Google: traduzioni migliori con l’AI. Anche offline

Dopo Microsoft, che recentemente ha aggiunto la capacità di usare i sistemi di AI alla sua app Translator anche offline, ora anche Translate, la app di Google per le traduzioni, ha rilasciato un aggiornamento per dispositivi mobili che migliorerà le traduzioni anche quando l’utente si trovi senza una connessione dati. Con supporto a 59 lingue, incluso l’italiano.

“Siamo in una primavera dell’intelligenza artificiale”, diceva due anni fa John Giannandrea, allora a capo di questo settore di ricerca a Google. Negli ultimi anni infatti sono cresciuti gli strumenti che fanno uso di sistemi di AI per tradurre, ma soprattutto di una sua branca specifica, nota come machine learning, che sviluppa algoritmi in grado di apprendere e migliorare dai dati.

Dalla tecnologia PBMT all’AI

Quando 12 anni fa Google lanciò Translate, disponibile sia su sito che via app, utilizzava una tecnologia nota come PBMT, phrase-based machine translation, la quale spezzava una frase in parole e frasi che venivano tradotte in modo indipendente. Questo dopo aver cercato schemi e pattern statistici su miliardi di combinazioni tratte da traduzioni umane. I risultati non erano sempre egregi, soprattutto se si contava solo su quello strumento per capire esattamente il senso di una frase.

Ma circa tre anni fa le traduzioni sono state rinvigorite da una nuova tecnologia, in concomitanza con la rinascita delle ricerche in intelligenza artificiale, riporta Agi.

La Neural Machine Translation si basa sul deep learning

Da allora Google Traslate ha fatto un balzo in avanti usando una tecnologia, la Neural Machine Translation, NMT, basata sul deep learning (approfondimento profondo, a sua volta una branca del più noto machine learning), alla base di miglioramenti anche in molti altri settori, come il riconoscimento di immagini.

Il deep learning combina reti neurali artificiali, ovvero strati di unità computazionali, che imitano il funzionamento dei neuroni, con grandi quantità di dati. Il risultato è che nel caso delle traduzioni sono le frasi intere a essere considerate e tradotte, invece delle loro singole unità.

Una traduzione più verosimile e “umana”

Per avere una traduzione migliore però, era necessario restare sempre connessi al cloud, ai server dell’azienda. E magari proprio quando più si aveva bisogno della app, non era possibile l’accesso a internet. Se quindi finora la performance di questo genere di servizio dipendeva dalla possibilità di essere connessi alla Rete, ora Google ha trasferito la NMT anche sulla versione offline delle app. Rispetto alla tecnologia usata in precedenza nelle versioni offline, i sistemi neurali usano un contesto più ampio per determinare la traduzione più rilevante, “che poi viene riaggiustata e riorganizzata per suonare più come il parlato di una persona che una grammatica – spiega la produce manager Julie Cattieau sul blog di Google -. Tutto ciò rende i paragrafi e gli articoli tradotti più scorrevoli e facili da leggere”.

Il lavoro occasionale? In Italia non decolla

Sono 592mila gli addetti che nel 2017 hanno svolto un’attività lavorativa occasionale, pari a meno di 10 ore settimanali, e rappresentano il 2,6% del totale degli occupati in Italia (poco più di 23 milioni). Dei 592mila lavoratori occasionali 389mila hanno prestato servizio come dipendenti e gli altri 203mila come lavoratori autonomi.

Secondo l’Ufficio Studi della Cgia, rispetto al 2007, il numero complessivo dei lavoratori saltuari è aumentato del 20,3%, ma il numero di questi lavoratori è leggermente in calo rispetto al picco del 2014 (631mila unità), sia per la ripresa occupazionale sia per la riforma dei voucher, che ha aumentato il ricorso al lavoro irregolare.

Servizi alla persona, alle imprese e alberghiero-ristorazione i comparti dove si concentrano i lavoratori saltuari

Ovviamente questi 592mila lavoratori occasionali sono sottostimati. “Sappiamo benissimo che questo settore presenta zone d’ombra molto estese – spiega il segretario della Cgia, Renato Mason – dove il sommerso la fa da padrone. Tuttavia, è interessante notare che queste occupazioni regolari sono ad appannaggio soprattutto di donne e pensionati e servono ad arrotondare le magre entrate familiari, soprattutto al Sud”.

Due su tre addetti della cosiddetta gig economy sono infatti donne, occupate principalmente nei servizi alla persona, come domestiche, baby-sitter, badanti, o al servizio di attività legate alla cura della persona, come parrucchiere, estetiste, centri benessere, riferisce Adnkronos.

Altri due comparti dove si concentra un’incidenza molto elevata di occupati saltuari sono l’alberghiero-ristorazione e i servizi alle imprese.

I più numerosi sono gli over 65

Gli over 65 sono i più numerosi (6,9%), a cui seguono i giovani tra i 15 e i 24 anni (4,7%).

In valore assoluto il segmento che raggruppa il maggior numero di occupati della gig economy però è quello tra i 45-54 anni, che su una popolazione lavorativa di quasi 7 milioni di persone, sono 156 mila. Inoltre, se a livello nazionale l’incidenza dei lavoratori saltuari sul totale degli occupati presenti in Italia è pari al 2,6%, nel Centro la quota sale al 3%.

In termini assoluti, invece, è il Mezzogiorno l’area geografica che presenta il numero più elevato. Sui 592mila lavoratori occasionali 171mila lavora al Sud, 148 mila sia al Centro sia a Nordovest, e 125 mila a Nordest.

“I cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali”

“Questi dati – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – evidenziano che la cosiddetta gig economy, sebbene in forte espansione, alimenta un’occupazione on demand ancora molto contenuta. Le opportunità offerte dai siti, dalle applicazioni e dalle piattaforme web, ad esempio, stanno riempiendo le nostre strade di ciclo corrieri, ma i cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali, come i servizi alla persona, e in quelli dove è molto elevata la stagionalità. Ambiti, tra l’altro, dove la presenza degli stranieri è preponderante”.

Fatturazione a 30 giorni: tariffe internet più care ma non per tutti

Da aprile 2018 è tornata la fatturazione a 30 giorni e 12 mensilità, e secondo l’ultimo osservatorio di SosTariffe.it è questo il momento giusto per recedere, cambiare gestore e attivare una nuova offerta internet. Al fine di mantenere la spesa annua costante rispetto al vecchio regime a 28 giorni i provider infatti hanno annunciato canoni più cari di circa l’8,6% per chi già è cliente. E se si registrano lievi rincari sulle promozioni ADSL e fibra ottica riservate anche ai nuovi clienti, questo avviene solo per le tariffe Plus, ovvero con chiamate illimitate. Diminuiscono invece i costi delle offerte Base, solo internet o internet con chiamate a pagamento.

Il ritorno alla tradizionale fatturazione mensile non ha sortito l’effetto desiderato

Il ritorno alla fatturazione sul mese solare è stato ultimato gradualmente da tutti i gestori entro il 5 aprile 2018. Prima di questo switch tutte le promozioni dedicate ai nuovi clienti erano proposte ancora con canoni rinnovati ogni 4 settimane, ma il ritorno delle tariffe ADSL e fibra ottica alla tradizionale fatturazione mensile non ha, in molti casi, sortito l’effetto desiderato. Insomma, i vantaggi sostanziali non ci sono stati.

Da gennaio 2018 in media il costo nel primo anno delle offerte Base è diminuito del 3,5%

La ricerca di SosTariffe.it ha analizzato i costi annui delle principali tariffe ADSL e fibra proposte dai provider prima del ritorno alla fatturazione mensile (gennaio 2018) e li ha confrontati con quelli attuali. Da gennaio, secondo le rilevazioni di SosTariffe.it, mediamente il costo nel primo anno delle offerte Base è diminuito del 3,5%, mentre quello delle offerte Plus è aumentato del 4,3%.

Un risparmio di soli 43 euro in 3 anni

Prendendo in considerazione un periodo di 3 anni a partire dall’attivazione, invece, il prezzo complessivo per le offerte Base è diminuito, sempre rispetto al periodo precedente al ritorno della fatturazione a 30 giorni, del 4,4%. Decisamente diverso è il discorso per le offerte Plus, per le quali l’aumento registrato è stato del 3,3%.

Libero mercato e libera scelta

Nonostante questa diminuzione si traduca in cifre non molto alte (11 euro nel primo anno di attivazione e 43 in 3 anni) chi ha attivato un’offerta solo internet o con chiamate a pagamento può essere interessato a valutare altre opzioni presenti sul mercato.

Come difendersi dalle truffe delle cripto valute? I consigli per evitare le frodi

Con il boom delle monete virtuali, o cripto valute, cresce esponenzialmente anche il rischio delle truffe a esse legate. Secondo gli esperti di Eset, la società di antivirus, in Europa il livello d’allerta JS/Coinminer, il malware per il mining delle cripto valute, è ancora altissimo. E nonostante in Italia l’incidenza del malware negli ultimi due mesi abbia subito una battuta d’arresto, scendendo dal picco del 32% di gennaio 2018 al 18% di inizio marzo, a tutt’oggi in Spagna (39%), Ungheria (30%) e Grecia (28%), ad esempio, si registrano percentuali allarmanti.

Android è la nuova frontiera del cybercrime?

La piattaforma Android, rileva la compagnia Eset, non è stata risparmiata dai tentativi di frode, anzi rappresenta la nuova frontiera del cybercrime legato alle cripto valute. Anche perché molti dei servizi e delle app a esse legati non hanno ancora una versione mobile ufficiale. Inoltre, come riporta Askanews, su Google Play è facile imbattersi in valutazioni e recensioni fasulle. Il che aumenta la possibilità per gli hacker di ingannare con facilità gli utenti ignari.

Utilizzare lo stesso livello di cautela adottato per l’home banking

Sono diversi i consigli di Eset per evitare le frodi più comuni collegati alle cripto valute che attualmente minacciano gli utenti di Android. Prima di tutto bisogna trattare gli exchange e i portafogli di cripto valuta, la loro sicurezza e legittimità, con lo stesso, alto livello di cautela adottato per le app di home banking.

Poi, se si desidera scaricare un’app mobile per uno scambio di cripto valuta, o un portafoglio, è necessario assicurarsi innanzitutto che il servizio ne offra una ufficiale. In tal caso, l’app dovrebbe essere collegata al sito web originale del servizio, reindirizzando a un download legittimo. Se è disponibile, utilizzare l’autenticazione a due fattori per proteggere gli account dell’exchange o del portafoglio con un livello di sicurezza aggiuntivo.

Concentrarsi sulle recensioni negative delle app e fare attenzione al numero di download

Quando si scarica un’app da Google Play, bisognerebbe prestare attenzione al numero di download, considerandone anche le valutazioni e le recensioni. Fare molta attenzione alle nuove app pubblicate con recensioni positive dal tono generico, e concentrarsi invece su quelle negative. Se qualcosa sembra troppo buono per essere vero, molto probabilmente è così: è molto improbabile che un’app per Android regali gratuitamente bitcoin o altre cripto valute. Infine, mantenere aggiornato il dispositivo Android, e utilizzare un’efficace soluzione di sicurezza mobile per difenderlo dalle ultime minacce.

Ecco Saturn, il malware estorsore che chiede il riscatto per non uccidere il PC

Sono in arrivo nuovi attacchi informatici che richiedono il riscatto sui computer. I ricercatori del Malware Hunter Team hanno individuato Saturn, un nuovo esemplare di ransomware attivo in-the-wild. Purtroppo il vettore di distribuzione di questo malware non è al momento noto, affermano gli esperti del Cert (Computer Emergency Response Team). Al momento non è chiaro da dove e come si prenda il virus. In ogni caso, la richiesta per liberare il computer dall’infezione è di 300 dollari in Bitcoin, o la funzione di riparazione automatica al riavvio del pc verrà disabilitata, e cancellato il catalogo di backup. In pratica, si può dire che il PC viene fatto morire.

Il malware aggiunge ai nomi dei file cifrati l’estensione .saturn

Una volta lanciato sul computer, avvisa il Cert, “Saturn verifica per prima cosa di non essere in esecuzione all’interno di una macchina virtuale, nel qual caso interrompe il proprio processo”, riporta una notizia Adnkronos.

In seguito Saturn “esegue comandi specifici sul sistema per cancellare le copie shadow di Windows, disabilitare la funzione di riparazione automatica al riavvio ed eliminare il catalogo di backup”. Il malware in questione aggiunge poi ai nomi dei file cifrati l’estensione .saturn. Ad esempio, un file denominato immagine.jpg viene rinominato in immagine.jpg.saturn.

La richiesta di riscatto sotto forma di file, il pagamento sulla rete anonima TOR

Durante la fase di scansione, il virus memorizza in ogni cartella del PC contenente file cifrati i file #DECRYPT_MY_FILES#.html e #DECRYPT_MY_FILES#.txt contenenti la nota di riscatto e un file chiave chiamato #KEY-[id].KEY, in cui [id] è l’identificativo univoco assegnato dal ransomware alla vittima. Quest’ultimo dovrebbe essere utilizzato per accedere al sito per il pagamento del riscatto sulla rete anonima TOR.

Inoltre, Saturn memorizza sul PC lo script #DECRYPT_MY_FILES#.vbs, che fa sì che la macchina infetta “parli” alla vittima mediante una voce sintetica.

300 dollari in Bitcoin per riottenere l’accesso ai file, 600 se si ritarda

Il malware chiede il pagamento di 300 dollari in Bitcoin per riottenere l’accesso ai file cifrati, ma la cifra raddoppia se la vittima non paga entro sette giorni. Il Cert Nazionale raccomanda di non pagare in nessun caso il riscatto richiesto dai cybercriminali, ma al momento “non è disponibile un metodo per decifrare gratuitamente i file presi in ostaggio da questo ransomware”. Gli esperti però stanno analizzando i campioni catturati allo scopo di trovare debolezze nello schema di cifratura, e fortunatamente, la capacità di individuazione di Saturn da parte dei più diffusi antivirus risulta piuttosto elevata. Per prevenire la possibilità di essere vittime della minaccia il Cert mette a disposizione delle linee guida, da consultare su Ransomware: rischi e azioni di prevenzione.

 

Apple punta al mercato degli eBook con una nuova app

La competizione tra giganti del web corre tra le pagine dei libri, o meglio quelle dei libri digitali. Proprio in questi giorni, a breve distanza dallo sbarco degli audiolibri su Google Play Store, Apple ha lanciato il guanto di sfida ad Amazon, indiscusso leader del comparto eBook. Il colosso della mela morsicata, infatti, sta preparando una versione completamente rinnovata della sua applicazione iBooks per iPhone e iPad.

Sarà disponibile entro la fine dell’anno

Stando a quanto anticipa il sito di Bloomberg, la nuova versione dovrebbe essere rilasciata entro la fine dell’anno con un software aggiornato. Ancora, pare che dalla nuova release scomparirà la “i”, diventando solo Books, e che sarà prevista una sezione separata per gli audiolibri. Un altro gossip, sempre stando ai rumors, vuole che la compagnia californiana abbia assunto un ex manager della stessa Amazon, con competenze specifiche sugli audiolibri così da dare ulteriore linfa al progetto. Il team sarebbe al lavoro per creare un’interfaccia utente nuova di zecca, più facile da utilizzare, e un negozio digitale completamente ridisegnato.

Tante le novità dell’App

Come riportano le anticipazioni, l’app introdurrebbe una nuova sezione specifica per i libri che si stanno leggendo in quel momento, chiamata “Reading now” e un’altra dedicata agli audiolibri, che verrebbero così portati in primo piano. “Indiscrezioni in parte confermate da alcuni elementi emersi dalla versione iOS 11.3 del sistema operativo di iPhone e iPad appena rilasciata in versione beta per gli sviluppatori” dice il sito di Bloomberg, come scrive l’agenzia Ansa. Analizzando gli ultimi cinque anni, questo rappresenterà l’aggiornamento maggiore mai effettuato da Apple per il servizio degli eBook. Obiettivo dichiarato dell’operazione, competere con il colosso Amazon, leader del settore.

Competizione aperta dopo lo stop del 2016

Per il gigante di Cupertino si tratta di un’occasione preziosa per rilanciare la gara sul terreno degli eBook col gigante Amazon che ha una buona fetta di mercato grazie ai suoi Kindle e ai tablet Fire. La corsa di Apple subì una battuta d’arresto nel 2016 quando la Corte suprema Usa confermò per l’azienda guidata da Tim Cook la condanna a pagare 450 milioni di dollari per aver concordato con cinque grandi gruppi editoriali pratiche lesive della concorrenza sui prezzi degli eBook. Dopo la condanna, Apple ha concentrato il suo focus aziendale su altri servizi digitali, come Apple Music, Apple Store e la commercializzazione di film. Ma adesso, pare, è il momento di tornare al ghiotto mercato degli eBook.

Linkedin, il decalogo per usarlo bene e trovare lavoro

Linkedin è senza ombra di dubbio il social destinato all’attività professionale. Poche chiacchiere, quindi, e se possibile tanto business. Ma LinkedIn, oltre a creare contatti fra persone potenzialmente interessanti per la propria attività, può essere realmente uno strumento per dare una svolta alla propria vita professionale? Gli esperti di FourStars, agenzia per il lavoro ed ente promotore accreditato dal ministero del Lavoro, dicono di sì. A condizione di seguire con attenzione un preciso decalogo di regole. Se ben applicato, questo prontuario – riportato da AdnKronos – consentirebbe di trovare una nuova occupazione nel 2018.

1 La scelta della foto

L’immagine del profilo dovrebbe essere formale, ma non troppo impostata. Una foto coerente con la propria personalità, senza però scadere nell’eccesso di serietà o nelle foto buffe da social.

2 Occhio al profilo professionale

Per avere successo, il proprio profilo va compilato in modo professionale e soprattutto completo. Linkedin dà indicazioni precise: vanno seguite per inserire i propri dati in maniera dettagliata, con notizie aggiornate e corrette in merito al proprio percorso lavorativo e formativo.

3 Connessioni mirate

Non servono connessioni a “pioggia”. E’ invece utile connettersi con le aziende e le persone che possiedono un profilo professionale interessante o coerente con la propria ricerca. Il consiglio? Cercare un collegamento con tutte le aziende che operano nel proprio settore di riferimento, così da essere aggiornati riguardo le loro attività.

4 Occhio a quello che succede

Controllando le opportunità segnalate nella sezione ‘Lavoro’ si possono scoprire molte offerte di lavoro in linea con i propri interessi, settore, luogo di residenza.

5 I contenuti vanno condivisi

Per farsi notare, pubblicare tanti posto, purché pertinenti, è una buona strategia. Aumentano la visibilità e l’efficacia del profilo, oltre a far sapere quali sono i precisi skills di chi li ha postati.

6 Gruppi di discussione

Conviene scegliere con attenzione i gruppi in cui si parla di argomenti di cui si ha competenza o conoscenza. Grazie alla partecipazione ai gruppi, si può rimanere costantemente aggiornati e incrementare le proprie conoscenze.

7 Quello che non c’è, si crea

Chi è interessato a un argomento specifico, ma non trova un gruppo che ne discuta, può crearne uno e diventarne il protagonista.

8 Conferma competenze, certo che serve

Un obiettivo primario è cercare di ottenere la conferma delle proprie competenze da parte di altri utenti: è fondamentale per migliorare la web reputation.

9 Profilo aggiornato

Per suscitare l’interesse altrui e allargare la rete di contatti professionali, il profilo deve essere aggiornato.

10 Condivisione solo di contenuti interessanti

Con un po’ di lavoro di ricerca, si possono trovare contenuti interessanti da condividere. Chi osserva penserà che chi posta è ben aggiornato e attenti alla propria formazione.

PayPal presenta Money Box, la colletta si fa on line

Avete presente le classiche collette che si fanno tra amici, parenti o colleghi per le spese condivise? Le famigerate raccolte per accumulare i soldi per un regalo comune, per una cena collettiva, per prenotare il campo da calcetto o una vacanza di gruppo? Adesso occuparsi di queste operazioni, che spesso richiedono tempo ed energie, diventa più facile grazie al nuovo servizio di PayPal, denominato Money Box. La raccolta di soldi online sbarca infatti in 16 Paesi, Italia compresa.

Cosa è il sistema MoneyBox

In soldoni – e il termine è quanto mai indicato – Money Box è un fondo di denaro condiviso tra più utenti, appoggiato su un conto PayPal, per gestire spese di vario tipo. Dalla vacanza di gruppo, al regalo per un collega, alle bollette di casa. Per creare questa cassetta digitale è sufficiente essere iscritti al sito: poi basta un click sul pulsante “Crea un Money Box” nella sezione “Invia e richiedi”.

Altra novità è che il servizio si può personalizzare. È possibile ad esempio segnalare il motivo per cui viene effettuata la raccolta, il totale che si desidera raggiungere ed entro quando sarà necessario raccogliere i fondi. Si può aggiungere una foto di copertina e scegliere se rendere pubblici o lasciare privati i nomi dei partecipanti e i singoli importi del contributo.

La “cassa” si condivide con un link

Una volta creata sul sito, la cassa comune si può condividere attraverso un link da scambiarsi via sms, e-mail, Facebook o Twitter. Tutti i contributi sono tracciati e vengono accreditati direttamente sul conto PayPal di chi ha creato la Money Box, che potrà poi impiegare il denaro accumulato a fine raccolta per lo scopo previsto.

I vantaggi della raccolta on line

Oltre a togliere dalle spine il povero “cassiere” di turno, che nel mondo reale deve occuparsi di raccogliere, e spesso addirittura di inseguire, i fondi che servono per la spesa comune, il sistema è anche molto comodo e sicuro. Comodo perché diventa davvero facilissimo spostare la somma richiesta su Money Box, senza nemmeno doversi alzare dalla scrivania o appoggiare il proprio smartphone. Sicuro perché il circuito è quello di PayPal, che nel corso degli anni ha dimostrato – e i numeri di iscritti lo confermano – di essere il sistema preferito per le transazioni e gli acquisti on line. In particolare, risulta apprezzato l’elevato livello di security, grazie a un avanzato sistema di crittografia e alla protezione antifrode.

Donne, uomini e carriera:la società italiana si è davvero evoluta?

Come è cambiata la società italiana negli ultimi anni? E soprattutto, come è mutato l’atteggiamento nei confronti del ruolo della donna? A sorpresa, l’identikit della nostra società contemporanea probabilmente non è tanto distante dai quadretti familiari degli anni Cinquanta. La ricerca Nielsen ‘Women and Diversity’ su un campione di oltre 30.000 individui in 63 Paesi (Asia-Pacifico, Europa, America Latina, Medio Oriente-Africa e Nord America) tra i quali l’Italia, scatta un’istantanea sul mondo di oggi e parla anche di  pari opportunità, gap gender e divisione dei ruoli.

Italia, in Europa maglia nera per occupazione femminile

Anche se il tasso di occupazione femminile in Italia ha raggiunto a settembre 2017 la cifra del 49,1% (e comunque  l’Italia è al di sotto della media europa di 13,2 punti), il 46% degli italiani continua a pensare che determinate carriere siano più adatte agli uomini piuttosto che alle donne. Va anche peggio sulle diversità salariali: il 46% del campione ritiene infatti che la differenza esista, percentuale che sale al 58% se l’opinione è raccolta soltanto tra le donne. Nonostante oltre la metà della popolazione (52%) dichiari di non credere che debba essere l’uomo a portare a casa lo stipendio e la donna a occuparsi della casa e della famiglia.

Le donne guadagnano meno: lo dice l’Istat

Secondo il Rapporto Istat sui differenziali retributivi pubblicato il 30 dicembre 2016, nel settore privato gli stipendi delle donne presentano una differenza in negativo rispetto a quelli degli uomini del 12%. Il divario diventa del 30% se riferito a posizioni lavorative che richiedono una laurea. A livello dirigenziale, la distanza diventa di una volta e mezzo.

In Italia solo un dirigente su cinque è donna

In Italia solo un dirigente su cinque è donna. In Europa la media è di una donna su tre uomini, afferma Eurostat. Come riporta l’agenzia Ansa, il 55% del campione dello studio di Nielsen dichiara che nelle posizioni di leadership il sesso femminile deve lavorare più duramente per dimostrare le proprie capacità rispetto agli uomini (Europa 57%).

Per le mamme è pure peggio

Sempre secondo le rilevazioni, la posizione di madre è davvero difficile da coniugare con la carriere. Alla domanda se il fatto di avere dei figli costituisca un vincolo per il percorso professionale, il 66% risponde che ciò è vero (Europa 69%). Un dato che dovrebbe far riflettere. Altrettanto difficile la conciliazione famiglia-lavoro. Dall’analisi emerge che il work-life balance è complicato per il 62% degli intervistati (media Europa al 41%) mentre solo il 42% dichiara di potere riservare spazio congruo alla propria vita famigliare (media Europa 49%). Inutile sottolineare che per il sesso femminile le cose vadano decisamente peggio: in questo ambito la quota di difficoltà è del 71% delle donne contro il  52% degli uomini.

La casa ideale per ogni segno zodiacale

Ogni segno zodiacale ha caratteristiche proprie, a partire da precisi aspetti caratteriali e da una pietra di riferimento fino… ai gusti in termini di accessori, complementi e colori per arredare la propria casa al meglio. Ecco una piccola guida, assolutamente non scientifica, per divertirsi a giocare con l’oroscopo e, perché no, per farsi un giro sullo shop di Viceversa in cerca di colpi di fulmine astrologici, come ad esempio una bellissima bilancia da cucina colorata.

Ariete

Decisi e vitali, i nati dell’Ariete amano gli spazi essenziali e aperti. Poche porte, quindi, sì invece ad ambienti ariosi, ben illuminati e arredati in stile moderno e funzionale. Per quanto riguarda i colori, anche in questo caso via libera a tinte forti, come il rosso e l’arancione, perfetti pure per gli accessori che decorano la cucina.

Toro

Amanti dei materiali naturali e del comfort, i nativi del Toro prediligono il legno e i tessuti morbidi. In casa loro non deve mancare un angolo verde. La cucina è l’ambiente preferito, perché spesso i Toro sono degli ottimi chef, adorano invitare gli amici e collezionano elettrodomestici.

Gemelli

Patiti di tutto quello che è hi-tech, i Gemelli devono coniugare la loro doppia personalità, urbana e bohémien. La loro casa è spesso arricchita da scritte in stile pop ed elementi divertenti, meglio se modulari e colorati.

Cancro

I più casalinghi dello Zodiaco sanno creare un vero e proprio nido dove coccolare familiari e amici. Le tinte sono soft e, per quanto riguarda gli accessori, l’ispirazione è decisamente quella degli anni Cinquanta.

Leone

Dominato dal Sole, chi è nato sotto questo segno sa dare una “zampata” personale a ogni ambiente della casa. Affascinati dai colori caldi, amano lo stile etnico ma anche il design contemporaneo.

Vergine

Ordine e pulizia sono le parole d’ordine per i Vergine. La loro casa è pratica, funzionale e anche se in città lontana dal caos. Adorano i libri e la cultura in generale. Lo stile è pulito, simile a quello giapponese e si ripete nei vari ambienti. Poche cose, ma belle.

Bilancia

Armonia è il leit motiv dei nati sotto questo segno. Ottimi padroni di casa, amano ricevere gli amici e farli sentire subito a loro agio. L’arredo spazia dai pezzi dell’ultimo design ad elementi classic, comunque sempre molto personali così come i complementi che decorano la cucina.

Scorpione

La loro casa è affascinante e un po’ misteriosa, proprio come lo sono gli Scorpione. Simile quasi a un set teatrale, la dimora preferita da questo segno spesso presenta pezzi originali, colorati e divertenti, quasi dei “giocattoli”. I materiali prediletti sono sensuali e tattili, dal velluto al metallo.

Sagittario

Anche se sotto sotto sono un po’ nomadi, quando diventano stanziali i Sagittario scelgono abitazioni ai piani alti, così da avere panorami aperti da ammirare dalla finestra. Amano ricevere gli amici: gli imperativi sono quindi un soggiorno accogliente, dai colori caldi, e una cucina ben attrezzata, perché sono pure dei bon vivant.

Capricorno

Anche se non lo manifestano, sono molto fieri della loro casa. Casa che sovente riflette il loro successo sociale, ma senza un’eccessiva ostentazione. I Capricorno preferiscono colori sobri, come il beige o il grigio, ma non disdegnano nemmeno il total white o il nero. Il loro stile? Industriale, ma con classe.

Acquario

Spiriti liberi e fantasiosi, gli Acquario non vogliono sentirsi costretti. Nemmeno in casa. La loro dimora perfetta non ha quindi divisioni rigide, ma è uno spazio fluido, naturale, dove non mancano allegri tocchi kitsch. Ma a un occhio più attento non sfuggiranno complementi di ottimo design e dotazioni hi tech.

Pesci

Sono gli autentici bohemien dello Zodiaco. Decisamente sociali, i nati sotto il segno dei Pesci adorano la compagnia e la vita urbana. Allo stesso tempo, sono degli esteti: la loro casa è ricca di cose belle e di elementi colorati nei toni del mare. Per rimanere vicini al loro elemento, spesso il bagno è il locale più scenografico della dimora.