I timbra cartellini di Cotini srl

Grazie ad un timbracartellini è possibile fare in modo che i dipendenti debbano segnare il proprio ingresso e uscita dalla sede aziendale ogni volta che devono accedere ai locali in cui si svolge l’attività. Ciò consente di poterle monitorare con grande precisione quelli che sono gli orari di lavoro e  se vi è eventualmente un residuo da recuperare.

Cotini srl commercializza soluzioni di questo tipo ideali sia per grandi che piccole aziende, fornendo a ciascuno una soluzione commisurata in base alla propria realtà. In particolar modo i modelli Cobra-R e Puma sono pensati appositamente per tutte quelle attività in cui vi è grande presenza di polvere e dunque condizioni particolari, riuscendo a lavorare perfettamente anche in questo tipo di ambiente.

Ritardi e anticipi vengono trasmessi direttamente in amministrazione

Esistono da ogni modo modelli di timbracartellini adatti a ogni tipo di specifica necessità ed in grado di adattarsi ad ogni tipo di stanza o ambiente di lavoro, anche polveroso o poco luminoso. Alcuni modelli infatti, rendono particolarmente semplice la lettura dell’orario grazie a numeri bianchi su sfondo nero, così come quelli con display LCD grazie ai quali è possibile leggere chiaramente l’orario anche a distanza di qualche metro.

Tali timbracartellini inoltre, contrassegnano con un asterisco l’orario di ingresso o di uscita dal lavoro nel caso in cui venga registrata una uscita anticipata rispetto l’orario previsto, oppure un ingresso ritardato. In questa maniera si rende più semplice anche il lavoro di chi lavora amministrazione.

Uno strumento in grado di migliorare la produttività

Parliamo dunque di un ottimo strumento in grado di contribuire a migliorare il livello di produttività di ogni ufficio e contemporaneamente rappresentare un ottimo strumento per poter verificare la presenza dei lavoratori in sede e recuperare eventuali ritardi o uscita anticipata che altrimenti non sarebbero state notate. Ogni timbracartellino proposto da Cotini srl infine, comprende anche un casellario da 5 posti e una dotazione di 50 cartellini.

Calzature Bruno Bordese, la qualità ai tuoi piedi

Oggi tutti amiamo vestire in una certa maniera e comunicare a chi ci osserva qualcosa della nostra personalità e del nostro modo di essere già in base agli indumenti o accessori che indossiamo. Avere un abbigliamento adeguato per il lavoro così come per il tempo libero o gli appuntamenti mondani è segno di grande cura e caratterizza ogni persona. Le scarpe ad esempio, sono un accessorio importante ed in grado di completare al meglio ogni outfit, aggiungendo quel tocco di eleganza, raffinatezza o sportività desiderato. Ecco perché sono sempre di più i consumatori che non si accontentano più di un semplice paio di scarpe che ben si abbini al proprio modo di vestire, ma gli utenti cercano sempre di più calzature in grado di comunicare agli altri qualcosa che fa parte di se, ed in grado di sposare alla perfezione le esigenze estetiche con quelle di comfort e benessere del piede.

Le calzature Bruno Bordese nascono proprio da questa esigenza, ed oggi offrono a tutti la possibilità di abbinare raffinatezza e ricercatezza ad una comodità che non teme paragoni, ma non solo. Grazie infatti agli ottimi materiali con i quali queste scarpe sono realizzate, nonché mediante tecniche di lavorazione sempre più sofisticate ed efficaci, questo importante marchio è in grado di fornire calzature destinate a durare nel tempo. www.revolutionconceptstore.it mette a tua disposizione un’ampia scelta di calzature Bruno Bordese adatte a qualsiasi momento della giornata o tipologia di impegno e, grazie all’esauriente galleria fotografica che accompagna ciascun prodotto, potrai valutarne in dettaglio le caratteristiche proprio come se le stessi osservando da vicino. Se ami vestire bene e valorizzare il tuo abbigliamento con delle scarpe adeguate, se ami valorizzare la tua figura con calzature raffinate e realizzate con i migliori materiali, Bruno Bordese ha diverse proposte che ti consentiranno di completare il tuo abbigliamento esattamente nella maniera che desideri.

Mediclinics, una storia di successi

Vi sarà capitato di viaggiare ed utilizzare la toilette dei più importanti aeroporti mondiali: non avete mai fatto caso, quando vi asciugate le mani, al marchio Mediclinics? Storia di successi, storia di asciugamani elettrici… Il brand spagnolo, che da diversi anni ha una succursale a Milano, è presente, diffuso, noto e apprezzato ovunque per la qualità dei suoi prodotti. Potrete trovare per esempio asciugamani elettrici Mediclinics anche dall’altra parte del globo, oppure più semplicemente sulla Torre Eiffel o allo stadio Bernabeu. O, rimanendo nel nostro paese, da Burger King o McDonald.

Una storia lunga quarant’anni che oggi permette all’azienda di disporre di un catalogo prodotti vasto e completo, che illustra le diverse categorie di articoli commercializzati: non solo asciugamani elettrici, quindi, ma anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio, hotellerie e barre disabili. No Made in China, ed acciaio inox, quello vero… Mediclinics oggi punta tutto sull’innovazione, dedicando alla stessa grandi e continui investimenti, e curando al contempo aspetti ormai fondamentali nell’etica di una multinazionale, quali il risparmio energetico, l’ecologia ed il rispetto dell’ambiente. Una connotazione che è dimostrata ampiamente dai prestigiosi certificati Green Spec ottenuti negli anni.

Parlando di asciugamani elettrici, oggi ci sono quelli che possiamo definire “di nuova generazione”, ovvero Dualflowplus e Machflow, che mantengono la tradizione e rappresentano garantiscono l’evoluzione di una storia cominciata oltre 40 anni fa con Saniflow. Anche in tempi di crisi, Mediclinics ha scelto di continuare a produrre articoli che non avessero alcun compromesso in termini di qualità, ma veicolando la propria linee di prodotti sempre verso un’ottica di ottimo rapporto qualità/prezzo, per poter arrivare a qualsiasi cliente e soddisfarlo pienamente, in fase di pre e post vendita. Oggi la carta è un lontano ricordo per migliaia di imprese che si sono rivolte a loro.

Agenzie SEO

Eccoci qua ancora una volta a parlare di posizionamento di siti Internet: che si tratti di SEM, SEO o semplicemente geo-localizzazione, essere presenti in prima pagina quando un utente ricerca il nostro business è assolutamente fondamentale. Ecco allora che ci vengono in aiuto aziende specializzate in attività di questo tipo: attenzione, non stiamo parlando di vendita “keyword al chilo”, che è la tendenza di molte grosse società (italiane e non) ed un approccio totalmente errato all’argomento. Il cliente finale, infatti, non vuole investire semplicemente per apparire tra i primi risultati dei motori di ricerca su parole chiave stabilite “a tavolino”, ma vuole intercettare le reali richieste indirizzate al suo business.

WebSenior, agenzia SEO specializzata in posizionamento di siti web e con una propria sede nella zona di Monza, ci spiega come sviluppare un progetto di web marketing di successo: “l’analisi preliminare sarà il progetto portante di tutte le attività successive. Capire quali esigenze hanno i tuoi utenti e cosa cercano sul web, come lo cercano, perchè scelgono un sito piuttosto che un altro, come portarli alla conversione, ovvero ad una richiesta di contatto”. Ecco allora che un’accurata fase di analisi (e non la vendita al chilo della quale parlavamo) richiede tempo e conferma la serietà della proposta che possiamo ricevere dalla web agency di turno. E poi?

“La SEO riteniamo sia l’azione più efficace nel medio-lungo termine: ancora oggi molti utenti web preferiscono selezionare un risultato organico piuttosto che a pagamento, e l’investimento può ripagare in un arco di tempo ragionevole, chiaramente se il lavoro viene svolto in modo ottimale. Inoltre, non si rende necessario un budget mensile, perchè il grosso delle attività si concentra nei primi 6-12 mesi, e può portare a risultati durevoli nel tempo”.

Interessante no? Prossimamente parleremo però di come il posizionamento di siti web debba essere accompagnato da altre attività di web marketing efficaci ed in linea con gli obiettivi che si intendono raggiungere.

Il vademecum contro le truffe online

Crisi economica e digitalizzazione fanno aumentare la criminalità informatica, e l’Italia è tra i primi 10 Paesi per numero di utenti attaccati da trojan per mobile banking. In seguito al lockdown il 53,6% degli italiani dichiara di aver aumentato l’abitudine di acquistare beni online, prediligendo l’uso della carta di credito o formule miste di pagamento. E se il 6,3% predilige l’acquisto online anche per evitare di maneggiare i soldi per paura del contagio da Covid-19 rimane una percentuale di utenti che preferisce usare ancora il denaro contante (40%) per timore di essere truffati online (23%). Timore non del tutto infondato, come confermato da un’indagine di Kaspersky dalla quale emerge come nel primo trimestre del 2020 siano aumentate le frodi online, soprattutto quelle che prendono di mira i dispositivi mobili.

I siti web possono rivelarsi strumenti di copertura

In un momento storico dove la digitalizzazione ha un ruolo chiave per sostenere la vita quotidiana delle persone e la stessa economia poche e semplici regole bastano a evitare spiacevoli incidenti, o addirittura rischiare di indebitarsi.

Kaspersky e Kruk hanno unito le forze per fornire agli utenti una guida per evitare trappole e raggiri online. I siti web infatti possono rivelarsi strumenti di copertura per i cybercriminali che hanno lo scopo di raccogliere i dati degli utenti. Per evitare che le informazioni personali finiscano nelle mani sbagliate, è importante non inserire i dati della propria carta di credito o non fare acquisti online se il sito sembra sospetto o non è conosciuto.

Se è troppo bello per essere vero è una truffa

Attenzione anche a offerte e finanziamenti troppo belli per essere veri: molte offerte di questo tipo possono presentare altrettante spiacevoli sorprese, offrendo prestiti che non hanno niente di vantaggioso per gli utenti. Un consiglio utile per non incorrere in spiacevoli sorprese è quello di comparare offerte simili tra loro in modo da confrontarle e individuare il tasso più conveniente. Per essere protetti dalle truffe di tipo finanziario bisogna considerare che una soluzione di sicurezza installata sui dispositivi è in grado di creare un ambiente protetto per le transazioni finanziarie. E, riporta Italpress, per tenere al sicuro le proprie credenziali è importante mantenere lo stesso livello di protezione su tutti i device in uso.

Attenzione a condividere i profili social

Esiste un punteggio di credito social dettato da ciò che decidiamo di condividere con le aziende sui nostri profili, che può determinare o meno il buon esito di una richiesta di un prestito o finanziamento. Gli italiani sembrano diffidare delle aziende che chiedono di condividere i profili social, e fanno bene, visto che esistono già organi ufficiali predisposti per determinare l’affidabilità o meno di un buon pagatore. Il registro del CRIF, l’esperto globale dei sistemi di informazioni creditizie, ad esempio, è un registro ufficiale che monitora in 50 Paesi eventuali pagatori considerati non affidabili.

In Italia è operativa la blockchain del mondo bancario

Spunta Banca DLT (Distributed ledger technology), il progetto promosso dall’ABI e coordinato da ABI Lab, è in vigore per la rendicontazione dei conti reciproci. Questo processo interbancario è stato spostato da una modalità tradizionale con scambi di telefonate e messaggi, a una tecnologia basata su registri distribuiti per la rendicontazione dei conti reciproci. E in Italia è quindi operativa la blockchain del mondo bancario, e da ottobre sono su Spunta, la rete di nodi, circa 100 banche. È dunque ormai pienamente funzionante l’autostrada tecnologica su cui possono contare il settore bancario e l’Italia. Le competenze acquisite nella realizzazione di una infrastruttura a governance distribuita rendono le banche italiane disponibili a partecipare a progetti e sperimentazioni su una moneta digitale di Banca centrale europea.

La spunta interbancaria

La blockchain, intesa anche come tecnologia di registri distribuiti (Dlt), permette che un grande database possa essere ripartito e distribuito su più nodi, ossia su più macchine collegate tra loro. Ciò consente un diverso modo di pensare e progettare le modalità di relazione e lo scambio tra i partecipanti. Con il progetto Spunta Banca DLT, l’Associazione bancaria italiana ha portato concretamente la blockchain nel mondo bancario italiano, attraverso una infrastruttura per le banche operanti in Italia che in futuro potrà ospitare anche altre applicazioni. Con la blockchain di Spunta le banche hanno a disposizione una via per possibili sviluppi futuri. Finora la spunta è stata basata su registri bilaterali, con un basso livello di standardizzazione e modalità operative non avanzate. L’applicazione di un processo basato sulla blockchain Dlt rende possibile la standardizzazione del processo e del canale di comunicazione unico, e consente di avere una completa visione sulle transazioni tra le parti interessate.

Sostenere un carico di 8,4 miliardi di transazioni

Grazie all’algoritmo di abbinamento delle operazioni, discusso e condiviso dal gruppo di lavoro, il tasso di riscontro automatico è del 97,6%. A partire dal primo marzo l’infrastruttura Spunta ha elaborato 204 milioni di transazioni per le 55 banche migrate nelle prime due scadenze. Per poter effettuare tutte le elaborazioni è stata necessaria solo un’ora di notte. Se questa macchina elaborasse casi più complessi, lavorando a pieno regime, è stato stimato che potrebbe sostenere un carico di 8,4 miliardi di transazioni. Per dare un termine di paragone, la blockchain di bitcoin in tutto l’anno 2019 ha gestito 117 milioni di transazioni.

Le banche di Spunta sono pronte a effettuare test di fattibilità per l’euro digitale

L’euro digitale, ossia una Central Bank Digital Currency (CBDC), può richiedere sperimentazioni per velocizzare la messa in opera di un’iniziativa di livello europeo, e le banche di Spunta sono pronte a effettuare test di fattibilità per il mondo bancario e finanziario europeo. Sarà quindi esaminata la possibile estensione dell’applicazione a livello internazionale.

Italiani e cintura di sicurezza, non tutti la usano

L’Italia si conferma agli ultimi posti in Europa per il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza sui sedili degli autoveicoli fino a 3,5 tonnellate, ovvero automobili e furgoni. Sui sedili anteriori i tassi di utilizzo delle cinture di sicurezza sono più alti in Germania, Svezia, Gran Bretagna ed Estonia, mentre in Croazia, e in Italia sono più bassi. Peggio ancora sui sedili posteriori, dove indossare la cintura di sicurezza in Paesi come la Serbia e l’Italia è ancora eccezionale.

Indossarle sui sedili posteriori? In Italia solo il 15%

Le ultime statistiche europee sono state pubblicate da ETSC (European Transport Safety Council) nel 2015, dove nel confronto tra i vari Paesi europei l’Italia ne esce decisamente male.  Secondo il rapporto il 98% dei passeggeri in Germania, Svezia, GB ed Estonia si allaccia le cinture di sicurezza sui sedili anteriori, mentre i tassi di utilizzo rimangono al 61% in Croazia, al 62% in Italia, al 74% in Serbia, all’82% in Lettonia e all’83% in Ungheria. E le disparità tra i Paesi sono maggiori quando si tratta di indossarle sui sedili posteriori. Qui si va dal 98% in Germania e Repubblica Ceca all’1% in Croazia. Indossare la cintura di sicurezza sui sedili posteriori è ancora eccezionale in Serbia (7%), in Italia (15%) e in Lituania (33%). In ogni caso, il maggiore aumento negli ultimi cinque anni nel tasso di utilizzo delle cinture di sicurezza posteriori è stato registrato in Austria, Estonia, Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia.

Aumenta il rischio di morte per sé e per gli altri occupanti del veicolo

Gli occupanti dell’auto sottovalutano ampiamente le conseguenze del mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. I passeggeri dei sedili posteriori senza cintura aumentano significativamente il rischio di morte per sé stessi e per gli occupanti con cintura sui sedili anteriori. Per evidenziare la gravità della situazione e sensibilizzare l’utenza, l’Unasca (Associazione Nazionale Autoscuole) e l’Efa (Federazione Europea di Autoscuole) in collaborazione con la ong greca Rsi (Road Safety Institute) hanno prodotto il remake di un video messaggio molto forte di fine anni ’90, riportante le conseguenze sugli occupanti di un veicolo a seguito del mancato utilizzo delle cinture di sicurezza sui sedili posteriori degli autoveicoli, riporta Askanews.

“Gli italiani proprio non ne vogliono sapere” “Gli italiani proprio non ne vogliono sapere di allacciare la cintura di sicurezza sui sedili posteriori. È singolare che a quasi 30 anni dall’introduzione dell’obbligo di indossare le cinture di sicurezza per tutti gli occupanti dei veicoli, ancora oggi gli automobilisti ci chiedano da quando sia stata introdotta questa norma – commenta Manuel Picardi, Segretario Generale EFA, e componente Segreteria nazionale UNASCA -. Il senso di protezione che ha un passeggero trasportato sui sedili posteriori è inversamente proporzionale al reale rischio a cui si sta esponendo gli occupanti dei sedili anteriori. In caso di un brusco rallentamento, lo spostamento in avanti di un corpo umano non adeguatamente fissato ai sedili può comportare gravi conseguenze”.

Crisi Covid-19, 1 lavoratore su 2 teme di essere licenziato

Il Coronavirus rende critica la situazione occupazionale. Entro la fine del 2020 nel nostro Paese il tasso di disoccupazione raggiungerà il 12,4%. Dopo 4 anni di miglioramenti, secondo il documento sulle Prospettive sull’occupazione 2020 presentato dall’Ocse, in caso di una seconda ondata di contagi il rischio concreto di una disoccupazione “strutturalmente a livelli elevati nel medio e lungo periodo” sembra plausibile. E se il Decreto di agosto proroga il divieto di licenziamento collettivo o per motivi economici senza fissare una data di scadenza, pone altrettanti “paletti” con cui le aziende possono aggirarlo. La paura di ritrovarsi senza lavoro si sta perciò diffondendo tra i dipendenti italiani.

Il 51% dei lavoratori teme di perdere il posto

A fare luce su questo timore è un sondaggio Swg realizzato durante gli ultimi giorni di luglio su un campione rappresentativo della popolazione. Secondo la ricerca il 51% dei lavoratori teme licenziamenti, e oltre la metà degli intervistati ritiene probabile la perdita del posto di lavoro. Se da una parte il 49% dei lavoratori ha la certezza di essere collocato in un’azienda o in un ente solido, il 32% dei dipendenti pensa che nella propria azienda probabilmente ci saranno dei licenziamenti. Il 17% degli intervistati è più pessimista, temendo di poter essere coinvolto in prima persona negli esoneri, mentre il restante 2% afferma di essere già stato licenziato. E le previsioni dell’Ocse dimostrano che questi timori non sono infondati.

Agire rapidamente per aiutare i giovani a mantenere il legame con il mercato del lavoro

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sottolinea l’importanza di “agire rapidamente per aiutare i giovani a mantenere un legame con il mercato del lavoro, ad esempio riprendendo e rinnovando significativamente il programma Garanzia giovani, o varando ulteriori incentivi all’assunzione”. Al singolo lavoratore che intravede la possibilità di essere licenziato, invece, è bene consigliare di non farsi cogliere del tutto impreparato di fronte a un eventuale esonero.

Come prepararsi ad affrontare un eventuale licenziamento

“Esistono settori esposti a un rischio maggiore, come ad esempio il turismo, la ristorazione e il piccolo commercio – spiega Carola Adami, CEO della società di selezione del personale Adami & Associati -. Chi ritiene probabile che la propria azienda sia costretta a mettere in campo dei licenziamenti dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di sondare il mercato del lavoro, di aggiornare il curriculum vitae, di ottimizzare la propria immagine online e di intraprendere dei percorsi di aggiornamento di formazione”. Insomma, secondo la recruiter conviene prepararsi in anticipo in modo da affrontare al meglio e in modo rapido un eventuale licenziamento

Nei primi quattro mesi dell’anno frenano le erogazioni di credito al consumo

Nei primi quattro mesi del 2020 i flussi di credito al consumo registrano un deciso calo, specie per i finanziamenti finalizzati per auto/moto (-39%) e i prestiti personali (-32%). Contrazioni più contenute per il credito veicolato tramite carte opzione/rateali (-16.4%) e per la cessione del quinto dello stipendio/pensione (-17.2%). Nello stesso periodo le erogazioni di mutui immobiliari calano del -9,3%, mentre crescono gli altri mutui (+46.3%), trainati dal boom delle surroghe. Il livello di rischiosità del credito a fine 2019 ha registrato poi un lieve aumento per i prestiti al consumo, rimanendo stabile nei primi tre mesi del 2020. Si tratta dell’analisi compiute dalla 48a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio, realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia. Che dopo le difficoltà del 2020 nel biennio successivo indica una graduale ripresa della crescita dei flussi di credito al consumo.

I canali di distribuzione del credito alle famiglie

Per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti di credito alle famiglie, credito al consumo e mutui immobiliari, si osserva un ridimensionamento della quota dei flussi distribuiti tramite sportello bancario, a favore di quella dei volumi intermediati attraverso le reti di agenti e brokers. Questo, a seguito della riorganizzazione delle reti distributive delle banche che ha portato alla razionalizzazione del numero di sportelli/filiali. Anche il canale online si espande, per via dell’accelerazione del processo di digitalizzazione sia della domanda sia dell’offerta, e per effetto dell’aumento dell’e-commerce

I mutui immobiliari

I mutui immobiliari dopo il calo del 2019 (-9.2%) nei primi 4 mesi del 2020 risultano ancora in calo nella componente acquisto, anche a seguito dello stop alle compravendite immobiliari residenziali indotto dall’emergenza sanitaria.

Gli altri mutui (aggregato che comprende prevalentemente surroghe) fanno invece registrare una crescita del +46.3%, trainati dai mutui di surroga che hanno fatto segnare un vero e proprio boom (+135.5% nel primo trimestre del 2020), proseguito anche dopo il diffondersi della crisi sanitaria. Dati i tassi di riferimento ai minimi, le surroghe sono ancora estremamente vantaggiose. Ma l’andamento riflette anche la maggiore competitività tra le banche e la crescente digitalizzazione dei servizi, che ha permesso la realizzazione delle operazioni di surroga anche nel periodo di chiusura delle filiali.

Le prospettive fino al 2022

Il rischio di credito non ha ancora risentito dello shock economico che ha investito il Paese.  Le previsioni per il 2020 e il successivo biennio presentate dall’Osservatorio indicano che dopo le difficoltà dovute agli impatti della pandemia, i flussi di credito alle famiglie riprenderanno a crescere, anche grazie alla ripresa del quadro macroeconomico che alimenterà la domanda e a condizioni ancora favorevoli di funding. Nel successivo biennio ci si aspetta quindi un progressivo recupero dei consumi, soprattutto nella componente dei beni durevoli, che sosterrà le erogazioni di prestiti al consumo.

Solo 2 italiani su 10 useranno il Bonus vacanze

Solo 2 connazionali su 10, il 21%, usufruiranno del Bonus vacanze, la misura indirizzata alle famiglie, ma anche alle coppie e ai single, con Isee fino a 40.000 euro.  L’opportunità prevista dal decreto Rilancio di un contributo fino a 500 euro per le famiglie, di 300 euro per le coppie, e di 150 euro per i single che andranno in vacanza nel nostro Paese non sembra attirare gli italiani. Almeno, da quanto emerge dal sondaggio condotto da Swg insieme a Confesercenti su un campione di consumatori distribuiti sul territorio nazionale. Dal sondaggio risulta però che la metà degli intervistati (51%) non ha ancora maturato la decisione di utilizzarlo, mentre il 28% dichiara di essere indeciso in merito.

Mancano informazioni precise su modalità e requisiti per la fruizione

Il Bonus vacanze è per i vacanzieri che prenotano presso strutture ricettive italiane ed è utilizzabile a partire dal primo luglio fino al 31 dicembre 2020, all’80% come sconto immediato sul costo del soggiorno, e al 20% come detrazione. Sarà rimborsato all’albergatore sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione, o cedibile anche a istituti di credito. Ma come mai solo il 21% degli italiani vorrebbe usufruire di questo contributo? Probabilmente è l’incertezza a giocare a sfavore. Come riporta Adnkronos, il recepimento delle informazioni su come richiedere e ottenere il bonus è ancora limitato. Tanto che il 57% degli intervistati afferma di non essere informato a sufficienza sulle modalità e i requisiti per la fruizione.

Per usufruirne è necessario lo Spid o la Carta d’Identità Elettronica

Del resto, il Bonus potrà essere richiesto, e sarà erogato, esclusivamente in forma digitale. Ma, al momento, non è ancora possibile accedere al beneficio. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate si legge infatti: “presto ti forniremo indicazioni precise sull’app per smartphone a cui dovrai accedere per ottenerlo”. In ogni caso, per usufruirne è necessario che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale Spid o della Carta d’Identità Elettronica.

Maggior utilizzo per residenti in centri medio-piccoli e di media condizione economica

La ricerca evidenzia comunque una scarsa propensione a usufruire del bonus. Alla domanda “andrebbe in vacanza se non ci fosse il Bonus”, il 43% del campione risponde affermativamente, mentre un altro 36% si mostra indeciso sulla scelta di prenotare una meta vacanziera per l’estate, e il 21% dichiara che senza il contributo rinuncerebbe. In particolare, sono le persone residenti in centri medio-piccoli e di condizione economica media a pensare di utilizzarlo. Sono però i giovani a dimostrare una maggiore disponibilità nei confronti del Bonus, e chi è in una condizione economica positiva. Come dire, c’è chi ha proprio voglia di muoversi, e chi aggiunge il bonus a una esistente capacità economica.

Finita l’emergenza, gli italiani hanno voglia di shopping “fisico”

Benissimo lo shopping online, ancora di salvezza e prassi abituale per una larghissima fetta di italiani durante le settimane di lockdown. Però i nostri connazionali hanno voglia di tornare a fare acquisti nei negozi fisici, pur con tutta una serie di esigenze e timori in merito alla sicurezza. In questo contesto, anche emotivo e continuamente in cambiamento, i negozi devono farsi trovare pronti per soddisfare i nuovi bisogni dei consumatori, puntando sul fattore umano ma anche sulle nuove tecnologie digitali. Ora, in giorni in cui il Paese sta scaldando i motori per ritornare alla tanto agognata normalità, anche il settore retail prova a ripartire.

I nuovi consumatori: igiene e sicurezza sono elementi prioritari

L’identikit di questi nuovi consumatori, ancora un po’ scossi dall’emergenza sanitaria, è stato tracciato dalla società di ricerche Gfk, che dallo scorso febbraio ha attivato un monitoraggio settimanale sugli effetti del coronavirus sui mercati, i consumatori e i media che ha messo in luce tra le altre cose le nuove aspettative dei consumatori rispetto al mondo Retail. Anche se nelle ultime settimane le vendite online sono cresciute in maniera significativa per effetto del lockdown, il 63% degli italiani desidera ancora acquistare nel negozio fisico. Un aspetto fondamentale per attirare nuovamente il consumatore in negozio sarà quello di puntare sulla sicurezza. Infatti, secondo le indagini GfK, il 68% degli italiani ha intenzione di frequentare i negozi in grado di garantire le massime condizioni di igiene e sicurezza. “Comunicare e trasmettere un senso di sicurezza sarà fondamentale per avere visitatori, ma bisognerà anche trovare nuovi modi per rendere gratificante la visita in store, che può essere depotenziata dai dispositivi di protezione (mascherine, guanti, gel per le mani, distanziamento…)” spiega la ricerca.

Tra contatto umano e tecnologie

Il monitoraggio ha messo in evidenza anche cosa si aspettano i consumatori dall’esperienza in negozio nel post coronavirus: un’indicazione preziosa per tutti i punti vendita che vogliono ritornare ad accogliere i loro clienti. Le rilevazioni di Gfk rivelano che la platea dei consumatori italiani è divisa a metà. Da una parte ci sono quelli che aspirano a ritrovare e riscoprire il contatto umano all’interno dei negozi (49%) attraverso la presenza di personale, assistenza in negozio o promoter; dall’altra parte, invece, c’è una maggioranza che invece preferirebbe trovarvi un maggiore utilizzo di tecnologie digitali (51%), compresi gli assistenti virtuali e i sistemi di intelligenza artificiale. Tutti elementi in grado di aiutare a mantenere un elevato livello di sicurezza nel punto vendita. 

Osservatorio Lockdown, cos’è cambiato nelle abitudini e nei consumi

Lo scenario determinato dall’emergenza sanitaria ha imposto agli italiani drastici cambiamenti. Nel volgere di un mese la popolazione è stata costretta a mutare profondamente i propri stili di vita in funzione del distanziamento sociale, e nelle ultime settimane sono nate nuove routine, dal modo di fare la spesa ai canali d’acquisto, passando per nuove modalità di comunicazione e sistemi valoriali. In collaborazione con CRIF Nomisma ha avviato l’Osservatorio Lockdown, l’indagine settimanale che mette in campo strumenti di monitoraggio per garantire un tracking continuativo sulla domanda.

L’obiettivo è intercettare le trasformazioni in atto, e dimensionare gli effetti della shut in economy, l’economia legata all’isolamento causata dal Coronavirus, per definire azioni prioritarie per retail, industria e istituzioni.

Il carrello ai tempi della quarantena

Il lockdown ha inciso sulle preferenze degli italiani in fatto di spesa alimentare. In crescita gli acquisti di prodotti e ingredienti, con il 40% degli intervistati che dichiara di aver dato più spazio a farine e lieviti. Stesso trend in crescita per l’approvvigionamento di alimenti a lunga conservazione. Il 31% ha fatto scorta durante il lockdown, ma il 24% tornerà alle vecchie abitudini quando sarà finita l’emergenza. Ed è boom per le confezioni multiple. Se il 64% le acquistava nel pre-quarantena oggi il trend si è assestato a quota 79%. Un dato che, secondo le previsioni degli stessi consumatori, è destinato a rimanere valido anche nella ripresa.

Spesa online, cibo da asporto e filiera corta

La percentuale di chi ha fatto la spesa online è aumentata del 10%. Nelle ultime tre settimane 3 italiani su 4 hanno ordinato cibo da asporto, in particolare, il 64% ha preferito pasti pronti con consegna a domicilio. Tra i fattori che orientano la scelta dei prodotti da mettere nel carrello della spesa c’è l’attenzione alla provenienza, con il 22% dei consumatori che ha sottolineato di aver scelto il Made in Italy e le filiere corte. Forte anche l’attitudine ad acquistare cibi che garantiscono benessere e uno stile di vita salutare (49%), mentre il 20% basa la scelta sulla sostenibilità del prodotto, e il 12% sceglie in funzione di un packaging sostenibile. Ed è importante la performance del biologico, che ha catalizzato l’attenzione del 30% della clientela non user.

La casa è il nuovo cuore pulsante di lavoro e tempo libero

L’Osservatorio evidenzia che il 77% delle famiglie italiane sta trascorrendo la quarantena in una casa di proprietà, fornita di apparecchiature tecnologiche che facilitano il lavoro in smart working. Tocca infatti quota 43% la percentuale di occupati che nelle ultime settimane ha lavorato almeno qualche giorno da casa.

Nuove abitudini anche sul fronte del tempo libero. Nelle lunghe giornate a casa l’intrattenimento on-demand viene considerato fondamentale. Tanto che durante la quarantena il 12% dei consumatori ha sottoscritto un abbonamento a una o più piattaforme di streaming.

Fiducia consumatori e imprese, indici inevitabilmente in calo

L’emergenza sanitaria dovuta al coronvirus e il conseguente lockdown hanno inevitabilmente avuto un effetto negativo sul clima di fiducia dei consumatori e delle imprese italiani. Lo rileva l’Istat, che ha analizzato i dati riferiti a marzo 2020: dati che mettono in luce lo stato di preoccupazione da parte di famiglie e aziende. L’istituto di Statistica evidenzia che nel terzo mese dell’anno l’indice di fiducia dei consumatori è passato da 110,9 a 101, mentre quello riferito alle imprese ha registrato cali più consistenti, da da 97,8 a 81,7.

Flessione per tutte le componenti

Sono in flessione tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, ma ci sono delle differenze. In particolare, l’intensità del calo è marcata soprattutto per il clima economico e futuro, mentre il clima personale e quello corrente registrano diminuzioni più contenute. Più in dettaglio, il clima economico passa da 121,9 a 96,2, il clima personale cala da 107,8 a 102,4, il clima corrente flette da 110,6 a 104,8 e il clima futuro decresce da 112,0 a 94,8. 

Nelle imprese più pessimisti i settori dei servizi e del commercio

Per quanto riguarda invece il mondo delle imprese, il clima di fiducia appare in flessione per alcuni settori in particolare. Le stime degli indici evidenziano un calo ampio della fiducia soprattutto nei servizi (l’indice passa da 97,6 a 79,6), nel commercio al dettaglio (da 106,9 a 97,4) e nella manifattura (da 98,8 a 89,5). Nel settore delle costruzioni, l’indice di fiducia registra una flessione decisamente più contenuta passando da 142,3 a 139. Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera peggiorano i giudizi sugli ordini e le scorte di prodotti finiti sono giudicate in lieve accumulo; le attese di produzione subiscono un ridimensionamento. Per le costruzioni, l’evoluzione negativa dell’indice è determinata dal peggioramento dei giudizi sugli ordini e, soprattutto, dalla diminuzione delle attese sull’occupazione presso l’impresa, sebbene con cali meno sensibili.

“Tengono” i giudizi sulle vendite della distribuzione
Nei servizi di mercato, la brusca diminuzione dell’indice è determinata dalle aspettative sugli ordini che sono in forte diminuzione. Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, i giudizi sulle vendite sono in lieve aumento, le scorte sono giudicate in decumulo e le attese sulle vendite registrano una forte caduta. A livello di circuito distributivo, i giudizi sulle vendite sono in miglioramento sia nella grande distribuzione sia in quella tradizionale; la flessione delle attese sulle vendite è più contenuta nella distribuzione tradizionale.