Elettronica di consumo, un mercato globale in continua ascesa

Il mercato dell’elettronica di consumo continua a crescere a livello globale. Il 2018 si è chiuso con un incremento delle vendite del 6%, generando un fatturato di circa 138 miliardi di euro. Il trend è stato positivo in tutte regioni del mondo, influenzato da alcuni macro-trend come ad esempio la preferenza dei consumatori sempre più spiccata nei confronti dei dispositivi premium. Oggi infatti i consumatori preferiscono possedere meno dispositivi, ma di qualità superiore e più intuitivi. I produttori possono quindi trarre vantaggio da questo trend, “puntando su prodotti di alta qualità e con caratteristiche premium”, spiega Markus Kick, esperto GfK di Elettronica di consumo. Ancora ampio poi risulta il potenziale di crescita dei dispositivi Smart e degli Assistenti Vocali integrati. E per il 2019 l’istituto di ricerca Gfk prevede una crescita generale del settore di circa il 4%.

Il mercato TV è trainato dai dispositivi di fascia alta e OLED

Con un volume di vendite di oltre 100 miliardi di euro nel 2018, il mercato degli apparecchi televisivi ha rappresentato circa tre quarti del fatturato globale dell’elettronica di consumo. Le vendite sono cresciute del 5% su base annua, grazie soprattutto all’incremento della domanda di dispositivi di fascia alta, con uno schermo grande almeno 50 pollici. Nel 2018, oltre la metà dei ricavi è stato generato da questo segmento premium. Anche gli schermi con tecnologia OLED stanno diventando sempre più popolari, con tassi di crescita superiori al 100%. E con un numero crescente di produttori che si affaccia su questo mercato iniziano a calare anche i prezzi.

Il Bluetooth e la crescita dell’Audio

Il fatturato globale del settore cuffie e auricolari è aumentato di quasi il 40% nel 2018, raggiungendo quota 14 miliardi di euro. Più della metà del valore è stato generato dai dispositivi con tecnologia Bluetooth: le cuffie wireless composte da due auricolari separati sono il modello più richiesto in assoluto, e nel 2018 hanno generato una quota di fatturato superiore alle cuffie con cancellazione attiva del rumore.

Gli altoparlanti portatili con tecnologia Bluetooth invece sono cresciuti del 15%, e anche in questo segmento vincono i modelli premium: i dispositivi con un prezzo superiore ai 150 euro valgono oggi poco meno di un terzo del fatturato totale.

I sistemi audio Smart e Multiroom diventeranno lo standard

Le vendite di dispositivi Multiroom, che consentono di riprodurre brani diversi in stanze diverse sono rallentate leggermente nel corso 2018. In controtendenza, risultano in crescita tutti i modelli Smart, che consentono di ascoltare musica in streaming. Il trend è positivo anche per i dispositivi Smart con assistenti vocali incorporati, che si candidano a diventare nel tempo l’hub per il controllo di tutti gli apparecchi smart presenti in casa.

Trovare lavoro: quali errori evitare nel curriculum?

Trovare lavoro diventa impossibile se il curriculum vitae viene puntualmente scartato dai selezionatori. Sono tanti i fattori da tenere in considerazione per la realizzazione e l’invio di un buon cv, e i candidati sono sempre in dubbio se utilizzare il classico formato europeo o le grafiche personalizzate, inserire una foto o meno, utilizzare una sola pagina o documenti più lunghi.

Fra i tanti motivi che portano un recruiter a scartare un cv c’è, ad esempio, la mancanza di una lettera di presentazione. “Talvolta i curricula inviati non vengono nemmeno aperti dal selezionatore per la mancanza di una lettera di presentazione – spiega Carola Adami, Ceo e founder della società di ricerca e selezione del personale Adami & Associati -. Soprattutto per determinati ruoli, inviare un curriculum non accompagnato da una breve cover letter è un vero e proprio autogol”.

Il titolo di studio posseduto deve essere coerente con quello richiesto

“Talvolta non si parla di errori formali, quanto invece di leggerezze da parte del candidato – continua Adami -. Spesso bastano pochi secondi per scartare un curriculum: nel caso di un ruolo che richiede obbligatoriamente una laurea in ingegneria civile è sufficiente controllare la coerenza del titolo di studio indicato per capire se continuare con la lettura del documento o cestinarlo”. Sembra una banalità, ma il titolo di studio dichiarato nel cv deve essere coerente con quello richiesto. In caso contrario, la candidatura non viene neanche presa in considerazione.

Evitare refusi, spiritosaggini e impaginazioni improbabili

“Tutti i giorni ci capitano tra le mani dei curricula popolati da errori e da refusi, con formattazioni approssimative e impaginazioni improbabili. Non è nulla di grave, ma di certo queste leggerezze non giocano a favore di un candidato, soprattutto quanto ci sono centinaia di persone che competono per un medesimo posto di lavoro”, sottolinea Adami.

Alcune volte un buon curriculum vitae viene macchiato da un piccolo, ma lampante errore. C’è chi, per esempio, nella sezione dei contatti inserisce un contatto email scherzoso, probabilmente creato in gioventù e mai cambiato, il quale in sede di candidatura risulta ovviamente fuori luogo.

Puntare sulla qualità e non sulla quantità

Altri candidati aggiungono fotografie assolutamente non professionali, scattate magari in spiaggia e ritagliate in malo modo. E ancora, un selezionatore attento non mancherà di notare, a prima vista, evidenti gonfiamenti nell’elenco delle esperienze lavorative. “Riceviamo spesso curricula di 3 o 4 pagine, scritti da candidati convinti che scrivere tanto sia meglio per attirare l’attenzione del recruiter – precisa Adami – laddove invece si dovrebbe puntare non sulla quantità, ma sulla qualità e su una buona organizzazione delle informazioni, così da mettere in evidenza i propri punti di forza”. Non deve poi mancare l’indispensabile liberatoria per il trattamento dei dati, che tanti candidati continuano a dimenticare.

Italia, un paese congressuale: è tra le mete top al mondo

L’Italia non è più solo una destinazione da sogno per il turismo leisure, ma anche per quello congressuale. Lo dicono gli ultimi dati Enit: il Belpaese scala la classifica mondiale del turismo congressuale posizionandosi tra i primi cinque Paesi nel mondo con 515 meeting internazionali svolti nel 2017 (ENIT su dati ICCA). In testa gli USA (941 meeting), quindi la Germania (682), UK (592), Spagna (564). Dopo l’Italia si posizionano Francia (506 meeting), Giappone (414), Cina (376), Canada (360), Paesi Bassi (307). Roma è la prima città italiana per meeting internazionali. La capitale si colloca invece al 20esimo posto su scala mondiale con 96 meeting.

Turismo per business, che business

Il turismo per business, al netto dell’indotto, genererà a consuntivo 2018 un giro d’affari di 40,4 milioni di dollari (+3,7%). Lo stesso dato proiettato al 2028 raggiungerà quota 45,1 milioni. In Italia l’incremento del 2018 sul 2017 è al di sopra di quello stimato per l’Europa (+3,2%) e in linea con lo sviluppo previsto a livello globale (3,8%), dice sempre l’ENIT. Fatta cento la spesa in Italia dei turisti in entrata, si legge ancora nel Rapporto, quello per vacanze incide in misura del 79,9%, il turismo per business per il 20,1%. (ENIT su dati WTTC).

I tedeschi amano l’Italia

La classifica per spesa degli stranieri in entrata in Italia relativa alla voce business travel registrata nel 2017  vede la Germania al primo posto (730 milioni di euro), la Francia al secondo (486 milioni), seguita da Regno Unito (434), USA (281), Spagna (248). Se si considera, invece, la spesa per turismo per vacanze, la Germania si posiziona ancora in testa (4 miliardi e 945 milioni euro), di seguito USA (3 miliardi e 341 milioni), Francia (2 miliardi e 427 milioni ), Regno Unito (2 miliardi e 089 milioni) e Austria (1 miliardo e 186 milioni).

Entrate in crescita

Nel 2017 le entrate per turismo di lavoro sono state 5 miliardi e 306 milioni di euro (+3,5% sul 2016) corrispondenti a una spesa media pro-capite giornaliera di 129,9 euro. Le entrate per turismo per vacanze sono state di oltre 26 miliardi (+8% sul 2016) con spesa media pro-capite giornaliera pari a 112,8 euro. Andando più in profondità sul turismo congressuale, lo scorso anno (2017) gli eventi realizzati in Italia sono stati 398.286 (+2,9%), pari a 29,1 milioni di partecipanti (+3,2%) e 43,4 milioni di presenze (+1,6%). Per il 56,9% si è trattato di eventi locali, il 35,2% nazionali e il 7,9% internazionali. I partecipanti erano così composti: 48,2% locali, 40,5% nazionali e 11,3% internazionali.

Gli italiani risparmiano poco, e il 25% non accantona nulla

ricchezza delle famiglie italiane dal 2012 rimane stabile, attestandosi a 9 volte il reddito disponibile, il tasso di risparmio lordo continua a calare. E a fine 2017 risultava pari al 9,7%, a fronte dell’11,8% della media dell’Eurozona. Nel 2004 aveva raggiunto il 15%, superando la media area euro di un punto percentuale. La crisi del 2007-2008 ha segnato un punto di caduta che sembrava destinato al recupero tra il 2012 e il 2014, ma che si è rivelato solo temporaneo.

Quanto a indebitamento, si legge nel rapporto della Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2018, le famiglie italiane sono le più virtuose d’Europa. A fine 2017 il rapporto debito/Pil era pari al 40%, a fronte di poco meno del 60% per la media europea.

Le componenti di portafoglio, fondi comuni e titoli di Stato in testa

Per quanto riguarda le scelte di portafoglio Italia ed Eurozona continuano a registrare il tradizionale divario nel peso della componente assicurativa e previdenziale, che nel contesto domestico rimane più contenuto (anche se in crescita), e dei titoli obbligazionari, comunque in diminuzione, riferisce Adnkronos.

Alla fine del 2017 il 29% delle famiglie possedeva però almeno un’attività finanziaria. A pesare di più nella composizione di portafoglio sono i fondi comuni e i titoli di Stato italiani (dopo i depositi bancari e postali). Gli investimenti etici e socialmente responsabili (Sri) sono invece ancora poco conosciuti. Più del 60% degli intervistati dichiara di non averne mai sentito parlare, e meno di un terzo manifesta interesse dopo essere stato informato.

Una capacità ancora contenuta di pianificazione e monitoraggio delle scelte finanziarie

Le famiglie intervistate risparmiano in modo regolare in meno del 40% dei casi, in modo occasionale nel 36%, e il 25% non accantona nulla. In generale, il risparmio regolare è più frequente tra i soggetti più abbienti. Determinanti risultano anche le conoscenze finanziarie, le competenze percepite, l’abitudine a pianificare, e alcune inclinazioni, come l’auto-efficacia, l’ansia finanziaria e l’avversione alle perdite. La maggior parte delle famiglie si caratterizza quindi per una capacità contenuta di pianificazione e monitoraggio delle scelte finanziarie. Il 40% circa non tiene un bilancio familiare, e solo un terzo dichiara di avere un piano finanziario e di controllarne gli esiti.

Comportamenti “critici” nel processo di investimento

I comportamenti nel processo di investimento, si legge ancora nel rapporto, mostrano ancora numerose criticità. La maggior parte degli intervistati dichiara di assumere le informazioni utili per l’investimento dal funzionario di banca o ricorre ai consigli di amici e parenti. Poco più del 20% si affida alla consulenza professionale, o delega un esperto, e il 28% sceglie in autonomia. Ma solo il 25% fa riferimento al prospetto finanziario, e il 40% delle famiglie non monitora i propri investimenti.

RC auto, il premio medio italiano è di 583 euro

Nell’ultimo anno, a livello nazionale, il premio medio dell’RC auto è di circa 583 euro, ed è aumentato dello 0,9%, anche se l’andamento regionale è piuttosto differenziato. Secondo l’osservatorio di Facile.it ad agosto 2018 per assicurare un’auto servivano mediamente 582,71 euro, ovvero lo 0,9% in più rispetto a un anno fa.

Il valore è stato calcolato analizzando oltre 6,8 milioni di preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e dalle quotazioni, in base alla raccolta premi, offerte da un panel di compagnie rappresentanti, circa il 54% del mercato RCA italiano.

Il Friuli Venezia Giulia guida la classifica degli aumenti, ma la Campania è la più cara

Dai risultati emerge però un andamento regionale piuttosto differenziato. Se è vero che i rincari hanno riguardato gli automobilisti di 13 regioni italiane, è altrettanto vero che nelle altre 7 le tariffe sono diminuite. La forbice delle variazioni annuali, quindi, è compresa tra il – 8,23% della Valle d’Aosta e il + 6,12% del Friuli Venezia Giulia.

A guidare la classifica dei rincari c’è infatti il Friuli Venezia Giulia, che nel corso dei 12 mesi ha visto crescere del 6,12% il premio medio RC auto. Anche se, nonostante gli aumenti, il costo medio registrato ad agosto per assicurare un’automobile (433,60 euro) rimane tra i più bassi d’Italia.

Segue nella classifica la Campania, dove la tariffa RC auto è salita del 4,68% e dove si paga il premio medio più alto della Penisola, arrivato a 1.036,20 euro. Quasi il 78% in più rispetto alla media nazionale.

Assicurare un’auto costa meno in Valle d’Aosta

Terzo posto per il Trentino Alto Adige, con un aumento delle tariffe pari al 4,56%. Anche in questo caso il premio medio registrato ad agosto 434,85 euro) risulta però tra i più bassi del Paese. Sette invece le regioni italiane che hanno registrato un calo delle tariffe su base annuale, guidate dalla Valle d’Aosta, dove il premio medio, pari a 371,95 euro, è diminuito dell’8,23%. Segue l’Umbria, dove la tariffa media è diminuita del 6,17%, stabilizzandosi a 531,42 euro, mentre al terzo posto si posiziona la Calabria. Che però, nonostante il calo del 2,17% rispetto a 12 mesi fa, vede le tariffe ancora molto elevate, con un premio medio pari a 674,37 euro, secondo solo a quello della Campania.

“Aumenti contenuti e solo in alcune aree del Paese”

“Gli aumenti delle tariffe registrati durante l’estate sono stati tendenzialmente contenuti e hanno riguardato solo alcune aree del Paese”, commenta Diego Palano, Responsabile BU assicurazioni di Facile.it.

Complessivamente, e considerando anche altri dati ufficiali, “è possibile attendersi per il 2018 un periodo di sostanziale stabilità sul fronte dei prezzi – continua Palano -. Chi dovrà valutare l’acquisto o il rinnovo di una polizza RC Auto nell’immediato futuro potrà quindi approfittare di questa situazione, probabilmente ancora per pochi mesi, per confrontare le offerte delle diverse compagnie e risparmiare sull’assicurazione prima di possibili nuove ondate cicliche di rincari”.

Milano, Monza e Brianza, Lodi: buone performance per l’industria manifatturiera e l’artigianato

Nell’area di Milano, Monza e Brianza, Lodi si chiude un ulteriore trimestre di ottimismo per l’industria manifatturiera e l’artigianato. Il secondo trimestre 2018, infatti, mette a segno un lieve, ma positivo, incremento rispetto ai tre mesi precedenti.

I dati del monitor congiunturale

I numeri sono un’anticipazione dei dati dal Monitor congiunturale del secondo trimestre 2018 del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi relativi all’industria e dell’artigianato manifatturieri.

Il quadro a Milano

La produzione industriale manifatturiera registra il +2,2% su base annua ed una variazione del +0,3% rispetto al primo trimestre 2018, in leggero rallentamento rispetto all’andamento registrato a inizio anno (+0,6% rispetto al quarto trimestre 2017). Il fatturato estero, la cui variazione tendenziale (rispetto allo scorso anno) si attesta a +5,9%, traina l’andamento positivo del fatturato (+3,4%). Anche gli ordini, variazione in un anno del +1,8%, sono trainati dalla domanda estera (+4,1%), mentre gli ordini interni registrano una crescita del +0,6%. Anche se più caute, restano positive le aspettative per il terzo trimestre 2018, il 58% degli operatori attende stabilità dei volumi nel prossimo trimestre, sulla crescita della produzione industriale, gli operatori ottimisti sono il 25,3% (erano il 33,6%) rispetto ai pessimisti che rappresentano il 16,4%.

Il comparto a Monza e Brianza

Nel secondo trimestre del 2018 la produzione industriale manifatturiera registra una variazione tendenziale del +5,3% (contro il dato medio regionale del +3,9%) ed una variazione congiunturale del +1,6%. Cresce il fatturato su base annua (+8,4%), trainato da un buon andamento, soprattutto, del fatturato estero (+10,2%, contro una media lombarda che si ferma al +6,3%), ma anche dalla performance del fatturato interno (+7,4%) e cresce anche rispetto al trimestre precedente (+2,2%). Gli ordini totali crescono su base annua, registrando una variazione del +3,7% rispetto allo stesso periodo del 2017. Gli ordini esteri mostrano un incremento del +5,7% su base annua e a livello congiunturale del +2,2%. Per la domanda interna la variazione tendenziale si attesta a +2,5%, mentre quella congiunturale a +0,6%. Per quanto riguarda le previsioni sull’andamento nel terzo trimestre 2018, il 20,8% degli imprenditori si aspetta un aumento della produzione industriale mentre è del 12,5% la percentuale che si attende un calo. Produzione stabile per il 66,7%.

L’industria a Lodi

Nel secondo trimestre 2018 l’industria manifatturiera lodigiana registra per la produzione una variazione tendenziale positiva (+4,8% su base annua) e registra -0,2% rispetto al primo trimestre 2018. La dinamica tendenziale degli ordini registra nel complesso una lieve flessione (-0,2%), in particolare la domanda estera si attesta a -2,1% e la domanda interna cresce del +0,7%. A livello congiunturale gli ordini registrano rispettivamente -1% per l’estero e -1,7% per il mercato interno. Il fatturato registra invece una crescita significativa sia rispetto al trimestre precedente del +1,9%, sia rispetto allo scorso anno, con una variazione del +5,6% (fatturato interno +7,1%, e fatturato estero +2,2%). Sul fronte delle aspettative sul terzo trimestre 2018, si aspettano stabilità il 67,6% degli imprenditori, con il 27% che si aspetta una crescita e il 5,4% che prevede un calo della produzione.

Calzature Bruno Bordese, la qualità ai tuoi piedi

Oggi tutti amiamo vestire in una certa maniera e comunicare a chi ci osserva qualcosa della nostra personalità e del nostro modo di essere già in base agli indumenti o accessori che indossiamo. Avere un abbigliamento adeguato per il lavoro così come per il tempo libero o gli appuntamenti mondani è segno di grande cura e caratterizza ogni persona. Le scarpe ad esempio, sono un accessorio importante ed in grado di completare al meglio ogni outfit, aggiungendo quel tocco di eleganza, raffinatezza o sportività desiderato. Ecco perché sono sempre di più i consumatori che non si accontentano più di un semplice paio di scarpe che ben si abbini al proprio modo di vestire, ma gli utenti cercano sempre di più calzature in grado di comunicare agli altri qualcosa che fa parte di se, ed in grado di sposare alla perfezione le esigenze estetiche con quelle di comfort e benessere del piede.

Le calzature Bruno Bordese nascono proprio da questa esigenza, ed oggi offrono a tutti la possibilità di abbinare raffinatezza e ricercatezza ad una comodità che non teme paragoni, ma non solo. Grazie infatti agli ottimi materiali con i quali queste scarpe sono realizzate, nonché mediante tecniche di lavorazione sempre più sofisticate ed efficaci, questo importante marchio è in grado di fornire calzature destinate a durare nel tempo. www.revolutionconceptstore.it mette a tua disposizione un’ampia scelta di calzature Bruno Bordese adatte a qualsiasi momento della giornata o tipologia di impegno e, grazie all’esauriente galleria fotografica che accompagna ciascun prodotto, potrai valutarne in dettaglio le caratteristiche proprio come se le stessi osservando da vicino. Se ami vestire bene e valorizzare il tuo abbigliamento con delle scarpe adeguate, se ami valorizzare la tua figura con calzature raffinate e realizzate con i migliori materiali, Bruno Bordese ha diverse proposte che ti consentiranno di completare il tuo abbigliamento esattamente nella maniera che desideri.

Che fine ha fatto la dieta vegana? Un milione di italiani le ha detto addio

“Siamo ciò che mangiamo”. Ad asserirlo il filosofo tedesco Feuerbach in materia di alimentazione, non solo basilare per sopravvivenza e salute, ma tanto importante da influenzare anche la coscienza ed il modo di pensare.  E se negli ultimi anni la dieta vegana – da molti considerata estremista – ha rappresentato il simbolo di uno stile di vita dettato dai principi etici di rispetto della vita animale e basato sul rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali in ogni ambito –  dall’alimentazione, all’abbigliamento, allo spettacolo, allo sport –  qualcosa oggi sta cambiando. Lo rivela uno studio di Eurispes presentato da Coldiretti a giugno in occasione del ”Villaggio contadino” di Torino.

Due su tre tornano a essere onnivori

Un esercito di un milione di italiani ha infatti lasciato la dieta vegana, riporta l’Ansa. Praticamente 2 su 3 individui tornano ad essere onnivori. Si riduce quindi a 460 mila il numero persone che portano avanti la scelta di cui – in prevalenza – donne (68% del totale) e giovani (2% degli italiani nella fascia di età 18-24 anni). Una forte battuta di arresto per una alimentazione che esclude – ricorda Coldiretti – la carne di qualsiasi animale e tutti i prodotti di origine animale, dai formaggi alle uova, dal burro allo yogurt, dalla panna al gelato, dal latte al miele. All’interno della dieta vegana basata su cereali, legumi, verdura e frutta sono nate correnti di pensiero alimentare ancora più estremiste come i fruttariani (che mangiano solo frutta caduta dagli alberi, ma escludono limoni, kiwi e ananas), i melariani (che si nutrono solo di mele), i fruttariani crudisti (che ingeriscono solo frutta non cotta e non condita).

Tali numeri però non sembrerebbero basati su rilevazioni statistiche, e questa convinzione di Coldiretti parrebbe addirittura – secondo un comunicato della Lav, Lega antivivisezione – “in contrasto con l’aumento esponenziale dell’offerta di prodotti vegani, dalla grande distribuzione, alla ristorazione collettiva anche scolastica, fino al bar sotto casa”.

Intanto, aumentano i consumi di frutta e verdura

Per la Lav l’epicentro della rivoluzione vegetale è proprio l’Europa, in cui le vendite annuali di alimenti a base vegetale sono cresciute in media ogni anno e a partire dal 2010 dell’8%, il doppio rispetto alla carne. Le stime più recenti prevedono inoltre uno sviluppo del settore –  tra il 2017 e il 2021 – dell’8,29% con una previsione di affari di 5,2 miliardi di dollari entro il 2020.

Google: traduzioni migliori con l’AI. Anche offline

Dopo Microsoft, che recentemente ha aggiunto la capacità di usare i sistemi di AI alla sua app Translator anche offline, ora anche Translate, la app di Google per le traduzioni, ha rilasciato un aggiornamento per dispositivi mobili che migliorerà le traduzioni anche quando l’utente si trovi senza una connessione dati. Con supporto a 59 lingue, incluso l’italiano.

“Siamo in una primavera dell’intelligenza artificiale”, diceva due anni fa John Giannandrea, allora a capo di questo settore di ricerca a Google. Negli ultimi anni infatti sono cresciuti gli strumenti che fanno uso di sistemi di AI per tradurre, ma soprattutto di una sua branca specifica, nota come machine learning, che sviluppa algoritmi in grado di apprendere e migliorare dai dati.

Dalla tecnologia PBMT all’AI

Quando 12 anni fa Google lanciò Translate, disponibile sia su sito che via app, utilizzava una tecnologia nota come PBMT, phrase-based machine translation, la quale spezzava una frase in parole e frasi che venivano tradotte in modo indipendente. Questo dopo aver cercato schemi e pattern statistici su miliardi di combinazioni tratte da traduzioni umane. I risultati non erano sempre egregi, soprattutto se si contava solo su quello strumento per capire esattamente il senso di una frase.

Ma circa tre anni fa le traduzioni sono state rinvigorite da una nuova tecnologia, in concomitanza con la rinascita delle ricerche in intelligenza artificiale, riporta Agi.

La Neural Machine Translation si basa sul deep learning

Da allora Google Traslate ha fatto un balzo in avanti usando una tecnologia, la Neural Machine Translation, NMT, basata sul deep learning (approfondimento profondo, a sua volta una branca del più noto machine learning), alla base di miglioramenti anche in molti altri settori, come il riconoscimento di immagini.

Il deep learning combina reti neurali artificiali, ovvero strati di unità computazionali, che imitano il funzionamento dei neuroni, con grandi quantità di dati. Il risultato è che nel caso delle traduzioni sono le frasi intere a essere considerate e tradotte, invece delle loro singole unità.

Una traduzione più verosimile e “umana”

Per avere una traduzione migliore però, era necessario restare sempre connessi al cloud, ai server dell’azienda. E magari proprio quando più si aveva bisogno della app, non era possibile l’accesso a internet. Se quindi finora la performance di questo genere di servizio dipendeva dalla possibilità di essere connessi alla Rete, ora Google ha trasferito la NMT anche sulla versione offline delle app. Rispetto alla tecnologia usata in precedenza nelle versioni offline, i sistemi neurali usano un contesto più ampio per determinare la traduzione più rilevante, “che poi viene riaggiustata e riorganizzata per suonare più come il parlato di una persona che una grammatica – spiega la produce manager Julie Cattieau sul blog di Google -. Tutto ciò rende i paragrafi e gli articoli tradotti più scorrevoli e facili da leggere”.

Il lavoro occasionale? In Italia non decolla

Sono 592mila gli addetti che nel 2017 hanno svolto un’attività lavorativa occasionale, pari a meno di 10 ore settimanali, e rappresentano il 2,6% del totale degli occupati in Italia (poco più di 23 milioni). Dei 592mila lavoratori occasionali 389mila hanno prestato servizio come dipendenti e gli altri 203mila come lavoratori autonomi.

Secondo l’Ufficio Studi della Cgia, rispetto al 2007, il numero complessivo dei lavoratori saltuari è aumentato del 20,3%, ma il numero di questi lavoratori è leggermente in calo rispetto al picco del 2014 (631mila unità), sia per la ripresa occupazionale sia per la riforma dei voucher, che ha aumentato il ricorso al lavoro irregolare.

Servizi alla persona, alle imprese e alberghiero-ristorazione i comparti dove si concentrano i lavoratori saltuari

Ovviamente questi 592mila lavoratori occasionali sono sottostimati. “Sappiamo benissimo che questo settore presenta zone d’ombra molto estese – spiega il segretario della Cgia, Renato Mason – dove il sommerso la fa da padrone. Tuttavia, è interessante notare che queste occupazioni regolari sono ad appannaggio soprattutto di donne e pensionati e servono ad arrotondare le magre entrate familiari, soprattutto al Sud”.

Due su tre addetti della cosiddetta gig economy sono infatti donne, occupate principalmente nei servizi alla persona, come domestiche, baby-sitter, badanti, o al servizio di attività legate alla cura della persona, come parrucchiere, estetiste, centri benessere, riferisce Adnkronos.

Altri due comparti dove si concentra un’incidenza molto elevata di occupati saltuari sono l’alberghiero-ristorazione e i servizi alle imprese.

I più numerosi sono gli over 65

Gli over 65 sono i più numerosi (6,9%), a cui seguono i giovani tra i 15 e i 24 anni (4,7%).

In valore assoluto il segmento che raggruppa il maggior numero di occupati della gig economy però è quello tra i 45-54 anni, che su una popolazione lavorativa di quasi 7 milioni di persone, sono 156 mila. Inoltre, se a livello nazionale l’incidenza dei lavoratori saltuari sul totale degli occupati presenti in Italia è pari al 2,6%, nel Centro la quota sale al 3%.

In termini assoluti, invece, è il Mezzogiorno l’area geografica che presenta il numero più elevato. Sui 592mila lavoratori occasionali 171mila lavora al Sud, 148 mila sia al Centro sia a Nordovest, e 125 mila a Nordest.

“I cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali”

“Questi dati – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – evidenziano che la cosiddetta gig economy, sebbene in forte espansione, alimenta un’occupazione on demand ancora molto contenuta. Le opportunità offerte dai siti, dalle applicazioni e dalle piattaforme web, ad esempio, stanno riempiendo le nostre strade di ciclo corrieri, ma i cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali, come i servizi alla persona, e in quelli dove è molto elevata la stagionalità. Ambiti, tra l’altro, dove la presenza degli stranieri è preponderante”.