A tutti è sicuramente capitato di avere a che fare con la sanità. Una visita da prenotare, un esame da fare, una risposta che serve subito. E quasi sempre inizia l’attesa. Lunga. Lunghissima. Secondo una ricerca commissionata da Facile.it a mUp Research, per una prestazione nel pubblico si sfiorano in media i 90 giorni. Tre mesi. Troppi, quando la salute non aspetta.
Non sorprende allora che nel 2025 circa 26 milioni di italiani abbiano scelto di rivolgersi al privato. La sorpresa, semmai, è un’altra: 13,6 milioni hanno rinunciato del tutto a curarsi almeno una volta.
Liste d’attesa e porte chiuse
Nel servizio sanitario pubblico l’attesa media è di 87 giorni, che al Sud salgono a 91. Nel privato bastano poco più di due settimane. La differenza è netta e diventa ancora più evidente in alcune specialità. Per una visita oculistica nel pubblico si può arrivare a quattro mesi, per una dermatologica anche oltre. Nel privato, invece, si parla di giorni.
A peggiorare le cose c’è un fenomeno ormai diffusissimo: le liste chiuse. Quasi sette pazienti su dieci si sono sentiti dire almeno una volta che non c’era nemmeno la possibilità di prenotare. Non “più avanti”, proprio no.
La sanità veloce ha un prezzo
Accorciare i tempi, però, ha un prezzo. Una prestazione privata costa in media 325 euro. A volte va meglio, come per gli esami del sangue. Altre volte decisamente peggio, soprattutto dal dentista, dove si superano facilmente i 700 euro.
Solo il 23% degli italiani può contare su un’assicurazione sanitaria. Una percentuale che cresce al Nord e crolla al Sud, dove appena il 15% riesce ad avere una copertura. Per tutti gli altri, il conto arriva diretto.
Curarsi a rate
E così, sempre più spesso, per curarsi si chiede un prestito. Nell’ultimo anno, secondo l’osservatorio Facile.it – Prestiti.it, sono stati erogati circa 1,4 miliardi di euro solo in prestiti personali per spese mediche. Dieci anni fa era una scelta rara, riservata a interventi importanti. Oggi serve a diluire spese quotidiane: cure odontoiatriche, esami diagnostici, visite urgenti.
Gli importi medi si sono abbassati, ma le richieste sono aumentate. Un segnale chiaro: non è cambiata solo la sanità, è cambiato il modo in cui gli italiani cercano di starle dietro.
Chi rinuncia e chi parte
Il dato più pesante resta quello delle rinunce. Si salta una visita, poi un esame, a volte persino un intervento. Per colpa delle attese o dei costi. Succede più spesso al Centro-Sud che al Nord.
E poi ci sono quelli che partono. Nel 2025 circa 2,6 milioni di persone hanno lasciato la propria regione per curarsi, scegliendo soprattutto Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia. Non un viaggio di piacere, ma l’unica strada possibile quando il diritto alla salute diventa una corsa a ostacoli.