RC Auto: ad aprile 2025 il premio medio scende a 628 euro

Buone notizie per chi possiede una macchina: secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio RC Auto Facile.it – Assicurazione.it, ad aprile 2025 il costo medio per assicurare un’auto in Italia è diminuito del 3,2% rispetto a sei mesi fa, attestandosi a 628,79 euro. Dopo un lungo periodo di rialzi, il mercato mostra segnali di rallentamento nei prezzi. 

“Inizia ad emergere un primo rallentamento dei premi RC auto”, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Assicurazioni di Facile.it. “Complici la minore pressione inflazionistica e la riduzione dei sinistri, le tariffe stanno iniziando a stabilizzarsi, ma è ancora presto per considerarlo un cambiamento strutturale”. Insomma, è ancora presto per “tirare il fiato” su questo fronte: bisogna anche aspettare per avere la conferma che in trend in discesa sia effettivamente stabile.

Premi in calo in molte regioni, ma non ovunque

Analizzando la situazione su base territoriale, la maggior parte delle regioni ha beneficiato di un ribasso dei premi, anche se le variazioni non sono uniformi. La Lombardia è la regione con il calo più marcato: -6,6% in sei mesi. Seguono Friuli-Venezia Giulia (-5,9%) e Veneto (-4,8%). Anche in Emilia-Romagna (-3,6%) e Trentino-Alto Adige (-3,3%) si registrano diminuzioni rilevanti.

Tuttavia, non tutte le aree d’Italia hanno visto una riduzione. In alcune regioni i costi sono aumentati. E’ il caso ad esempio della Calabria, dove i premi sono cresciuti del 3,4%. In Sicilia si registra un +2,3%, mentre in Basilicata l’incremento è stato dell’1,6%.

Campania ancora la più cara, Friuli-Venezia Giulia la più economica

Guardando ai valori assoluti, il divario tra Nord e Sud si mantiene su livelli decisamente importanti. La Campania continua a essere la regione più costosa, con una media di 1.043,20 euro per una polizza RC auto, ben il 66% in più rispetto alla media nazionale. In questo podio dei valori più elevati, seguono il Lazio con 692,81 euro e la Toscana con 688,48 euro. 

Dall’altro lato della classifica, si trovano le regioni più economiche:Friuli-Venezia Giulia con 429,28 euro, Trentino-Alto Adige con 464,71 euro e Lombardia con 491,81 euro.

I segnali positivi ci sono, però… 

Il calo dei premi RC auto rappresenta un’inversione di tendenza che fa ben sperare, ma resta da vedere se si tratta di un fenomeno duraturo o di un semplice rimbalzo. Intanto, il confronto tra territori evidenzia quanto il costo dell’assicurazione auto sia ancora fortemente legato alla geografia.

Pubblicato
Categorie: Italia

Agroalimentare italiano: il settore si conferma motore dell’economia nazionale

L’agroalimentare continua a essere una punta di diamante dell’economia italiana. Addirittura, nel 2024 ne è uno dei pilastri. Lo rileva il nuovo Report Agrimercati di ISMEA, che analizza l’andamento del settore nel quarto trimestre dell’anno.

Lo studio evidenzia segnali particolarmente positivi sul fronte produttivo, commerciale e nei rapporti tra prezzi e costi.

Prezzi in calo, produzione agricola in ripresa

Secondo ISMEA, i costi dei mezzi di produzione agricola sono diminuiti del 3,7% rispetto al 2023, offrendo un po’ di respiro agli agricoltori. Contemporaneamente, i prezzi dei prodotti agricoli hanno registrato una crescita dello 0,9% rispetto alla media dello scorso anno. Questo miglioramento ha favorito la ripresa di molte filiere, sostenendo la redditività del comparto primario.

Le prime stime dell’Istat per il 2024 parlano chiaro: sia la produzione agricola sia il valore aggiunto del settore sono in aumento, con l’Italia che torna a guidare la classifica europea, superando sia Spagna sia Francia.
La crescita ha coinvolto coltivazioni e zootecnia, mentre le attività di servizio in agricoltura hanno segnato una lieve flessione. Un’annata particolarmente favorevole per frutta, ortaggi freschi e vino; meno brillante invece per cereali, olio d’oliva e foraggi.

Industria alimentare in controtendenza

In un panorama manifatturiero complessivamente debole, l’industria alimentare italiana si distingue: il settore chiude il 2024 con un aumento della produzione pari al +1,8%. Una conferma della resilienza del comparto, capace di affrontare le sfide economiche globali meglio di altri settori industriali.

Export: nuovo record storico

Sul fronte internazionale, le esportazioni agroalimentari italiane raggiungono un nuovo massimo storico: +7,5% rispetto al 2023, sfiorando i 70 miliardi di euro.
I prodotti che hanno trainato questa crescita sono stati il vino (con gli spumanti in testa: +13% in volume e +10% in valore), l’olio extravergine di oliva, la pasta, i formaggi stagionati e i prodotti da forno.

La performance dell’agroalimentare supera quella dell’export nazionale complessivo, confermando l’appetibilità dei prodotti italiani sui mercati esteri.

Consumi interni: segnali di ripresa

Dopo due anni segnati da una forte inflazione, nel 2024 si registra una lieve ripresa dei consumi domestici: cresce lo 0,9% la spesa alimentare rispetto al già elevato 2023 (+8,1%).
Un dato che lascia intravedere un graduale ritorno alla normalità nelle abitudini di acquisto delle famiglie italiane.

Pubblicato
Categorie: Italia

Povertà: più a rischio i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti

La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi CGIA sulla base dei dati Istat: tra tutti i nuclei famigliari che hanno come capofamiglia un lavoratore autonomo il rischio povertà o esclusione sociale è al 22,7%. La quota riferita alle famiglie con alla guida un lavoratore dipendente è decisamente inferiore, e pari al 14,8%.

Se negli ultimi decenni si è assistito a una progressiva riduzione del potere d’acquisto dei salari, che ha spinto verso l’area dell’indigenza molti operai o impiegati con bassi livelli di inquadramento contrattuale, ai lavoratori autonomi le cose sono andate molto peggio.

I fatturati hanno subito forti contrazioni, e di conseguenza, la qualità della vita di chi lavora in regime di partita Iva ha subito un deciso aggravamento. Tanto che Rispetto al 2003 il reddito autonomi è sceso del 30%.

Una categoria disagiata, quella dei pensionati

In realtà, il rischio povertà o esclusione sociale è un indicatore complesso, dato dalla somma delle persone che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: vivere in famiglie a rischio povertà, in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, in famiglie a bassa intensità di lavoro. 

Ovviamente, tra le categorie monitorate dall’Istat la più disagiata economicamente e socialmente è quella dei pensionati, dove il rischio povertà è addirittura al 33,1%.
In Italia il numero dei lavoratori indipendenti è stimato in 5.170.000 unità. Di questi, poco meno della metà opera in regime dei minimi.

Si tratta di attività economiche senza dipendenti e senza alcuna organizzazione d’impresa, con un fatturato annuo inferiore a 85mila euro. Insomma, una semplice partita Iva che fa dell’autoimprenditorialità la sua ragione lavorativa.

La debolezza economica di tante partita IVA

È il caso di tanti giovani, di altrettante donne e di molte persone in età avanzata, soprattutto del Mezzogiorno, che sbarcano il lunario con piccoli lavori/consulenze senza disporre di alcun ammortizzatore sociale o sostegno pubblico.
Soggetti che faticano a incassare le proprie spettanze e che nella maggioranza dei casi si trovano in condizioni economiche molto fragili, quindi, a forte rischio di povertà o esclusione sociale. 

Negli ultimi 20 anni il reddito degli autonomi è sceso del 30%, mentre quello dei lavoratori dipendenti è diminuito dell’8%.
Per i pensionati, invece, il dato è rimasto pressoché stabile. La debolezza economica di molte partite Iva e il crollo dei consumi interni hanno fiaccato la tenuta reddituale di tante micro attività. 

Il 23,1% degli italiani è in difficoltà

In termini assoluti tutta la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1% del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni ( 57%) sono residenti nel Mezzogiorno.

La regione che ne conta di più è la Campania (2,4 milioni), mentre se si prende come riferimento la percentuale a rischio povertà sul totale abitanti, la regione con la quota più elevata è la Calabria (48,8%). Seguono la Campania (43,5%), la Sicilia (40,9%) e la Puglia (37,7%).

Pubblicato
Categorie: Italia

Viaggiare leggeri: gli italiani e la gestione dei bagagli in aereo

Organizzare una partenza è sempre un bel momento, ma spesso la gestione dei bagagli può trasformarsi in una fonte di stress. Tra restrizioni di peso, dimensioni consentite e regole che variano da compagnia a compagnia, preparare la valigia diventa spesso un’impresa.

Un recente sondaggio condotto da Parkos ha analizzato le abitudini degli italiani in viaggio, rivelando tendenze interessanti sulla gestione dei bagagli e sulla conoscenza delle normative aeree.

Praticità o risparmio?

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio è che il 57% degli italiani evita di prenotare un bagaglio extra, principalmente per motivi economici. Questo comportamento è particolarmente evidente tra i più giovani (64%), che preferiscono viaggiare con il solo bagaglio a mano per ridurre i costi.

Quando invece si opta per un bagaglio registrato, il 39% sceglie la stiva, con una preferenza maggiore tra gli uomini (42%) e i viaggiatori over 55 (42%). Al contrario, le nuove generazioni prediligono il bagaglio a mano (36%), privilegiando la praticità rispetto al comfort.

Regole da rispettare: sono chiare?

Gli italiani sembrano essere piuttosto attenti alle normative sui bagagli: l’86% degli intervistati dichiara di essere ben o abbastanza informato. Le donne risultano più preparate (89%), così come i viaggiatori più maturi, che con l’esperienza acquisita nel tempo prestano maggiore attenzione alle regole.

Il 45% degli italiani verifica sempre le linee guida sui bagagli prima di prenotare un volo, mentre il 47% trova le regole poco chiare. La confusione è più diffusa tra gli uomini (62%) e tra i viaggiatori più anziani, mentre i più giovani sembrano orientarsi con maggiore facilità.

La scelta della compagnia aerea

Le regole sui bagagli possono influenzare la scelta della compagnia aerea? Per il 30% degli intervistati la risposta è sì, con una percentuale più alta tra le donne (42%) e i giovani tra i 18 e i 34 anni (43%). Gli over 65, invece, attribuiscono meno importanza a questo fattore.

Gli italiani a confronto con i viaggiatori europei

Rispetto ad altri Paesi europei, gli italiani sono tra i più attenti alle normative sui bagagli (86%), superando olandesi (82%) e tedeschi (69%). Tuttavia, il 60% trova ancora le regole poco chiare, sebbene meno degli spagnoli (77%). Inoltre, il costo è il principale motivo per evitare bagagli extra, come accade in Francia (55%) e Germania (49%).

L’atteggiamento degli italiani verso i bagagli riflette quindi un buon compromesso tra risparmio e comodità. I giovani preferiscono soluzioni più economiche, mentre i viaggiatori più maturi scelgono la praticità della stiva. Le donne hanno un approccio più organizzato e informato rispetto agli uomini. La gestione dei bagagli resta un elemento chiave nell’esperienza di viaggio, con un impatto significativo sulle decisioni dei passeggeri.

Pubblicato
Categorie: Italia

Sostenibilità forestale: superato il milione di ettari certificati

A fine 2024 sono 1.061.059,26 gli ettari di superficie certificata a gestione sostenibile, e 236 le nuove aziende che hanno ottenuto la certificazione di Catena di Custodia PEFC (+16,8%), la certificazione che garantisce la tracciabilità del materiale, dal bosco al consumatore finale.

Lo attesta il Rapporto Annuale sulla certificazione di gestione forestale sostenibile di PEFC Italia, l’ente promotore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale.
Un traguardo significativo per l’ecosistema della certificazione forestale: il 2024 ha registrato il maggior numero da sempre di nuove aziende certificate in un solo anno, confermando la validità del sistema di certificazione PEFC, in particolare, per le Piccole e medie imprese.

Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Piemonte sul podio

Secondo il Rapporto, le 236 nuove certificazioni del 2024, sommate a quelle degli anni precedenti, raggiungono un totale di 1.585, registrando un +16,8% rispetto al 2023.
Attualmente sono 14 le regioni italiane con almeno una foresta certificata, con il Trentino Alto Adige che si posiziona in cima alla classifica per la vastità di superficie certificata, con 598.463,29 ettari, seguito da Friuli-Venezia Giulia (98.570,46) e Piemonte (86.847,97).

Il Veneto e la Lombardia continuano a contribuire in modo significativo alla crescita della superficie certificata con, rispettivamente, 79.981,19 e 79.084,31 ettari.
Crescita tangibile anche per la Toscana, che raggiunge 51.926,77 ettari, e per Emilia Romagna e Marche (rispettivamente 27.855,07 e 14.610,05).
Invariata la situazione di Lazio (10.498,30), Basilicata (4.082,18) e Abruzzo (237,77 ettari), mentre registrano una lieve crescita Liguria (5.931,84), Umbria (2.486,13) e Calabria (483,92). 

“Una spinta alimentata anche dalle politiche pubbliche e dai criteri ESG”

Per quanto riguarda il numero di aziende certificate si conferma capolista il Veneto, seguito da Lombardia e Trentino Alto Adige.

“Il risultato di quest’anno – spiega Marco Bussone, Presidente di PEFC Italia – dimostra come la certificazione PEFC stia diventando un elemento chiave per le aziende italiane orientate a perseguire pratiche sostenibili e obiettivi di responsabilità sociale d’impresa. Questo è un percorso fondamentale per trasformare processi produttivi e organizzativi. La spinta verso la sostenibilità è alimentata anche dalle politiche pubbliche e dai criteri ESG, sempre più rilevanti per le aziende che desiderano accedere a fondi agevolati”.

Servizi ecosistemici: coinvolti 27.856 ettari

Per quanto riguarda i servizi ecosistemici da foreste certificate, sono 15 le nuove attestazioni rilasciate, di cui 14 riguardanti il servizio ecosistemico del carbonio e 1 per la biodiversità.
Attualmente, PEFC Italia conta 35 certificati di servizi ecosistemici, con un coinvolgimento di 27.856 ettari, a dimostrazione della sempre più crescente attenzione verso la tutela della biodiversità, la promozione del turismo e del benessere forestale e dei benefici ecosistemici.

Numerosi sono stati anche i progetti di finanziamento da parte di aziende produttive italiane a favore della promozione e tutela dei benefici ecosistemici forestali.

Pubblicato
Categorie: Italia

Second hand: quali sono gli oggetti più cercati nel 2024? 

Dagli intramontabili classici fino ai dispositivi elettronici più desiderati, la second hand è diventata un modo per vivere lo shopping con consapevolezza e stile.
Se un tempo era solo un’alternativa più economica, oggi è sinonimo di scelta intelligente, capace di unire convenienza, sostenibilità e unicità.
Insomma, la second hand ormai è un vero e proprio fenomeno di costume, una modalità di acquisto consolidata per milioni di italiani.

Ma quali sono gli oggetti più cercati dagli italiani nel 2024? Lo ha scoperto Subito.it: il tipico ‘second hand lover’ italiano mette al primo posto della sua lista dei desideri l’intramontabile Vespa, e se non rinuncia alla tecnologia dell’iPhone (2°), rivendica le sue origini italiane con la leggendaria city car Fiat Panda (3°).
Ma a emergere è anche l’anima da ‘interior designer’ degli italiani. Tra le ricerche spiccano infatti cucina (4°), appartamento (9°), e divano (10°).

Motori, il piccolo grande amore degli italiani

Sono però le quattro e le due ruote il vero piccolo grande amore. Nel 2024, il mondo dei motori, in particolare Auto e Moto, ha visto una crescita del traffico sulla piattaforma superiore al +5%.

Tra le parole più cercate, oltre a Vespa (1°), le intramontabili city car Fiat Panda (3°), VW Golf (8°) e Fiat 500 (12°).
Del resto, il mondo dei motori è un universo dove è possibile trovare veicoli per tutte le necessità, come testimoniano le ricerche di Camper (5°) e Trattore (6°).

Lego e Pokémon, passioni senza età

Dai memorabilia agli orologi e dai vinili fino agli intramontabili giochi da collezione, tra le 38 categorie presenti su Subito un posto d’onore è occupato dal Collezionismo.

Nell’ultimo anno questa categoria ha mostrato la crescita più significativa (+19%), posizionandosi al 12° posto tra le sezioni più visitate.
E se il primo brand non automobilistico più cercato sulla piattaforma è il Lego (+10%), i Pokémon non smettono di far sognare intere generazioni, con un aumento del +50% nelle ricerche.

Se il re-looking casalingo incontra la voglia di sostenibilità…

La categoria Arredamento e Casalinghi si posiziona al 3° posto tra le più visitate. Le ricerche di mobili e complementi d’arredo second hand, come tavolo, libreria e camere, confermano la tendenza a puntare su pezzi di design a prezzi accessibili, oppure, oggetti a cui dare una seconda vita.

Il fenomeno del re-looking casalingo si intreccia con la voglia di sostenibilità, e gli italiani dimostrano che arredare casa con pezzi pre-loved non è solo un’opzione economica, ma anche una scelta di stile e carattere.
Parallelamente, crescono le ricerche di elettrodomestici (+11%), come frigoriferi (62°) e lavatrici (65°).
Non manca la passione per Fai da te e giardinaggio (+5,6%), all’8° posto nella classifica delle categorie più frequentate.

Pubblicato
Categorie: Italia

Imprenditori under 40: solo il 32% ha ereditato l’azienda

Una fotografia che evidenzia gli effetti negativi dell’inverno demografico, ma conferma il desiderio diffuso di fare impresa da parte dei giovani: è quella scattata dall’indagine promossa da CNA Giovani Imprenditori.

In Italia, solo un giovane imprenditore su tre ha ereditato l’azienda ‘di famiglia’, ma quasi il 60% è comunque figlio di imprenditori. Inoltre, il 41,2% afferma di essere imprenditore di prima generazione e il 61,3% ha avviato l’impresa in prima persona, confermando che la grande maggioranza degli intervistati ha fatto dell’imprenditoria una scelta di vita con l’obiettivo di sviluppare un progetto originale.

Il 32%, invece, gestisce imprese ereditate/donate da familiari, proponendosi di rinnovare l’impegno delle generazioni precedenti.

Più attenti alla formazione

Nonostante la giovane età, gli imprenditori under40 del campione CNA sono stati in grado di strutturare la loro attività. Il 15,5% ha infatti un dipendente e il 46,5% del totale indica di averne un numero compreso tra 2 e 10.

Questi dati sembrano smentire il luogo comune secondo cui in Italia le imprese giovani sarebbero costituite per lo più da giovani professionisti free lance.
Circa il 35% degli under 40 ha conseguito una laurea (magistrale o triennale), una quota superiore rispetto alle classi di età più anziane, il che chiarisce quanto negli anni più recenti, caratterizzati da incertezza persistente e rapido mutamento delle tecnologie, il ‘fare impresa’ sia una attività che non concede alcuno spazio all’improvvisazione. Al contrario, richiede un bagaglio culturale adeguato.

Oltre l’86% non ha utilizzato incentivi pubblici

Tuttavia il 45% degli under40 ritiene che il percorso scolastico conti poco o nulla nell’attività imprenditoriale. Per i giovani imprenditori risulta comunque fondamentale anche l’esperienza acquisita sul campo. Il 57% dichiara infatti di avere acquisito le competenze necessarie per l’attività di impresa mediante l’attività lavorativa svolta precedentemente presso altre imprese.

Il 73% poi ha avviato l’attività grazie a un patrimonio iniziale rappresentato da mezzi propri (46,9%) o da risorse di famiglia (26,9%). Solo il 17,3% ha avviato il progetto imprenditoriale potendo contare in via prevalente sul credito bancario, ma oltre l’86% non ha utilizzato incentivi pubblici per avviare l’attività.

Obiettivo? Realizzare le proprie aspirazioni

La maggior parte di chi non può contare su risorse proprie o di famiglia ha dovuto abbandonare l’idea di mettersi in proprio.

Inoltre, solo il 5,6% ammette di avere scelto la via dell’imprenditoria per mancanza di opportunità alternative. Al contrario, riporta Italpress, per il 42% la scelta imprenditoriale deriva dalla volontà di realizzare le proprie aspirazioni (31,7%) o di migliorare la propria condizione economica (10,2%).
Dall’indagine emerge poi che a partire dal 2004, anno in cui è cessato il regime di neutralità fiscale per le cessioni di impresa, il numero di imprese già esistenti acquistate sul mercato si è dimezzato. Ad oggi solo il 6,6% degli under40 ha acquistato l’impresa sul mercato.

Pubblicato
Categorie: Italia

Fiducia di consumatori e imprese: luci e ombre a dicembre 2024

A dicembre 2024, gli indicatori di fiducia mostrano un quadro altalenante. L’indice del clima di fiducia dei consumatori registra un lieve calo, scendendo da 96,6 a 96,3, mentre il clima di fiducia delle imprese segna un incremento, passando da 93,2 a 95,3.

I dati diffusi dall’Istat riflettono percezioni divergenti tra cittadini e operatori economici.

Consumi: incertezza sul futuro

Tra i consumatori, si abbassano le aspettative sulla situazione economica del Paese e sulla disoccupazione. Il clima economico è percepito in calo (da 97,8 a 96,1) e quello relativo al futuro scende leggermente (da 93,8 a 93,3). Tuttavia, il clima personale mostra un modesto miglioramento (da 96,2 a 96,4), mentre il clima corrente resta pressoché invariato (da 98,7 a 98,6). Questi dati indicano che, sebbene le prospettive economiche generali siano viste con maggiore scetticismo, resta stabile la percezione della propria condizione.

Imprese: segnali positivi nei servizi, difficoltà nell’industria

Per quanto riguarda le imprese, l’indice di fiducia mostra dinamiche differenziate tra settori. Nel comparto industriale, la fiducia diminuisce sia nella manifattura (da 86,5 a 85,8) sia nelle costruzioni (da 101,5 a 100,9). Al contrario, i servizi trainano la crescita complessiva: nei servizi di mercato, l’indice sale in modo significativo (da 93,9 a 99,6), mentre nel commercio al dettaglio l’aumento è marginale (da 106,8 a 106,9).

Analisi delle componenti: differenze tra settori

Nella manifattura migliorano solo le attese di produzione, mentre nelle costruzioni peggiorano tutte le variabili. Nei servizi di mercato, invece, tutte le componenti dell’indicatore mostrano segni di miglioramento, evidenziando un’ampia fiducia nel settore.

Per il commercio al dettaglio, migliorano i giudizi sulle vendite, ma le scorte vengono percepite in accumulo. Infine, si riducono le previsioni sulle vendite future.

Il commento: “imprese in ripresa, consumatori preoccupati”

Il mese di dicembre segna un ritorno alla crescita per il clima di fiducia delle imprese, grazie soprattutto ai servizi di mercato, con settori come informazione, comunicazione e servizi alle imprese che guidano il recupero.

Sul fronte dei consumatori, invece, la fiducia cala per il terzo mese consecutivo, riflettendo preoccupazioni legate alla situazione economica generale, alla disoccupazione e alle difficoltà percepite nel risparmio e nella gestione del bilancio familiare.

Pubblicato
Categorie: Italia

Natale 2024: sotto l’albero tante entrate extra per gli italiani

Dal Bonus Natale, che consiste in 100 euro una tantum per le famiglie con figli a carico, alla tredicesima direttamente in busta paga per i lavoratori dipendenti e i pensionati, fino alla la quattordicesima, sono tante le entrate extra che nell’ultimo mese dell’anno arricchiranno lo stipendio di molti italiani.

Insomma, un vero e proprio ‘tesoretto’ da utilizzare per i regali da mettere sotto l’albero, oppure per saldare i conti di fine anno. O ancora, da mettere nel salvadanaio e tenere da parte per le emergenze.
E per i meno abbienti, ci sarà anche un importo aggiuntivo di 155 euro, che interesserà, in particolare, gli anziani con i redditi più bassi.

La tredicesima spetta a 35 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati

Per quanto riguarda la tredicesima, a dicembre 2024 la ulteriore mensilità è attesa da circa 35 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, rispettivamente 19 e 16 milioni, per un valore complessivo di circa 41 miliardi, e un assegno medio di circa 1.170 euro.

I pensionati dovrebbero ricevere la tredicesima tra l’ultima settimana di novembre e il primo giorno di dicembre, esclusa la domenica.
Lo stipendio aggiuntivo per i lavoratori può arrivare invece con lo stipendio dell’ultimo mese dell’anno, o il cedolino separato, prima del 24 dicembre.

Bonus Natale: 100 euro una tantum per le famiglie con figli

Quanto al bonus Natale 2024 è la misura dedicata alle famiglie con figli a carico. Si tratta di  un’indennità una tantum pari a 100 euro, introdotta con il Decreto Legge n. 113/2024, convertito in Legge n. 143/2024, destinata ai lavoratori dipendenti che soddisfano determinati requisiti reddituali e familiari.
Sono 4,6 milioni i dipendenti, privati e pubblici, che potranno ricevere il contributo. La platea è stata estesa rispetto al numero inizialmente previsto, di conseguenza, sono salite anche le risorse necessarie, passate da 100 milioni a 350 milioni.

La differenza arriverà dal gettito del concordato preventivo, che è stato riaperto fino al 12 dicembre proprio per reperire le risorse necessarie agli interventi sui redditi.
Il beneficio spetta ai nuclei con redditi fino a 28.000 euro, che dovranno richiedere l’aiuto con l’autocertificazione, e superiori alla soglia di incapienza (8.174 euro) in misura sufficiente da garantire che l’imposta lorda sia superiore alla cifra del beneficio.

Pensione più sostanziosa per 400.000 redditi minimi

Anche per i pensionati quest’anno c’è una bella notizia. Con l’assegno di dicembre arriverà un importo aggiuntivo di 154,94 euro per le 400.000 persone con i redditi più bassi. Ovvero, che non devono superare il trattamento annuale minimo Inps di 7.781,93 euro.
Ma è in arrivo anche la quattordicesima, che spetta a 200.000 persone che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dei 64 anni dal primo agosto 2024 (pensioni gestite nei sistemi integrati) al 31 dicembre 2024.

La quattordicesima spetta però anche ai soggetti divenuti titolari di pensione nel corso del 2024 e che rientrano nei limiti anagrafici e reddituali normativamente previsti.
L’assegno, come di consueto, viene attribuito d’ufficio insieme alla rata di dicembre e in base al numero dei mesi dell’anno in cui è stata erogata la pensione.

Pubblicato
Categorie: Italia

Perchè gli italiano sono bocciati in educazione finanziaria?  

Secondo l’Edufin Index, sviluppato da Alleanza Assicurazioni in collaborazione con Fondazione Mario Gasbarri e Sda Bocconi, oltre un italiano su dieci, il 12%, risulta completamente “analfabeta” in ambito finanziario e assicurativo. Solo il 40% degli intervistati ottiene una conoscenza sufficiente, con un livello medio che si attesta a 56 su una scala da zero a cento.

Le difficoltà maggiori sono riscontrate soprattutto tra le donne, gli abitanti del Sud e i giovani tra i 18 e i 25 anni, che riportano un livello di competenza inferiore rispetto alla media.

Disparità di genere e impatto sociale

Tra le donne in coppia si registra una minore influenza nelle decisioni economiche rispetto ai loro partner, persino quando sono loro le principali percettrici di reddito. Questo divario le espone a potenziali situazioni di fragilità economica, con un rischio elevato di subire forme di violenza economica. Tuttavia, il “gender gap” tende a scomparire nelle decisioni finanziarie delle donne single, che risultano alla pari con gli uomini.

La rappresentazione femminile nel settore assicurativo si dimostra cruciale: il 50% delle consulenti di Alleanza Assicurazioni sono donne, impegnate nel progetto “Donne che parlano alle donne di denaro”, con oltre 6.000 eventi formativi realizzati in tutta Italia e più di 380.000 partecipanti.

La finanza sui banchi di scuola

Nel 2023, il forte aumento di inflazione e tassi di interesse ha spinto molte persone a interessarsi a tematiche finanziarie, migliorando di sette punti percentuali la conoscenza media fino a raggiungere il 41%. Un ulteriore miglioramento si attende con l’introduzione dell’educazione finanziaria nella scuola primaria, inserita nei programmi di educazione civica.

Questa novità è stata accolta con favore da docenti e genitori, con due insegnanti su tre e otto genitori su dieci che giudicano positivamente l’iniziativa.

Iniziative per l’autonomia economica

Barbara Lucini, responsabile della sostenibilità di Generali Italia, ha suggerito di seguire l’esempio francese, dove l’obbligo di avere un conto corrente personale per ricevere lo stipendio ha portato a un aumento dell’uguaglianza di genere e dell’autonomia finanziaria delle donne. A sostegno di questo approccio, il rettore della Bocconi, Francesco Billari, ha evidenziato la necessità urgente di migliorare l’educazione finanziaria dei giovani, spiegando che, sebbene le famiglie cerchino di sopperire alle carenze scolastiche, è essenziale un intervento strutturato nelle scuole per colmare il divario esistente.

L’importanza dell’alfabetizzazione finanziaria è ormai riconosciuta come determinante per il benessere e la stabilità sociale, e per questo motivo diverse istituzioni e operatori del settore auspicano un’azione congiunta per promuoverne la diffusione nel Paese.

Pubblicato
Categorie: Italia