Nel 2023, l’Italia ha prodotto quasi 170mila tonnellate di gelato industriale, con un valore di quasi 1,9 miliardi di euro e un consumo pro-capite di 2,14 kg.

Durante l’estate, circa due terzi degli italiani consumano almeno un gelato a settimana, con il 40,7% che ne mangia tre o più. La passione per il gelato è cresciuta negli ultimi cinque anni, con un aumento del consumo di gelato confezionato del 23,2%, soprattutto tra gli uomini dai 18 ai 34 anni.

Vaschetta a casa, cono a passeggio 

Il gelato confezionato è consumato prevalentemente a casa (70,8%), con le vaschette (71%) e i biscotti gelato (63%) tra i formati più popolari. Fuori casa, si preferiscono i coni (60%) e il gelato in coppetta (55%).

Le previsioni per il futuro

Secondo le previsioni, il consumo di gelato aumenterà nei prossimi tre anni per il 30,2% degli italiani. Le nuove proposte per l’estate 2024 includono gusti esotici come datteri e mou, cocco e mango, e caramello salato, che rispondono alla crescente domanda di innovazione.

D’altronde il gelato è un alimento sano, contenente tutti i nutrienti fondamentali. Inoltre, il gelato confezionato è sicuro grazie agli alti standard di produzione, rendendolo adatto anche alle donne in gravidanza. Con il caldo, può essere consumato come sostituto di un pasto, abbinato a una ricca insalata per un pasto equilibrato.