L’autunno porta con sé anche un nuovo quadro del mercato del lavoro. Stando alle previsioni del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel solo mese di novembre le aziende italiane contano di assumere circa 443mila persone.
Guardando un po’ più avanti, da novembre a gennaio 2026, le opportunità supererebbero quota 1,3 milioni. Numeri che restano imponenti, anche se segnano una piccola battuta d’arresto rispetto allo scorso anno: qualche migliaio di posti in meno, un calo contenuto ma indicativo.
Il vero problema? I candidati non si trovano
Più della frenata occupazionale, preoccupa la difficoltà nel trovare personale. Quasi la metà delle figure richieste – parliamo del 45,7% – è considerata “introvabile”.
Il motivo principale non è tanto la scarsa preparazione, quanto la mancanza stessa di persone disponibili. Un paradosso tutto italiano: posti che ci sono, ma non si riesce a coprirli.
Agricoltura, industria e terziario: come si muovono i settori
L’agricoltura prevede 27mila nuovi ingressi a novembre e circa 77mila entro gennaio. Le richieste maggiori arrivano dalle coltivazioni specializzate, mentre aumentano i servizi collegati al mondo agricolo, che continuano a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante.
Sul fronte industriale, le previsioni parlano di 118mila assunzioni nel mese e oltre 350mila nel trimestre. La meccatronica traina, con migliaia di posizioni aperte, seguita dalla metallurgia e dall’industria alimentare. Continui segnali positivi anche dal settore delle costruzioni, che ormai da anni faticano a tenere il passo con la domanda.
Il terziario, come spesso accade, è il grande protagonista: 298mila contratti previsti a novembre e quasi 900mila tra novembre e gennaio. Turismo, commercio e servizi alla persona si confermano veri e propri motori del mercato, complici stagionalità e continui cambi negli stili di vita.
Le professioni più richieste (e più difficili da trovare)
Il contratto a termine continua a essere la formula più utilizzata, anche se non mancano assunzioni stabili.
A mancare, però, sono alcuni profili chiave: ingegneri, specialisti informatici, tecnici di produzione, operatori sanitari, meccanici, operai del tessile. In diversi casi, la quota di irreperibilità supera ampiamente il 60%.
Dove si fatica di più
Tra le aree del Paese, il Nord-Est detiene il primato della difficoltà di reperimento, con oltre la metà delle posizioni difficili da coprire. Seguono Nord-Ovest, Centro e infine Sud e Isole, dove la situazione resta complessa ma leggermente più gestibile.