La moda italiana è sempre più green

La pandemia da Covid-19 e la preoccupazione relativa al cambiamento climatico hanno stimolato le aziende italiane del settore della moda a riclassificare le proprie priorità. L’89% delle aziende ora infatti investe in sostenibilità, il 45% in più rispetto al 2020. Dal canto loro, i consumatori, hanno sviluppato maggiore sensibilità al tema della sostenibilità, con la domanda di capi second hand, ad esempio, aumentata del 45% nel periodo compreso tra novembre 2019 e febbraio 2020. Anche la moda, insomma, diventa sempre più green e sostenibile. È quanto emerge dal report su Moda e Sostenibilità di Cikis, società che aiuta le aziende della moda ad attuare strategie e piani operativi sostenibili.

Aumenta la richiesta da parte del mercato

Più in particolare, l’analisi ha coinvolto 47 brand e 53 aziende della filiera con interviste. Si tratta di aziende che dichiarano un fatturato superiore a un milione di euro, quelle che più probabilmente dispongono delle risorse economiche necessarie per poter effettuare investimenti concreti in sostenibilità. Di fatto, la crescita degli investimenti nell’ambito della sostenibilità si deve soprattutto all’aumento di richieste da parte del mercato. Benché gli investimenti che denotano maggiore consapevolezza siano ancora pochi, il 53% delle aziende dichiara di investire in sostenibilità per ragioni di competitività, e circa il 20% per rispondere alle richieste dei consumatori.

Cambiare packaging e comunicazione non basta

Il Report evidenzia diversi livelli di impegno in sostenibilità, in base al numero delle pratiche intraprese e alla loro rilevanza. “Il cambiamento di packaging e di comunicazione, ad esempio, se non associato ad altre misure, ha scarso peso sull’impatto ambientale complessivo – spiega Serena Moro, Founder di Cikis -. Rispetto al 2020, quando molte aziende citavano come pratica di sostenibilità implementata l’esclusiva sostituzione del packaging con alternative più sostenibili, quest’anno nessuna azienda ha dichiarato di aver implementato esclusivamente questa misura”.

Il rischio è di incorrere nel greenwashing 

“Inoltre, dalla nostra analisi emerge che alcune aziende, circa il 20%, sottovalutano il proprio impegno, mentre altre, il 25%, lo sopravvalutano, rischiando di incorrere nel cosiddetto fenomeno del greenwashing”, continua Moro. Quello ambientale non è tuttavia l’unico aspetto rilevante. In seguito all’emergenza Covid-19 la tutela delle persone e il welfare aziendale sono diventati requisiti sempre più richiesti da parte dei consumatori. E rispetto all’anno scorso le aziende che stanno lavorando su aspetti sociali sono aumentate del 150%. In ogni caso, le aziende che si avvalgono di un esperto esterno per diventare più sostenibili riescono a raggiungere livelli elevati di sostenibilità con maggiore facilità. E a posteriori, percepiscono meno il problema dei costi.

A luglio e agosto battuta d’arresto per le richieste di muti e surroghe

Dopo un primo semestre dell’anno caratterizzato da una crescita delle richieste pari al +20,6%, corrispondente periodo del 2020, nei mesi di luglio e agosto le istruttorie registrate sul sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF, relative alla richiesta di muti e surroghe, hanno fatto segnare una secca battuta d’arresto. A luglio si sono infatti attestate a -21,4% e ad agosto a -27,1%, tornando sostanzialmente sui volumi che si registravano nel 2019, ovvero prima dell’esplosione della pandemia. La flessione registrata negli ultimi due mesi va però letta come un rimbalzo tecnico, considerando che nei mesi estivi del 2020 si erano concentrati volumi di richieste elevati, accumulati durante il primo lockdown.

Richiedenti under 35, l’unico segmento in crescita

La dinamica è parzialmente attenuata dalla vivacità degli under 35, che stimolati dalle agevolazioni statali, da tassi prossimi ai minimi storici, e un costo delle abitazioni ancora appetibile, risultano l’unico segmento in crescita. Nel complesso la fascia di età al di sotto dei 35 anni è l’unica ad aver fatto registrare volumi di richieste in crescita nei primi 8 mesi del 2021, risultando fondamentale per la tenuta dell’intero comparto. Osservando la distribuzione delle istruttorie di mutuo in base all’età del richiedente, l’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF evidenzia come in questa prima parte dell’anno la fascia compresa tra i 35 e i 44 anni risulti maggioritaria, con il 29,5% sul totale delle richieste.

Una domanda sostenuta prevalentemente dai nuovi mutui d’acquisto

“Rispetto al recente passato va però sottolineato come in questa fase la domanda sia prevalentemente sostenuta dai nuovi mutui d’acquisto – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -, a conferma della centralità della casa nei progetti di investimento degli italiani, mentre le surroghe continuano a ridurre il proprio peso a causa della progressiva contrazione della platea di mutuatari per i quali la rottamazione del vecchio finanziamento risulta ancora conveniente. Al netto dell’andamento degli ultimi due mesi, che scontano il confronto con un corrispondente periodo fortemente condizionato dalla prima ondata pandemica, nel complesso il numero di richieste di mutui e surroghe risulta sostanzialmente allineato ai volumi del 2019”.

Crescono importo medio richiesto e piani di rimborso tra 25 e 30 anni 

Al contempo, continua la crescita dell’importo medio richiesto, che dopo aver toccato il record assoluto degli ultimi 15 anni a luglio (141.422 euro), ad agosto si attesta a 137.945 euro.  Anche in questo caso il dato è condizionato sia dalla propensione degli italiani a richiedere un importo più elevato, grazie a un costo del denaro contenuto, sia per la minore incidenza dei mutui di sostituzione, che per natura si caratterizzano per un importo più basso.
Se da un lato gli italiani mostrano di privilegiare mutui per un importo compreso tra i 100.000 e i 150.000 euro, con il 29,8% del totale, al contempo si consolida l’orientamento verso piani di rimborso sempre più lunghi. La classe maggiormente richiesta risulta essere quella tra i 25 e i 30 anni (26,8%), l’unica ad avere visto crescere il proprio peso rispetto al 2020. 

Nuova normalità e benessere. I sei cambiamenti post-Covid

Si parla spesso di nuova normalità, per sottintendere il fatto che dalla pandemia in poi siamo profondamente cambiati, ma cosa significa nel campo del wellness? Torneremo o no in palestra? Dimenticheremo i rischi e i moniti dei medici per ritornare (poco in forma) come prima? La notizia è che saremo sempre più attenti al nostro benessere e alla forma fisica, e col pallino per una salute più olistica. Secondo il report globale The Next Normal 2030 a cura di McKinsey, dopo la pandemia saremo più interessati a sei aspetti particolari relativi al benessere, ovvero salute, fitness, alimentazione, look, metodi per dormire e per rilassarsi.

Boom di trattamenti beauty, Mindfullness e prodotti per facilitare il sonno

Entro il 2030 assisteremo a un boom di servizi estetici,dalle punturine anti rughe rimpolpanti ai trattamenti clinici come dermoabrasione, tatuaggi e trucco personalizzato. Tutto però in nuove location: gli ambulatori medici diventeranno profumerie e le profumerie centri di medicina estetica. La ricerca della consapevolezza, attraverso tecniche di mindfulness, diventerà poi un aspetto essenziale delle nostre vite. Il fenomeno è destinato a crescere e la tecnologia e i dispositivi elettronici indossabili faranno la parte del leone. La pandemia ha però anche accentuato l’ansia, e se non sorprende il boom dei prodotti per facilitare il riposo, e i dispositivi hitech per migliorare il sonno, tramite la musica o massaggi rilassanti, profumi per aromaterapia e altro.

Palestre ibride, istruttori influencer e alimentazione

Dopo la casa e l’ufficio alle palestre spetterà l’appellativo di ‘terzo luogo’. Entro il 2030 ci torneremo, ma in modo nuovo: le soluzioni casalinghe del fitness andranno per la maggiore e ai templi del wellness spetterà un ruolo chiave di monitoraggio, motivazione, guida e coaching per il nostro benessere. E gli istruttori più bravi e carismatici saranno i nuovi influencer, con lezioni e tecniche che impartiranno anche nella versione online. Quanto all’alimentazione, nei supermarket leggeremo sempre di più le etichette dei prodotti per il nostro wellness. L’abbiamo imparato negli ultimi due anni: controlliamo che non ci sia lo zucchero e che gli ingredienti siano sostenibili.

Dal dottore e in farmacia solo se strettamente necessario

I metodi di cura di sé una volta detti ‘alternativi’ e visti con sospetto saranno sempre più inglobati nelle abitudini comuni. I dispositivi usati dagli specialisti negli ambulatori per fare diagnosi entreranno nelle case e i farmaci di uso comune traslocheranno dal bancone del farmacista agli scaffali di libero shopping. Cresceranno gli OTC (farmaci senza ricetta), gli integratori e i dispositivi medici di teleconsulenza per diagnosi, prevenzione e trattamento da eseguire direttamente a casa propria, riporta Ansa. In crescita l’e-commerce dei prodotti salutistici, perché l’abitudine a fare shopping online (anche con l’opzione compra online e ritira in farmacia) si è consolidata negli anni dei lockdown.

Tecnologia di consumo, primo semestre 2021 con crescita a doppia cifra per tutti i settori

Il trend va avanti da diversi mesi, in alcuni casi spinto addirittura dalla pandemia, e soprattutto non accenna a rallentare: gli italiani sono dei veri e propri fan della Tecnologia di consumo. L’appeal di telefoni, device vari, elettrodomestici e gadget tecnologici per la casa è infatti in costante aumento, tanto che il valore complessivo del mercato interno nel primo semestre del 2021 è aumentato del +21,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. Lo rivela l’ultima indagine di GfK Market Intelligence. La crescita delle vendite nei primi sei mesi di quest’anno è stata trainata in particolar modo dai negozi tradizionali (+75,5%) più che dai canali online (+24,5%). La spiegazione di queste proporzioni arriva direttamente dal report: “Questo incremento maggiore su base annua è ovviamente legato alle chiusure dei negozi durante il primo lockdown della primavera 2020, che aveva portato ad un rallentamento delle vendite nei negozi fisici e ad una crescita del ricorso all’e-commerce da parte degli italiani” precisa l’analisi.

Chi sale…

In generale sono in crescita tutti i comparti, con performance particolarmente positive per l’Elettronica di consumo, il Grande Elettrodomestico e la Telefonia. Dopo mesi di crescita sostenuta, rallentano le vendite di prodotti IT Office e di Piccoli Elettrodomestici, che nel mese di giugno registrano segni negativi. Il settore che cresce di più è quello dell’Home Comfort (+52,1%), per ragioni legate alle condizioni atmosferiche di questi primi sei mesi del 2021, con un forte incremento delle vendite di condizionatori e ventilatori negli ultimi mesi di rilevazione. In forte crescita anche la Fotografia (+45,9%), ovviamente grazie alla ripresa delle attività outdoor. Per quanto concerne l’Elettronica di consumo, è stato un semestre d’oro per la vendita di Televisori (+31,2%), per effetto di grandi eventi sportivi ma anche dell’annunciato switch-off che ha convinto molti italiani ad acquistare un nuovo televisore, e di Grandi Elettrodomestici (+27,8%). Crescita a doppia cifra anche per il comparto della Telefonia (+21,1%), il più importante per giro d’affari del mercato italiano della Tecnologia di Consumo.

…e chi scende

I due settori che segnano il passo, pur rimanendo in territorio positivo, sono quelli del Piccolo Elettrodomestico (+16,3%) e del settore IT Office (+13,2%). Bisogna però ricordare che questi due comparti sono quelli che hanno visto gli incrementi maggiori nel corso del 2020 e ora rientrano nella normalità del mercato. Andando a vedere i dati più recenti, riferiti a giugno 2021, il mercato della Tecnologia di consumo risulta complessivamente in crescita del +6,2% rispetto allo stesso mese del 2020. 

Internet è un diritto fondamentale: deve essere garantito a tutti

Sono 46 milioni gli italiani dotati di una connessione a internet, e l’emergenza sanitaria ha sancito l’accesso a internet nel novero dei diritti fondamentali. L’86,3% degli italiani è infatti convinto che l’accesso a internet deve essere garantito a tutti, ovunque e comunque. I numeri dimostrano infatti che il web ormai è una risorsa essenziale per dare continuità alle attività lavorative, lo studio e le relazioni sociali, soprattutto durante la pandemia. Lo evidenzia il Rapporto Il valore della connettività nell’Italia del dopo Covid-19, realizzato dal Censis in collaborazione con WindTre.

Servono investimenti infrastrutturali, ma i margini sono ridotti

Per l’88,9% degli italiani che ne erano dotati, la propria connessione su rete fissa ha funzionato bene durante l’emergenza sanitaria. Protagonisti essenziali durante la pandemia e nel nuovo contesto post Covid-19, gli operatori Tlc da tempo però operano con margini ridotti a causa di tariffe che risentono della pressione concorrenziale e investimenti infrastrutturali crescenti. Lo sforzo competitivo degli operatori è compreso solo in parte dalla popolazione: infatti, per il 44,7% degli italiani in questi anni le tariffe non si sono ridotte, mentre il 41% pensa il contrario e il 14,3% è incerto. Come uscire dal cortocircuito? Per l’83,6% degli italiani una possibile exit strategy consiste nel far pagare una fee ai giganti del web.

Tredici milioni di italiani vogliono potenziare la connessione

Come viene utilizzato internet? Il 91,5% degli italiani tiene contatti online con familiari, amici e conoscenti, il 78,9% usa internet per questioni legate alla salute, e molti altri per pagare bollette, multe, tasse, per le attività del tempo libero, fare acquisti online, per lavoro o per attività didattiche. Insomma, occorre attrezzarsi al meglio. Tredici milioni di italiani nei prossimi mesi vogliono potenziare la propria connessione su rete fissa, 3 milioni vogliono attivarla per la prima volta, e il 60,4% è favorevole a rendere il 5G subito operativo ovunque.
Solo il 14,4% si dichiara contrario, ritenendolo dannoso per la salute. Scarso è quindi il credito delle fake news per cui il 5G sarebbe nocivo per la salute: l’80% infatti lo ritiene sicuro.

Ma il web non è privo di rischi

Consapevoli delle sue potenzialità, allo stesso tempo per gli italiani il web non è un paradiso privo di rischi, tra paura delle frodi durante le operazioni bancarie o gli acquisti online, del libero accesso alla rete da parte dei minori o la possibile dipendenza dai social network, oppure è spaventato dagli hater. Ma quando si sceglie la tariffa, oltre al prezzo cosa considerano gli italiani? Innanzitutto velocità di connessione (52,6%), poi affidabilità e assenza di interruzioni (47,6%), un servizio di assistenza rapido e raggiungibile (36,1%), la presenza di servizi di sicurezza informatica (31,1%), la protezione dei minori (19,7%), e l’impegno dell’operatore per la tutela dell’ambiente (10,6%). Si tratta di un insieme di variabili ritenute imprescindibili, e il 44,3% degli italiani è pronto a pagare qualcosa in più per averle.

Attese e desideri sulla casa delle famiglie italiane nel 2021

Il Covid ha avuto un effetto dirompente sulle abitudini degli italiani, coinvolgendo due temi chiave del Paese, la casa e la famiglia, strettamente connessi con il welfare e il risparmio, pilastri della società. È lo scenario complesso e in divenire che emerge dal Rapporto Nomisma “La Casa e gli Italiani”, secondo cui le famiglie italiane sognano un nuovo modello di abitare. Si tratta di un modello che tenga conto dei forti cambiamenti portati dalla pandemia, ovvero l’accelerazione digitale che sta caratterizzando la collettività, una nuova domanda di socialità ma anche l’imprevedibilità che il Covid ha reso fortemente attuale. Ma i rischi di una diffusa “miopia familiare” possono portare a scelte non basate sulle reali possibilità di acquisto di una abitazione.

Ricerca di nuovi spazi, nuove modalità di lavoro e nuovi modelli di vita

“Ricerca di nuovi spazi in seguito all’isolamento forzato, nuove modalità di lavoro come lo smart working, nuovi modelli di vita e una maggiore attenzione all’ambiente: sono questi i principali effetti che il Covid ha prodotto sull’abitare – dichiara il Senatore Gilberto Pichetto Fratin, vice Ministro  dello Sviluppo Economico -. La pandemia ha evidenziato il ritorno a una voglia di proprietà nuova e diversa dal passato, dalla fase della grande inurbamento che aveva portato allo svuotamento dei piccoli centri, ma anche sottolineato le difficoltà degli anziani, dei giovani e di altre categorie”.

Ottimismo o miopia familiare?

Nonostante la più grande crisi del dopoguerra, le evidenze restituiscono una apparente “tenuta” delle famiglie italiane: solo 1 su 4 ha avuto un calo del reddito.
In questo senso è più comprensibile il perdurare di una certa “miopia familiare”, secondo cui per il 76% degli italiani ci saranno possibili difficoltà del sistema economico, ma solo per il 46% tali difficoltà potranno avere ripercussioni nel proprio perimetro familiare.
“Tale miopia, unita a una comunicazione pubblica orientata alla rassicurazione a prescindere, potrebbe non consentire una visione equilibrata e rischia di indurre molti nuclei a scelte poco razionali, in relazione alla propria condizione socio-economica, soprattutto quando per tutti arriverà il conto da pagare del debito accumulato”, osserva Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma.

Propensione al risparmio e intenzioni di acquisto

Sul fronte del risparmio diminuisce la quota di famiglie che non riesce a risparmiare, che passa dal 28,8% al 23,4%, con punte del 65% tra i capifamiglia con età comprese tra 35-44 anni, del 78% tra i lavoratori autonomi, del 67% tra gli imprenditori. Al contempo, il 48,2% dichiara di aver risparmiato in modo simile rispetto al passato e il 7,6% di aver accresciuto la capacità di accantonamento. 
Nomisma poi classifica il popolo dei potenziali acquirenti in tre categorie: gli “equipaggiati”, 1 milione di famiglie (3,9%) con un reddito adeguato e possono garantire una domanda in sicurezza, gli “incauti” (1,8 milioni, 7%) che presentano un reddito appena sufficiente a soddisfare le esigenze primarie, e gli “sprovveduti” (504 mila famiglie, 1,9%) che pur avendo una insufficienza reddituale non si fanno problemi e intendono comprare casa.

Le prospettive per i Millennials dopo un anno di Covid

A oltre un anno dall’inizio della pandemia le esigenze lavorative e le abitudini domestiche di un’intera generazione sono state stravolte al punto da influire sulle prospettive future. Cercare un nuovo inizio provando a cambiare lavoro, casa, ambiente, città, pianificare un viaggio, breve o lungo, sta aiutando i Millennials a concentrarsi sulla qualità della vita, mettendo in secondo piano vecchie abitudini e sicurezze. Housing Anywhere, la piattaforma di affitto di alloggi per studenti e giovani professionisti, ha condotto un sondaggio online per evidenziare l’impatto che la pandemia ha avuto sulle abitudini dei nati tra il 1981 e il 1996.

La vita tra le mura di casa si è trasformata

I dati mostrano che circa il 71,5% degli intervistati non è più interessato a vivere nella stessa città in cui lavora o studia, preferendo di gran lunga pensare alla qualità della vita e ai servizi che altri luoghi, magari meno metropolitani, possono offrire. La vita tra le mura di casa poi si è completamente trasformata, tanto che il 43% degli intervistati ha avvertito per la prima volta la necessità di avere a disposizione spazi open-air, magari circondati dalla natura, rivalutando la presenza di balconi, giardini e parchi nelle vicinanze. Parallelamente, la stessa percentuale ha dichiarato di aver provato a rendere più vivibile la propria abitazione adattandola alle nuove esigenze. Solo il 14% sembra non aver avvertito alcun bisogno di cambiamento.

Altri quartieri o città più adatte alla new-normality

La dimensione casalinga è quindi diventata una priorità, tanto da portare molte persone a decidere di stravolgere i propri spazi abitativi e tante altre a cambiare radicalmente casa, spostandosi in altri quartieri o città più adatte alla new-normality. I dati riflettono proprio questo desiderio di cambiamento, con il 71% degli intervistati che dichiara di aver cambiato casa poiché aveva bisogno di spazi più grandi. Ma nonostante la flessibilità data dallo smart working e della DAD, e nonostante il forte desiderio di spostarsi altrove, il 72% degli intervistati non ne ha avuto la possibilità a causa dei termini di affitto imposti dai proprietari di casa, o da clausole contrattuali di disdetta troppo restrittive.

Come riacquisire l’ottimismo perduto?

I cambiamenti e le incertezze a cui siamo stati sottoposti nell’ultimo anno e mezzo hanno avuto un impatto forte sulle prospettive di vita dei Millennials coinvolti. Se da un lato il 43% ha dichiarato di sentirsi diverso da prima senza sapere bene come affrontare la vita con la nuova normalità, dall’altro, il 72% ha mostrato impegno e volontà nel cambiare la propria situazione provando a trovare un nuovo lavoro o pianificando un cambio di direzione per riguadagnare il tempo perduto in un anno di pandemia. Bisognerà quindi darsi da fare per riacquisire l’ottimismo perso e ricominciare la vita. Il 29 % dei Millennials è già sulla buona strada, dichiarando la propria propensione a grandi e piccoli progetti di viaggio, incuranti del budget o delle limitazioni lavorative o di studio. 

Cosa mangiano gli italiani guardando le partite degli Europei 2021?

Il Campionato europeo di calcio UEFA 2021, iniziato venerdì 11 giugno, ha visto l’Italia impegnata fin dalla prima giornata nella sfida contro la Turchia. Con l’inizio della competizione europea, e con l’allentamento delle restrizioni per il contenimento della pandemia, è tornata anche l’abitudine degli italiani a guardare le partite insieme in casa. Ma cosa mangiano gli italiani in queste serate all’insegna del calcio? Quali prodotti entrano nel loro carrello della spesa? Complici anche le restrizioni legate al Covid-19, che limitano ancora il numero di persone che possono accedere ai locali al chiuso, molti italiani si sono organizzati per vedere le partite della Nazionale comodamente in casa propria. E sicuramente in queste occasioni non manca qualcosa da bere e mangiare in compagnia di amici e parenti, per vivere al meglio l’emozione di queste serate di inizio estate.

Cosa comprano e cosa consumano le famiglie durante le partite?

Cosa comprano e cosa consumano le famiglie italiane durante le partite degli Europei? GfK ha cercato di rispondere a questa domanda analizzando i consumi rilevati attraverso il proprio Consumer Panel in occasione dell’ultima edizione dei campionati Europei, tenutasi nel 2016. Gli Europei 2016 avevano trainato la crescita di penetrazione per molte categorie del Largo Consumo, dalle bevande, alcoliche e analcoliche, allo snacking salato, come pop-corn, frutta secca, grissini, e patatine. Ma anche i dolci confezionati e gli ingredienti per prepararli in casa, come preparati per torte, lievito di birra, mascarpone. Interessante notare come tra i prodotti che nel 2016 crescevano in penetrazione ci fossero anche gli ingredienti per la classica pasta al pomodoro.

Monitorare i consumi per capire come cambiano le abitudini

È importante monitorare i consumi degli italiani durante questa edizione degli Europei, per capire come sono cambiate le loro abitudini nel corso degli anni, e se magari è possibile notare qualche nuovo trend emerso per effetto della pandemia da Covid-19.
“Le grandi manifestazioni sportive sono un’ottima occasione per generare Penetrazione, che è il principale driver di crescita di mercati e brand del Largo Consumo – commenta Marco Pellizzoni, Commercial Lead Consumer Panels di GfK Italia -. Per le aziende è fondamentale sfruttare al meglio questo momento attraverso attività mirate di comunicazione e in store, per generare prove di prodotto (Trial) da consolidare in seguito alla fine della manifestazione”.

Creare efficaci selling stories basate sui comportamenti reali dei consumatori

“Ma non solo – continua Marco Pellizzoni -: in un settore come il Calcio che oggi ha più che mai bisogno di re-inventarsi, diventa fondamentale per Aziende, Retailers, Squadre di Calcio, Associazioni di Club e Federazioni capire le effettive opportunità e creare efficaci selling stories basate sui comportamenti reali dei consumatori, come quelli rilevati attraverso il Consumer Panel GfK”. 

Smartphone, quasi 19,5 milioni di italiani lo usano a letto

Lo smartphone ormai ci accompagna durante tutta la giornata, ed è un “compagno” a cui non possiamo più rinunciare. Tanto che quasi un italiano adulto su 2, circa 19,5 milioni di persone, dichiara di utilizzare il cellulare anche a letto. Un po’ meno, quasi 11 milioni (25,2%), chi addirittura ammette di portarselo anche in bagno. E se forse non si dovrebbe sono tanti anche coloro che ammettono di usare il dispositivo mentre sono al lavoro: a dichiararlo il 20% del campione di un’indagine condotta da Facile.it. Una percentuale corrispondente a 8,7 milioni di individui. Ma sono quasi 2 milioni (4,6%) anche coloro che usano lo smartphone a tavola, percentuale che quasi raddoppia nella fascia di età 35-44 anni (8,5%).
Non stupisce, quindi, come molti utilizzino il cellulare anche in macchina, sostituendolo al navigatore. A usarlo per questo scopo sono più di 8,3 milioni di persone.

Le paure più comuni: perderlo o essere spiati
Sebbene la paura più diffusa legata al cellulare sia quella di perderlo, e con esso i contenuti al suo interno, indicata da più di 19,7 milioni di rispondenti (45,2%), 2,7 milioni di italiani (6,2%) sono preoccupati che il partner o i genitori possano accedere di nascosto ai contenuti presenti sul dispositivo. I più timorosi nel lasciare che il proprio partner guardi di nascosto il cellulare sono coloro di età compresa tra i 45 e i 54 anni (8,5%). I giovani appartenenti alla fascia anagrafica 18-24 anni, invece, sono i più preoccupati nel far curiosare i genitori: rispetto a un valore italiano del 2,3%, la percentuale raggiunge addirittura l’8,2%.

I comportamenti errati più diffusi
Quanto ai comportamenti errati adottati da coloro che possiedono uno smartphone, più di un intervistato su 5 (9,6 milioni) ammette di non effettuare mai il backup dei dati, mentre 8,5 milioni dichiarano di aver impostato un PIN molto comune, o di non averlo impostato affatto.
Addirittura, più di 3 milioni di persone (7,2%) hanno memorizzato il PIN della carta di credito o della SIM direttamente nella rubrica del cellulare, comportamento molto pericoloso nel caso in cui il dispositivo venga perso o rubato. La percentuale arriva addirittura fino all’11,2% tra coloro che hanno un’età compresa fra 18 e 24 anni.

Per cosa viene utilizzato il cellulare?
Al netto delle telefonate e dei messaggi, che si posizionano in cima alla lista, più di 21,8 milioni di individui (50%), ammettono di usarlo per i social network, mentre più di 20,7 milioni (47,6%) per fare fotografie. Non sorprende scoprire, inoltre, come lo smartphone venga frequentemente usato anche come fonte di informazione, sia attraverso social network o siti specializzati (33,9 milioni di persone, 77,9%). Un utilizzo aumentato molto durante l’anno di pandemia, tanto che più di 6 italiani su 10 (64,5%, 28 milioni) dichiarano di aver incrementato l’uso del device proprio per informarsi. Sono quasi 14 milioni (31,9%), poi, coloro che indicano la gestione delle finanze personali come uno dei motivi per cui utilizzano maggiormente il cellulare.

A maggio 2021 sono 389mila le entrate previste dalle imprese

Sebbene in un quadro di incertezza si registrano una ripresa dell’attività economica globale e degli scambi commerciali, sostenuti soprattutto da Cina e USA.

Il clima di maggior fiducia delle imprese, dovuto ai recenti allentamenti delle restrizioni anti-Covid, produce quindi per il mese di maggio una crescita dei contratti sul mese precedente che risultano pari a +84mila, con un tasso di crescita del 27,5%. Le assunzioni programmate dalle imprese per il mese di maggio 2021 sono oltre 389mila, e nell’arco del trimestre maggio-luglio sfiorano 1,27 milioni. È quanto emerge dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, secondo cui aumenta anche la quota di imprese che programmano assunzioni, che passano dal 9% di aprile al 12% di maggio.

Cercano nuovo personale i settori del Made in Italy più vocati all’export

Sono alla ricerca di nuovo personale i settori del Made in Italy maggiormente vocati all’export, come la meccatronica e la metallurgia (rispettivamente 20mila e 16mila assunzioni programmate), l’alimentare e il sistema moda (entrambe con 11mila assunzioni) e la chimica-farmaceutica-gomma-plastica (9mila).

In generale, i contratti programmati dalle imprese dell’industria per maggio sono oltre 127mila. Elevata anche la domanda di lavoro delle imprese del comparto costruzioni che si attesta su circa 46mila assunzioni. Oltre 262mila sono invece i nuovi contratti previsti dalle imprese che operano nei servizi, in particolare nella ristorazione e nella filiera del turismo (oltre 67mila ricerche di personale), nelle attività ricreative, culturali e altri servizi alla persona (circa 50mila) e nelle attività commerciali (circa 46mila).

Le figure professionali più ricercate 

Secondo il Borsino Excelsior di maggio 2021 le figure più ricercate sono le professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi, con oltre 106mila ingressi. A seguire, gli operai specializzati (oltre 72mila ingressi), con un’elevata richiesta di addetti alle costruzioni (oltre 31 mila fra operai specializzati in costruzione, mantenimento e rifinitura) e meccanici, montatori, riparatori e manutentori di macchinari (oltre 10mila). In termini tendenziali, rispetto a maggio 2019 cresce la domanda soprattutto per le professioni a più elevata specializzazione (oltre 20mila entrate, con un tasso di crescita del 7,5%), in particolare per ingegneri (+7,9%) e specialisti in gestione (+7,4%). In aumento anche la domanda di tecnici in campo informatico (+25,8%) e ingegneristico (+19,8%), e per la gestione dei processi produttivi (+55,7%).

Mezzogiorno e Nord Est +26mila e +24mila ingressi previsti

Sul territorio si osserva come siano il Mezzogiorno, dove sono maggiori le attese per il settore turistico, e il Nord Est manifatturiero le aree con il più elevato incremento sul mese precedente delle entrate programmate. Rispettivamente, le due aree contano +26mila e +24mila ingressi previsti, sebbene proprio nel Mezzogiorno si registri ancora il più ampio divario rispetto ai livelli occupazionali di maggio 2019.