Cancro al seno: i falsi miti

Come è noto a tutti, il cancro al seno è una delle maggiori cause di morte per le donne in tutto il mondo. Si tratta di una patologia che purtroppo non si è ancora arrivati a debellare e che si stima interessi circa una donna su tre nell’arco della sua vita.

Parliamo chiaramente di i numeri importanti ed è per questo motivo gli sforzi di scienziati e ricercatori sono sempre più concentrati sul riuscire ad individuare con certezza le cause scatenanti e le possibili soluzioni per bloccare sul nascere questo tipo di problema e impedirgli di presentarsi.

Sebbene dunque la scienza non sia ancora arrivata a questo punto, e ci auguriamo che questo possa avvenire il prima possibile, possiamo comunque fare il punto della situazione su quello che ad oggi sappiamo con certezza sia per quel che riguarda eventuali falsi miti che per quanto concerne le informazioni attendibili.

I falsi miti sul cancro al seno

Vi sono alcune correnti di pensiero, che trovano modo naturale di diffondersi proprio sul web, secondo le quali alcuni dei nostri comportamenti quotidiani siano in grado di favorire lo sviluppo del cancro al seno.

Vediamo allora quali tra questi sono completamente fuorvianti e dunque non attendibili, ovvero non si basano su alcun fondamento scientifico e si tratta semplicemente di credenze che non hanno alcuna attendibilità.

L’uso dei deodoranti


Secondo alcune teorie che corrono sul web, adoperare determinati tipi di deodoranti potrebbe aumentare le probabilità di sviluppare il tumore al seno. Secondo questa teoria, alcuni degli elementi contenuti nei deodoranti per l’igiene intima che solitamente acquistiamo al supermercato possono contenere delle sostanze che, una volta penetrate nell’organismo, danno il via alla malattia.

Questa teoria suggerisce che ciò si verifica in particolar modo nelle donne dato che sono soventi radere le ascelle e gli elementi nocivi riescono a penetrare all’interno delle ghiandole maniera molto più semplice. Una volta entrati all’interno delle ghiandole delle cavità ascellari, tali elementi sarebbero in grado di innescare il meccanismo che favorisce lo sviluppo del tumore al seno.

L’utilizzo del reggiseno


Secondo questa teoria, utilizzare quotidianamente il reggiseno potrebbe favorire lo sviluppo del cancro al seno. Infatti, tale teoria suppone che il reggiseno va a mantenere il seno in una posizione innaturale, e dunque, un periodo di tempo prolungato che può raggiungere anche l’intera giornata.

L’utilizzo prolungato del reggiseno, e dunque il mantenere costantemente il seno in questa posizione, che secondo tale teoria è innaturale, potrebbe innescare l’insorgere di questa patologia, ragion per cui chi sostiene questa ipotesi raccomanda di non adoperare il reggiseno, quantomeno non in maniera costante.

L’allattamento


Secondo un’altra teoria che non trova alcun tipo di riscontro scientifico, allattare al seno potrebbe favorire l’insorgere di tale patologia dato che con la suzione il seno tende ad indebolirsi.

Quando si è in gravidanza infatti, all’interno delle ghiandole mammarie cominciano a svilupparsi quei meccanismi che portano alla produzione di latte, con conseguente indebolimento dei tessuti della  mammella. Proprio da tale indebolimento scaturirebbe l’insorgere del cancro al seno.

Cosa sappiamo per certo


Al di là di queste teorie che, lo ripetiamo ancora una volta, non hanno alcun fondamento scientifico, ci sono invece alcune cose delle quali abbiamo certezza e che possono dunque essere prese in considerazione.

Sicuramente uno di questi è l’ereditarietà: se in famiglia vi è infatti una precedente storia di cancro al seno, ci sono maggiori probabilità che questo si ripresenti anche nelle nuove generazioni. in tali casi è dunque consigliabile iniziare a fare i controlli periodici già a partire dai 25-30 anni.

Una visita senologica è infatti in grado di rivelare in anticipo se tutto sia sotto controllo o se sia necessario approfondire con ulteriori esami. Altri aspetti che possono influire sull’insorgere di questa patologia sono il fumo, l’uso esagerato di alcol e una vita troppo sedentaria.

Basta dunque tenere in considerazioni queste semplici informazioni per riuscire a distinguere quelle che sono le nozioni attendibili e quali quelle da ignorare.

Codici Sconto Shein: fare shopping è conveniente

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Consigli per adoperare meglio il climatizzatore

Con l’arrivo dell’estate tutti noi ricominciamo a mettere in funzione i climatizzatori per rinfrescare gli ambienti e trovare ristoro dalla calura estiva. Vediamo allora di seguito alcuni consigli che possono aiutarci a gestire al meglio questo importante dispositivi di casa.

Imposta una corretta temperatura

Per riuscire ad ottenere un buon comfort in casa evitando di sprecare inutilmente energia, fai in modo da impostare la temperatura evitando una grande escursione termica tra casa tua e l’esterno.

È importante infatti che tra la temperatura interna e quella esterna non vi sia una escursione superiore ai 7°. Per cui se la temperatura esterna è di 32°, il massimo consigliato da impostare in casa e di 25°.

Gestisci correttamente il flusso d’aria

È importante che il flusso d’aria non sia diretto proprio sulle persone, per evitare di prendere raffreddori o avere la tosse. Ad esempio nei moderni condizionatori d’ aria esistono dei sensori che direzionano l’aria esattamente dove non c’è nessuno, così da rinfrescare l’ambiente senza arrecare disturbo.

Sfrutta la modalità notte

Se adoperi il condizionatore d’aria anche la notte, saprai già che il nostro corpo di notte necessita di una temperatura dell’aria leggermente più elevata. Nei moderni climatizzatori Samsung è direttamente il dispositivo a gestire la temperatura ed il flusso d’aria mentre noi dormiamo, garantendoti così un riposo veramente profondo per tutta la notte.

Pulisci i filtri

La qualità dell’aria dal punto di vista igienico in casa dipende molto anche dalla pulizia che adoperi per i filtri: per questo motivo fai bene ogni anno, prima di effettuare la prima accensione, a rimuovere filtri e pulirli adeguatamente così che l’aria che viene messa in circolo sia perfettamente sanificata e libera da eventuali microrganismi.

Le soluzioni in grado di valorizzare casa

Quali sono le soluzioni di arredo realmente in grado di rendere più bella e accogliente la tua casa? Cosa riesce a trasformare una zona del tuo appartamento piuttosto spoglia in un angolo bello da vedere? Sicuramente questo è uno degli interrogativi che ti sarai posto nel momento in cui hai deciso di arredare la tua casa o sostituire gli arredi al momento presenti.

Non esiste a priori una scelta di arredo che sia perfetta per ogni appartamento, ma al contrario esistono soluzioni che possono andare bene per un determinato contesto o l’altro.

Gli arredi luxury: una soluzione elegante e creativa

Certamente adottare degli arredi luxury il più delle volte rappresenta una scelta azzeccata a prescindere dallo stile dei mobili presenti. Questi arredi infatti, offrono il massimo della artigianalità e della qualità: Per farti un’idea puoi visionare il catalogo online di FG Art and Design, eccellenza del settore con sede in provincia di Varese. Qui vengono progettate e realizzate creazioni molto particolari con un lavoro sinergico che include interior designer, architetti, artigiani e artisti che uniscono le proprie competenze per sperimentare e creare nuove forme, ottenendo così degli arredi veramente particolari e assolutamente unici.

Render e fotomontaggi per una anteprima fedele

Il cliente può usufruire di utilissimi render e fotomontaggi che aiutano a capire visivamente in che modo il pezzo prescelto possa calarsi nel contesto nel quale lo si desidera inserire, riuscendo così a percepire anche l’atmosfera che il nuovo arredo sarà in grado di regalare.

Certamente gli arredy luxury rappresentano dunque la soluzione ideale per quanti desiderano arricchire casa grazie a pezzi di artigianato di alto valore, a prescindere dal fatto che la scelta ricada ad esempio sulle sculture luminose, sugli specchi da design, sculture a parete in ferro o accessori in ceramica, per citare alcuni esempi.

I timbra cartellini di Cotini srl

Grazie ad un timbracartellini è possibile fare in modo che i dipendenti debbano segnare il proprio ingresso e uscita dalla sede aziendale ogni volta che devono accedere ai locali in cui si svolge l’attività. Ciò consente di poterle monitorare con grande precisione quelli che sono gli orari di lavoro e  se vi è eventualmente un residuo da recuperare.

Cotini srl commercializza soluzioni di questo tipo ideali sia per grandi che piccole aziende, fornendo a ciascuno una soluzione commisurata in base alla propria realtà. In particolar modo i modelli Cobra-R e Puma sono pensati appositamente per tutte quelle attività in cui vi è grande presenza di polvere e dunque condizioni particolari, riuscendo a lavorare perfettamente anche in questo tipo di ambiente.

Ritardi e anticipi vengono trasmessi direttamente in amministrazione

Esistono da ogni modo modelli di timbracartellini adatti a ogni tipo di specifica necessità ed in grado di adattarsi ad ogni tipo di stanza o ambiente di lavoro, anche polveroso o poco luminoso. Alcuni modelli infatti, rendono particolarmente semplice la lettura dell’orario grazie a numeri bianchi su sfondo nero, così come quelli con display LCD grazie ai quali è possibile leggere chiaramente l’orario anche a distanza di qualche metro.

Tali timbracartellini inoltre, contrassegnano con un asterisco l’orario di ingresso o di uscita dal lavoro nel caso in cui venga registrata una uscita anticipata rispetto l’orario previsto, oppure un ingresso ritardato. In questa maniera si rende più semplice anche il lavoro di chi lavora amministrazione.

Uno strumento in grado di migliorare la produttività

Parliamo dunque di un ottimo strumento in grado di contribuire a migliorare il livello di produttività di ogni ufficio e contemporaneamente rappresentare un ottimo strumento per poter verificare la presenza dei lavoratori in sede e recuperare eventuali ritardi o uscita anticipata che altrimenti non sarebbero state notate. Ogni timbracartellino proposto da Cotini srl infine, comprende anche un casellario da 5 posti e una dotazione di 50 cartellini.

Calzature Bruno Bordese, la qualità ai tuoi piedi

Oggi tutti amiamo vestire in una certa maniera e comunicare a chi ci osserva qualcosa della nostra personalità e del nostro modo di essere già in base agli indumenti o accessori che indossiamo. Avere un abbigliamento adeguato per il lavoro così come per il tempo libero o gli appuntamenti mondani è segno di grande cura e caratterizza ogni persona. Le scarpe ad esempio, sono un accessorio importante ed in grado di completare al meglio ogni outfit, aggiungendo quel tocco di eleganza, raffinatezza o sportività desiderato. Ecco perché sono sempre di più i consumatori che non si accontentano più di un semplice paio di scarpe che ben si abbini al proprio modo di vestire, ma gli utenti cercano sempre di più calzature in grado di comunicare agli altri qualcosa che fa parte di se, ed in grado di sposare alla perfezione le esigenze estetiche con quelle di comfort e benessere del piede.

Le calzature Bruno Bordese nascono proprio da questa esigenza, ed oggi offrono a tutti la possibilità di abbinare raffinatezza e ricercatezza ad una comodità che non teme paragoni, ma non solo. Grazie infatti agli ottimi materiali con i quali queste scarpe sono realizzate, nonché mediante tecniche di lavorazione sempre più sofisticate ed efficaci, questo importante marchio è in grado di fornire calzature destinate a durare nel tempo. www.revolutionconceptstore.it mette a tua disposizione un’ampia scelta di calzature Bruno Bordese adatte a qualsiasi momento della giornata o tipologia di impegno e, grazie all’esauriente galleria fotografica che accompagna ciascun prodotto, potrai valutarne in dettaglio le caratteristiche proprio come se le stessi osservando da vicino. Se ami vestire bene e valorizzare il tuo abbigliamento con delle scarpe adeguate, se ami valorizzare la tua figura con calzature raffinate e realizzate con i migliori materiali, Bruno Bordese ha diverse proposte che ti consentiranno di completare il tuo abbigliamento esattamente nella maniera che desideri.

Mediclinics, una storia di successi

Vi sarà capitato di viaggiare ed utilizzare la toilette dei più importanti aeroporti mondiali: non avete mai fatto caso, quando vi asciugate le mani, al marchio Mediclinics? Storia di successi, storia di asciugamani elettrici… Il brand spagnolo, che da diversi anni ha una succursale a Milano, è presente, diffuso, noto e apprezzato ovunque per la qualità dei suoi prodotti. Potrete trovare per esempio asciugamani elettrici Mediclinics anche dall’altra parte del globo, oppure più semplicemente sulla Torre Eiffel o allo stadio Bernabeu. O, rimanendo nel nostro paese, da Burger King o McDonald.

Una storia lunga quarant’anni che oggi permette all’azienda di disporre di un catalogo prodotti vasto e completo, che illustra le diverse categorie di articoli commercializzati: non solo asciugamani elettrici, quindi, ma anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio, hotellerie e barre disabili. No Made in China, ed acciaio inox, quello vero… Mediclinics oggi punta tutto sull’innovazione, dedicando alla stessa grandi e continui investimenti, e curando al contempo aspetti ormai fondamentali nell’etica di una multinazionale, quali il risparmio energetico, l’ecologia ed il rispetto dell’ambiente. Una connotazione che è dimostrata ampiamente dai prestigiosi certificati Green Spec ottenuti negli anni.

Parlando di asciugamani elettrici, oggi ci sono quelli che possiamo definire “di nuova generazione”, ovvero Dualflowplus e Machflow, che mantengono la tradizione e rappresentano garantiscono l’evoluzione di una storia cominciata oltre 40 anni fa con Saniflow. Anche in tempi di crisi, Mediclinics ha scelto di continuare a produrre articoli che non avessero alcun compromesso in termini di qualità, ma veicolando la propria linee di prodotti sempre verso un’ottica di ottimo rapporto qualità/prezzo, per poter arrivare a qualsiasi cliente e soddisfarlo pienamente, in fase di pre e post vendita. Oggi la carta è un lontano ricordo per migliaia di imprese che si sono rivolte a loro.

Agenzie SEO

Eccoci qua ancora una volta a parlare di posizionamento di siti Internet: che si tratti di SEM, SEO o semplicemente geo-localizzazione, essere presenti in prima pagina quando un utente ricerca il nostro business è assolutamente fondamentale. Ecco allora che ci vengono in aiuto aziende specializzate in attività di questo tipo: attenzione, non stiamo parlando di vendita “keyword al chilo”, che è la tendenza di molte grosse società (italiane e non) ed un approccio totalmente errato all’argomento. Il cliente finale, infatti, non vuole investire semplicemente per apparire tra i primi risultati dei motori di ricerca su parole chiave stabilite “a tavolino”, ma vuole intercettare le reali richieste indirizzate al suo business.

WebSenior, agenzia SEO specializzata in posizionamento di siti web e con una propria sede nella zona di Monza, ci spiega come sviluppare un progetto di web marketing di successo: “l’analisi preliminare sarà il progetto portante di tutte le attività successive. Capire quali esigenze hanno i tuoi utenti e cosa cercano sul web, come lo cercano, perchè scelgono un sito piuttosto che un altro, come portarli alla conversione, ovvero ad una richiesta di contatto”. Ecco allora che un’accurata fase di analisi (e non la vendita al chilo della quale parlavamo) richiede tempo e conferma la serietà della proposta che possiamo ricevere dalla web agency di turno. E poi?

“La SEO riteniamo sia l’azione più efficace nel medio-lungo termine: ancora oggi molti utenti web preferiscono selezionare un risultato organico piuttosto che a pagamento, e l’investimento può ripagare in un arco di tempo ragionevole, chiaramente se il lavoro viene svolto in modo ottimale. Inoltre, non si rende necessario un budget mensile, perchè il grosso delle attività si concentra nei primi 6-12 mesi, e può portare a risultati durevoli nel tempo”.

Interessante no? Prossimamente parleremo però di come il posizionamento di siti web debba essere accompagnato da altre attività di web marketing efficaci ed in linea con gli obiettivi che si intendono raggiungere.

L’1,9% delle aziende italiane viene colpito da ransomware ogni settimana

A livello globale nel 2021 in media un’azienda su 61 viene colpita una volta a settimana da attacchi ransomware, con un incremento del 9% rispetto al 2020, e gli attacchi informatici verso le aziende sono cresciuti del 40% in un anno. In Italia vengono colpite da ransomware ogni settimana l’1,9% delle organizzazioni. Secondo il rapporto diffuso da Check Point Research, divisione Threat Intelligence di Check Point Software Technologies, se l’Africa è l’area maggiormente presa di mira l’Europa e il Nord America sono alle prese con il più grande aumento del numero di attacchi tra il 2020 e il 2021. In generale, i settori che hanno visto il maggior numero di attacchi informatici sono l’istruzione e la ricerca, la PA e l’esercito, e la sanità, riporta Ansa.

La percentuale di cyberattacchi verso le organizzazioni italiane è del 36%

Nel 2021 la percentuale di cyberattacchi verso le organizzazioni italiane è del 36%, e rispetto al 2020 le aziende italiane subiscono mediamente 903 attacchi informatici a settimana. A livello globale, dopo una piccola diminuzione nelle settimane precedenti, da marzo 2020 si è verificato un significativo aumento nel numero medio settimanale degli attacchi registrati dalle aziende. A settembre 2021, con oltre 870 attacchi, il numero medio di attacchi settimanali registrato da ogni azienda ha raggiunto il picco, ed è più del doppio rispetto a marzo 2020. Nel 2021 le aziende che hanno registrato il più alto volume di attacchi sono in Africa, con una media di 1615 attacchi alla settimana per azienda, e un incremento del 15% rispetto al 2020.

Istruzione, ricerca, PA, esercito e sanità i settori più colpiti

I settori che vedono il maggior numero di attacchi informatici sono l’istruzione/ricerca, con una media di 1468 attacchi alla settimana per organizzazione, e un incremento del 60% rispetto al 2020, la pubblica amministrazione/esercito, con 1802 e un incremento del 40%, e la sanità con 752 attacchi e un incremento del 55%. Il settore ISP/MSP quest’anno è quello più colpito dal ransomware. Il numero medio settimanale di organizzazioni colpite in questo settore nel 2021 è una su 36, con un incremento del 32% rispetto al 2020. La sanità è al secondo posto, con un’organizzazione colpita su 44 e un incremento del 39%, seguita dai vendor di software, con un’organizzazione su 52, e un incremento del 21% sul 2020.

Botnet, banking malware, cryptominer i malware più diffusi

La regione APAC vede il più elevato volume di tentativi di attacchi ransomware, riporta Data Manager Online, con un’organizzazione su 34 colpita ogni settimana (-10% rispetto al 2020). Il tipo di malware che ha colpito maggiormente le aziende è la botnet, con una media dell’8% delle organizzazioni colpite settimanalmente, e un decremento del 9% rispetto allo scorso anno. Al secondo posto si piazza il banking malware (4,6% delle organizzazioni e incremento del 26%) e i cryptominer (4,2% delle organizzazioni e incremento del 22%).

Italiani sul podio nella lotta allo spreco alimentare

La 2° Giornata Mondiale di consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari, caduta lo scorso settembre, è stata l’occasione per presentare la campagna Spreco Zero che Last Minute Market ha promosso con Ipsos e con l’Università di Bologna-Distal, presentando il primo Cross Country Report dedicato a ‘Food&Waste around the World’. L’indagine è stata realizzata con un campione statistico di 8mila cittadini di 8 Paesi del mondo (Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Cina, Russia). Oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento delicato come è quello della lotta allo spreco di cibo, l’occasione è stata anche particolarmente lusinghiera per il nostro paese. Gli italiani, infatti, in valori assoluti guidano la ‘hit’ dei popoli più virtuosi del Pianeta con 529 grammi di cibo sprecato a testa nell’arco di una settimana.

I meno virtuosi sono cinesi e statunitensi

Tra i Paesi intervistati meno virtuosi compaiono la Cina e gli Stati Uniti. Il 75% dei cittadini cinesi dichiara di gettare il cibo una o più volte alla settimana, a seguire gli statunitensi. Il 55% degli americani, infatti, afferma di sprecare il cibo almeno una volta a settimana. Si tratta di percentuali decisamente alte e in prospettiva poco sostenibili.

Gli europei si comportano meglio In termini di frequenza dello spreco alimentare gli intervistati europei segnalano livelli più bassi (in media, il 68% dichiara di sprecare meno di una volta alla settimana), invece, i nordamericani segnalano livelli più alti di spreco alimentare (in media, il 57% degli intervistati dichiara di sprecare meno di una volta a settimana). In valori assoluti, gli italiani sono tra i cittadini più virtuosi del pianeta con 529 grammi di cibo sprecato a testa nell’arco di una settimana. Al contrario, gli statunitensi e i cinesi rientrano nella categoria dei cittadini meno virtuosi. Rispettivamente parliamo di 1453 g. e 1153 g. di cibo sprecato settimanalmente. A seguire i canadesi con 1144 g., i tedeschi con 1081 g., gli inglesi con 949 g., gli spagnoli con 836 g. e i russi con 672 g. Chili e chili di alimenti che ogni settimana vengono gettati nell’immondizia.

La moda italiana è sempre più green

La pandemia da Covid-19 e la preoccupazione relativa al cambiamento climatico hanno stimolato le aziende italiane del settore della moda a riclassificare le proprie priorità. L’89% delle aziende ora infatti investe in sostenibilità, il 45% in più rispetto al 2020. Dal canto loro, i consumatori, hanno sviluppato maggiore sensibilità al tema della sostenibilità, con la domanda di capi second hand, ad esempio, aumentata del 45% nel periodo compreso tra novembre 2019 e febbraio 2020. Anche la moda, insomma, diventa sempre più green e sostenibile. È quanto emerge dal report su Moda e Sostenibilità di Cikis, società che aiuta le aziende della moda ad attuare strategie e piani operativi sostenibili.

Aumenta la richiesta da parte del mercato

Più in particolare, l’analisi ha coinvolto 47 brand e 53 aziende della filiera con interviste. Si tratta di aziende che dichiarano un fatturato superiore a un milione di euro, quelle che più probabilmente dispongono delle risorse economiche necessarie per poter effettuare investimenti concreti in sostenibilità. Di fatto, la crescita degli investimenti nell’ambito della sostenibilità si deve soprattutto all’aumento di richieste da parte del mercato. Benché gli investimenti che denotano maggiore consapevolezza siano ancora pochi, il 53% delle aziende dichiara di investire in sostenibilità per ragioni di competitività, e circa il 20% per rispondere alle richieste dei consumatori.

Cambiare packaging e comunicazione non basta

Il Report evidenzia diversi livelli di impegno in sostenibilità, in base al numero delle pratiche intraprese e alla loro rilevanza. “Il cambiamento di packaging e di comunicazione, ad esempio, se non associato ad altre misure, ha scarso peso sull’impatto ambientale complessivo – spiega Serena Moro, Founder di Cikis -. Rispetto al 2020, quando molte aziende citavano come pratica di sostenibilità implementata l’esclusiva sostituzione del packaging con alternative più sostenibili, quest’anno nessuna azienda ha dichiarato di aver implementato esclusivamente questa misura”.

Il rischio è di incorrere nel greenwashing 

“Inoltre, dalla nostra analisi emerge che alcune aziende, circa il 20%, sottovalutano il proprio impegno, mentre altre, il 25%, lo sopravvalutano, rischiando di incorrere nel cosiddetto fenomeno del greenwashing”, continua Moro. Quello ambientale non è tuttavia l’unico aspetto rilevante. In seguito all’emergenza Covid-19 la tutela delle persone e il welfare aziendale sono diventati requisiti sempre più richiesti da parte dei consumatori. E rispetto all’anno scorso le aziende che stanno lavorando su aspetti sociali sono aumentate del 150%. In ogni caso, le aziende che si avvalgono di un esperto esterno per diventare più sostenibili riescono a raggiungere livelli elevati di sostenibilità con maggiore facilità. E a posteriori, percepiscono meno il problema dei costi.

A luglio e agosto battuta d’arresto per le richieste di muti e surroghe

Dopo un primo semestre dell’anno caratterizzato da una crescita delle richieste pari al +20,6%, corrispondente periodo del 2020, nei mesi di luglio e agosto le istruttorie registrate sul sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF, relative alla richiesta di muti e surroghe, hanno fatto segnare una secca battuta d’arresto. A luglio si sono infatti attestate a -21,4% e ad agosto a -27,1%, tornando sostanzialmente sui volumi che si registravano nel 2019, ovvero prima dell’esplosione della pandemia. La flessione registrata negli ultimi due mesi va però letta come un rimbalzo tecnico, considerando che nei mesi estivi del 2020 si erano concentrati volumi di richieste elevati, accumulati durante il primo lockdown.

Richiedenti under 35, l’unico segmento in crescita

La dinamica è parzialmente attenuata dalla vivacità degli under 35, che stimolati dalle agevolazioni statali, da tassi prossimi ai minimi storici, e un costo delle abitazioni ancora appetibile, risultano l’unico segmento in crescita. Nel complesso la fascia di età al di sotto dei 35 anni è l’unica ad aver fatto registrare volumi di richieste in crescita nei primi 8 mesi del 2021, risultando fondamentale per la tenuta dell’intero comparto. Osservando la distribuzione delle istruttorie di mutuo in base all’età del richiedente, l’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF evidenzia come in questa prima parte dell’anno la fascia compresa tra i 35 e i 44 anni risulti maggioritaria, con il 29,5% sul totale delle richieste.

Una domanda sostenuta prevalentemente dai nuovi mutui d’acquisto

“Rispetto al recente passato va però sottolineato come in questa fase la domanda sia prevalentemente sostenuta dai nuovi mutui d’acquisto – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -, a conferma della centralità della casa nei progetti di investimento degli italiani, mentre le surroghe continuano a ridurre il proprio peso a causa della progressiva contrazione della platea di mutuatari per i quali la rottamazione del vecchio finanziamento risulta ancora conveniente. Al netto dell’andamento degli ultimi due mesi, che scontano il confronto con un corrispondente periodo fortemente condizionato dalla prima ondata pandemica, nel complesso il numero di richieste di mutui e surroghe risulta sostanzialmente allineato ai volumi del 2019”.

Crescono importo medio richiesto e piani di rimborso tra 25 e 30 anni 

Al contempo, continua la crescita dell’importo medio richiesto, che dopo aver toccato il record assoluto degli ultimi 15 anni a luglio (141.422 euro), ad agosto si attesta a 137.945 euro.  Anche in questo caso il dato è condizionato sia dalla propensione degli italiani a richiedere un importo più elevato, grazie a un costo del denaro contenuto, sia per la minore incidenza dei mutui di sostituzione, che per natura si caratterizzano per un importo più basso.
Se da un lato gli italiani mostrano di privilegiare mutui per un importo compreso tra i 100.000 e i 150.000 euro, con il 29,8% del totale, al contempo si consolida l’orientamento verso piani di rimborso sempre più lunghi. La classe maggiormente richiesta risulta essere quella tra i 25 e i 30 anni (26,8%), l’unica ad avere visto crescere il proprio peso rispetto al 2020. 

Nuova normalità e benessere. I sei cambiamenti post-Covid

Si parla spesso di nuova normalità, per sottintendere il fatto che dalla pandemia in poi siamo profondamente cambiati, ma cosa significa nel campo del wellness? Torneremo o no in palestra? Dimenticheremo i rischi e i moniti dei medici per ritornare (poco in forma) come prima? La notizia è che saremo sempre più attenti al nostro benessere e alla forma fisica, e col pallino per una salute più olistica. Secondo il report globale The Next Normal 2030 a cura di McKinsey, dopo la pandemia saremo più interessati a sei aspetti particolari relativi al benessere, ovvero salute, fitness, alimentazione, look, metodi per dormire e per rilassarsi.

Boom di trattamenti beauty, Mindfullness e prodotti per facilitare il sonno

Entro il 2030 assisteremo a un boom di servizi estetici,dalle punturine anti rughe rimpolpanti ai trattamenti clinici come dermoabrasione, tatuaggi e trucco personalizzato. Tutto però in nuove location: gli ambulatori medici diventeranno profumerie e le profumerie centri di medicina estetica. La ricerca della consapevolezza, attraverso tecniche di mindfulness, diventerà poi un aspetto essenziale delle nostre vite. Il fenomeno è destinato a crescere e la tecnologia e i dispositivi elettronici indossabili faranno la parte del leone. La pandemia ha però anche accentuato l’ansia, e se non sorprende il boom dei prodotti per facilitare il riposo, e i dispositivi hitech per migliorare il sonno, tramite la musica o massaggi rilassanti, profumi per aromaterapia e altro.

Palestre ibride, istruttori influencer e alimentazione

Dopo la casa e l’ufficio alle palestre spetterà l’appellativo di ‘terzo luogo’. Entro il 2030 ci torneremo, ma in modo nuovo: le soluzioni casalinghe del fitness andranno per la maggiore e ai templi del wellness spetterà un ruolo chiave di monitoraggio, motivazione, guida e coaching per il nostro benessere. E gli istruttori più bravi e carismatici saranno i nuovi influencer, con lezioni e tecniche che impartiranno anche nella versione online. Quanto all’alimentazione, nei supermarket leggeremo sempre di più le etichette dei prodotti per il nostro wellness. L’abbiamo imparato negli ultimi due anni: controlliamo che non ci sia lo zucchero e che gli ingredienti siano sostenibili.

Dal dottore e in farmacia solo se strettamente necessario

I metodi di cura di sé una volta detti ‘alternativi’ e visti con sospetto saranno sempre più inglobati nelle abitudini comuni. I dispositivi usati dagli specialisti negli ambulatori per fare diagnosi entreranno nelle case e i farmaci di uso comune traslocheranno dal bancone del farmacista agli scaffali di libero shopping. Cresceranno gli OTC (farmaci senza ricetta), gli integratori e i dispositivi medici di teleconsulenza per diagnosi, prevenzione e trattamento da eseguire direttamente a casa propria, riporta Ansa. In crescita l’e-commerce dei prodotti salutistici, perché l’abitudine a fare shopping online (anche con l’opzione compra online e ritira in farmacia) si è consolidata negli anni dei lockdown.

Tecnologia di consumo, primo semestre 2021 con crescita a doppia cifra per tutti i settori

Il trend va avanti da diversi mesi, in alcuni casi spinto addirittura dalla pandemia, e soprattutto non accenna a rallentare: gli italiani sono dei veri e propri fan della Tecnologia di consumo. L’appeal di telefoni, device vari, elettrodomestici e gadget tecnologici per la casa è infatti in costante aumento, tanto che il valore complessivo del mercato interno nel primo semestre del 2021 è aumentato del +21,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. Lo rivela l’ultima indagine di GfK Market Intelligence. La crescita delle vendite nei primi sei mesi di quest’anno è stata trainata in particolar modo dai negozi tradizionali (+75,5%) più che dai canali online (+24,5%). La spiegazione di queste proporzioni arriva direttamente dal report: “Questo incremento maggiore su base annua è ovviamente legato alle chiusure dei negozi durante il primo lockdown della primavera 2020, che aveva portato ad un rallentamento delle vendite nei negozi fisici e ad una crescita del ricorso all’e-commerce da parte degli italiani” precisa l’analisi.

Chi sale…

In generale sono in crescita tutti i comparti, con performance particolarmente positive per l’Elettronica di consumo, il Grande Elettrodomestico e la Telefonia. Dopo mesi di crescita sostenuta, rallentano le vendite di prodotti IT Office e di Piccoli Elettrodomestici, che nel mese di giugno registrano segni negativi. Il settore che cresce di più è quello dell’Home Comfort (+52,1%), per ragioni legate alle condizioni atmosferiche di questi primi sei mesi del 2021, con un forte incremento delle vendite di condizionatori e ventilatori negli ultimi mesi di rilevazione. In forte crescita anche la Fotografia (+45,9%), ovviamente grazie alla ripresa delle attività outdoor. Per quanto concerne l’Elettronica di consumo, è stato un semestre d’oro per la vendita di Televisori (+31,2%), per effetto di grandi eventi sportivi ma anche dell’annunciato switch-off che ha convinto molti italiani ad acquistare un nuovo televisore, e di Grandi Elettrodomestici (+27,8%). Crescita a doppia cifra anche per il comparto della Telefonia (+21,1%), il più importante per giro d’affari del mercato italiano della Tecnologia di Consumo.

…e chi scende

I due settori che segnano il passo, pur rimanendo in territorio positivo, sono quelli del Piccolo Elettrodomestico (+16,3%) e del settore IT Office (+13,2%). Bisogna però ricordare che questi due comparti sono quelli che hanno visto gli incrementi maggiori nel corso del 2020 e ora rientrano nella normalità del mercato. Andando a vedere i dati più recenti, riferiti a giugno 2021, il mercato della Tecnologia di consumo risulta complessivamente in crescita del +6,2% rispetto allo stesso mese del 2020. 

Internet è un diritto fondamentale: deve essere garantito a tutti

Sono 46 milioni gli italiani dotati di una connessione a internet, e l’emergenza sanitaria ha sancito l’accesso a internet nel novero dei diritti fondamentali. L’86,3% degli italiani è infatti convinto che l’accesso a internet deve essere garantito a tutti, ovunque e comunque. I numeri dimostrano infatti che il web ormai è una risorsa essenziale per dare continuità alle attività lavorative, lo studio e le relazioni sociali, soprattutto durante la pandemia. Lo evidenzia il Rapporto Il valore della connettività nell’Italia del dopo Covid-19, realizzato dal Censis in collaborazione con WindTre.

Servono investimenti infrastrutturali, ma i margini sono ridotti

Per l’88,9% degli italiani che ne erano dotati, la propria connessione su rete fissa ha funzionato bene durante l’emergenza sanitaria. Protagonisti essenziali durante la pandemia e nel nuovo contesto post Covid-19, gli operatori Tlc da tempo però operano con margini ridotti a causa di tariffe che risentono della pressione concorrenziale e investimenti infrastrutturali crescenti. Lo sforzo competitivo degli operatori è compreso solo in parte dalla popolazione: infatti, per il 44,7% degli italiani in questi anni le tariffe non si sono ridotte, mentre il 41% pensa il contrario e il 14,3% è incerto. Come uscire dal cortocircuito? Per l’83,6% degli italiani una possibile exit strategy consiste nel far pagare una fee ai giganti del web.

Tredici milioni di italiani vogliono potenziare la connessione

Come viene utilizzato internet? Il 91,5% degli italiani tiene contatti online con familiari, amici e conoscenti, il 78,9% usa internet per questioni legate alla salute, e molti altri per pagare bollette, multe, tasse, per le attività del tempo libero, fare acquisti online, per lavoro o per attività didattiche. Insomma, occorre attrezzarsi al meglio. Tredici milioni di italiani nei prossimi mesi vogliono potenziare la propria connessione su rete fissa, 3 milioni vogliono attivarla per la prima volta, e il 60,4% è favorevole a rendere il 5G subito operativo ovunque.
Solo il 14,4% si dichiara contrario, ritenendolo dannoso per la salute. Scarso è quindi il credito delle fake news per cui il 5G sarebbe nocivo per la salute: l’80% infatti lo ritiene sicuro.

Ma il web non è privo di rischi

Consapevoli delle sue potenzialità, allo stesso tempo per gli italiani il web non è un paradiso privo di rischi, tra paura delle frodi durante le operazioni bancarie o gli acquisti online, del libero accesso alla rete da parte dei minori o la possibile dipendenza dai social network, oppure è spaventato dagli hater. Ma quando si sceglie la tariffa, oltre al prezzo cosa considerano gli italiani? Innanzitutto velocità di connessione (52,6%), poi affidabilità e assenza di interruzioni (47,6%), un servizio di assistenza rapido e raggiungibile (36,1%), la presenza di servizi di sicurezza informatica (31,1%), la protezione dei minori (19,7%), e l’impegno dell’operatore per la tutela dell’ambiente (10,6%). Si tratta di un insieme di variabili ritenute imprescindibili, e il 44,3% degli italiani è pronto a pagare qualcosa in più per averle.

Attese e desideri sulla casa delle famiglie italiane nel 2021

Il Covid ha avuto un effetto dirompente sulle abitudini degli italiani, coinvolgendo due temi chiave del Paese, la casa e la famiglia, strettamente connessi con il welfare e il risparmio, pilastri della società. È lo scenario complesso e in divenire che emerge dal Rapporto Nomisma “La Casa e gli Italiani”, secondo cui le famiglie italiane sognano un nuovo modello di abitare. Si tratta di un modello che tenga conto dei forti cambiamenti portati dalla pandemia, ovvero l’accelerazione digitale che sta caratterizzando la collettività, una nuova domanda di socialità ma anche l’imprevedibilità che il Covid ha reso fortemente attuale. Ma i rischi di una diffusa “miopia familiare” possono portare a scelte non basate sulle reali possibilità di acquisto di una abitazione.

Ricerca di nuovi spazi, nuove modalità di lavoro e nuovi modelli di vita

“Ricerca di nuovi spazi in seguito all’isolamento forzato, nuove modalità di lavoro come lo smart working, nuovi modelli di vita e una maggiore attenzione all’ambiente: sono questi i principali effetti che il Covid ha prodotto sull’abitare – dichiara il Senatore Gilberto Pichetto Fratin, vice Ministro  dello Sviluppo Economico -. La pandemia ha evidenziato il ritorno a una voglia di proprietà nuova e diversa dal passato, dalla fase della grande inurbamento che aveva portato allo svuotamento dei piccoli centri, ma anche sottolineato le difficoltà degli anziani, dei giovani e di altre categorie”.

Ottimismo o miopia familiare?

Nonostante la più grande crisi del dopoguerra, le evidenze restituiscono una apparente “tenuta” delle famiglie italiane: solo 1 su 4 ha avuto un calo del reddito.
In questo senso è più comprensibile il perdurare di una certa “miopia familiare”, secondo cui per il 76% degli italiani ci saranno possibili difficoltà del sistema economico, ma solo per il 46% tali difficoltà potranno avere ripercussioni nel proprio perimetro familiare.
“Tale miopia, unita a una comunicazione pubblica orientata alla rassicurazione a prescindere, potrebbe non consentire una visione equilibrata e rischia di indurre molti nuclei a scelte poco razionali, in relazione alla propria condizione socio-economica, soprattutto quando per tutti arriverà il conto da pagare del debito accumulato”, osserva Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma.

Propensione al risparmio e intenzioni di acquisto

Sul fronte del risparmio diminuisce la quota di famiglie che non riesce a risparmiare, che passa dal 28,8% al 23,4%, con punte del 65% tra i capifamiglia con età comprese tra 35-44 anni, del 78% tra i lavoratori autonomi, del 67% tra gli imprenditori. Al contempo, il 48,2% dichiara di aver risparmiato in modo simile rispetto al passato e il 7,6% di aver accresciuto la capacità di accantonamento. 
Nomisma poi classifica il popolo dei potenziali acquirenti in tre categorie: gli “equipaggiati”, 1 milione di famiglie (3,9%) con un reddito adeguato e possono garantire una domanda in sicurezza, gli “incauti” (1,8 milioni, 7%) che presentano un reddito appena sufficiente a soddisfare le esigenze primarie, e gli “sprovveduti” (504 mila famiglie, 1,9%) che pur avendo una insufficienza reddituale non si fanno problemi e intendono comprare casa.

Le prospettive per i Millennials dopo un anno di Covid

A oltre un anno dall’inizio della pandemia le esigenze lavorative e le abitudini domestiche di un’intera generazione sono state stravolte al punto da influire sulle prospettive future. Cercare un nuovo inizio provando a cambiare lavoro, casa, ambiente, città, pianificare un viaggio, breve o lungo, sta aiutando i Millennials a concentrarsi sulla qualità della vita, mettendo in secondo piano vecchie abitudini e sicurezze. Housing Anywhere, la piattaforma di affitto di alloggi per studenti e giovani professionisti, ha condotto un sondaggio online per evidenziare l’impatto che la pandemia ha avuto sulle abitudini dei nati tra il 1981 e il 1996.

La vita tra le mura di casa si è trasformata

I dati mostrano che circa il 71,5% degli intervistati non è più interessato a vivere nella stessa città in cui lavora o studia, preferendo di gran lunga pensare alla qualità della vita e ai servizi che altri luoghi, magari meno metropolitani, possono offrire. La vita tra le mura di casa poi si è completamente trasformata, tanto che il 43% degli intervistati ha avvertito per la prima volta la necessità di avere a disposizione spazi open-air, magari circondati dalla natura, rivalutando la presenza di balconi, giardini e parchi nelle vicinanze. Parallelamente, la stessa percentuale ha dichiarato di aver provato a rendere più vivibile la propria abitazione adattandola alle nuove esigenze. Solo il 14% sembra non aver avvertito alcun bisogno di cambiamento.

Altri quartieri o città più adatte alla new-normality

La dimensione casalinga è quindi diventata una priorità, tanto da portare molte persone a decidere di stravolgere i propri spazi abitativi e tante altre a cambiare radicalmente casa, spostandosi in altri quartieri o città più adatte alla new-normality. I dati riflettono proprio questo desiderio di cambiamento, con il 71% degli intervistati che dichiara di aver cambiato casa poiché aveva bisogno di spazi più grandi. Ma nonostante la flessibilità data dallo smart working e della DAD, e nonostante il forte desiderio di spostarsi altrove, il 72% degli intervistati non ne ha avuto la possibilità a causa dei termini di affitto imposti dai proprietari di casa, o da clausole contrattuali di disdetta troppo restrittive.

Come riacquisire l’ottimismo perduto?

I cambiamenti e le incertezze a cui siamo stati sottoposti nell’ultimo anno e mezzo hanno avuto un impatto forte sulle prospettive di vita dei Millennials coinvolti. Se da un lato il 43% ha dichiarato di sentirsi diverso da prima senza sapere bene come affrontare la vita con la nuova normalità, dall’altro, il 72% ha mostrato impegno e volontà nel cambiare la propria situazione provando a trovare un nuovo lavoro o pianificando un cambio di direzione per riguadagnare il tempo perduto in un anno di pandemia. Bisognerà quindi darsi da fare per riacquisire l’ottimismo perso e ricominciare la vita. Il 29 % dei Millennials è già sulla buona strada, dichiarando la propria propensione a grandi e piccoli progetti di viaggio, incuranti del budget o delle limitazioni lavorative o di studio.