Per rispondere tempestivamente ai continui cambiamenti dei mercati è necessario disporre di un sistema efficace di monitoraggio dello ‘stato’ e delle prestazioni della supply chain, e le imprese italiane sembrano essere consapevoli di questa esigenza.
Tanto che l’80% delle imprese end-user applica specifici KPI per la valutazione delle prestazioni della propria supply chain, ma solo il 33% del campione misura un numero sufficiente di KPI tecnici ed economici, e solo l’11% dimostra un grado elevato di maturità, con un sistema dedicato e in grado di tracciare efficacemente tutti i segnali, anche deboli.
Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano.
Supply Chain Digitale
Nell’evoluzione dei processi di configurazione e pianificazione della Supply Chain è cruciale il ruolo del digitale. Il 67% delle grandi aziende e il 54% delle Pmi hanno ruoli dedicati alla pianificazione della supply chain digitale, ma la maggior parte delle imprese non adotta nemmeno tecnologie disponibili da decenni come MRP, DRP o Advanced Planning e Scheduling, e continua a operare in manuale su semplici fogli di calcolo.
“Emerge una distanza tra le possibilità oggi offerte dalla tecnologia e dalla conoscenza manageriale codificata e le pratiche reali dalle aziende – afferma Andrea Sianesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Si evidenzia una carenza di cultura del dato e del disegno end-to-end del flusso applicativo, insieme a modelli di ottimizzazione ancora limitati, a causa della grande complessità di gestione e a una certa ‘resistenza culturale’ al cambiamento”.
I ruoli
Se un quinto circa delle Pmi (21%) non riconosce ancora la necessità di ruoli dedicati alla pianificazione della supply chain, nelle grandi imprese, questa mancanza di riconoscimento è molto meno diffusa (9%), a indicare una maggiore maturità gestionale.
L’assenza di tali ruoli in alcune organizzazioni può indicare una bassa maturità organizzativa, o essere l’effetto di una resistenza al cambiamento.
“Le grandi imprese hanno bisogno di una pianificazione formale della supply chain per gestire la loro maggiore complessità e ottimizzare costi e risorse – conferma Roberto Cigolini, Direttore dell’Osservatorio -. Nelle Pmi, invece, la gestione della supply chain risulta meno strutturata e dipende meno da ruoli formali. Pertanto, la priorità attribuita a questi ruoli può essere naturalmente diversa: per le grandi imprese è fondamentale per mantenere competitività ed efficienza, mentre per le Pmi potrebbe non essere una priorità immediata”.
“Oggi serve diventare ‘naviganti esperti’ nei flutti delle catene del valore”
“Oggi parlare di una supply chain digitale significa considerare non solo un percorso tecnologico, ma anche organizzativo, per inserire nelle imprese nuove competenze di ri-disegno e adattamento continuo dei processi in relazione alle capacità crescenti della tecnologia – aggiunge Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Per essere competitive in uno scenario incerto, oggi, alle imprese italiane non basta essere innovatori nel prodotto, nel design, nelle tecnologie o nella qualità, serve diventare dei ‘naviganti esperti’ nei flutti globali delle catene del valore, con i migliori strumenti digitali e le migliori competenze”.