Compiti a casa, sì o no? L’opinione di genitori e studenti nel 2024

Per sondare le opinioni degli italiani su quanto tempo i ragazzi debbano dedicare ai compiti a casa BVA Doxa ha condotto lo studio ‘Junior 2024’, in collaborazione con l’Osservatorio MyEdu, la piattaforma di formazione digitale per i docenti della scuola e sostenere le famiglie nel percorso di apprendimento dei figli in età scolare.

Il dibattito sui compiti infatti è da sempre un tema controverso per genitori, alunni e insegnanti. Sull’assegnarli o meno non tutti sono d’accordo. Da un lato, ci sono coloro che sostengono l’importanza dei compiti per rafforzare l’apprendimento e sviluppare l’autodisciplina, dall’altro, ci sono coloro che ritengono che i pomeriggi liberi siano fondamentali per il benessere e la creatività di bambini e adolescenti.

Quasi il 70% degli adolescenti è d’accordo

La ricerca ha coinvolto 810 genitori di ragazzi tra i 5 e i 13 anni, e 203 adolescenti tra i 14 e i 16 anni, attraverso interviste condotte a domicilio nel periodo tra marzo e aprile 2024.
Dall’indagine emerge che la quasi totalità dei genitori, e ben il 69% degli adolescenti, considera equilibrato il carico di studio da portare a casa. Solo il 5% lo giudica scarso, mentre il 24% lo ritiene eccessivo.

È un risultato che sorprende, se paragonato ai desideri espressi dagli studenti nell’indagine dell’anno precedente, sempre a cura dell’Osservatorio MyEdu e BVA Doxa, dove molti ragazzi auspicavano una scuola senza compiti.

Merito dell’Intelligenza artificiale?

Come spiegare questo cambiamento radicale? È possibile che l’introduzione di strumenti come ChatGPT e altri strumenti di Intelligenza artificiale abbiano influenzato questa percezione?

La nuova generazione di studenti sembra considerare l’Intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una risorsa utile da sfruttare. I ragazzi di età compresa tra 14 e 16 anni intervistati riconoscono i benefici che l’AI può apportare nello svolgimento dei compiti, suggerendo un cambiamento di mentalità verso l’apprendimento e l’uso della tecnologia.

Inclusività: un punto a favore del modello scolastico nostrano

Oltre a riconoscere il valore dei compiti, l’indagine BVA Doxa rivela un altro punto a favore della scuola italiana: la percezione di un modello scolastico inclusivo da parte di genitori e studenti.

Tra i ragazzi intervistati, il 13% considera la scuola molto inclusiva, il 38% abbastanza inclusiva, mentre solo il 13% e il 4% la giudicano poco e per niente inclusiva.
Anche i genitori dei bambini più piccoli, dai 5 ai 13 anni, mostrano atteggiamenti simili, esprimendo un consenso riguardo a questa inclusività.

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Categorie: Italia

Supply Chain: l’80% delle aziende italiane misura le prestazioni 

Per rispondere tempestivamente ai continui cambiamenti dei mercati è necessario disporre di un sistema efficace di monitoraggio dello ‘stato’ e delle prestazioni della supply chain, e le imprese italiane sembrano essere consapevoli di questa esigenza.

Tanto che l’80% delle imprese end-user applica specifici KPI per la valutazione delle prestazioni della propria supply chain, ma solo il 33% del campione misura un numero sufficiente di KPI tecnici ed economici, e solo l’11% dimostra un grado elevato di maturità, con un sistema dedicato e in grado di tracciare efficacemente tutti i segnali, anche deboli.
Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano.

Supply Chain Digitale

Nell’evoluzione dei processi di configurazione e pianificazione della Supply Chain è cruciale il ruolo del digitale. Il 67% delle grandi aziende e il 54% delle Pmi hanno ruoli dedicati alla pianificazione della supply chain digitale, ma la maggior parte delle imprese non adotta nemmeno tecnologie disponibili da decenni come MRP, DRP o Advanced Planning e Scheduling, e continua a operare in manuale su semplici fogli di calcolo.

“Emerge una distanza tra le possibilità oggi offerte dalla tecnologia e dalla conoscenza manageriale codificata e le pratiche reali dalle aziende – afferma Andrea Sianesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Si evidenzia una carenza di cultura del dato e del disegno end-to-end del flusso applicativo, insieme a modelli di ottimizzazione ancora limitati, a causa della grande complessità di gestione e a una certa ‘resistenza culturale’ al cambiamento”.

I ruoli

Se un quinto circa delle Pmi (21%) non riconosce ancora la necessità di ruoli dedicati alla pianificazione della supply chain, nelle grandi imprese, questa mancanza di riconoscimento è molto meno diffusa (9%), a indicare una maggiore maturità gestionale.
L’assenza di tali ruoli in alcune organizzazioni può indicare una bassa maturità organizzativa, o essere l’effetto di una resistenza al cambiamento.  

“Le grandi imprese hanno bisogno di una pianificazione formale della supply chain per gestire la loro maggiore complessità e ottimizzare costi e risorse – conferma Roberto Cigolini, Direttore dell’Osservatorio -. Nelle Pmi, invece, la gestione della supply chain risulta meno strutturata e dipende meno da ruoli formali. Pertanto, la priorità attribuita a questi ruoli può essere naturalmente diversa: per le grandi imprese è fondamentale per mantenere competitività ed efficienza, mentre per le Pmi potrebbe non essere una priorità immediata”.

“Oggi serve diventare ‘naviganti esperti’ nei flutti delle catene del valore”

“Oggi parlare di una supply chain digitale significa considerare non solo un percorso tecnologico, ma anche organizzativo, per inserire nelle imprese nuove competenze di ri-disegno e adattamento continuo dei processi in relazione alle capacità crescenti della tecnologia – aggiunge Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Per essere competitive in uno scenario incerto, oggi, alle imprese italiane non basta essere innovatori nel prodotto, nel design, nelle tecnologie o nella qualità, serve diventare dei ‘naviganti esperti’ nei flutti globali delle catene del valore, con i migliori strumenti digitali e le migliori competenze”.

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Mutui: entro il 2025 rate in calo di 85 euro. Lo ha deciso la BCE

Lo ha confermato la BCE durante la riunione di giovedì 12 settembre: il nuovo taglio dei tassi di interesse prevede una ‘sforbiciata’ di 25 punti base.
Secondo il calcolo di Facile.it, questo ulteriore taglio unito al relativo calo dell’Euribor, il parametro di riferimento per i mutui variabili, porterà a una diminuzione per la rata di un mutuo medio variabile di circa 18 euro.
Anche guardando al futuro, analizzando l’andamento dei Futures sugli Euribor a 3 mesi (aggiornati al 4 settembre 2024), emergono aspettative favorevoli.

Il mercato attende che l’indice continui a scendere nel corso dell’anno, con un calo complessivo delle rate di un mutuo medio di circa 38 euro entro la fine del 2024, e ulteriori ribassi nel 2025.
Questo porterebbe le rate medie a diminuire, complessivamente, di poco più di 85 euro entro la metà del prossimo anno.

L’Euribor a 3 mesi è sceso da 3,64% a 3,49%

Ma c’è di più. Coloro che hanno un mutuo medio di recente sottoscrizione a tasso variabile, al rientro delle vacanze estive hanno trovato una sorpresa: un alleggerimento della rata di settembre di circa 12 euro.
La ragione del calo è legata alla variazione dell’Euribor, che ad agosto ha mostrato un importante trend al ribasso con un calo di circa 15 punti base. L’indice a 3 mesi, ad esempio, è sceso da 3,64% a 3,49% e questo avrà un impatto positivo sulle tasche degli italiani.

L’andamento di un mutuo medio a tasso variabile

Quindi, dati alla mano, prendendo l’andamento della rata di un mutuo medio variabile (126.000 euro in 25 anni al 70%) sottoscritto a inizio 2022, la rata, che ad agosto 2024 era pari a 733 euro (277 euro in più rispetto agli iniziali 456 euro), potrebbe scendere a circa 721 euro a settembre, per poi calare a 683 entro la fine dell’anno, e a 634 entro giugno 2025.

Il calo dei tassi variabili non è comunque ancora tale da incidere significativamente sull’offerta delle banche per i nuovi mutuatari, e i finanziamenti a tasso fisso continuano a essere più vantaggiosi.
Guardando alle migliori offerte disponibili online per un mutuo standard, i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,63% e una rata mensile di 574 euro, che scende a 563 euro in caso di mutuo green.

Cambiare banca e passare al tasso fisso

Tassi fissi così bassi rappresentano un’opportunità anche per chi vuole surrogare il mutuo, con indici TAN che riferiti alle migliori offerte online partono dal 2,79%, ovvero, una rata di 584 euro.
Non sorprende vedere come molti mutuatari abbiano scelto di cambiare banca, passando dal tasso variabile al fisso.

Secondo l’osservatorio di Facile.it nei primi 8 mesi del 2024 le surroghe hanno rappresentato il 28% della richiesta totale, valore in aumento dell’8% rispetto al 2023.
Per quanto riguarda i migliori tassi variabili, invece, le offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) pari a 4,24%, con una rata mensile di circa 675 euro. Valore in calo rispetto ai mesi precedenti, ma comunque ancora più alto di quello legato ai fissi.

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Categorie: Italia

YouTube introduce nuove misure di sicurezza per gli adolescenti

Tutte le grandi piattaforme stanno mettendo in campo nuovi strumenti per tutelare i più piccoli e fragili. Non fa eccezione il colosso YouTube, chenha implementato una serie di nuove misure di sicurezza per proteggere gli adolescenti, estendendo queste iniziative anche in Italia.

L’obiettivo principale è garantire un ambiente online più sicuro e positivo per i giovani, limitando l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi.

Limitazioni sui contenuti “problematici“

Una delle principali novità riguarda la riduzione dei “consigli ripetuti” per video che mettono a confronto caratteristiche fisiche o che promuovono aggressività sociale, come scontri e intimidazioni. Questo tipo di contenuti può influenzare negativamente il benessere psicologico degli adolescenti, e YouTube sta adottando misure per limitarne la visibilità.

L’intento è quello di evitare che i giovani si trovino ripetutamente esposti a video che alimentano insicurezze fisiche o situazioni di conflitto sociale.

Supporto in caso di crisi

Un’altra iniziativa significativa riguarda l’introduzione di riquadri di supporto per situazioni di crisi, che offrono assistenza per problematiche come suicidio e autolesionismo. Questi strumenti saranno disponibili anche in Italia e forniranno agli adolescenti un accesso immediato a risorse e supporto in momenti difficili.

Si tratta di una misura volta a prevenire comportamenti pericolosi e a promuovere la consapevolezza sul tema della salute mentale.

Supervisione per genitori e adolescenti

YouTube sta inoltre introducendo una nuova esperienza di supervisione, che consente ai genitori di collegare i propri account con quelli dei figli adolescenti. Questo sistema offre notifiche condivise e una maggiore trasparenza sull’attività dei giovani sulla piattaforma.

L’obiettivo è fornire ai genitori gli strumenti per monitorare in modo attivo e consapevole l’utilizzo di YouTube da parte dei figli, dando loro l’opportunità di offrire consigli sulla creazione di contenuti in maniera responsabile.

Collaborazione con esperti del settore

Le nuove misure di sicurezza sono state sviluppate con il supporto del Youth and Families Advisory Committee, un gruppo di esperti indipendenti specializzati nello sviluppo infantile e nei media digitali per bambini.
Questa collaborazione garantisce che le iniziative siano pensate per il benessere degli adolescenti e per rispondere alle esigenze delle famiglie.

Un impegno globale per la sicurezza online

In un post ufficiale, YouTube ha sottolineato il suo impegno nel lavorare insieme a famiglie, ricercatori e istituzioni per definire standard chiari e coerenti per la sicurezza online dei giovani.

In collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la piattaforma sta sviluppando risorse pubbliche per promuovere il benessere digitale degli adolescenti, con ulteriori aggiornamenti previsti per il futuro.

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Categorie: Internet

Earth Overshoot Day 2024: l’umanità è in debito con il Pianeta

Giovedì 1° agosto la domanda di risorse naturali da parte dell’umanità ha superato la capacità della Terra di rigenerarle nell’arco di un anno. Si tratta dell’Earth Overshoot Day.

In pratica, l’Earth Overshoot Day caduto il 1° agosto indica che attualmente l’umanità sta utilizzando la natura 1,7 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi del nostro pianeta possano rigenerarsi.
A calcolare ogni anno l’Overshoot Day globale e dei singoli Paesi è il Global Footprint Network.

Danni che si accumulano nel tempo

“Tale utilizzo eccessivo compromette la sicurezza delle risorse – avverte il Global Footprint Network -. Le conseguenze di una ‘spesa’ ecologica eccessiva sono evidenti nella deforestazione, nell’erosione del suolo, nella perdita di biodiversità e nell’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, che porta a eventi meteorologici estremi più frequenti e a una riduzione della produzione alimentare. Sebbene l’Earth Overshoot Day sia rimasto stabile per un decennio, si verifica subito dopo che sono trascorsi 7 mesi. Nel resto dell’anno l’umanità vive di un uso eccessivo, impoverendo ulteriormente la biosfera. Pertanto, anche se la data rimane stabile, la pressione sul pianeta continua ad aumentare, poiché i danni derivanti dal superamento si accumulano nel tempo”.

Come si calcola il Global Footprint

Per determinare la data dell’Earth Overshoot Day, il Global Footprint Network mette a confronto, sulla base dei dati più recenti, la biocapacità annuale della Terra (aree terrestri e marittime biologicamente produttive) con l’impronta ecologica dell’umanità, che misura la domanda di risorse per l’intero anno.
Ovvero, prodotti alimentari e fibre di origine vegetale, bestiame e prodotti ittici, legname e altri prodotti forestali, spazio per le infrastrutture urbane e foreste per assorbire le emissioni di anidride carbonica provenienti dai combustibili fossili. La data viene annunciata ogni anno il 5 giugno nella Giornata mondiale dell’Ambiente.

I dati per le singole nazioni

Guardando alle singole nazioni, l’Overshoot Day di un paese è la data in cui cadrebbe l’Earth Overshoot Day se tutta l’umanità consumasse come la popolazione di quel paese.
Quest’anno per l’Italia è stato il 19 maggio, con il risultato che sarebbero necessari quasi 3 pianeti se tutti vivessero come gli italiani.

In ‘testa’ nel ranking delle singole nazioni, riferisce Adnkronos, Qatar e Lussemburgo, che già a febbraio facevano toccare il fondo alle risorse del Pianeta, ed Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada, seguiti anche da paesi europei come Danimarca e Belgio, che hanno esaurito ‘l’offerta’ della natura già a marzo.
Quanto alla UE nel suo complesso nel 2024 il limite è stato raggiunto il 3 maggio.

Lombardia, Emilia Romagna, Veneto continuano a essere il motore del Paese 

Le previsioni di crescita elaborate dall’Ufficio studi della CGIA su dati Prometeia dicono che in Lombardia la stima di crescita per l’anno in corso dovrebbe essere dello 0,95%, in Emilia Romagna dello 0,86% e in Veneto dello 0,80%.

Insomma, anche nel 2024 Lombardia, Emilia Romagna e Veneto saranno le regioni traino del Pil reale nazionale, che stando ai principali istituti di statistica, dovrebbe attestarsi attorno al +0,7%.
Insieme, le tre regioni producono il 41% del Pil nazionale, il 53% circa delle esportazioni italiane e vi risiedono oltre 19 milioni di persone, il 33% dell’intera popolazione presente nel nostro Paese. 

Abruzzo e Umbria devono ancora recuperare dal Covid 

Se le altre regioni del Centro-Nord cresceranno con incrementi che vanno dallo 0,5% in su, le realtà del Mezzogiorno segneranno una variazione di crescita, ma inferiori al +0,5%.

Misurando la variazione del Pil reale tra il 2024 e il 2019, poi, quasi tutte le regioni hanno recuperato il terreno perduto, ma se nel 2024 la Lombardia può contare, ad esempio, su un Pil del 6,65% superiore al 2019, la Puglia un +6,18% e l’Emilia Romagna +5,62%, le uniche realtà non sono ancora ritornate ai livelli pre-Covid sono l’Abruzzo, con il -0,23%, e l’Umbria, con il -0,26%. 

Milano, Pavia, Vicenza, Bologna, Modena province “battistrada” 

A guidare la classifica del valore aggiunto reale delle 107 province presenti nel Paese è Milano, la cui crescita stimata sarà dell’1,14%.
Seguono Pavia (+1,01%), Vicenza (+0,98%), Bologna (+0,95%), e Modena (+0,92%).

Tra tutti i territori analizzati, nove dovrebbero registrare una crescita negativa, scivolando verso la recessione economica.
Le situazioni più difficili parrebbero interessare Crotone e Isernia, entrambe con -0,13%, Ragusa (-0,14%), e maglia nera nazionale, Vibo Valentia, con il -0,23%.
Mettendo a confronto il valore aggiunto previsto nel 2024 con quello del 2019 Rieti registra una variazione pari al +14,34%, la più alta di tutto il Paese. Diversamente, la situazione più critica riguarda Firenze, con il -3,68%. 

L’irlandese Southern è la regione più ricca della UE 

Da un’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi CGIA su dati pubblicati dall’Eurostat e riferiti al 2022, nella classifica del Pil pro capite a parità di potere d’acquisto delle 240 regioni presenti nell’Unione Europea, la regione più ricca è l’irlandese Southern, con un importo pari a 101.200 euro. La Provincia Autonoma di Bolzano è il primo territorio italiano, ma nella graduatoria generale si colloca al 13° posto, con 56.900 euro.

Le nostre regioni del Mezzogiorno sono concentrate nella parte bassa della classifica. La Puglia, ad esempio, è al 200° posto (22.900 euro), la Campania al 205° posto (22.200 euro), la Sicilia al 211° (21.000 euro), la Calabria al 215° posto (20.300 euro). Fanalino di coda in Ue, la regione bulgara di Severozapaden, con soli 14.100 euro.

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Arriva una misura di sostegno ai giovani imprenditori del Centro Nord

Una misura di sostegno finalizzata a sostenere l’avvio di attività rivolta ai giovani under35 residenti nel Nord e Centro Italia in condizioni di marginalità, vulnerabilità sociale e discriminazione, inoccupati, inattivi e disoccupati, o anche beneficiari di ammortizzatori sociali del programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL).

La misura, denominata Autoimpiego Centro-Nord Italia, è contenuta nel decreto Coesione convertito in legge 95 2024.
Nello specifico, si tratta di contributi a fondo perduto, spiega la CGIA Mestre, per un totale di finanziamenti pari a 30,5 milioni di euro per l’anno 2024 e 274,5 milioni per il 2025.

Interventi ammissibili

Potranno essere oggetto di contributo le nuove attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, comprese quelle che prevedono l’iscrizione a ordini o collegi professionali, sia in forma individuale mediante apertura di partita IVA, sia in forma collettiva mediante costituzione di società cooperativa, società in accomandita semplice, società in nome collettivo, società a responsabilità limitata o società tra professionisti.

Gli interventi ammissibili al finanziamento riguardano la formazione e l’accompagnamento alla progettazione preliminare, e il tutoraggio relativi all’avvio di attività imprenditoriali e libero-professionali. 

Condizioni e cumulabilità

Sono previsti anche specifici incentivi in regime de minimis, quali un voucher di avvio fino a 40.000 euro, un contributo a fondo perduto fino al 65% dell’investimento (per programmi di spesa fino a 120.000 euro) e un contributo a fondo perduto fino al 60% dell’investimento (per programmi di spesa tra 120.000 e 200.000 euro).

Per i termini, i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative ammissibili dovrà essere emanato un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per gli affari europei, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, quindi entro il 6 ottobre 2024.

Piena compatibilità con il Supporto per la formazione e il lavoro

La norma prevede che i disoccupati iscritti al programma GOL, beneficiari della nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego, possano accedere anche alle nuove misure di sostegno solo in caso di richiesta di erogazione del trattamento di disoccupazione in unica soluzione, al fine di utilizzarli come capitale d’avvio da conferire nelle iniziative finanziate.

Occorre cioè rinunciare al pagamento dell’indennità mensile e presentare richiesta di accredito in un’unica soluzione. 
Invece c’è la piena compatibilità con le nuove misure di sostegno nel caso in cui il soggetto beneficiario sia contemporaneamente beneficiario del Supporto per la formazione e il lavoro (articolo 12 del decreto-legge 4 maggio 2023), che prevede una specifica indennità economica, comunque compatibile e cumulabile anche con i nuovi sostegni all’autoimpiego.

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Filiera e-commerce B2C e B2B: in Italia genera il 7% del PIL

La filiera dell’e-commerce B2C e B2B nel 2022 in Italia genera un impatto economico di oltre 133,6 miliardi di euro (+13,9% vs 2021) pari al 7% del Pil.
Grazie a questo valore, lo Stato può investire 49,6 miliardi di euro in servizi pubblici e infrastrutture, migliorando il benessere della collettività e supportando lo sviluppo economico del Paese, con il 9,1% delle entrate fiscali nel 2022.
A beneficiare della ricchezza generata dalla filiera è quindi l’intera società.

Secondo i dati della ricerca realizzata da Netcomm in collaborazione con Althesys, considerando gli effetti indotti, diretti e indiretti, la filiera e-commerce contribuisce a creare 1,6 milioni di posti di lavoro (+12,4% rispetto al 2021), rappresentando il 6,4% degli occupati, per un totale di 35 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera (+13,2% vs 2021).

Online seller, fornitori, supporto alla vendita

La ricerca individua 3 macro-fasi in cui sono raggruppate tutte le categorie che compongono l’intera filiera dell’e-commerce, che vede al centro gli online seller (retailer, brand e marketplace), a monte i fornitori (servizi informatici, di marketing, consulenza, componenti materiali e altri servizi) e a valle il supporto alle attività di vendita (logistica e sistemi di pagamento).

Gran parte del valore condiviso (46,4%) si genera nella fase centrale, quella delle attività degli online seller, che corrisponde a 61,9 miliardi di euro (+8,5%) e occupa 773.000 persone (+7,7%).
Di questo segmento della filiera fanno parte le aziende classificate come Brand, Retailer, e Marketplace.

Distribuzione dell’impatto economico

Il resto del valore è equamente distribuito tra la fase che precede le vendite online, quella dell’attività dei fornitori, che genera 36,6 miliardi di euro, il 27,4% del totale (+8%) e occupa 445.400 addetti (+8,7%), e la fase che segue la vendita online, il supporto alle attività di vendita.

Questa fase genera 35,1 miliardi di euro (il 26,3% del totale), in crescita del 33% rispetto al 2021, così come il numero di occupati, pari a 415.100, e che segna un significativo aumento rispetto al 2021, pari al +27%.

“L’e-commerce non è un nemico”

“L’e-commerce come ‘nemico da contrastare’ è un pregiudizio infondato e superato – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. I numeri parlano chiaro: il 7% del Pil del nostro Paese è generato dall’impatto che la filiera dell’e-commerce ha sull’economia italiana. La politica non può ignorare queste evidenze. Stiamo parlando di un comparto che vale oltre 133,6 miliardi di euro, il cui 37% è assorbito dallo Stato tra imposte e contributi, a beneficio dell’intero sistema. A oggi, il 4,7% del totale del fatturato delle aziende italiane viene registrato dal canale e-commerce. Pur essendo una percentuale in crescita, poiché quasi raddoppiata dal 2014, quando era al 2,2%, le potenzialità di sviluppo di questo settore sono ancora molto ampie”.

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Nuove tecnologie, gli italiani sono pronti ad accoglierle? 

Gli italiani mostrano una crescente apertura verso le nuove tecnologie. Affermano infatti di apprezzare lo sviluppo di applicazioni innovative come assistenti virtuali utili per la vita quotidiana.

La ricerca “Innovating the Future Together: gli italiani e la vita quotidiana nel futuro ipertecnologico” di Mastercard, realizzata in collaborazione con AstraRicerche e presentata al Mastercard Innovation Forum 2024 a Milano, ha evidenziato che una persona su due è convinta che la vita nel futuro ipertecnologico sarà migliore, specialmente nei settori della sanità, mobilità e consumi.

La digitalizzazione in Italia

In generale, gli italiani valutano positivamente il proprio livello di digitalizzazione, attribuendosi un voto medio di 7,29 su 10. Un significativo 35,3% ritiene di vivere una rivoluzione comparabile a quella industriale o alla prima rivoluzione digitale, considerandola una pietra miliare nella storia dell’umanità. Inoltre, il 53% degli italiani prevede un miglioramento della propria vita con l’avvento di un mondo ipertecnologico.

Healthcare e mobilità i settori dalle maggiori aspettative

Le maggiori aspettative degli italiani sono riposte nei settori healthcare (54%), mobilità (37%), shopping (30%), lavoro (29,6%) e studio (28,6%). I desideri principali riguardano applicazioni pratiche come un assistente virtuale (37%) che aiuti nelle faccende domestiche, un medico virtuale (36%) per il benessere mentale e fisico, e assistenti robot capaci di lavorare al posto degli esseri umani (29%).

Queste aspettative sono particolarmente sentite tra gli adulti di età compresa tra i 50 e i 65 anni (39%), mentre i giovani della Gen Z (32% per 18-29enni) sono più scettici.

Sentiment in merito all’intelligenza artificiale

L’89,2% degli italiani dichiara di avere una conoscenza base dell’intelligenza artificiale (IA), ma solo il 6% afferma di avere una conoscenza approfondita. L’IA suscita interesse e curiosità nel 53,1% degli intervistati, mentre il 45% prova entusiasmo e ottimismo. Più della metà degli italiani (56%) ritiene l’IA “veramente intelligente”, capace di replicare o superare l’intelligenza umana, e il 52,8% riconosce le enormi opportunità economiche che essa può portare.

IA e possibili scenari

Nei prossimi 4-5 anni, gli italiani prevedono che l’IA influenzerà maggiormente il modo di informarsi (62,4%), fare acquisti (57%), vivere (56,2%) e lavorare (52,7%). L’impatto sarà minore su aspetti come il divertimento (41,4%), la politica (39,4%) e le relazioni personali (36,3%).

Quantum computing: la nuova frontiera

Il Quantum computing è visto come la prossima grande innovazione tecnologica. Il 63,7% degli italiani crede che la sua implementazione nel settore delle spedizioni e consegne migliorerà la vita quotidiana. Inoltre, il 67,8% è interessato alle applicazioni nel settore chimico/farmaceutico per la progettazione di nuove molecole e materiali. Anche le previsioni meteorologiche con il supporto del Quantum computing sono molto attese, con il 64,6% degli italiani che guarda con favore a questa tecnologia.

Perché il 2024 sarà l’estate del gelato?

Pochi cibi fanno “estate” quanto il gelato. E quella del 2024 vedrà un vero e proprio boom del consumo di ogni e coppette. Con l’arrivo del caldo, gli italiani tornano infatti a consumare gelato con regolarità. Questa abitudine non solo soddisfa il palato, ma suscita anche emozioni piacevoli come gioia e allegria.

Secondo un’indagine di AstraRicerche per l’Istituto del Gelato Italiano (IGI), il 73,7% degli intervistati associa il gelato a sensazioni di gioia, il 72,4% a simpatia e il 72,1% a soddisfazione. Dal 1991, l’IGI tutela e diffonde la cultura del gelato, promuovendo la conoscenza dei prodotti della gelateria industriale italiana. Nel 1993, l’istituto ha introdotto un Codice di Autodisciplina Produttiva, che stabilisce le regole della gelateria industriale e garantisce un alto standard qualitativo.

Gelato e vacanze: un mix perfetto 

Per il 54% degli italiani, il gelato evoca sensazioni legate all’estate e al caldo, mentre il 33% lo associa a momenti di spensieratezza e il 25% al mare. Questo legame tra gelato e vacanza è ben radicato nell’immaginario comune. Per il 60,4% degli italiani, il gelato è un prodotto intramontabile, amato da tutti (55,8%) e capace di far tornare un po’ bambini (38,3%). Inoltre, oltre l’80% degli intervistati considera il gelato un simbolo dell’eccellenza alimentare Made in Italy, grazie al buon gusto, alla tradizione, alla qualità delle materie prime e alla creatività.

Un prodotto dal grande valore economico

Il gelato italiano confezionato è considerato importante per l’economia: il 76,5% degli intervistati ne riconosce l’importanza per l’occupazione e il 75,7% per le esportazioni. In Italia, circa 4.500 persone sono impiegate nella produzione di gelato. Nel 2023, l’Italia ha prodotto quasi 170mila tonnellate di gelato industriale, con un valore di quasi 1,9 miliardi di euro e un consumo pro-capite di 2,14 kg.

Durante l’estate, circa due terzi degli italiani consumano almeno un gelato a settimana, con il 40,7% che ne mangia tre o più. La passione per il gelato è cresciuta negli ultimi cinque anni, con un aumento del consumo di gelato confezionato del 23,2%, soprattutto tra gli uomini dai 18 ai 34 anni.

Vaschetta a casa, cono a passeggio 

Il gelato confezionato è consumato prevalentemente a casa (70,8%), con le vaschette (71%) e i biscotti gelato (63%) tra i formati più popolari. Fuori casa, si preferiscono i coni (60%) e il gelato in coppetta (55%).

Le previsioni per il futuro

Secondo le previsioni, il consumo di gelato aumenterà nei prossimi tre anni per il 30,2% degli italiani. Le nuove proposte per l’estate 2024 includono gusti esotici come datteri e mou, cocco e mango, e caramello salato, che rispondono alla crescente domanda di innovazione.

D’altronde il gelato è un alimento sano, contenente tutti i nutrienti fondamentali. Inoltre, il gelato confezionato è sicuro grazie agli alti standard di produzione, rendendolo adatto anche alle donne in gravidanza. Con il caldo, può essere consumato come sostituto di un pasto, abbinato a una ricca insalata per un pasto equilibrato.