L’intelligenza artificiale può “intossicarsi” con i social: lo rivela una ricerca USA

Il mondo digitale corre veloce, e sempre più spesso a guidare il traffico online sono contenuti brevi, virali e sensazionalistici. Ma questo tipo di materiale non influisce solo sugli utenti umani: può condizionare anche le intelligenze artificiali.

È ciò che emerge da uno studio realizzato dall’Università del Texas ad Austin in collaborazione con Texas A&M e Purdue University, che parla di un vero e proprio “brain tot”, cioè un rimbambimento, dei modelli linguistici addestrati con dati di scarsa qualità.

Quando i post virali diventano un problema per l’IA

I ricercatori hanno condotto degli esperimenti su due sistemi open source, molto diffusi tra sviluppatori e aziende: Llama (Meta) e Qwen (Alibaba). A entrambi sono stati forniti contenuti tipici dei social media: testi semplici, accattivanti, spesso esagerati o emotivamente manipolatori. Una sorta di “dieta digitale” fatta di slogan e reazioni a caldo, più orientata al coinvolgimento che alla qualità dell’informazione.

Il risultato? I modelli hanno iniziato a mostrare segnali evidenti di decadimento delle abilità cognitive: peggioramento nella memoria, difficoltà di ragionamento logico, capacità di valutazione alterata. Persino l’allineamento etico ne ha risentito: alcune risposte sono diventate più impulsive e meno affidabili.

Un danno difficile da ‘riparare‘

L’aspetto che più preoccupa gli studiosi è la scarsa reversibilità del fenomeno. Una volta che queste “scorie cognitive” entrano nei dati di addestramento, eliminarle non è semplice. Anche con una successiva rieducazione basata su fonti controllate, i modelli non ritornano del tutto alle prestazioni iniziali.

Un elemento che trova un parallelo diretto negli effetti che i contenuti superficiali possono avere su di noi: perdita di concentrazione, riduzione del pensiero critico e, più in generale, quello che l’Oxford Dictionary ha definito “brain rot”, marciume cerebrale, eletto parola dell’anno nel 2024.

Il rischio di un circolo vizioso

La ricerca solleva una questione cruciale: se i modelli di IA oggi producono parte dei contenuti che poi tornano sui social e finiscono nelle banche dati per futuri addestramenti, si crea un ciclo di auto-inquinamento.
La qualità complessiva cala, e l’intelligenza artificiale rischia di diventare sempre meno intelligente.

Serve maggiore attenzione sui dati

“Viviamo in un mondo in cui l’attenzione è una risorsa limitata e i contenuti spesso puntano ai clic più che alla verità”, spiega Junyuan Hong, uno degli studiosi.
Per questo, secondo i ricercatori, è fondamentale che lo sviluppo dell’IA tenga conto dell’integrità delle informazioni e non solo dei grandi numeri.

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ChatGpt, chi lo usa di più? Nel 2025 le donne superano gli uomini  

L’IA è sempre fonte di nuove sorprese e scoperte. Una delle più recenti: negli ultimi mesi gli utenti la utilizzano più per la vita quotidiana che per le faccende professionali. Insomma, ChatGpt non è più soltanto uno strumento da usare in ufficio, ma è diventato un ‘amico’ a cui chiedere consigli, idee e suggerimenti. E la vera novità del 2025 è che, per la prima volta, le donne rappresentano la maggioranza degli utenti: il 52%, contro il 37% registrato appena un anno prima.

A dirlo è una ricerca condotta da OpenAI insieme al National Bureau of Economic Research, basata su oltre un milione e mezzo di conversazioni analizzate.

L’uso personale è maggiore rispetto a quello professionale 

I numeri parlano chiaro, come riferisce Ansa: quasi tre persone su quattro usano il chatbot per motivi personali, mentre solo poco più di una su quattro lo fa per lavoro. La tendenza sembra quindi quella di considerare l’IA non tanto uno strumento da scrivania, ma un aiuto per orientarsi nella vita di tutti i giorni.

Cosa si chiede di più a ChatGpt? Principalmente consigli pratici: dal supporto nello studio a spunti creativi, passando per piccoli suggerimenti quotidiani. Seguono la ricerca di informazioni e la scrittura, che insieme completano il quadro delle interazioni più comuni.

Scrivere con l’IA? No, meglio per correggere 

In ambito professionale, la scrittura rimane la funzione più usata. Ma non si tratta tanto di creare testi da zero: la maggior parte dei messaggi riguarda correzioni, revisioni o traduzioni.

In altre parole, ChatGpt viene percepito come un supporto che migliora il lavoro, senza però sostituirlo. Un alleato, più che un rimpiazzo.

Tre diversi modi di interagire

Gli studiosi hanno individuato tre grandi categorie nell’uso dell’IA: “chiedere”, “fare” ed “esprimere”. A luglio 2025, circa metà delle conversazioni rientrava nella prima voce: gli utenti vedono il chatbot soprattutto come un consulente a cui domandare spiegazioni o pareri.

Nelle interazioni lavorative, invece, prevale il “fare”, cioè lo svolgimento di precisi compiti.

L’IA dilaga anche nei paesi meno tecnologici 

Lo studio sottolinea anche un aspetto più ampio: la diffusione di ChatGpt non si ferma ai Paesi tecnologicamente più avanzati. La crescita è forte anche nelle aree a reddito medio e basso.

Nel luglio 2025, la base di utenti ha raggiunto il 10% della popolazione adulta mondiale, un dato che fotografa un’espansione senza precedenti.

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La Generazione X riscopre i social: sempre più presente su TikTok e Instagram

I nati tra il 1965 e il 1980 stanno dimostrando di subire il fascino dei social network, sfatando ogni cliché digitale.
Anche se sono cresciuti in un mondo analogico, gli ‘over’ oggi navigano tra piattaforme digitali con naturalezza.

La Generazione X – ovvero chi ha tra i 45 e i 60 anni – sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza online. Lo rivela uno studio della tech company Kolsquare, che analizza le tendenze social tra le diverse fasce d’età: i risultati mostrano che TikTok è la piattaforma dove la Gen X sta crescendo di più nel 2025.

Sempre più connessi: YouTube e Facebook ancora le piattaforme preferite 

Sebbene TikTok e Instagram attirino nuove fette di pubblico maturo, i social più frequentati dalla Gen X restano YouTube, dove questa fascia rappresenta il 23,9% degli utenti, e Facebook, con una quota del 17,9%. Su TikTok, invece, la presenza degli over 45 ha raggiunto il 15,2%, superando Instagram (14,2%).

L’approccio della Gen X ai social è pragmatico: si collegano per restare in contatto con amici e parenti, per informarsi e svagarsi. Non cercano visibilità, ma contenuti utili e affidabili.

L’evoluzione di Facebook

Sebbene una parte degli utenti over 45 stia riducendo il tempo trascorso su Facebook – a causa del calo di attività tra amici – la piattaforma rimane una delle più utilizzate. Un’indagine di ExpressVPN condotta in Europa e negli USA mostra che il 76% degli utenti over 45 accede quotidianamente a Facebook e il 61% è attivo da oltre 10 anni.

Tra le attività preferite: mantenere relazioni personali (69%), cercare svago (43%) e partecipare a gruppi tematici (34%).

Pochi creator “over”, ma molto apprezzati dai giovani

Anche se rappresentano una minoranza tra i content creator, gli over 45 producono contenuti molto apprezzati, soprattutto dai più giovani. Il 66% della Gen Z dichiara di seguire volentieri i profili di creator senior, ritenendoli più autentici e competenti.

“Chi appartiene alla Generazione X porta con sé esperienza, spirito critico e potere d’acquisto”, afferma Federico Spinelli, country manager di Kolsquare Italia. “Un target spesso ignorato, ma con un grande potenziale per la comunicazione digitale”.

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Le app più usate possono minacciare la privacy: è il prezzo della comodità

Social media, app di e-commerce, fitness e health tracking: ormai non se ne può più fare a meno. Ma se da un lato queste applicazioni offrono numerose comodità, dall’altro raccolgono e condividono enormi quantità di dati personali, esponendo gli utenti a potenziali rischi per la sicurezza.

Con l’aumento del tracciamento dei dati e dell’analisi predittiva basati sull’Intelligenza artificiale, i rischi per la privacy legati a queste app sono sempre più significativi.
In occasione del Data Privacy Day, Kaspersky mette in evidenza i rischi per la privacy, spesso trascurati, legati all’uso delle applicazioni più diffuse.

Costantemente monitorarti dai social media

Solo nel 2024, Kaspersky ha rilevato oltre 49 miliardi di casi a livello globale in cui i web tracker hanno raccolto dati sul comportamento degli utenti attraverso le app. 

Molte delle app utilizzate quotidianamente e senza pensarci troppo, raccolgono silenziosamente numerose informazioni sensibili. Tra le applicazioni più preoccupanti alcuni social media, che monitorano costantemente la posizione dell’utente, le abitudini di navigazione, e addirittura i dati vocali.
Le app di social media possono poi accedere alle gallerie fotografiche dei dispositivi e usare l’AI per analizzare immagini e metadati, rivelando potenzialmente la localizzazione geografica dell’utente.

Dati ceduti a terze parti

Anche le applicazioni per lo shopping raccolgono dati relativi alla cronologia degli acquisti, la posizione e perfino la presenza offline nei pressi dei negozi fisici.
I retailer possono quindi tracciare i movimenti dei clienti, sia online sia offline, creando un profilo dettagliato delle loro abitudini e dei loro comportamenti di acquisto.

Ovviamente, le app per la salute e il fitness non sono da meno nel contribuire a creare un’immagine precisa dell’utente. Raccogliendo alcuni dei dati personali più riservati, come i parametri di salute e le abitudini quotidiane, potrebbero facilmente condividerli con terze parti.

Facile lasciarsi conquistare dalle novità senza riflettere

“Sebbene la tecnologia sia ormai parte integrante della nostra vita è facile lasciarsi conquistare da nuove applicazioni e dispositivi senza riflettere sui potenziali rischi in termini di privacy – dichiara Anna Larkina, Security e Privacy Expert di Kaspersky -. Molte app sono progettate per sorprenderci con la loro praticità e le funzioni basate sull’Intelligenza artificiale, ma spesso raccolgono dati in continuazione, senza che la maggior parte degli utenti ne sia consapevole”.

Nel futuro la privacy sarà un lusso?

“Guardando al futuro – aggiunge Larkina -, con la diffusione degli smart device e delle app basate sull’AI, sarà ancora più difficile capire chi ha accesso ai nostri dati e per quale scopo. Il rischio è che si crei un mondo digitale in cui la privacy non è più un valore predefinito, ma un lusso. È dunque fondamentale che gli utenti facciano un passo indietro, verifichino le autorizzazioni e chiedano maggiore trasparenza prima di permettere alle app di accedere alla loro vita personale”

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AI e phishing: perché i nuovi attacchi fanno cadere in trappola anche gli esperti?

L’evoluzione dell’Intelligenza artificiale ha trasformato le modalità di attacco dei cybercriminali. Una tendenza preoccupante è il suo utilizzo per perfezionare gli attacchi di phishing, rendendoli sempre più mirati, sofisticati e difficili da riconoscere. Tanto che anche i dipendenti più esperti cadono in queste truffe.

Secondo uno studio di Kaspersky, nell’ultimo anno il numero di attacchi informatici subiti dalle aziende italiane è aumentato del 45%. Tra le minacce più comuni proprio il phishing, segnalato da poco più della metà (52%) degli italiani.
Con l’adozione sempre più diffusa dell’AI da parte dei cybercriminali, il 52% degli intervistati prevede un ulteriore aumento degli attacchi di phishing nei prossimi mesi.

Una rivoluzione per frodi e truffe

In passato, gli attacchi di phishing prevedevano l’invio di messaggi generici a migliaia di persone, sperando che qualcuno cadesse nella truffa.
L’Intelligenza artificiale ha rivoluzionato questo approccio, permettendo di generare e-mail altamente personalizzate e in grandi quantità.

Sfruttando le informazioni pubbliche, come quelle presenti su social media, siti web aziendali e offerte di lavoro, gli strumenti basati sull’AI sono in grado di creare messaggi su misura per il ruolo, gli interessi e lo stile di comunicazione di ogni singolo utente.
Ad esempio, un cfo potrebbe ricevere una falsa e-mail che riproduce perfettamente il tono e lo stile dei messaggi del ceo, con riferimenti precisi a eventi aziendali recenti.

Personalizzazione e perfezionamento

Questo livello di personalizzazione rende estremamente difficile distinguere le comunicazioni legittime da quelle fraudolente.
Poi ci sono i deepfake. In un recente caso gli attaccanti hanno utilizzato questa la tecnologia per impersonificare diversi soggetti durante una videoconferenza, convincendo un dipendente a trasferire circa 25,6 milioni di dollari.

Ma grazie all’aiuto dell’AI i cybercriminali possono anche manipolare lo script dei sistemi di filtraggio tradizionali delle e-mail.
Analizzando e replicando modelli di e-mail legittime, le e-mail di phishing generate dall’AI riescono spesso a eludere il rilevamento da parte dei software di sicurezza. E gli algoritmi di machine learning possono perfezionare in tempo reale le campagne di phishing, aumentando le probabilità di successo e rendendo gli attacchi sempre più sofisticati.

Annullare lo scetticismo e sfruttare la psicologia

Il livello di realismo e personalizzazione che l’AI è in grado di raggiungere può annullare lo scetticismo che mantiene cauti i professionisti più esperti. Inoltre, questi attacchi sfruttano abilmente la psicologia umana, facendo leva sull’urgenza, la paura o l’autorità, per indurre i dipendenti ad agire d’impulso senza verificare l’autenticità delle richieste.

Per difendersi dagli attacchi di phishing basati sull’AI le aziende devono adottare un approccio proattivo e multilivello alla cybersecurity. È fondamentale che i dipendenti ricevano una formazione periodica e sempre aggiornata in materia di sicurezza informatica.
Inoltre, le aziende dovrebbero implementare soluzioni di sicurezza avanzate, e un modello ‘zero-trust’, in grado di minimizzare i danni in caso di attacco poiché limita l’accesso ai dati e ai sistemi sensibili.

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L’evoluzione dell’eCommerce in Italia: un settore che vale 58,8 milioni di euro

Nel 2024, l’eCommerce rappresenta il 13% del totale del mercato retail italiano, registrando un lieve aumento rispetto al 12,5% del 2023. Questo trend positivo riflette una crescita costante, spinta dall’adozione di nuove tecnologie e dal cambiamento delle abitudini di consumo. I settori che trainano questa crescita sono l’Arredamento e il Home Living (+12%), il Beauty&Pharma (+12%) e il Food&Grocery (+7%).

Seguono Informatica ed Elettronica di consumo (+5%), Abbigliamento (+5%) e Auto e Ricambi (+4%). Anche i servizi continuano a crescere, con il Turismo e i Trasporti che registrano un +8%, mentre le Assicurazioni segnano un +5%.

I numeri dell’eCommerce B2c nel 2024

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, nel 2024 gli acquisti online B2c degli italiani raggiungeranno i 58,8 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente.

Di questi, 20,6 miliardi sono legati ai servizi, con il Turismo e i Trasporti come settori principali, mentre gli acquisti di prodotti online valgono 38,2 miliardi (+5%).

L’importanza dell’innovazione tecnologica

La crescita dell’eCommerce non si basa solo sull’aumento delle vendite, ma anche sull’innovazione tecnologica. Il commercio digitale si sta evolvendo verso l’ottimizzazione dei processi e l’adozione di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale (AI) e la realtà estesa (XR).

L’AI è già utilizzata in vari ambiti del processo di acquisto, dalla promozione e gestione del marketing alla logistica e sicurezza nei pagamenti. Anche la realtà estesa offre nuove opportunità, come i sistemi di “virtual try-on” che migliorano l’esperienza di acquisto online.

Consumi più consapevoli e il futuro dell’eCommerce

Parallelamente all’innovazione tecnologica, si stanno affermando modelli di consumo più sostenibili. Sempre più consumatori scelgono prodotti di seconda mano, specialmente nei settori dell’abbigliamento e dell’arredamento. Molti brand stanno rispondendo a questa tendenza, integrando l’usato nelle loro strategie di mercato.

Omnicanalità e Unified Commerce

Oggi, l’eCommerce non si limita alla vendita di prodotti, ma punta a creare una relazione più interattiva e coinvolgente con il cliente. L’omnicanalità, supportata dall’Unified Commerce, consente di offrire un’esperienza integrata tra canali fisici e digitali, garantendo coerenza su ordini, clienti e sistemi di pagamento.

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YouTube introduce nuove misure di sicurezza per gli adolescenti

Tutte le grandi piattaforme stanno mettendo in campo nuovi strumenti per tutelare i più piccoli e fragili. Non fa eccezione il colosso YouTube, chenha implementato una serie di nuove misure di sicurezza per proteggere gli adolescenti, estendendo queste iniziative anche in Italia.

L’obiettivo principale è garantire un ambiente online più sicuro e positivo per i giovani, limitando l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi.

Limitazioni sui contenuti “problematici“

Una delle principali novità riguarda la riduzione dei “consigli ripetuti” per video che mettono a confronto caratteristiche fisiche o che promuovono aggressività sociale, come scontri e intimidazioni. Questo tipo di contenuti può influenzare negativamente il benessere psicologico degli adolescenti, e YouTube sta adottando misure per limitarne la visibilità.

L’intento è quello di evitare che i giovani si trovino ripetutamente esposti a video che alimentano insicurezze fisiche o situazioni di conflitto sociale.

Supporto in caso di crisi

Un’altra iniziativa significativa riguarda l’introduzione di riquadri di supporto per situazioni di crisi, che offrono assistenza per problematiche come suicidio e autolesionismo. Questi strumenti saranno disponibili anche in Italia e forniranno agli adolescenti un accesso immediato a risorse e supporto in momenti difficili.

Si tratta di una misura volta a prevenire comportamenti pericolosi e a promuovere la consapevolezza sul tema della salute mentale.

Supervisione per genitori e adolescenti

YouTube sta inoltre introducendo una nuova esperienza di supervisione, che consente ai genitori di collegare i propri account con quelli dei figli adolescenti. Questo sistema offre notifiche condivise e una maggiore trasparenza sull’attività dei giovani sulla piattaforma.

L’obiettivo è fornire ai genitori gli strumenti per monitorare in modo attivo e consapevole l’utilizzo di YouTube da parte dei figli, dando loro l’opportunità di offrire consigli sulla creazione di contenuti in maniera responsabile.

Collaborazione con esperti del settore

Le nuove misure di sicurezza sono state sviluppate con il supporto del Youth and Families Advisory Committee, un gruppo di esperti indipendenti specializzati nello sviluppo infantile e nei media digitali per bambini.
Questa collaborazione garantisce che le iniziative siano pensate per il benessere degli adolescenti e per rispondere alle esigenze delle famiglie.

Un impegno globale per la sicurezza online

In un post ufficiale, YouTube ha sottolineato il suo impegno nel lavorare insieme a famiglie, ricercatori e istituzioni per definire standard chiari e coerenti per la sicurezza online dei giovani.

In collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la piattaforma sta sviluppando risorse pubbliche per promuovere il benessere digitale degli adolescenti, con ulteriori aggiornamenti previsti per il futuro.

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Per le aziende geo-distribuite è più difficile gestire l’infrastruttura IT

Il nuovo report globale di Kaspersky, ‘Gestione delle aziende geograficamente distribuite: sfide e soluzioni’, fornisce una visione più approfondita della sicurezza di reti e informazioni che le aziende geo-distribuite devono affrontare.

Secondo la ricerca, condotta in 20 Paesi, per oltre un terzo delle aziende geograficamente distribuite indica la principale preoccupazione è la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coesa in più sedi. 
Per la maggior parte degli intervistati le sfide maggiori che le aziende distribuite geograficamente devono affrontare riguardano gli aspetti tecnologici.

Il rilevamento e la risposta agli incidenti è il primo ostacolo

Tra gli intervistati, il 37% ha dichiarato che la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coerente in più sedi è la principale preoccupazione, mentre il 24% ha affermato che garantire una sicurezza delle informazioni completa su tutti gli asset e i processi rappresenta la sfida più importante.

Se si considerano le problematiche relative a infrastruttura IT e sicurezza delle informazioni, il 42% degli esperti considera il rilevamento e la risposta agli incidenti come il primo ostacolo quando si affrontano progetti di cybersecurity in più sedi. E più di un terzo ha difficoltà a implementare efficacemente misure di sicurezza (38%) e a definire policy di sicurezza coerenti (36%).

“Garantire la sicurezza di reti e informazioni in uffici distanti tra loro”

Tra le altre preoccupazioni tecnologiche, gli intervistati citano la configurazione e l’integrazione di nuove filiali nella rete esistente, gli alti costi di assunzione del personale IT, oltre alla mancanza di strumenti di gestione della sicurezza e i tempi di ripristino più lunghi dopo i guasti del sistema.

“I dati della nostra ricerca dimostrano che garantire la sicurezza delle reti e delle informazioni in più uffici geograficamente distanti è un compito difficile – ha commentato Maxim Kaminsky, Business Development Manager di Secure Access Service Edge di Kaspersky -. Normative e legislazioni locali, così come risorse e competenze diverse tra la sede centrale e le filiali, oltre alla mancanza di strumenti di rete e di cybersecurity efficaci, possono costituire un ostacolo significativo per gli specialisti, che cercano di implementare e mantenere standard di sicurezza uniformi e una configurazione di rete coerente.

“Applicare soluzioni che consentano una gestione centralizzata e automatizzata”

“Per affrontare questa sfida – ha aggiunto  Maxim Kaminsky -, le aziende dovrebbero applicare soluzioni che consentano una gestione centralizzata e automatizzata della rete, e forniscano una protezione completa di tutti gli uffici, indipendentemente dalla loro ubicazione”.

Per proteggere le aziende geo-distribuite dalle minacce informatiche e ridurre la possibilità di problemi di rete, gli esperti di Kaspersky consigliano di utilizzare soluzioni specifiche per gestire l’intera rete aziendale da un’unica console, e utilizzare soluzioni centralizzate e automatizzate per garantire una protezione informatica completa di tutte le risorse e i processi aziendali. Sia presso la sede centrale sia gli uffici locali.

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Voice deepfake: come fanno a ingannare gli utenti? 

Grazie all’Intelligenza artificiale, che ha combinato parti di una vecchia registrazione migliorandone la qualità audio, recentemente i Beatles hanno entusiasmato milioni di fan pubblicando una nuova canzone.
Inoltre, sempre di recente, Open AI ha presentato un modello di API Audio in grado di creare discorsi umani e messaggi vocali. Finora, è il software che si avvicina di più al vero linguaggio umano.

API Audio è in grado di riprodurre vocalmente il testo richiesto, consentendo agli utenti di scegliere fra una serie di opzioni vocali. Attualmente, non può essere utilizzato per creare voice deepfake, ma è indicativo del rapido sviluppo delle tecnologie di generazione vocale.
In futuro, questi modelli potrebbero diventare un nuovo strumento nelle mani dei criminali informatici. 

Un potenziale utilizzo nelle frodi estremamente elevato

Nonostante i deepfake e gli strumenti utilizzati per realizzarli non siano ancora ben sviluppati o diffusi, il loro potenziale utilizzo nelle frodi è estremamente elevato. E la tecnologia non smette di evolversi.
Oggi non esiste alcun dispositivo in grado di produrre voice deepfake di alta qualità, ovvero, che non sia distinguibile dal vero parlato umano.

Tuttavia, negli ultimi mesi sono stati rilasciati sempre più strumenti per generare la voce umana. Inoltre, se in precedenza gli utenti avevano bisogno di competenze almeno di programmazione di base, ora sta diventando più facile lavorare con questi strumenti
Insomma, a breve verranno sviluppati modelli che combineranno semplicità d’uso e qualità dei risultati.

Le tecnologie di protezione tardano a diffondersi

Le frodi che sfruttano l’Intelligenza artificiale per ora non sono frequenti, ma esistono già esempi di casi ‘riusciti’.
A metà ottobre del 2023, il venture capitalist americano Tim Draper ha avvertito i suoi follower su Twitter che i truffatori hanno usato la sua voce per alcune truffe.
In particolare, Tim Draper ha segnalato in un tweet che le richieste di denaro effettuate con la sua voce sono il risultato dell’Intelligenza artificiale.
Nonostante questo caso, finora però non si percepiscono i voice deepfake come una possibile minaccia informatica.
E poiché i casi in cui vengono utilizzati con intenzioni malevole sono pochissimi, le tecnologie di protezione tardano a diffondersi.

Come difendersi?

Per il momento, il modo migliore per proteggersi è ascoltare attentamente le parole dell’interlocutore al telefono. Se la qualità della registrazione è bassa, contiene rumori e la voce sembra robotica, non bisogna fidarsi delle informazioni ascoltate.
Un altro modo per testare ‘l’umanità’ dell’interlocutore è quello di porre domande insolite. Ad esempio, se l’interlocutore fosse un modello vocale, una domanda sul suo colore preferito lo lascerebbe perplesso, poiché non è quanto solitamente chiede la vittima di una frode. Il ritardo nella risposta renderà quindi chiaro che l’utente è stato ingannato.
Un’altra opzione è quella di installare una soluzione di sicurezza affidabile e completa. Sebbene non possa rilevare al 100% i voice deepfake, può aiutare gli utenti a evitare siti web sospetti, pagamenti e download di malware, proteggendo i browser e controllando tutti i file sul computer.

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Metaverso: per gli italiani è un universo virtuale, aumentato e parallelo

La prima cosa che viene in mente agli italiani pensando al Metaverso è ‘Un universo virtuale, aumentato e parallelo’ (60%), seguita dalla ‘Fusione tra un videogioco e il mondo reale’ (26%) o da un semplice ‘Videogioco’ (14%).
È quanto emerge dai risultati dell’Osservatorio ANGI Ricerche, realizzato in collaborazione con l’istituto demoscopico Lab21.01 in occasione della seconda edizione del Festival del Metaverso, l’evento organizzato a settembre da ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, presso la Nuvola Lavazza.

Secondo l’Osservatorio, nel 2023 aumenta ulteriormente la conoscenza da parte degli italiani del concetto di Metaverso. Il 35% della popolazione si dichiara infatti consapevole del suo significato, più le donne (43%) rispetto agli uomini (57%).

Ma solo il 9% ha fatto un’esperienza immersiva

Ancora pochi però sono gli italiani che hanno già fatto un’esperienza immersiva, il 9%, mentre la grande maggioranza degli intervistati dichiara di volerla fare (72%). Ma c’è anche un 11% del campione che afferma la sua contrarietà a provare l’esperienza del Metaverso.

Tra i dispositivi più utilizzati restano saldi in prima posizione i visori VR (43%), seguiti dai personal computer (32%) e dagli smartphone e tablet (23%).

Giudizi incerti sull’impatto, certezza sulle applicazioni pratiche

Ancora molto titubanti però gli italiani sugli effetti che potrebbero essere prodotti dal Metaverso. Cinque italiani su 10 non hanno ancora un giudizio assestato sulla possibile incidenza del Metaverso rispetto alle abitudini personali e sociali.

Sulle applicazioni pratiche del Metaverso i giovani under 35 sembrano comunque avere le idee chiare, citando ambiti di impiego quali istruzione e formazione (31%), mobilità, turismo e smart city (24%), rapporti sociali e interpersonali (18%), Pubblica amministrazione e rapporti con il cittadino (16%), ed e-commerce (11%).

Tanti vantaggi per la società, ma è davvero un luogo sicuro?  

Ma in che modo il Metaverso rivoluzionerà la nostra società?
I giovani italiani pongono al primo posto la possibilità di abbattere le distanze sociali (29%), seguita dall’incremento di spazi e strumenti tecnologici (21%), dall’opportunità di creare un ambiente gender and age equality (19%), da nuove opportunità di lavoro (17%) e da nuove possibili identità (14%).

Risulta poi sempre molto attraente la possibilità del Metaverso di favorire l’incontro con personaggi famosi, o di visitare luoghi lontani (90%).
Ma al tempo stesso solo 3 italiani su 10 considerano il Metaverso un luogo sicuro.
In particolare, il 65% dei maschi rispetto al 35% delle femmine, il 53% degli under 35, il 29% nella fascia 36-55 anni, e il 18% degli over 65.

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