Come migliorare le tecniche osteopatiche

Le tecniche osteopatiche sono l’insieme di tutte quelle manipolazioni che l’osteopata effettua nel corso della seduta sul corpo del paziente.

Dalla qualità e dall’efficacia di queste tecniche dipende gran parte del risultato finale e dunque della percezione di benessere da parte della persona che riceve tali trattamenti.

Per questo motivo è importante che l’osteopata che effettua tali trattamenti sia perfettamente sicuro di applicare bene ogni tipo di metodologia e soprattutto che conosca un gran numero di tecniche osteopatiche, anche in relazione alla tipologia di paziente che ci si trova davanti.

Certamente infatti, le tecniche da adoperare su un paziente adulto e sano sono differenti da quelle di cui potrebbe avere bisogno una persona anziana, una donna in gravidanza o un bambino.

Per questo motivo è ideale che ciascun professionista conosca e sappia ben mettere in pratica una moltitudine di tipologie di manipolazioni, così da avere a disposizione un ampio ventaglio di risorse tra le quali poter scegliere di volta in volta.

Come migliorare le tecniche di manipolazione osteopatica?

Uno degli errori che più frequentemente si commette, a prescindere dalla tipologia di professione che si esercita, è quello di credere di far sempre le cose bene e di non avere bisogno di alcun tipo di input dall’esterno.

Bisogna invece prendere coscienza del fatto che delle volte è possibile individuare in sé dei punti deboli o determinati aspetti da rivedere che, una volta risolti, consentono di aumentare la qualità delle proprie prestazioni e di dare al paziente certamente qualcosa in più.

In particolar modo, l’osteopata che decide di migliorare le proprie tecniche di manipolazione può seguire uno specifico corso terapia manuale con il preciso scopo di migliorare le proprie conoscenze o trovare interessanti spunti di applicazione.

Lavorare su sé stessi è infatti l’investimento migliore che si possa fare se l’obiettivo è quello di migliorarsi e diventare un professionista sempre più completo e valido, realmente in grado di risolvere ogni problema manifestato dai pazienti.

Qual è il rischio del non aggiornarsi?

Un professionista che non si aggiorna e lavora sempre alla stessa maniera tende fondamentalmente ad essere esposto a due differenti tipi di rischio.

Il primo è sicuramente quello della scarsa efficacia delle proprie manipolazioni se queste non sono eseguite in maniera impeccabile.

Delle volte è infatti possibile che, con il trascorrere del tempo, le tecniche di manipolazione non vengano più effettuate in modo preciso ed efficace, con l’evidente rischio che il paziente non vada poi ad avvertire alcun tipo di beneficio.

In altri casi, capita invece che un professionista vada ad acquisire sin dall’inizio della sua carriera soltanto un paio di tecniche di manipolazione, ignorando invece la presenza di tante altre che potrebbero rivelarsi molto efficaci nel consentire di risolvere situazioni specifiche.

In entrambi i casi dunque, appare evidente che una formazione di qualità e costante nel tempo possa rappresentare certamente un’arma preziosa a disposizione di quanti svolgono la professione di osteopata, ma non solo.

È importante infatti sottolineare che ciò non vale esclusivamente per gli osteopati, ma anche per coloro i quali si occupano di massoterapia, fisioterapia e più in generale tutti coloro i quali effettuano delle manipolazioni sul corpo del paziente al fine di risolvere di problemi che interessano il sistema muscolo-scheletrico.

Conclusione

Come in tutte le professioni, aggiornarsi e migliorare la propria conoscenza della materia è fondamentale se si desidera offrire un servizio di livello superiore.

Ciò è vero anche per quel che riguarda le tecniche osteopatiche, ed oggi esistono certamente le soluzioni che consentono a ciascun professionista di correggere eventuali errori e di imparare tecniche nuove e maggiormente efficaci.

Come si realizza il curriculum perfetto?

Quando si cerca una nuova occupazione, il primo passo da fare è senza dubbio redigere un curriculum non solo efficace, ma anche corretto e bello esteticamente, magari aiutandosi con siti professionali come cvmaker.it. Il cv, d’altronde, è il proprio biglietto da visita quando ci si candida per un posto di lavoro o ci si presenta alle aziende.  Proprio per tale motivo, si deve sfruttare un modello vincente. I datori di lavoro infatti individuano il possibile candidato ideale proprio dopo aver svolto una prima fase selettiva basata sulla lettura dei cv. Far risaltare il documento in oggetto quindi significa cercare di fare la differenza, rispetto agli altri candidati. Per riuscirci, è opportuno considerare una serie di elementi. Il primo è proprio il fatto di puntare su un modello professionale da compilare, in modo che non si rischierà di dimenticare di indicare aspetti importanti circa i propri dati o la propria esperienza e in più si eviterà di dilungarsi in spiegazioni troppo lunghe. L’ideale sarebbe essere brevi e concisi, schematici, inserendo prima le informazioni sui ruoli lavorativi ricoperti recentemente e poi quelli precedenti. Sarà quindi più corretto procedere seguendo un ordine cronologico inverso.

Menzionare anche le soft skills

In seconda battuta, vale la pena ricordare che nel cv non vanno indicate solo le hard skills, ovvero le abilità che sono state acquisite tramite il percorso formativo scolastico-universitario e/o postuniversitario o lavorativo, ma anche le soft skills. Queste ultime corrispondono a tutte quelle capacità che dipendono dalle caratteristiche personali e che la persona ha sviluppato con il passare degli anni, raggiungendo un certo livello di esperienza e maturità. Si tratta di competenze relazionali, come la leadership, ma anche il fatto di saper affrontare situazioni stressanti, il problem solving, il fatto di saper lavorare all’interno di un team, essere positivi, ma anche saper perseguire gli obiettivi che vengono prefissati, e così via. Tutti questi aspetti, se sono presenti nella personalità del candidato, dovrebbero essere indiati nel CV, per farlo risaltare. Oltre a questo però vi sono anche altri suggerimenti per cercare di superare la concorrenza e di stupire il recruiter.

La lettera di presentazione

Se poi si vuole cercare di avere ancora più possibilità circa il fatto di riuscire a far risaltare il proprio curriculum agli occhi del datore di lavoro, allora è possibile anche accompagnarlo con una buona lettera di presentazione, che non dovrà essere una spiegazione né una ripetizione di quello che si è specificato nel curriculum vitae, bensì un modo di presentarsi che riassuma le esperienze fondamentali e che spieghi perché si è scelto di candidarsi per quella posizione.

I consigli per un colloquio di lavoro senza stress

“Tutti, anche chi ha alle spalle una lunga carriera costellata da successi professionali, provano almeno un po’ di agitazione nel presentarsi a un colloquio di lavoro”, spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati.
Lo stress è infatti certamente un nemico delle buone prestazioni, porta ad apparire insicuri, a dare risposte sbagliate, a non pensare chiaramente. Chi sta cercando una nuova occupazione sa quanto è importante essere contattati per una job interview. Ma una cosa è essere invitati a un colloquio di lavoro, un’altra è essere selezionati tra gli altri candidati per essere assunti. Durante il colloquio è necessario confermare quanto l’azienda ha visto nel cv, ma lo stress può rovinare tutto. Ma come si combatte lo stress per dare il meglio durante l’incontro con l’head hunter o il recruiter?

“La chiave è la preparazione”

“La chiave – spiega Adami – è la preparazione”. Quando ci si sente pronti, lo stress diminuisce. Ma cosa significa prepararsi per una job interview? Secondo l’head hunter, gli step per prepararsi a un colloquio di lavoro sono 5. Il primo è esercitarsi a rispondere alle domande più probabili.
“Il fatto di allenarsi a casa, da soli o con qualcun altro, a rispondere alle potenziali domande del selezionatore, può aiutare a farsi trovare pronti”, conferma Adami. 
Prima di un colloquio risulta anche premiante trovare informazioni sulla storia, sulla filosofia e sulle attività dell’azienda. “È possibile trovare dati utili sul relativo sito web, sui social, sulla stampa locale e settoriale – aggiunge Adami-. In questo modo si conoscerà meglio il proprio interlocutore, e si potranno avere indizi importanti sul tipo di candidato che stanno cercando”.

In orario, e con l’outfit adeguato

“L’orario giusto, l’abbigliamento consono: un candidato che si presenta al colloquio in ritardo, o quello che si presenta con un outfit del tutto diverso da quello che si richiederebbe in azienda, inizia inevitabilmente con il piede sbagliato – sottolinea l’head hunter -. Non si viene certo premiati per il modo di vestire, ma è possibile sicuramente perdere punti nel momento in cui ci si presenta con un outfit che dimostra non essere in linea con la cultura aziendale”.

Dare risposte chiare e sincere

“Il selezionatore pone domande precise per raccogliere risposte altrettanto precise – ribadisce Adami -. Per il candidato è quindi premiante dare risposte dettagliate, evitando affermazioni generiche. Allo stesso tempo, è bene non dilungarsi, così da poter dimostrare capacità di sintesi”. Ma prima di presentarsi a un colloquio di lavoro è bene mettersi dalla parte del selezionatore o della stessa azienda, per “leggere il proprio curriculum vitae con i loro occhi – consiglia Adami -. Ci sono incongruenze nella propria carriera? Perché sono state fatte determinate scelte? Perché si è deciso di cambiare lavoro? Cosa è andato storto nelle occupazioni precedenti? Analizzare questi elementi a freddo, prima del colloquio, può essere prezioso per dare risposte sincere e chiare al momento dell’incontro”.

Lavorare più di 55 ore a settimana aumenta il rischio di morte

Rispetto a lavorare per 35-40 ore settimanali lavorare 55 ore o più a settimana aumenta il rischio di morte, poiché è associato a un aumento del rischio di ictus e cardiopatia ischemica, entrambi potenzialmente mortali. E la pandemia ha peggiorato la situazione: uno studio del National Bureau of Economic Research condotto in 15 Paesi ha mostrato che durante i lockdown il numero di ore di lavoro è aumentato di circa il 10%. Il telelavoro e lo smart working hanno infatti reso più difficile disconnettere i lavoratori dalle proprie mansioni. Ma la pandemia ha anche aumentato la precarietà del lavoro, che in tempi di crisi come quello che stiamo ancora vivendo tende a spingere coloro che hanno mantenuto la propria occupazione a lavorare di più.

La pandemia sta rafforzando la tendenza a lavorare troppe ore

A quantificare il danno dell’eccesso di ore lavorate sull’organismo dei lavoratori è uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), pubblicato di recente sulla rivista Environment International. Gli autori hanno sintetizzato i dati di dozzine di studi precedenti all’emergenza Covid, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di partecipanti. In pratica, lo studio punta il dito su come la pandemia da Covid-19 stia rafforzando in modo preoccupante la tendenza a lavorare troppe ore.

Più 35% rischio di ictus e più 17% rischio di morte per cardiopatia ischemica

Lo studio conclude che lavorare 55 ore o più a settimana è associato a un aumento stimato del 35% del rischio di ictus e del 17% del rischio di morte per cardiopatia ischemica rispetto a programmi settimanali che prevedono 35-40 ore di lavoro settimanali. Solo nel 2016, ad esempio, Oms e Ilo stimano che 398.000 persone sono morte per ictus e 347.000 per malattie cardiache dopo aver lavorato almeno 55 ore a settimana. Inoltre, riporta Ansa, tra il 2000 e il 2016 il numero di decessi per malattie cardiache legate a orari di lavoro prolungati è aumentato del 42%, cifra che si attesta al 19% per gli ictus.

Il telelavoro è diventato la norma, ma offusca i confini tra casa e lavoro

La pandemia, sostengono gli autori dello studio, ha peggiorato la situazione. “Con la pandemia, il telelavoro è diventato la norma in molti settori, spesso offuscando i confini tra casa e lavoro – ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms -. Inoltre, molte aziende sono state costrette a ridimensionare o chiudere le loro attività per risparmiare denaro e le persone che continuano a essere impiegate nelle aziende finiscono per lavorare più a lungo ore”.

Codici Sconto Shein: fare shopping è conveniente

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Consigli per adoperare meglio il climatizzatore

Con l’arrivo dell’estate tutti noi ricominciamo a mettere in funzione i climatizzatori per rinfrescare gli ambienti e trovare ristoro dalla calura estiva. Vediamo allora di seguito alcuni consigli che possono aiutarci a gestire al meglio questo importante dispositivi di casa.

Imposta una corretta temperatura

Per riuscire ad ottenere un buon comfort in casa evitando di sprecare inutilmente energia, fai in modo da impostare la temperatura evitando una grande escursione termica tra casa tua e l’esterno.

È importante infatti che tra la temperatura interna e quella esterna non vi sia una escursione superiore ai 7°. Per cui se la temperatura esterna è di 32°, il massimo consigliato da impostare in casa e di 25°.

Gestisci correttamente il flusso d’aria

È importante che il flusso d’aria non sia diretto proprio sulle persone, per evitare di prendere raffreddori o avere la tosse. Ad esempio nei moderni condizionatori d’ aria esistono dei sensori che direzionano l’aria esattamente dove non c’è nessuno, così da rinfrescare l’ambiente senza arrecare disturbo.

Sfrutta la modalità notte

Se adoperi il condizionatore d’aria anche la notte, saprai già che il nostro corpo di notte necessita di una temperatura dell’aria leggermente più elevata. Nei moderni climatizzatori Samsung è direttamente il dispositivo a gestire la temperatura ed il flusso d’aria mentre noi dormiamo, garantendoti così un riposo veramente profondo per tutta la notte.

Pulisci i filtri

La qualità dell’aria dal punto di vista igienico in casa dipende molto anche dalla pulizia che adoperi per i filtri: per questo motivo fai bene ogni anno, prima di effettuare la prima accensione, a rimuovere filtri e pulirli adeguatamente così che l’aria che viene messa in circolo sia perfettamente sanificata e libera da eventuali microrganismi.

Le soluzioni in grado di valorizzare casa

Quali sono le soluzioni di arredo realmente in grado di rendere più bella e accogliente la tua casa? Cosa riesce a trasformare una zona del tuo appartamento piuttosto spoglia in un angolo bello da vedere? Sicuramente questo è uno degli interrogativi che ti sarai posto nel momento in cui hai deciso di arredare la tua casa o sostituire gli arredi al momento presenti.

Non esiste a priori una scelta di arredo che sia perfetta per ogni appartamento, ma al contrario esistono soluzioni che possono andare bene per un determinato contesto o l’altro.

Gli arredi luxury: una soluzione elegante e creativa

Certamente adottare degli arredi luxury il più delle volte rappresenta una scelta azzeccata a prescindere dallo stile dei mobili presenti. Questi arredi infatti, offrono il massimo della artigianalità e della qualità: Per farti un’idea puoi visionare il catalogo online di FG Art and Design, eccellenza del settore con sede in provincia di Varese. Qui vengono progettate e realizzate creazioni molto particolari con un lavoro sinergico che include interior designer, architetti, artigiani e artisti che uniscono le proprie competenze per sperimentare e creare nuove forme, ottenendo così degli arredi veramente particolari e assolutamente unici.

Render e fotomontaggi per una anteprima fedele

Il cliente può usufruire di utilissimi render e fotomontaggi che aiutano a capire visivamente in che modo il pezzo prescelto possa calarsi nel contesto nel quale lo si desidera inserire, riuscendo così a percepire anche l’atmosfera che il nuovo arredo sarà in grado di regalare.

Certamente gli arredy luxury rappresentano dunque la soluzione ideale per quanti desiderano arricchire casa grazie a pezzi di artigianato di alto valore, a prescindere dal fatto che la scelta ricada ad esempio sulle sculture luminose, sugli specchi da design, sculture a parete in ferro o accessori in ceramica, per citare alcuni esempi.

I vicini di casa riducono lo stress da pandemia

A fronte di una situazione di emergenza sanitaria di cui non si intravede la fine molti iniziano a soffrire della cosiddetta “stanchezza da pandemia”, un disturbo caratterizzato da uno stato di spossatezza misto a preoccupazione e sfiducia. A rischiare maggiormente sono coloro che non possono contare sui fattori di protezione individuali e collettivi contro la mancanza di autostima, la scarsa autosufficienza e l’incapacità di giudizio critico nel filtrare informazioni, anche cliniche, sulla pandemia. Ulteriori fattori di protezione, o al contrario, di rischio, riguardano il substrato socio-economico di appartenenza, il sistema di credenza e di valori acquisito per cultura e formazione personale, la fiducia nelle istituzioni, e il supporto di una rete scolastica e lavorativa, si legge su Il Giornale. La gentilezza potrebbe aiutare a contrastare o attenuare la “pandemic fatigue”? Pare di si. Uno studio sostiene che piccoli atti di gentilezza quotidiani e la presenza di vicini di casa con cui interagire alleviano lo stress e il senso di solitudine.

Uno studio quantifica la solitudine

Uno studio internazionale guidato da Michelle Lim, la psicologia australiana della Swinburne University di Melbourne esperta di problemi mentali legati alla solitudine, rivela infatti che conoscere anche solo sei vicini di casa riduce la probabilità di sentirsi soli, e contribuisce direttamente a ridurre lo stress e i disturbi mentali legati alla pandemia di coronavirus. Lo studio guidato da Michelle Lim con la collaborazione dell’University of Manchester, in Gran Bretagna, e della Brigham Young University (Usa), è riuscito a quantificare la solitudine, e a comprendere come contrastarla.

Quattro settimane dedicate a compiere atti di gentilezza

Lo studio, controllato e randomizzato, ha esaminato l’impatto di un’iniziativa durata quattro settimane centrata sulla gentilezza e condotta dalla piattaforma di social media Nextdoor (letteralmente, porta accanto). Nel corso dello studio i partecipanti sono stati incoraggiati a compiere piccoli atti di gentilezza nel vicinato. I risultati indicano che tali atti hanno avuto un effetto positivo sulle percezioni di connessione sociale. All’inizio del periodo di osservazione, infatti, un partecipante su 10 aveva dichiarato di soffrire di solitudine, mentre alla fine delle quattro settimane la proporzione si era ridotta a uno su 20, riporta Ansa.

Le interazioni casuali sono più efficaci delle esperienze sociali con amici o parenti

“L’iniziativa di gentilezza ha incoraggiato interazioni casuali e, come dimostrato dai risultati, ha mitigato la solitudine dei partecipanti – commenta Michelle Lim -. Una cosa semplice come un contatto regolare con sei vicini di casa, in cui si mostra premura e interesse, ha un netto effetto sulle percezioni di connessione”.

Lo studio inoltre indica che le interazioni più efficaci nell’alleviare la solitudine non sono tanto le esperienze significative con gli amici più stretti o con i familiari, quanto i momenti incidentali vissuti con persone relativamente estranee. L’importante è che tali interazioni avvengano frequentemente. Insomma, mantenere buoni rapporti con i vicini fa sentire meno soli.  

I timbra cartellini di Cotini srl

Grazie ad un timbracartellini è possibile fare in modo che i dipendenti debbano segnare il proprio ingresso e uscita dalla sede aziendale ogni volta che devono accedere ai locali in cui si svolge l’attività. Ciò consente di poterle monitorare con grande precisione quelli che sono gli orari di lavoro e  se vi è eventualmente un residuo da recuperare.

Cotini srl commercializza soluzioni di questo tipo ideali sia per grandi che piccole aziende, fornendo a ciascuno una soluzione commisurata in base alla propria realtà. In particolar modo i modelli Cobra-R e Puma sono pensati appositamente per tutte quelle attività in cui vi è grande presenza di polvere e dunque condizioni particolari, riuscendo a lavorare perfettamente anche in questo tipo di ambiente.

Ritardi e anticipi vengono trasmessi direttamente in amministrazione

Esistono da ogni modo modelli di timbracartellini adatti a ogni tipo di specifica necessità ed in grado di adattarsi ad ogni tipo di stanza o ambiente di lavoro, anche polveroso o poco luminoso. Alcuni modelli infatti, rendono particolarmente semplice la lettura dell’orario grazie a numeri bianchi su sfondo nero, così come quelli con display LCD grazie ai quali è possibile leggere chiaramente l’orario anche a distanza di qualche metro.

Tali timbracartellini inoltre, contrassegnano con un asterisco l’orario di ingresso o di uscita dal lavoro nel caso in cui venga registrata una uscita anticipata rispetto l’orario previsto, oppure un ingresso ritardato. In questa maniera si rende più semplice anche il lavoro di chi lavora amministrazione.

Uno strumento in grado di migliorare la produttività

Parliamo dunque di un ottimo strumento in grado di contribuire a migliorare il livello di produttività di ogni ufficio e contemporaneamente rappresentare un ottimo strumento per poter verificare la presenza dei lavoratori in sede e recuperare eventuali ritardi o uscita anticipata che altrimenti non sarebbero state notate. Ogni timbracartellino proposto da Cotini srl infine, comprende anche un casellario da 5 posti e una dotazione di 50 cartellini.

Solo 2 italiani su 10 useranno il Bonus vacanze

Solo 2 connazionali su 10, il 21%, usufruiranno del Bonus vacanze, la misura indirizzata alle famiglie, ma anche alle coppie e ai single, con Isee fino a 40.000 euro.  L’opportunità prevista dal decreto Rilancio di un contributo fino a 500 euro per le famiglie, di 300 euro per le coppie, e di 150 euro per i single che andranno in vacanza nel nostro Paese non sembra attirare gli italiani. Almeno, da quanto emerge dal sondaggio condotto da Swg insieme a Confesercenti su un campione di consumatori distribuiti sul territorio nazionale. Dal sondaggio risulta però che la metà degli intervistati (51%) non ha ancora maturato la decisione di utilizzarlo, mentre il 28% dichiara di essere indeciso in merito.

Mancano informazioni precise su modalità e requisiti per la fruizione

Il Bonus vacanze è per i vacanzieri che prenotano presso strutture ricettive italiane ed è utilizzabile a partire dal primo luglio fino al 31 dicembre 2020, all’80% come sconto immediato sul costo del soggiorno, e al 20% come detrazione. Sarà rimborsato all’albergatore sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione, o cedibile anche a istituti di credito. Ma come mai solo il 21% degli italiani vorrebbe usufruire di questo contributo? Probabilmente è l’incertezza a giocare a sfavore. Come riporta Adnkronos, il recepimento delle informazioni su come richiedere e ottenere il bonus è ancora limitato. Tanto che il 57% degli intervistati afferma di non essere informato a sufficienza sulle modalità e i requisiti per la fruizione.

Per usufruirne è necessario lo Spid o la Carta d’Identità Elettronica

Del resto, il Bonus potrà essere richiesto, e sarà erogato, esclusivamente in forma digitale. Ma, al momento, non è ancora possibile accedere al beneficio. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate si legge infatti: “presto ti forniremo indicazioni precise sull’app per smartphone a cui dovrai accedere per ottenerlo”. In ogni caso, per usufruirne è necessario che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale Spid o della Carta d’Identità Elettronica.

Maggior utilizzo per residenti in centri medio-piccoli e di media condizione economica

La ricerca evidenzia comunque una scarsa propensione a usufruire del bonus. Alla domanda “andrebbe in vacanza se non ci fosse il Bonus”, il 43% del campione risponde affermativamente, mentre un altro 36% si mostra indeciso sulla scelta di prenotare una meta vacanziera per l’estate, e il 21% dichiara che senza il contributo rinuncerebbe. In particolare, sono le persone residenti in centri medio-piccoli e di condizione economica media a pensare di utilizzarlo. Sono però i giovani a dimostrare una maggiore disponibilità nei confronti del Bonus, e chi è in una condizione economica positiva. Come dire, c’è chi ha proprio voglia di muoversi, e chi aggiunge il bonus a una esistente capacità economica.