Compiti a casa, sì o no? L’opinione di genitori e studenti nel 2024

Per sondare le opinioni degli italiani su quanto tempo i ragazzi debbano dedicare ai compiti a casa BVA Doxa ha condotto lo studio ‘Junior 2024’, in collaborazione con l’Osservatorio MyEdu, la piattaforma di formazione digitale per i docenti della scuola e sostenere le famiglie nel percorso di apprendimento dei figli in età scolare.

Il dibattito sui compiti infatti è da sempre un tema controverso per genitori, alunni e insegnanti. Sull’assegnarli o meno non tutti sono d’accordo. Da un lato, ci sono coloro che sostengono l’importanza dei compiti per rafforzare l’apprendimento e sviluppare l’autodisciplina, dall’altro, ci sono coloro che ritengono che i pomeriggi liberi siano fondamentali per il benessere e la creatività di bambini e adolescenti.

Quasi il 70% degli adolescenti è d’accordo

La ricerca ha coinvolto 810 genitori di ragazzi tra i 5 e i 13 anni, e 203 adolescenti tra i 14 e i 16 anni, attraverso interviste condotte a domicilio nel periodo tra marzo e aprile 2024.
Dall’indagine emerge che la quasi totalità dei genitori, e ben il 69% degli adolescenti, considera equilibrato il carico di studio da portare a casa. Solo il 5% lo giudica scarso, mentre il 24% lo ritiene eccessivo.

È un risultato che sorprende, se paragonato ai desideri espressi dagli studenti nell’indagine dell’anno precedente, sempre a cura dell’Osservatorio MyEdu e BVA Doxa, dove molti ragazzi auspicavano una scuola senza compiti.

Merito dell’Intelligenza artificiale?

Come spiegare questo cambiamento radicale? È possibile che l’introduzione di strumenti come ChatGPT e altri strumenti di Intelligenza artificiale abbiano influenzato questa percezione?

La nuova generazione di studenti sembra considerare l’Intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una risorsa utile da sfruttare. I ragazzi di età compresa tra 14 e 16 anni intervistati riconoscono i benefici che l’AI può apportare nello svolgimento dei compiti, suggerendo un cambiamento di mentalità verso l’apprendimento e l’uso della tecnologia.

Inclusività: un punto a favore del modello scolastico nostrano

Oltre a riconoscere il valore dei compiti, l’indagine BVA Doxa rivela un altro punto a favore della scuola italiana: la percezione di un modello scolastico inclusivo da parte di genitori e studenti.

Tra i ragazzi intervistati, il 13% considera la scuola molto inclusiva, il 38% abbastanza inclusiva, mentre solo il 13% e il 4% la giudicano poco e per niente inclusiva.
Anche i genitori dei bambini più piccoli, dai 5 ai 13 anni, mostrano atteggiamenti simili, esprimendo un consenso riguardo a questa inclusività.

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Mutui: entro il 2025 rate in calo di 85 euro. Lo ha deciso la BCE

Lo ha confermato la BCE durante la riunione di giovedì 12 settembre: il nuovo taglio dei tassi di interesse prevede una ‘sforbiciata’ di 25 punti base.
Secondo il calcolo di Facile.it, questo ulteriore taglio unito al relativo calo dell’Euribor, il parametro di riferimento per i mutui variabili, porterà a una diminuzione per la rata di un mutuo medio variabile di circa 18 euro.
Anche guardando al futuro, analizzando l’andamento dei Futures sugli Euribor a 3 mesi (aggiornati al 4 settembre 2024), emergono aspettative favorevoli.

Il mercato attende che l’indice continui a scendere nel corso dell’anno, con un calo complessivo delle rate di un mutuo medio di circa 38 euro entro la fine del 2024, e ulteriori ribassi nel 2025.
Questo porterebbe le rate medie a diminuire, complessivamente, di poco più di 85 euro entro la metà del prossimo anno.

L’Euribor a 3 mesi è sceso da 3,64% a 3,49%

Ma c’è di più. Coloro che hanno un mutuo medio di recente sottoscrizione a tasso variabile, al rientro delle vacanze estive hanno trovato una sorpresa: un alleggerimento della rata di settembre di circa 12 euro.
La ragione del calo è legata alla variazione dell’Euribor, che ad agosto ha mostrato un importante trend al ribasso con un calo di circa 15 punti base. L’indice a 3 mesi, ad esempio, è sceso da 3,64% a 3,49% e questo avrà un impatto positivo sulle tasche degli italiani.

L’andamento di un mutuo medio a tasso variabile

Quindi, dati alla mano, prendendo l’andamento della rata di un mutuo medio variabile (126.000 euro in 25 anni al 70%) sottoscritto a inizio 2022, la rata, che ad agosto 2024 era pari a 733 euro (277 euro in più rispetto agli iniziali 456 euro), potrebbe scendere a circa 721 euro a settembre, per poi calare a 683 entro la fine dell’anno, e a 634 entro giugno 2025.

Il calo dei tassi variabili non è comunque ancora tale da incidere significativamente sull’offerta delle banche per i nuovi mutuatari, e i finanziamenti a tasso fisso continuano a essere più vantaggiosi.
Guardando alle migliori offerte disponibili online per un mutuo standard, i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,63% e una rata mensile di 574 euro, che scende a 563 euro in caso di mutuo green.

Cambiare banca e passare al tasso fisso

Tassi fissi così bassi rappresentano un’opportunità anche per chi vuole surrogare il mutuo, con indici TAN che riferiti alle migliori offerte online partono dal 2,79%, ovvero, una rata di 584 euro.
Non sorprende vedere come molti mutuatari abbiano scelto di cambiare banca, passando dal tasso variabile al fisso.

Secondo l’osservatorio di Facile.it nei primi 8 mesi del 2024 le surroghe hanno rappresentato il 28% della richiesta totale, valore in aumento dell’8% rispetto al 2023.
Per quanto riguarda i migliori tassi variabili, invece, le offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) pari a 4,24%, con una rata mensile di circa 675 euro. Valore in calo rispetto ai mesi precedenti, ma comunque ancora più alto di quello legato ai fissi.

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Lombardia, Emilia Romagna, Veneto continuano a essere il motore del Paese 

Le previsioni di crescita elaborate dall’Ufficio studi della CGIA su dati Prometeia dicono che in Lombardia la stima di crescita per l’anno in corso dovrebbe essere dello 0,95%, in Emilia Romagna dello 0,86% e in Veneto dello 0,80%.

Insomma, anche nel 2024 Lombardia, Emilia Romagna e Veneto saranno le regioni traino del Pil reale nazionale, che stando ai principali istituti di statistica, dovrebbe attestarsi attorno al +0,7%.
Insieme, le tre regioni producono il 41% del Pil nazionale, il 53% circa delle esportazioni italiane e vi risiedono oltre 19 milioni di persone, il 33% dell’intera popolazione presente nel nostro Paese. 

Abruzzo e Umbria devono ancora recuperare dal Covid 

Se le altre regioni del Centro-Nord cresceranno con incrementi che vanno dallo 0,5% in su, le realtà del Mezzogiorno segneranno una variazione di crescita, ma inferiori al +0,5%.

Misurando la variazione del Pil reale tra il 2024 e il 2019, poi, quasi tutte le regioni hanno recuperato il terreno perduto, ma se nel 2024 la Lombardia può contare, ad esempio, su un Pil del 6,65% superiore al 2019, la Puglia un +6,18% e l’Emilia Romagna +5,62%, le uniche realtà non sono ancora ritornate ai livelli pre-Covid sono l’Abruzzo, con il -0,23%, e l’Umbria, con il -0,26%. 

Milano, Pavia, Vicenza, Bologna, Modena province “battistrada” 

A guidare la classifica del valore aggiunto reale delle 107 province presenti nel Paese è Milano, la cui crescita stimata sarà dell’1,14%.
Seguono Pavia (+1,01%), Vicenza (+0,98%), Bologna (+0,95%), e Modena (+0,92%).

Tra tutti i territori analizzati, nove dovrebbero registrare una crescita negativa, scivolando verso la recessione economica.
Le situazioni più difficili parrebbero interessare Crotone e Isernia, entrambe con -0,13%, Ragusa (-0,14%), e maglia nera nazionale, Vibo Valentia, con il -0,23%.
Mettendo a confronto il valore aggiunto previsto nel 2024 con quello del 2019 Rieti registra una variazione pari al +14,34%, la più alta di tutto il Paese. Diversamente, la situazione più critica riguarda Firenze, con il -3,68%. 

L’irlandese Southern è la regione più ricca della UE 

Da un’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi CGIA su dati pubblicati dall’Eurostat e riferiti al 2022, nella classifica del Pil pro capite a parità di potere d’acquisto delle 240 regioni presenti nell’Unione Europea, la regione più ricca è l’irlandese Southern, con un importo pari a 101.200 euro. La Provincia Autonoma di Bolzano è il primo territorio italiano, ma nella graduatoria generale si colloca al 13° posto, con 56.900 euro.

Le nostre regioni del Mezzogiorno sono concentrate nella parte bassa della classifica. La Puglia, ad esempio, è al 200° posto (22.900 euro), la Campania al 205° posto (22.200 euro), la Sicilia al 211° (21.000 euro), la Calabria al 215° posto (20.300 euro). Fanalino di coda in Ue, la regione bulgara di Severozapaden, con soli 14.100 euro.

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Arriva una misura di sostegno ai giovani imprenditori del Centro Nord

Una misura di sostegno finalizzata a sostenere l’avvio di attività rivolta ai giovani under35 residenti nel Nord e Centro Italia in condizioni di marginalità, vulnerabilità sociale e discriminazione, inoccupati, inattivi e disoccupati, o anche beneficiari di ammortizzatori sociali del programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL).

La misura, denominata Autoimpiego Centro-Nord Italia, è contenuta nel decreto Coesione convertito in legge 95 2024.
Nello specifico, si tratta di contributi a fondo perduto, spiega la CGIA Mestre, per un totale di finanziamenti pari a 30,5 milioni di euro per l’anno 2024 e 274,5 milioni per il 2025.

Interventi ammissibili

Potranno essere oggetto di contributo le nuove attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, comprese quelle che prevedono l’iscrizione a ordini o collegi professionali, sia in forma individuale mediante apertura di partita IVA, sia in forma collettiva mediante costituzione di società cooperativa, società in accomandita semplice, società in nome collettivo, società a responsabilità limitata o società tra professionisti.

Gli interventi ammissibili al finanziamento riguardano la formazione e l’accompagnamento alla progettazione preliminare, e il tutoraggio relativi all’avvio di attività imprenditoriali e libero-professionali. 

Condizioni e cumulabilità

Sono previsti anche specifici incentivi in regime de minimis, quali un voucher di avvio fino a 40.000 euro, un contributo a fondo perduto fino al 65% dell’investimento (per programmi di spesa fino a 120.000 euro) e un contributo a fondo perduto fino al 60% dell’investimento (per programmi di spesa tra 120.000 e 200.000 euro).

Per i termini, i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative ammissibili dovrà essere emanato un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per gli affari europei, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, quindi entro il 6 ottobre 2024.

Piena compatibilità con il Supporto per la formazione e il lavoro

La norma prevede che i disoccupati iscritti al programma GOL, beneficiari della nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego, possano accedere anche alle nuove misure di sostegno solo in caso di richiesta di erogazione del trattamento di disoccupazione in unica soluzione, al fine di utilizzarli come capitale d’avvio da conferire nelle iniziative finanziate.

Occorre cioè rinunciare al pagamento dell’indennità mensile e presentare richiesta di accredito in un’unica soluzione. 
Invece c’è la piena compatibilità con le nuove misure di sostegno nel caso in cui il soggetto beneficiario sia contemporaneamente beneficiario del Supporto per la formazione e il lavoro (articolo 12 del decreto-legge 4 maggio 2023), che prevede una specifica indennità economica, comunque compatibile e cumulabile anche con i nuovi sostegni all’autoimpiego.

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Sanità digitale: cresce la spesa, + 22% a 2,2 miliardi di euro

In Italia la spesa per la Sanità digitale nel 2023 è stata pari a 2,2 miliardi di euro, + 22% rispetto al 2022. Un dato sostanzialmente in linea con l’anno precedente: manca infatti la spinta che dovrebbe essere portata dal PNRR con le nuove piattaforme regionali. Stabili risultano anche i tassi di utilizzo della Telemedicina. Il 35% dei medici specialisti e il 43% dei Medici di Medicina Generale (MMG) affermano di aver utilizzato servizi di Televisita, e rispettivamente il 33% e il 35%, di avere fatto ricorso al Telemonitoraggio.

Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, la cybersecurity si conferma al primo posto tra le priorità per le aziende sanitarie. Fondamentali anche la Cartella Clinica Elettronica (CCE) e i sistemi di integrazione con quelli regionali o nazionali.

I medici e il Fascicolo Sanitario Elettronico

Sempre secondo la ricerca dell’Osservatorio, svolta in collaborazione con FIASO e Consulcesi Homnya, AMD, AME, FADOI e SIMFER, oltre ad Alleanza Malattie Rare, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti, il 35% dei medici specialisti e il 48% dei MMG hanno fatto accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico. Uno strumento considerato utile dai professionisti ,perché riduce il tempo necessario per reperire le informazioni (70% specialisti, 65% MMG) e semplifica la lettura dei documenti scambiati (70% specialisti, 60% MMG).

Inoltre, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza (68% specialisti, 60% MMG) e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente (68% e 53%).

L’AI secondo pazienti e specialisti

Secondo il 72% degli specialisti e il 70% dei MMG l’AI potrà rafforzare accuratezza e personalizzazione delle cure, e rendere più sostenibili le attività di monitoraggio di tanti pazienti cronici (55% specialisti, 66% MMG). 
Sei pazienti su dieci dichiarano che, se usata con prudenza, l’AI potrebbe portare più benefici che rischi e aiutare il medico nel prendere decisioni più precise e rapide (58%).

Inoltre, il 29% degli specialisti, il 34% degli infermieri e due terzi dei MMG ha utilizzato soluzioni di AI generativa per ricercare informazioni scientifiche. E il 22% degli italiani ha utilizzato ChatGPT almeno una volta nell’ultimo anno per cercare informazioni su prevenzione e stili di vita, problemi di salute, o farmaci e terapie.

Il PNRR e la barriera economica all’innovazione 

“Il nostro Paese è ormai entrato nel cuore dell’attuazione degli interventi previsti per la Sanità digitale nel PNRR – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Il suo impatto sulla spesa per la Sanità digitale deve però ancora manifestarsi appieno: se per alcune azioni, come quelle relative alla digitalizzazione delle strutture ospedaliere si è già avuta una forte accelerazione dei progetti, gran parte delle risorse deve ancora essere ‘messa a terra’. Il 63% delle strutture sanitarie, nonostante l’aumento nella spesa complessiva, vede ancora la disponibilità di risorse economiche come la barriera più significativa all’innovazione”.

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Affitti: inflazione spinge le famiglie verso soluzioni temporanee

L’acquisto dell’abitazione è uscito progressivamente dai programmi delle famiglie italiane, tanto che nel 2023 le difficoltà riscontrate per finanziare l’acquisto di una casa hanno fatto spostare il 7,3% della domanda verso l’affitto, accentuando la pressione sul comparto.

La perdita di potere d’acquisto, l’erosione della capacità di risparmio e il rialzo dei tassi applicati hanno messo fuori gioco una quota considerevole della domanda potenziale di acquisto di abitazioni, con conseguenze rilevanti sui mutui erogati e sul numero di compravendite. Ma la quota di chi considera l’affitto come una soluzione temporanea è pari al 25,7%.

Al contrario, per alcune categorie, come famiglie monogenitoriali, pensionati e liberi professionisti, la casa di proprietà non risulta più conveniente per le spese da sostenere. Emerge dall’Osservatorio Affitti, condotto da Nomisma per conto di Crif.

I locatori: integrare il reddito ma con attenzione alle garanzie

Quanto ai locatori, platea particolarmente eterogenea in termini di reddito da lavoro e non per forza appartenenti a fasce di reddito elevate, lamentano soprattutto un elevato tasso medio di morosità da parte degli inquilini, e procedure lunghe, e non certe, previste dalle norme per poter tornare in possesso del bene in caso di necessità. 

In ogni caso, da parte dei locatori si riscontra una maggiore propensione alla locazione per chi possiede più di un’abitazione.
Per il 61% dei locatori, infatti, è proprio la possibilità di integrare il reddito con una rendita la prima motivazione sottostante la scelta di dare in locazione un’abitazione. 

Le ragioni della diffidenza

Ma c’è anche un 30% di proprietari che non ha ancora messo in affitto i propri immobili ma ha intenzione di farlo a breve, e un 10% di proprietari che non ha intenzione di mettere nulla in affitto a causa di esperienze negative avute in passato (38% di chi non ha intenzione di affittare l’abitazione) o per possibili future esigenze familiari (22%).

Tra le ragioni a spiegazione della diffidenza di alcuni locatori c’è innanzitutto la difficoltà a trovare locatari affidabili (28% dei locatori), oppure il fatto che la normativa vigente sia a maggior tutela per gli inquilini (26% dei casi).

Identificare il canone medio mensile sostenibile

Considerando inoltre che sia i locatori sia i locatari concordano che la morosità sia dovuta principalmente a spese impreviste, risulta necessaria una pianificazione finanziaria a 360° per l’identificazione di un canone sostenibile che possa aiutare a ridurre gli episodi di morosità o ritardo nei pagamenti dell’affitto. E che vada oltre la sola verifica del reddito del locatario.

In quest’ottica, diventa necessario un servizio di certificazione dell’affidabilità economica dell’inquilino, che può così dimostrare di poter rispettare gli impegni di pagamento identificando al tempo stesso il canone medio mensile sostenibile.
Questo, potrebbe supportare il mercato della locazione nel superamento di un ‘impasse’ che oggi sembra spesso insormontabile per le differenti esigenze e punti di vista delle due parti coinvolte nella transazione.

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Accesso al credito e stabilità del sistema finanziario

In Italia, le erogazioni annue di mutui e altri finanziamenti a rate rappresentano fra il 6 e il 7% del PIL. La sola parte relativa al credito al consumo ne rappresenta oltre il 3%, e oltre il 5% dei consumi complessivi delle famiglie italiane. D’altra parte, i mutui ipotecari sostengono circa la metà degli acquisti di abitazioni da parte degli italiani. 

Insomma, l’erogazione di credito rappresenta uno stimolo fondamentale a supporto dell’economia reale, permettendo di soddisfare le esigenze di chi necessita di liquidità per sostenere consumi e investimenti importanti.
Per fotografare i meccanismi di erogazione del credito retail, una ricerca realizzata da CRIF e Nomisma esamina il ruolo dei Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC) come componente terza fondamentale a supporto dell’accesso al credito degli italiani e di sostegno ai consumi.

Il ruolo del SIC come facilitatore nell’accesso al credito

Utilizzando dati di natura pubblica o presenti nella banca dati EURISC di CRIF, emerge che i SIC favoriscono l’accesso al credito a una più ampia platea di consumatori, garantendo al contempo l’attenzione alla sostenibilità finanziaria delle famiglie e la prevenzione dai rischi di sovraindebitamento.
Il 74% dei consumatori intervistati ritiene giusto che si valuti l’affidabilità dei richiedenti.

L’indagine indica anche una crescente consapevolezza sull’importanza di una sana gestione del credito. Seppur contenuta, aumenta la quota di italiani che verifica i propri dati sul SIC (16%), principalmente in via preventiva prima di richiedere un prestito o un mutuo.

I new to credit e i possessori di una storia creditizia

La referenza fornita dal SIC costituisce infatti una garanzia immateriale su cui il cittadino può fare affidamento per accreditarsi agli occhi delle aziende di credito che dovranno decidere in merito all’erogazione del finanziamento.
Ciò è surrogato dai dati sui tassi di accettazione, che nel periodo 2020-2022 sono aumentati del +53% per le richieste di credito fra chi ha già una storia creditizia.

Per le forme di credito al consumo, il gap fra i ‘new to credit’ e chi possiede una storia creditizia è ancora più elevato in quanto si tratta di forme creditizie per le quali non viene richiesta alcuna garanzia reale. Le informazioni che referenziano il soggetto disponibili sul SIC aiutano il sistema finanziario nel supporto e ampliamento dei beneficiari di forme di credito.

Favorire la sostenibilità dei debiti

Confrontando gli importi tra il 2017 e 2023 le rate medie mensili pro-capite per mutui e prestiti sono contenute ,e l’incremento è decrescente se il soggetto deve rimborsare più di un finanziamento.
La conoscenza degli impegni finanziari assunti aiuta gli istituti di credito a modulare i piani di rimborso in base a criteri di sostenibilità. I SIC quindi proteggono la stabilità del sistema finanziario.

Gli indicatori di rischiosità sul credito al consumo e i mutui, nonostante l’allargamento della platea di soggetti che utilizzano questi servizi, rimangono contenuti e prossimi ai minimi storici malgrado una congiuntura economica non favorevole, l’incremento del costo della vita, e un deciso rialzo dei tassi.

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Inflazione e reddito: quanto rimane in tasca agli italiani?

L’andamento economico italiano deve affrontare una sfida difficile: sebbene i dati nominali indichino un aumento del reddito medio delle famiglie da poco più di 38.300 euro nel 2019 a oltre 43.800 euro nel 2023, la realtà potrebbe essere ben diversa. La corsa dell’inflazione ha reso questo incremento di oltre 5.500 euro puramente illusorio, causando una perdita complessiva netta di oltre 6 miliardi di euro rispetto ai livelli pre-pandemia.

Questa amara constatazione emerge da un’analisi approfondita dei redditi familiari condotta da CER e Ufficio Economico Confesercenti, basata sui dati Istat e a quattro anni dall’inizio del lockdown a marzo 2020.

La crescita solo apparente del reddito medio 

La crescita apparente del reddito medio da lavoro autonomo, che ha superato i 43.600 euro nel 2023, e l’aumento dei redditi derivati da altre fonti, come patrimoni e rendite finanziarie, non riescono a bilanciare l’erosione del reddito da lavoro dipendente. QUest’ultimo ha infatti registrato un modesto aumento di soli 180 euro in termini reali.

Valle d’Aosta e Lombardia “scavalcano” l’inflazione

Il panorama regionale presenta disparità significative. Ci sono alcune regioni del Nord, come la Valle d’Aosta e la Lombardia, che riescono a superare l’inflazione e mostrano un aumento del reddito medio reale, mentre la maggior parte del paese si trova in una situazione di regresso economico.

La Calabria si trova in una posizione critica, con un reddito medio reale delle famiglie nel 2023 sotto i 29.000 euro annui. SI tratta di una distanza siderale rispetto gli oltre 47.000 euro registrati nella provincia di Bolzano.

L’andamento dell’occupazione

Un’analisi più approfondita rivela che arrivano segnali positivi sul fronte dell’occupazione. Nei quattro anni presi in esame, infatti,  c’è stato un incremento netto di quasi 394.000 occupati. Tuttavia, le dinamiche occupazionali variano notevolmente a livello regionale, con la Puglia in testa per la maggiore crescita, mentre quattro regioni, tra cui la Sardegna e la Calabria, sperimentano un declino occupazionale.

Il reddito reale è un parametro cruciale per valutare l’economia

Confesercenti sottolinea l’importanza di considerare i livelli di reddito “reali” come indicatore cruciale per valutare la salute economica e il benessere complessivo. Per affrontare la sfida dell’inflazione, propone interventi fiscali mirati, tra cui una riduzione permanente del cuneo contributivo e una riforma fiscale accelerata, al fine di sostenere i redditi delle famiglie e stimolare i consumi.

Questi interventi sono visti come essenziali per contrastare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’attuale inflazione globale e per promuovere una vera ripresa economica a lungo termine.

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Italia e ambiente, bene ma non benissimo: in quali ambiti si può fare di più?

Il nostro paese sta “lavorando” bene in fatto di ambiente. L’Italia si inserisce nei parametri degli obiettivi europei di sviluppo sostenibile per la produzione di energia da fonti rinnovabili, registra progressi nella raccolta differenziata dei rifiuti e riduce lo smaltimento in discarica. Il quadro nazionale è stato delineato nel quarto “Rapporto Ambiente” di Snpa, presentato recentemente in presenza del Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica.

L’analisi, suddivisa in 21 punti, fornisce una panoramica dello stato ambientale dell’Italia, evidenziando le tendenze positive e i settori che richiedono invece ulteriori attenzioni.

Positivo l’aumento dell’utilizzo delle rinnovabili

Un aspetto positivo riguarda l’utilizzo delle energie rinnovabili, che nel periodo 2004-2020 ha registrato un aumento significativo, passando dal 6,3% del 2004 al 20,4% nel 2020 e superando l’obiettivo del 17% assegnato all’Italia. Tuttavia, si segnala una lieve flessione al 19% nel 2021. Buoni risultati anche per l’agricoltura biologica, con l’obiettivo di destinare il 25% dei terreni agricoli a questa pratica entro il 2027.

Cresce il ricorso alla raccolta differenziata

Un altro parametro positivo si riferisce alla raccolta differenziata. Questa tendenza continua a crescere, raggiungendo il 65% a livello nazionale nel 2022, con l’organico che rappresenta la frazione più raccolta (38,3% del totale). La quantità di rifiuti smaltiti in discarica è in costante diminuzione, passando dal 63,1% nel 2002 al 17,8% nel 2022, con 117 discariche operative.

Qualità dell’aria, occorrono ulteriori sforzi 

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, si conferma la tendenza decrescente del particolato Pm2,5 negli ultimi 10 anni, risultato della riduzione delle emissioni di particolato primario e dei principali precursori del secondario. Tuttavia, la quasi totalità delle stazioni di monitoraggio supera il valore di riferimento annuale dell’OMS.

Le emissioni di gas serra si riducono rispetto al 1990 (-20%), ma occorrono ulteriori sforzi per raggiungere gli obiettivi al 2030. In particolare, dopo lo stop registrato nel periodo pandemico, c’è stato un forte incremento dell’8,5% nel 2021 rispetto all’anno precedente.

Negativi i valori sul consumo di suolo

Il consumo di suolo, riferisce Askanews, segna purtroppo un trend negativo. E’ infatti aumentato di oltre 120 mila ettari in Italia dal 2006 al 2022. Nell’ultimo anno, il consumo di suolo netto registrato in Italia è stato in media, oltre 21 ettari al giorno pari a 2,4 m2 al secondo. Inoltre, l’incidenza del turismo sui rifiuti urbani mostra variazioni altalenanti dal 2006 al 2021, con un incremento negli ultimi anni. Il quadro complessivo è positivo, ma richiede impegno costante per affrontare le sfide ambientali.

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Italia, torna a crescere l’esercito delle partite Iva. Perchè?

Dopo il difficile 2020 segnato dalla pandemia, il numero di lavoratori autonomi in Italia è tornato a crescere, superando stabilmente i 5 milioni. Al 31 dicembre scorso, si sono registrati 5.045.000 lavoratori indipendenti, un lieve aumento rispetto a quattro anni fa, ma ancora lontano dai 6,2 milioni del 2004. Questi dati sono stati forniti dall’Ufficio studi della CGIA.

Non tutti i settori godono di buona salute

Tuttavia, non tutte le categorie di lavoratori autonomi godono di buona salute. Settori tradizionali come artigiani, piccoli commercianti e agricoltori stanno affrontando grosse difficoltà, a partire da un calo numerico. Al contrario, le partite Iva senza albo o ordine professionale, come web designer, social media manager, formatori e altri, stanno registrando un numero in aumento di addetti. 

Un universo centrale nell’economia italiana

Il blocco sociale formato da partite Iva, micro imprese e i loro dipendenti rappresenta oltre 6 milioni di persone, che prima della pandemia contribuivano con quasi 200 miliardi di PIL. Questo settore è diventato centrale nell’economia italiana, soprattutto nel Nordest, e ha incarnato valori come l’autonomia, la sfida di confrontarsi con il mercato senza reti di sicurezza sociale e il perseguire il miglioramento delle condizioni di vita attraverso l’autorealizzazione personale.

Un segnale della ripresa economica?

Il trend positivo che da tre anni riguarda i lavoratori autonomi è attribuibile alla ripresa economica post Covid, con un significativo aumento dell’occupazione. L’introduzione del regime forfettario per attività con ricavi inferiori a 85 mila euro ha reso più gestibile fiscalmente l’attività autonoma. Tuttavia, si ipotizza anche un aumento delle “false” partite Iva, probabilmente legate al boom dello smart working.

A livello territoriale, alcuni dati fino ai primi 9 mesi del 2023 mostrano un aumento complessivo dei lavoratori autonomi, ma con disparità regionali. Molise, Liguria, Calabria e Emilia Romagna hanno registrato incrementi significativi, mentre Abruzzo, Umbria, Trentino Alto Adige e Marche hanno subito contrazioni notevoli.

Calano però le categorie “tradizionali”

Nonostante la crescita complessiva del numero di lavoratori autonomi, le attività tradizionali come artigiani, piccoli commercianti e agricoltori stanno vivendo una crisi profonda. Tra il 2014 e il 2022, queste categorie sono diminuite complessivamente di 495 mila unità.

Il segretario della CGIA, Renato Mason, esprime preoccupazione per il declino degli artigiani e dei piccoli commercianti, sottolineando l’impatto negativo sulla qualità della vita sia nelle città sia nei piccoli centri. 

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