Imprevisti a livello mondiale, come devono cambiare i dirigenti aziendali

Dopo la pandemia, gli sconvolgimenti che hanno colpito il mondo, ancora una volta a livello globale. In questo scenario, con i venti di guerra che arrivano dall’Ucraina, le aziende non possono permettersi il lusso di stare a guardare. Già pesantemente colpite dagli effetti del Covid, le imprese devono vedere il tiro della loro business strategy. In questo contesto socio-politico complicato, i dirigenti aziendali si trovano a dover affrontare nuovi inattesi ostacoli e rischi alla crescita delle proprie imprese, in molti casi ridisegnando la propria strategia aziendale e puntando decisamente su alcuni fattori. In particolare sostenibilità, fusioni e acquisizioni sono ritenuti centrali per accelerare le nuove strategie di crescita in ottica esg e aumentare il contenuto tecnologico delle aziende. Sono alcune delle evidenze emersa dall’EY ceo outlook survey, uno studio realizzato su oltre 2.000 ceo di aziende (di cui 70 in Italia), di 46 Paesi e 13 diverse industries. La ricerca fornisce indicazioni sulle aspettative dei leader aziendali per la crescita futura e la creazione di valore a lungo termine, oltre a suggerire le principali tendenze e gli sviluppi che incideranno sulle strategie di business delle aziende italiane e internazionali.

Gli interventi adottati dai ceo

A seguito della pandemia e dei suoi pesanti strascichi, l’83% dei ceo italiani (79% di quelli internazionali) ha messo a terra piani operativi per modificare la supply chain. Mentre il 53% (55% dei ceo internazionali) sta rivedendo la strategia aziendale nel suo complesso. Nell’incerto e mutevole scenario attuale, la maggior parte degli amministratori delegati italiani (64%) indica gli investimenti in tecnologia come chiave per ottimizzare i costi, migliorare le relazioni con gli stakeholder e perseguire percorsi di sostenibilità. In tal senso, quasi la metà degli interpellati (48%) sostiene che diventare un esempio nella sostenibilità rappresenterà sempre di più un vantaggio a livello di competitività dell’azienda.

Fusioni e acquisizioni

Fusioni e acquisizioni (m&a) rimangono un’opzione strategica specie per rafforzare le strategie esg e di sostenibilità, ma con un’attenzione particolare ai mercati nazionali o locali. Nonostante i primi mesi del 2022 abbiano visto un rallentamento sia di volumi che di operazioni di m&a rispetto allo stesso periodo del 2021, il 74% delle aziende sta portando avanti acquisizioni o fusioni nel proprio mercato interno o regionale/locale. A livello di ceo italiani, il 44% si aspetta che le proprie aziende perseguano acquisizioni nei prossimi 12 mesi, un dato in netto aumento rispetto al 35% dell’inizio 2021. Alla domanda di identificare le principali tendenze nel mercato delle fusioni e acquisizioni nel 2022, i ceo hanno affermato che si aspettano un aumento delle acquisizioni cross-industry (63%) e un ruolo decisivo del private equity (62%).

La sostenibilità come driver

Principale attenzione e risorse oggi sembrano essere dirette verso il business già in atto (indicato dal 25% dei ceo italiani) per accelerare la crescita e la creazione di valore. Per il 24% (20% dei ceo internazionali) invece è prioritario investire nella transizione digitale, per il 17% (13% delle aziende straniere) nella sostenibilità. Tra i principali driver della propria strategia di sostenibilità, il 24% degli imprenditori italiani indicano il fatto che diventare leader nella sostenibilità porti un vantaggio in termini di competitività e credibilità aziendale.

I consigli per un colloquio di lavoro senza stress

“Tutti, anche chi ha alle spalle una lunga carriera costellata da successi professionali, provano almeno un po’ di agitazione nel presentarsi a un colloquio di lavoro”, spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati.
Lo stress è infatti certamente un nemico delle buone prestazioni, porta ad apparire insicuri, a dare risposte sbagliate, a non pensare chiaramente. Chi sta cercando una nuova occupazione sa quanto è importante essere contattati per una job interview. Ma una cosa è essere invitati a un colloquio di lavoro, un’altra è essere selezionati tra gli altri candidati per essere assunti. Durante il colloquio è necessario confermare quanto l’azienda ha visto nel cv, ma lo stress può rovinare tutto. Ma come si combatte lo stress per dare il meglio durante l’incontro con l’head hunter o il recruiter?

“La chiave è la preparazione”

“La chiave – spiega Adami – è la preparazione”. Quando ci si sente pronti, lo stress diminuisce. Ma cosa significa prepararsi per una job interview? Secondo l’head hunter, gli step per prepararsi a un colloquio di lavoro sono 5. Il primo è esercitarsi a rispondere alle domande più probabili.
“Il fatto di allenarsi a casa, da soli o con qualcun altro, a rispondere alle potenziali domande del selezionatore, può aiutare a farsi trovare pronti”, conferma Adami. 
Prima di un colloquio risulta anche premiante trovare informazioni sulla storia, sulla filosofia e sulle attività dell’azienda. “È possibile trovare dati utili sul relativo sito web, sui social, sulla stampa locale e settoriale – aggiunge Adami-. In questo modo si conoscerà meglio il proprio interlocutore, e si potranno avere indizi importanti sul tipo di candidato che stanno cercando”.

In orario, e con l’outfit adeguato

“L’orario giusto, l’abbigliamento consono: un candidato che si presenta al colloquio in ritardo, o quello che si presenta con un outfit del tutto diverso da quello che si richiederebbe in azienda, inizia inevitabilmente con il piede sbagliato – sottolinea l’head hunter -. Non si viene certo premiati per il modo di vestire, ma è possibile sicuramente perdere punti nel momento in cui ci si presenta con un outfit che dimostra non essere in linea con la cultura aziendale”.

Dare risposte chiare e sincere

“Il selezionatore pone domande precise per raccogliere risposte altrettanto precise – ribadisce Adami -. Per il candidato è quindi premiante dare risposte dettagliate, evitando affermazioni generiche. Allo stesso tempo, è bene non dilungarsi, così da poter dimostrare capacità di sintesi”. Ma prima di presentarsi a un colloquio di lavoro è bene mettersi dalla parte del selezionatore o della stessa azienda, per “leggere il proprio curriculum vitae con i loro occhi – consiglia Adami -. Ci sono incongruenze nella propria carriera? Perché sono state fatte determinate scelte? Perché si è deciso di cambiare lavoro? Cosa è andato storto nelle occupazioni precedenti? Analizzare questi elementi a freddo, prima del colloquio, può essere prezioso per dare risposte sincere e chiare al momento dell’incontro”.

Password sicura? Servono almeno otto caratteri

Quanto tempo impiega un un hacker medio per capire le password usate per proteggere gli account online e aprirle? Poco, pochissimo, a maggior ragione se la password è semplice. A dirlo è un report di Hive Systems, società di cyber-security, che ha rivelato quanto sia facile impossessarsi delle “chiavi” dei nostri dati.  Ad esempio, se si sceglie di utilizzare solamente numeri, un cybercriminale potrebbe riuscire a scoprire la password in un tempo pressoché immediato. Questo vale sempre, soprattutto se si tratta di 4-11 caratteri. Usare solo lettere minuscole, invece, vuol dire fornire i propri dati direttamente agli hacker. Infatti, le password da quattro a otto caratteri, che sono solo minuscole, possono essere decifrate istantaneamente. Secondo il report, una password composta da nove lettere minuscole può essere scoperta in 10 secondi. Se la password richiede 10 caratteri, quel tempo si espande a 4 minuti. Una password di 11 caratteri, che utilizza nient’altro che lettere minuscole, può essere calcolata in due ore.

Gli hacker sono diventati sempre più bravi e veloci  

Utilizzando un mix di lettere minuscole e maiuscole, le password da quattro a sei caratteri possono essere decifrate istantaneamente. Le password composte da sette caratteri richiedono solo due secondi per essere scoperte, mentre le password con otto, nove e dieci caratteri che utilizzano lettere minuscole e maiuscole possono essere individuate rispettivamente in due minuti, un’ora e tre giorni. Una password di 11 caratteri che utilizza lettere maiuscole e minuscole può tenere a bada un hacker per un massimo di cinque mesi. Anche mescolando lettere minuscole e maiuscole insieme a numeri, l’utilizzo di una password composta da soli quattro o sei caratteri non è affatto sicuro. E aggiungendo simboli al mix, anche una password di sei lettere potrebbe essere decifrata all’istante. In poche parole, le password devono essere lunghe e l’aggiunta di una lettera in più può fare un’enorme differenza nel mantenere i dati personali al sicuro. Ad esempio, utilizzando lettere minuscole e maiuscole, numeri e simboli, una password di dieci lettere potrebbe essere risolta in cinque mesi. Utilizzando le stesse lettere, numeri e simboli, una password di 11 caratteri impiegherebbe fino a 34 anni per essere decifrata.

Un mix di numeri, maiuscole, minuscole e simboli

Per raggiungere un buon livello di sicurezza, Hive suggerisce che una password dovrebbe contenere almeno 8 caratteri, utilizzando un mix di numeri, lettere maiuscole, lettere minuscole e simboli. Una password di 18 caratteri che utilizza il suddetto mix richiederebbe fino a 438 trilioni di anni per essere scoperta da un hacker medio.

Spreco alimentare: Genz Z è consapevole, ma vuole saperne di più

La Generazione Z sa che sprecare il cibo è sbagliato, e vorrebbe essere più informata su questo tema. Il 78% dei giovani è infatti consapevole delle conseguenze ambientali causate dallo spreco alimentare, ma l’84% di loro sostiene che avere più informazioni potrebbe aiutarli a sprecare meno cibo. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Too Good To Go, l’app anti-spreco, condotta su un campione di più di 32 mila studenti tramite le stories Instagram sul profilo da 4 milioni di followers di ScuolaZoo. Il 27 marzo Too Good To Go festeggia il suo terzo anno di attività su territorio nazionale.  E per questa occasione, l’app anti spreco nata in Danimarca nel 2015, ha voluto approfondire le abitudini e i comportamenti della Generazione Z in materia di spreco alimentare, e capire quanto i consumatori del futuro siano consapevoli delle implicazioni ambientali causate dallo spreco di cibo.

Si spreca più di un terzo di tutto il cibo prodotto

Oggi più di un terzo di tutto il cibo prodotto viene sprecato, e questo è causa del 10% delle emissioni di gas serra in atmosfera.
Infatti, il centro di ricerca Project Drawdown ha individuato nel contrasto allo spreco alimentare la soluzione numero 1 per combattere il cambiamento climatico e mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C entro la fine del secolo, così da limitare i danni dei cambiamenti climatici su persone e ambiente. Nonostante la maggior parte dei giovani sia a conoscenza di questo problema, avere maggiori informazioni sul tema potrebbe aiutarli a sprecare meno cibo. Un dato rilevante, considerato che oltre la metà dei giovani ha dichiarato di non aver mai trattato il tema a scuola.

L’importanza di sensibilizzare i più giovani 

“Le nuove generazioni sono il nostro futuro ed è stimolante sapere che sono sempre più attente e sensibili a questi argomenti – commenta Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go -. La collaborazione con ScuolaZoo e l’indagine social rivolta alla sua community ci ha permesso di capire ulteriormente quali siano le reali esigenze dei giovani rispetto a questa problematica. Il fatto che la maggior parte dei rispondenti sia consapevole di ciò che lo spreco di cibo comporta, ma che vorrebbe più informazioni e strumenti per poterlo contrastare efficacemente, ci dimostra quanto la nostra attività, non solo come app anti-spreco, ma anche come movimento di sensibilizzazione, sia importante”, aggiunge Spora.

Spesso il cibo è buono oltre la data di scadenza

Per operare a 360 gradi contro lo spreco alimentare, riporta Adnkronos., Too Good To Go ha lanciato progetti come il Patto contro lo Spreco Alimentare e l’iniziativa ‘Etichetta Consapevole’. Si tratta di un’aggiunta in etichetta dei prodotti con termine minimo di conservazione (Tmc) della specifica ‘Spesso buono oltre’, accompagnata da alcuni pittogrammi esplicativi (osserva, annusa, assaggia). L’iniziativa è nata per sensibilizzare i consumatori sulla differenza tra data di scadenza e Tmc, ora presente in Italia su più di 10 milioni di confezioni di prodotti.

Sicurezza, i rischi del metaverso 

Nel 2021 Facebook Inc. ha abbandonato il proprio marchio “storico” in favore del nuovo nome Meta. Contestualmente, è stata creata una nuova piattaforma, il metaverso, un sistema di realtà virtuale in cui gli utenti creano i propri avatar personali e possono interagire con quelli degli altri. La piattaforma terrà traccia dei movimenti degli occhi, dell’andatura, della dilatazione della pupilla dell’utente e di molti altri dati, generando un avatar che si muove e agisce in modo naturale. Al contempo raccoglierà le informazioni fornite dall’utente. Ma oltre a una serie di ostacoli, come, ad esempio, produrre la potenza di calcolo necessaria a supportare un’ampia platea di utenti, Meta si trova di fronte a un problema che non ha ancora ben chiaro: come affrontare la sicurezza?

Una storia di scandali legati a privacy e fake news 

A quanto riferisce Acronis Meta ha pianificato investimenti per 50 milioni di euro in ricerche incentrate sul miglioramento della sicurezza e della privacy. Per farlo, ha affidato parte delle risorse a istituti terzi come la National University of Singapore, che le impiegherà per indagare sull’utilizzo dei dati. La storia di Facebook però è gravata da infamie quasi inevitabili, e altrettanto prevedibili, in una piattaforma social che accoglie oltre 2,9 miliardi di utenti. Una storia di scandali legati alle fake news, ai presunti tentativi di influenzare tornate elettorali e alle preoccupazioni inerenti sicurezza e privacy. Come si tradurranno questi aspetti nel metaverso virtuale, dove le interazioni saranno molto più personali?

Una piattaforma troppo semplice da usare

L’Italia è un bersaglio particolarmente vulnerabile ai cyberattacchi, e sempre secondo Acronis, l’economia della criminalità informatica ha raggiunto un giro d’affari di circa 2.000 miliardi di dollari. È il segmento a più rapida crescita nell’intera economia criminale, che ammonta complessivamente a 5.000-10.000 miliardi di dollari. Una piattaforma semplice da usare come il metaverso, che attrae principalmente una vasta platea di giovani giocatori, mette le nuove generazioni a rischio.
Ma anche senza i cyber criminali, il metaverso implica altri problemi, ad esempio, esige una capacità di calcolo pari a 1.000 volte quella attualmente utilizzata per supportare il bacino di utenti.
Pur mettendo in atto le idonee misure di sicurezza, i più piccoli corrono comunque il rischio di venire adescati, un problema a cui deve far fronte qualsiasi piattaforma social che attragga minori.

I problemi del gioco virtuale

All’interno dei vari giochi del metaverso prendono poi forma economie virtuali diverse, capaci di mettere a rischio chi ancora non ha acquisito nozioni di finanza e chi è vulnerabile alla dipendenza al gioco d’azzardo. Con tutta probabilità, il metaverso non introdurrà problemi nuovi sulla scena del gioco virtuale, tuttavia non significa che non si debba indagare sulle potenziali problematiche.
Con 3 miliardi di fruitori, il gaming non è certo destinato a svanire, ed è tempo che il mondo si occupi seriamente delle minacce che incombono sulla sicurezza, soprattutto dei più giovani. Non si può vendere la privacy a poco: vale molto più di quel che possiamo immaginare.

Terziario lombardo, il 2021 si chiude con incrementi a doppia cifra

Unioncamere Lombardia ha pubblicato i dati a consuntivo del 2021 per i Servizi e il Commercio al dettaglio, mettendo in evidenza come, anche per l’effetto dell’incremento dei prezzi, siano aumentati  il fatturato di servizi (+16,1%) e commercio al dettaglio (+10,5%). Tuttavia, in questo scenario positivo, le aspettative sono peggiorate. 

+21% per i servizi

Il terziario in Lombardia nel IV° trimestre 2021 registra una crescita del fatturato a due cifre rispetto allo stesso periodo del 2020: +21% per i servizi e +15,2% per il commercio al dettaglio. Il 2021 chiude quindi in maniera positiva, archiviando una variazione media annua rispettivamente del +16,1% e del +10,5% che consente di tornare in entrambi i settori sui livelli del 2020. Il recupero è però anche frutto della accelerazione dei prezzi di vendita, con incrementi congiunturali che nel quarto trimestre hanno raggiunto il +1,5% nei servizi e il +3,2% nel commercio, visto che le imprese hanno scaricato parte dei maggiori costi sui listini per rendere sostenibile la compressione dei margini di reddito. Tensioni sul fronte dei costi, preoccupazioni per le conseguenze sulla domanda dell’aumento dell’inflazione e gli effetti negativi sui consumi delle misure restrittive anti-Covid generano incertezza sulla prosecuzione della crescita a inizio 2022, come testimonia il peggioramento delle aspettative degli imprenditori.

Nei servizi le attività di alloggio e ristorazione registrano la crescita maggiore in media annua (+24,4%), ma il risultato risente dei livelli drammaticamente bassi del 2020: il divario rispetto ai valori pre-crisi è ancora consistente. Anche i servizi alla persona, nonostante la buona crescita (+12,9%) del 2021 non riescono a completare il recupero. Risulta invece positivo il confronto con i valori del 2019 per servizi alle imprese (+12,4% la media annua) e commercio all’ingrosso, dove la rilevante crescita del fatturato (+20,9%) è “gonfiata” dalle dinamiche particolarmente sostenute dei prezzi.
Nel commercio al dettaglio l’incremento del fatturato nel 2021 è legato soprattutto ai negozi non alimentari (+16,9%) con spazi di recupero residui rispetto ai valori pre-crisi; negativo invece il risultato per i negozi specializzati alimentari (-1,1%), caratterizzati da piccole dimensioni.

Ancora lontani dalla situazione pre crisi

“Il 2021 è stato complessivamente un anno positivo per il terziario lombardo, il settore maggiormente penalizzato dalla crisi del 2020 con recuperi a due cifre ma rispetto a un anno davvero drammatico – commenta Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia – Il nuovo anno si apre all’insegna dell’incertezza, con incognite che rappresentano una sfida delicata per tutti, in particolare per la ripresa del comparto dell’accoglienza e del turismo dove siamo ancora lontani dalla situazione pre-crisi”.

Italiani preoccupati per il caro bollette energetiche. Ma non solo

Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a un rincaro generalizzato dei prezzi, ma a preoccupare maggiormente gli italiani è l’aumento delle bollette della luce. Secondo l’ultimo sondaggio condotto nell’ambito dell’Osservatorio Legacoop e realizzato da Ipsos, lo è il 93% dei nostri connazionali. Ma oltre alle bollette della luce, destano preoccupazione anche l’aumento delle bollette del gas, delle materie prime, dei beni di consumo, dei prodotti alimentari e l’inflazione in generale. Di conseguenza, gli italiani prevedono di ridurre i propri consumi, non soltanto di elettricità, gas e carburanti, ma anche di abbigliamento, scarpe, cosmetici e prodotti alimentari.
Circa un italiano su 2, inoltre, ipotizza scenari futuri negativi per la situazione economica e i livelli di risparmio della propria famiglia.

Rincari più forti per gas, energia elettrica, benzina e gasolio

A preoccupare gli italiani è però anche l’aumento dei prezzi delle materie prime (92%), delle bollette del gas (91%), dei beni di consumo (90%) e dei prodotti alimentari (88%). Inoltre, l’87% degli intervistati afferma di essere preoccupato per l’inflazione in generale. I settori e i prodotti dove gli italiani hanno riscontrato i maggiori rincari sono gas, energia elettrica, benzina e gasolio (96%), seguiti dai prodotti di genere alimentare, frutta e verdura (91%), pane e pasta (86%), carne (84%), pesce (82%) e formaggi (78%). A percepire maggiormente gli aumenti di prezzo è il ceto popolare, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari

Ridurre, tagliare o rinunciare ai consumi

La conseguenza diretta dei rincari è data dalla previsione di dover ridurre, o tagliare in modo consistente, fino alla rinuncia, i propri consumi. Una tendenza molto più diffusa tra i giovani (18-30 anni), i residenti nel Sud Italia e le classi sociali più basse.
Anche in questo caso, luce e gas si posizionano al primo posto della classifica, con il 79% degli intervistati che prevede di ridurne il consumo, di cui il 4% prevede la rinuncia a consumare. Dopo luce e gas, con il 71% di riduzioni complessive si posizionano l’abbigliamento (39% limitate, 23% consistenti, 9% la rinuncia), la benzina e il gasolio (per il 44% limitate, per il 23% consistenti, per il 4% la rinuncia). A seguire, le scarpe, con riduzioni dei consumi del 68%, i cosmetici con riduzioni del 67%, e la carne, con riduzioni del 61%. 

Uno scenario negativo per la situazione economica delle famiglie

Ma il tema dei rincari influenza anche le aspettative per il futuro. Il 53% degli intervistati, di cui il 79% nel ceto popolare, il 65% nel ceto medio-basso, il 57% tra gli over 50, prevede uno scenario negativo in merito alla situazione economica per la propria famiglia. E il 53% degli intervistati (77% nel ceto popolare, 65% nel ceto medio-basso, 59% tra gli over 50) esprime un giudizio analogo sotto il profilo della capacità di risparmio.

Cosa sanno le famiglie italiane del metaverso?

Per metaverso si intende una realtà virtuale in cui è possibile connettersi attraverso un ologramma/avatar di sé per interagire con gli altri. Le esperienze fatte in questa realtà virtuale possono essere molto realistiche.

Se ne parla tanto, ma i giovani e i loro genitori sanno davvero di cosa si tratta? A questa domanda risponde la ricerca BVA Doxa Kids per Telefono Azzurro, condotta fra un campione di giovani tra i 12 e i 18 anni e i loro genitori. E dalle risposte la conoscenza della nuova realtà sembrerebbe scarsa. Alla domanda ‘sai cos’è il metaverso?’, il 57% dei giovani risponde no, e solo il 10% di sapere di cosa si tratta, mentre solo il 17% dei genitori dichiara di sapere cos’è, e il 46% di non sa di cosa si tratta.

Gioco e svago gli ambiti di utilità

Inoltre, più della metà dei giovani (52%) ritiene che il metaverso non avrà un impatto significativo sulla vita delle persone, il 25% ritiene che peggiorerà la vita, il 19% che la migliorerà. Solo per il 15% dei genitori il metaverso migliorerà la vita, per il 42% non avrà alcun impatto, mentre per il 43% la peggiorerà. Al totale del campione giovani è stato poi chiesto in quali aree ritengono che il metaverso potrà essere più utile. E le risposte citate sono state, nell’ordine: gioco (23%), svago (13%), interazioni amicali (12%), apprendimento e studio (11%), lavoro (8%), salute (7%), relazioni sentimentali (3%). Per i genitori, al primo posto c’è lo svago (18%), seguito dal gioco (16%), apprendimento e studio (13%), interazioni amicali (9%), lavoro (9%), salute (7%), relazioni sentimentali (3%).
Interessante la percentuale di chi ritiene che il metaverso non serva a nulla: 23% delle risposte (giovani) e 26% (genitori).

Secondo i giovani, ulteriori opportunità offerte dal metaverso sono date da poter vivere tante esperienze diverse (32%), garantire socialità e incontri nonostante le persone si trovino in aree geografiche molto lontane, (23%), dar forma a qualcosa che nella realtà ancora non esiste (22%), sentirsi meno isolati (20%), più uguaglianza e pari opportunità indipendentemente dal livello economico (17%), espressione senza limiti delle proprie inclinazioni (13%). Nello stesso ordine e con percentuali simili le risposte dei genitori. Un 25% dei giovani e dei genitori, però, ritiene che non vi siano opportunità legate al metaverso.

Quali sono le percezioni dei rischi? 

Le risposte dei giovani in merito ai rischi sono: trascurare il mondo reale (40%), rifugiarsi nel metaverso per scappare alla realtà (36%), trascorrere più tempo nel metaverso che nella realtà (33%), vivere una vita più desiderabile rispetto a quella reale (33%), perdere di vista gli obiettivi di vita (28%), venire in contatto con sconosciuti (25%), condividere molte informazioni personali (20%), non garantire pari opportunità (10%).  Le risposte dei genitori evidenziano lo stesso ranking con percentuali analoghe a quelle dei figli. C’è poi un 9% di giovani e un 3% di genitori che ritiene il metaverso privo di rischi.

Lombardia, momento positivo per il comparto dell’edilizia

Momento positivo per il comparto edilizia della Lombardia nel terzo trimestre 2021: a confermarlo ci sono i dati recentemente rilevati da Unioncamere Lombardia.  Nel periodo in esame, infatti, la crescita del volume d’affari per le imprese lombarde di edilizia e costruzioni è prossima al 4% trimestrale, con una variazione su base annua a due cifre (+16,9%). Questa elevata velocità di marcia si mantiene vicina ai due scorsi trimestri (che avevano sfiorato il +5%) e ha pochi precedenti nella serie storica. Con questo ulteriore aumento l’indice del volume d’affari di Unioncamere Lombardia supera quindi quota 105, un livello che non si vedeva da 12 anni a questa parte.

Il ruolo della crescita dei prezzi

Tra le ragioni che hanno portato a questo aumento crescente del volume d’affari c’è sicuramente il ruolo rivestito dall’accelerazione dei prezzi, che mettono a segno un incremento congiunturale del +5,7%. Il surriscaldamento dei listini è indice della necessità delle imprese di compensare i rincari registrati dagli input produttivi, ormai su livelli record e ben al di sopra della possibilità delle imprese di “trasferirli” a valle. Segnali incoraggianti giungono anche dal fronte occupazionale, dove si registra il terzo incremento congiunturale consecutivo del numero di addetti (+0,6%).

Quali sono le aspettative degli imprenditori?

Le aspettative degli imprenditori per il prossimo trimestre rimangono orientate in senso ampiamente positivo: per volume d’affari e occupazione i saldi tra previsioni di crescita e diminuzione si confermano su valori storicamente molto elevati, anche se in fase di stabilizzazione dopo la forte crescita dei trimestri passati.
“Si conferma una fase positiva ed espansiva per l’intero settore, legata a fattori di sostegno non contingenti che dovrebbero proseguire anche nei prossimi mesi – ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio – È necessario sfruttare questa congiuntura per affrontare i problemi che si profilano già all’orizzonte, sia per i rincari e la stessa disponibilità di materie prime e materiali che per formare e preparare adeguatamente le nuove leve di manodopera”

Spinta sul green

Un altro aspetto che emerge dall’indagine trimestrale di Unioncamere Lombardia il tema della transizione ecologica. Infatti un quarto delle imprese edili del campione (26%) abbia già realizzato interventi green. La dimensione si conferma una variabile fondamentale: sopra i 50 addetti le imprese impegnate in interventi di sostenibilità ambientale sono più della metà. Le azioni principali in quest’ambito hanno riguardato l’acquisto di mezzi elettrici o ibridi (39%) e di macchinari più efficienti dal punto di vista energetico (35%), oltre all’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile (31%) e all’isolamento termico degli edifici (24%). Spostando l’orizzonte temporale ai prossimi anni, la platea di imprese che intende investire in tecnologie green si allarga al 38%.

L’80% degli italiani vorrebbe eliminare almeno un post pubblicato sui social

La maggior parte degli utenti non è sicura di avere il controllo della propria presenza digitale, o di come potrebbe gestire la propria presenza online.
Molti infatti sono erroneamente convinti che gli account e i post dei social possano essere cancellati in modo permanente in qualsiasi momento.
Secondo un sondaggio condotto a livello europeo da Kaspersky, la percezione della privacy online e della propria impronta digitale differisce in base al paese e alla generazione di appartenenza. La Generazione Z in Italia, ad esempio, si è dimostrata poco attenta al controllo dei propri dati online. Infatti l’83% dichiara che vorrebbe poter cancellare in maniera permanente un post pubblicato in passato

Attenzione a quali contenuti mettere “like”

I like posti sui social media possono avere un effetto significativo sulla percezione che gli altri hanno di noi. Gli utenti di tutta Europa concordano sul fatto che le azioni online possano avere conseguenze, sostenendo anche che alcuni argomenti siano più rischiosi e provocatori di altri, e possano avere un impatto sulla reputazione delle persone, nonché sulle loro prospettive di lavoro. Secondo il 41% degli italiani i post offensivi nei confronti delle persone disabili e quelli che si schierano contro la vaccinazione anti-Covid 19 sono potenzialmente i più dannosi per le prospettive di lavoro o per le relazioni, seguiti dall’utilizzo di un linguaggio transfobico (37%) e le posizioni negazioniste sui cambiamenti climatici (31%).

Cosa raccontano di noi i profili social?

Il 42% degli intervistati afferma di conoscere qualcuno il cui lavoro o la carriera è stata influenzata negativamente da un contenuto postato sui social. Ma nonostante questo, quasi un terzo non ha modificato o cancellato i vecchi post dai propri account. La percezione di sé che nasce dalla propria presenza online costituisce un problema per molte persone. Infatti, il 38% degli utenti afferma che il proprio profilo social non lo rappresenti in modo autentico, e secondo il 51% la cronologia di navigazione potrebbe fornire un’idea sbagliata sul loro conto. Un dato preoccupante riguarda gli utenti dai 16 ai 21 anni: l’81% crede di avere il controllo totale sui contenuti condivisi online e di poter eliminare definitivamente alcune tracce lasciate nel web.

Cosa accade ai dati online dopo la morte

Lo studio mostra un divario tra la realtà e la percezione del controllo sulla propria presenza online.
L’indagine di Kaspersky ha individuato una preoccupante mancanza di consapevolezza su quanto accade ai profili social e la cronologia di navigazione online dopo la morte dell’utente. In Italia il 32% degli utenti non ha mai pensato a cosa accadrà ai propri dati online dopo la loro morte, e il 19% presume che i propri account social vengano automaticamente eliminati dopo il decesso. Il 44% degli italiani vorrebbe però poter accedere al profilo social di un genitore defunto se lasciasse i propri dati di accesso nel testamento. Tuttavia il 38% dichiara che si sentirebbe a disagio a lasciare in eredità i dati di accesso ai propri account.