Bonus Patente: le novità del 2023

Il Bonus Patente nasce con il proposito di incentivare i potenziali giovani beneficiari a cercare un’opportunità professionale nel settore dei trasporti. Il Bonus Patente rientra infatti nel Programma patenti giovani autisti per l’autotrasporto gestito dal MIT. Per il programma sono stati stanziati circa 3,7 milioni di euro, da utilizzare nell’arco del triennio 2023-2026. E già dal 6 febbraio scorso è stata attivata la procedura di richiesta per le autoscuole, con la possibilità, per i beneficiari, di usufruirne dal 13 febbraio. Ma il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato che i fondi per il 2023 destinati all’agevolazione sono terminati.

A chi è destinato 

Nello specifico, il bonus si sostanzia in un rimborso delle spese sostenute per ottenere le patenti di tipo C (C, C1, CE, C1E) e Patente D (D, D1, DE, D1E) e la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), utili per la guida di mezzi pesanti. La misura è rivolta a tutti i giovani under 35, maggiorenni, anche percettori di Reddito di Cittadinanza e NASpI, che vogliono lavorare nel settore degli autotrasporti e hanno sostenuto le spese per il conseguimento della patente C e la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC).

Come viene erogato?

Il Bonus viene erogato sotto forma di voucher, valido come rimborso delle spese sostenute per il conseguimento della patente C e della CQC, fino a un massimo di 2500 euro. Il rimborso, tuttavia, non copre completamente le spese, ma solo l’80% di quelle sostenute. Affinché sia valido, è importante che il voucher venga attivato entro 60 giorni dalla sua emissione e venga utilizzato una sola volta.
Qualora, tuttavia, il Bonus dovesse essere annullato per scadenza dei termini previsti, è possibile presentare una nuova richiesta.

Come presentare la richiesta

Il Bonus si ottiene mediante presentazione di un’apposita domanda da trasmettere online al MIT attraverso la piattaforma dedicata. Per accedere, tuttavia, è necessario essere in possesso di SPID, Cie o Cns utili ai fini della registrazione. Per la registrazione verrà richiesto l’inserimento di una serie di dati, quali partita IVA, codice ATECO, denominazione dell’attività, luoghi di lavoro, tipologia di servizi offerti, informazioni per definizione dell’attività, dichiarazione attestante che il buono patente verrà usato per la patente. A seguito del completamento della procedura, il buono verrà rilasciato al beneficiario che potrà recuperarlo tramite la piattaforma, o presso l’autoscuola presso la quale conseguirà la patente. Come rilevato in precedenza, per quest’anno i fondi sono esauriti, ma sarà possibile usufruire di nuovo del Bonus Patente nel 2024 e negli successivi altri due anni.

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Istat: nel 2022 crescono su base annua le vendite al dettaglio

Nel 2022 le vendite al dettaglio complessivamente crescono in valore del +4,6% rispetto all’anno precedente in entrambi i settori merceologici dei beni alimentari e non alimentari, mentre i volumi diminuiscono dello 0,8% a causa del calo dei beni alimentari (-4,2%). Un calo non compensato dall’aumento dei prodotti non alimentari (+1,9%).
“Tutti i trimestri dello scorso anno hanno visto incrementi congiunturali nel valore complessivo delle vendite, associati a una diminuzione dei relativi volumi – commenta l’Istat -. Nella media del 2022 la crescita in valore delle vendite ha caratterizzato tutte le forme distributive, seppure in misura molto differenziata, con gli aumenti maggiori registrati per la grande distribuzione specializzata e per i discount”.

A dicembre 2022 +3,4% in valore e -4,4% in volume

A dicembre 2022 su base annua l’Istat segnala un aumento del 3,4% in valore per le vendite al dettaglio, che però registrano un calo in volume pari al -4,4%. Un analogo andamento caratterizza sia le vendite dei beni alimentari (+5,8% in valore e -6,6% in volume) sia le vendite dei beni non alimentari, che segnano rispettivamente +1,7% in valore e -3,1% in volume. A dicembre 2022 l’Istat stima per le vendite al dettaglio un calo su base mensile del -0,2% in valore e del -0,7% in volume.
In particolare, le vendite dei beni alimentari registrano un lieve aumento in valore (+0,1%) ma diminuiscono in volume (-0,6%), mentre quelle dei beni non alimentari calano sia in valore sia in volume, rispettivamente del -0,4% e del -0,8%.

Quarto trimestre 2022: +0,4% in valore e -1,8% in volume

Nel quarto trimestre 2022, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio crescono in valore del +0,4% e calano in volume del -1,8%. Le vendite dei beni alimentari sono in aumento in valore (+0,7%) e diminuiscono in volume (-2,6%) così come quelle dei beni non alimentari (+0,2% in valore e -1,2% in volume).

Grande distribuzione +6,5%, e-commerce +0,3%

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti, a eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazione e telefonia (-1,8%) e Prodotti farmaceutici (-2,7%). L’aumento maggiore riguarda i prodotti di profumeria e cura della persona (+8,4%). Inoltre, rispetto a dicembre 2021, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita, seppure in maniera differenziata, per tutte le forme di vendita. La grande distribuzione segna un +6,5%, le imprese operanti su piccole superfici un +0,8%, le vendite al di fuori dei negozi un +1,2%, e il commercio elettronico registra un +0,3%.

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Cambiamento climatico, cosa ne pensano i cittadini del mondo? 

Cosa preoccupa oggi i cittadini del mondo? Per scoprirlo arriva l’ultima pubblicazione dell’Annual WIN Survey 2022, che fotografa l’immagine globale delle percezioni ed opinioni dei cittadini riguardo diversi temi di stretta attualità, compreso il cambiamento climatico.  BVA Doxa, parte dell’Associazione promotrice WIN International, è responsabile della raccolta e analisi dei dati sull’Italia.

Al primo posto delle preoccupazioni la situazione economica

Ai cittadini dei 36 paesi coinvolti nella ricerca è stato chiesto quale fosse la loro preoccupazione maggiore per il futuro: al primo posto troviamo la situazione economica personale (30%), seguita dalla situazione economica del proprio paese (23%).
Anche in Europa, la percentuale di coloro che sono preoccupati per la propria situazione economica e per quella del loro paese segue un andamento simile, con il 31% e il 19%  delle menzioni rispettivamente, un dato che invece in Italia ha un peso diverso: è la situazione economica del nostro paese a preoccupare di più gli Italiani (31%) mentre è al secondo posto tra le preoccupazioni più forti quella personale (23%). Tra le altre preoccupazioni dei cittadini italiani troviamo al terzo posto la guerra (18%), seguita dalla criminalità (10%) e dal prezzo del gas (7%).

Il riscaldamento climatico 

Se da un lato la maggior parte delle persone condivide l’opinione secondo cui il riscaldamento globale rappresenta una grave minaccia per l’umanità, è anche vero che a livello globale il consenso a riguardo sta diminuendo: nel 2022, l’83% dei cittadini a livello mondiale si dice molto o abbastanza preoccupato per la minaccia del riscaldamento globale, -3% rispetto al 2021 (86%) e -2% rispetto al 2020 (85%). Sono le donne il segmento della popolazione più preoccupato in questo senso (86%), mentre per quanto riguarda i singoli paesi, Stati Uniti e Polonia sembrano essere i due paesi con le percentuali più basse di cittadini che se ne preoccupano, con il 24% e il 21% delle persone rispettivamente che non ritengono il riscaldamento climatico un problema. In Italia, l’86% dei cittadini ritiene che il riscaldamento climatico sia un grave problema di cui occuparsi, un dato leggermente più alto rispetto alla media europea che si attesta all’82%: sono i paesi come la Francia, la Croazia, e la Slovenia che condividono con l’Italia le percentuali più alte di cittadini preoccupati.

Il ruolo dei Governi

La maggior parte dei cittadini intervistati ritiene che i governi del proprio paese non stiano prendendo i dovuti provvedimenti per far fronte ai problemi climatici (lo ritiene il 55% degli intervistati), anche questo un dato in crescita del +3% rispetto al 2021. A livello europeo, la fiducia nei governi dei propri paesi per quanto riguarda la capacità di far fronte al cambiamento climatico con le necessarie misure è condivisa dal 29% dei cittadini. Ci sono però significative differenze tra paesi: solo il 17% dei cittadini in Croazia e il 20% dei cittadini in Finlandia ritengono che i loro governi stiano facendo abbastanza, mentre ad essere più positivi a riguardo sono i cittadini in Spagna (33%), Italia (35%), Irlanda (36%) e Olanda con il 46%.

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Lavoro: meglio scegliere chi offre opportunità di sviluppo e formazione

L’inflazione in aumento e la prospettiva di un’ulteriore flessione economica spinge le aziende a preservare il personale, anche a causa della carenza, in molti settori, di nuovi talenti, e del blocco alle assunzioni. In questo scenario, in cui molte aziende non sono in grado di aumentare i salari, investire in attività di Learning & Development potrebbe essere uno strumento decisivo per fidelizzare e trattenere le persone in azienda. Come rivela la nuova survey condotta da Docebo, in Italia oltre 8 lavoratori su 10 (82%) sono più propensi a scegliere un datore di lavoro che offra opportunità di formazione e sviluppo costanti. Inoltre, 6 lavoratori su 10 (61%) sono disposti a cambiare lavoro entro 12 mesi se l’attuale datore di lavoro non offrisse opportunità di apprendimento o formazione essenziali per la crescita e lo sviluppo della carriera.

Una cultura aziendale debole spinge a rassegnare le dimissioni

Le principali motivazioni che spingono i dipendenti ad abbandonare l’attuale posto di lavoro sono retribuzione insufficiente (78%), cattiva gestione aziendale (52%) e scarse opportunità di crescita professionale (45%). Se, da un lato, la retribuzione resta un fattore fondamentale, dall’altro, mancanza di manager preparati, carenza di nuovi talenti e conseguente insufficienza di personale, mettono sotto pressione i team, portando a possibili fughe dall’azienda. Inoltre, un quarto dei lavoratori (25%) indica la ‘cultura aziendale debole’ come ulteriore fattore che li spingerebbe a cambiare lavoro.

“La crescita professionale è un elemento non negoziabile”

Dalla survey emerge poi che i Millennial sono molto attenti alle politiche di Learning & Development: l’83% è più propenso a scegliere un datore di lavoro che offra opportunità di sviluppo e apprendimento continue rispetto al 79% dei GenZ. Del resto, il 66% dei Gen Z e il 65% dei Millennial è più favorevole dei Baby Boomer (55%) a prendere in considerazione il licenziamento nel caso in cui il datore di lavoro tagliasse gli investimenti in Learning & Development.
“Quello che osserviamo anche in Italia è un trend chiaro che dimostra quanto siano importanti le opportunità di formazione e sviluppo per il personale – commenta Claudio Tadoldi, Regional Sales Director di Docebo -,  e quanto la crescita professionale sia un elemento non negoziabile quando si tratta di proseguire la propria carriera nella stessa azienda”.

“Un impatto tangibile sui tassi di fidelizzazione”

“Prima di tagliare i budget di Learning & Development e rischiare che il personale abbandoni l’azienda, i datori di lavoro devono considerare che i programmi di upskilling hanno un ritorno tangibile sull’investimento – aggiunge Tadoldi -. Infatti, che si tratti di attrarre i candidati giusti o migliorare le competenze dei manager e la cultura aziendale, incoraggiando la formazione continua, e motivando le persone a fare carriere restando all’interno della propria organizzazione, l’attività di Learning & Development ha un impatto tangibile sui tassi di fidelizzazione. E, di conseguenza, sui profitti dell’azienda”.

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Natale 2022: l’impatto dell’aumento dei prezzi sulla spesa per i regali

Le vacanze di Natale 2022 sono particolarmente sentite dagli italiani, i quali pensando ai festeggiamenti natalizi e di fine anno. Manca infatti poco all’inizio delle festività natalizie, ma quest’anno gli italiani si trovano letteralmente a fare i conti con gli aumenti dei prezzi. Che prevedibilmente ha influito anche sull’entusiasmo per i festeggiamenti. E se per poco più della metà degli italiani (51%) l’entusiasmo è rimasto invariato rispetto allo scorso anno, per il 26% è decisamente minore rispetto al Natale 2021. È quanto emerge dallo studio condotto dal team di Ipsos Public Affairs sulle intenzioni d’acquisto e le prospettive di spesa per gli acquisti e i festeggiamenti natalizi di quest’anno.

Soldi e beni materiali, ma anche salute e serenità

In cima alla lista dei desideri si collocano i soldi, con il 14% che spera di riceverne per le imminenti feste natalizie e di fine anno. A seguire, beni materiali, come abbigliamento, libri e profumi, o anche beni immateriali, come salute e serenità. Al contempo, non di rado accade di ricevere un regalo non gradito o di cui non si ha bisogno. In questo caso, il 42% decide di tenerlo, il 25% di regalarlo a qualcun altro, il 20% di cambiarlo, e il 18% di venderlo, spingendo sempre più il fenomeno del second-hand. Soltanto il 12% dichiara di fare una donazione e il 6% di restituirlo.

Shopping natalizio: abbigliamento e accessori, buoni regalo, libri e beauty

Al primo posto tra i regali ci sono abbigliamento e accessori (45%), acquistati in negozio (75%) o online (52%). Seguono i buoni regalo (31%), libri (30%), acquistati principalmente online (69% vs 51% in store) e articoli di bellezza (30%, 62% acquistati online e 60% in store). Il 27% degli italiani ha già acquistato o prevede di acquistare, principalmente online (77%), articoli di elettronica, e il 26% giocattoli e giochi, e articoli per la casa, comperati il più delle volte presso le insegne fisiche (74%).
Soltanto il 16% prevede di regalare un’esperienza, come eventi, viaggi, attività, il più delle volte acquistata online (90%).

Si cercano promozioni, sconti, affari o coupon

Il 65% afferma di provare stress per l’aumento dei prezzi, e se il 53% dichiara di cercare promozioni, prezzi scontati, affari o coupon, il 40% ha approfittato degli sconti del Black Friday, mentre l’8% prevede di acquistare prodotti di seconda mano. Le prospettive di spesa sembrano davvero pessimiste. Pur distinguendo tra spese per regali, cenoni, pranzi e viaggi, durante le vacanze natalizie le aspettative di spesa sono sensibilmente ridotte rispetto allo scorso anno. Una percentuale compresa tra il 61% e il 74% prevede di spendere meno del 2021, il 12%-27% pensa di mantenersi sugli stessi livelli dello scorso anno, e solo il 4%-5% mette in conto un aumento della spesa, dovuto però quasi esclusivamente alla dinamica inflattiva. In pratica, a parità di acquisti, aumentando i prezzi aumenta la spesa.

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Italia campionessa europea di riciclo

Qualche buona notizia e qualche primato per il nostro Paese, spesso bistrattato. Questa volta le good news arrivano dallo studio annuale ‘L’Italia che Ricicla’, il Rapporto presentato da Assoambiente – l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare e smaltimento di rifiuti, nonché bonifiche.  “Ci sono più luci che ombre per l’Italia che ricicla i rifiuti” si legge nel report. “Il nostro Paese è leader in Europa per tasso di riciclo e secondo per tasso di circolarità. Esportiamo ancora troppi rifiuti, anche per mancanza di un adeguato sistema impiantistico, soprattutto nel Centro-Sud del Paese. Per cogliere le sfide poste dal Pnrr e dagli obiettivi fissati a livello europeo serve puntare su strumenti (ad esempio ‘acquisti verdi delle Pa’ e incentivi fiscali su prodotti riciclati) in grado di far compiere il definitivo salto di qualità all’industria nazionale del riciclo”. 

Prima in Europa 

L’Italia si colloca al primo posto a livello europeo per tasso di avvio al riciclo dei rifiuti (sia urbani che speciali), rispetto al totale gestito, riferisce Adnkronos. Il dato italiano, pari all’83,2% (riferito al 2020, ultimi dati disponibili), è decisamente superiore non soltanto alla media Ue (39,2%), ma anche rispetto ai maggiori Paesi dell’Unione: Spagna (60,5%), Francia (54,4%) e Germania (44%). Guardando al tasso di circolarità dei materiali, che misura la quota di materiale riciclato e reimmesso nell’economia nell’uso complessivo dei materiali, l’Italia, con il 21,6%, si colloca poco sotto il primato della Francia (22,2%) e comunque sopra la Germania (13,4%) e la Spagna (11,2%) e, più in generale al di sopra della media Ue (12,8%). Un trend in decisa crescita, se si tiene conto che tale indicatore si attestava al 12,6% solo 9 anni fa. Un primato che si conferma anche con riferimento al tasso di utilizzo di metalli provenienti dal riciclo, che denota il contributo offerto dai metalli riciclati al soddisfacimento della domanda complessiva: qui l’Italia costituisce addirittura il benchmark di riferimento tra i principali Stati europei con un 47,2%, con Francia (39,3%), Germania (27,3%) e Spagna (18,5%) decisamente più indietro.

Molto ancora da fare

Tuttavia, molto resta da fare su diversi fronti per far divenire l’industria del riciclo il fulcro di una nuova strategia di sviluppo del Paese, basata sull’economa circolare. A partire dall’impiantisca: se la Germania con ben 10.497 impianti attivi è leader a livello europeo, l’Italia si colloca al secondo posto, con 6.456 impianti di recupero di materia, seguita dalla Spagna con 4.007 impianti. Un dato all’apparenza positivo, ma caratterizzato da un elevato numero di impianti di medio-piccola dimensione e per lo più collocati nel Centro-Nord del Paese, nello specifico nelle regioni in cui il comparto manifatturiero risulta particolarmente attivo e in cui i materiali recuperati possono facilmente essere reintegrati: nella sola Lombardia è presente il 22% dell’impiantistica nazionale dedicata al recupero di materia. Proprio la Lombardia è la Regione che ricicla di più, con un totale di 31.018.381 tonnellate avviate al recupero, seguita da Veneto con 12.377.245 tonnellate ed Emilia-Romagna con 10.010.270 tonnellate.

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Perchè la prima colazione è un rito casalingo irrinunciabile?

Gli esperti ribadiscono l’importanza della prima colazione per cominciare bene la giornata. È un’abitudine non solo salutare e piacevole, ma anche conveniente, che andrebbe adottata fin dalla tenera età.
Secondo i dati dell’Osservatorio Doxa-Unionfood nell’ultimo biennio un italiano su 3 ha riscoperto il valore della prima colazione in famiglia (o con il partner) e il 28% ha dedicato più tempo al primo pasto della giornata. Un rituale a cui gli italiani sembrano voler mantenere fede anche nel post-pandemia. Il 29% dichiara di voler continuare a condividere il momento della colazione con i propri affetti, ogni giorno, tra le mura domestiche.

Gli italiani non hanno mai “saltato” la colazione durante la pandemia

Secondo i dati della ricerca inoltre, 9 italiani su 10 (il 96%), durante la pandemia non hanno mai saltato la colazione. Non solo: i risultati dello studio confermano che durante il lockdown molti hanno cambiato il loro approccio al primo pasto della giornata, scoprendo il bello della lentezza e della condivisione. Per iniziare bene la giornata, infatti, la prima cosa da fare al mattino è la colazione, sempre e comunque, e adattandola all’età, alle stagioni, alle diverse esigenze nutrizionali. È un imperativo su cui gli esperti non nutrono alcun dubbio: consumare il primo pasto della giornata al risveglio, prendendosi tutto il tempo necessario, è il modo migliore per assumere i nutrienti necessari per sentirsi in piena forma e dare il via al susseguirsi degli impegni quotidiani.

Una sana abitudine per tutti: non esistono controindicazioni 

Fare colazione è una sana abitudine per tutti. Non esistono controindicazioni per questo pasto, ma solo benefici. La colazione, infatti, è molto più di un semplice pasto, è l’occasione ideale per sperimentare nuovi cibi, è un momento per riappropriarsi del tempo per sé stessi prima di essere fagocitati dagli impegni giornalieri. Ed è anche un rito sociale, per confrontarsi ed entrare in connessione con gli altri membri della famiglia. Inoltre, poter spaziare ogni giorno fra diversi tipi di alimenti e bevande da portare in tavola è un altro importante beneficio del fare colazione a casa. 

Farla a casa contribuisce anche a ridurre gli sprechi

Oltre ai numerosi vantaggi per la salute ed il benessere familiare, la colazione ‘a casa’ ha anche altri benefici. L’acquisto di confezioni familiari, sicuramente più accessibili per i consumatori, come ad esempio, i maxi formati di biscotti, fette biscottate o cereali, consente di suddividere le porzioni tra i vari commensali. Fare colazione a casa contribuisce, quindi, anche a ridurre gli sprechi. La possibilità di condividere i cibi o consumare ciò che non ha mangiato l’altro commensale è sicuramente un modo utile per ridurre lo spreco alimentare, che purtroppo fuori casa è molto più difficile contrastare.

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Lombardia: le Olimpiadi trainano l’enoturismo 

La forza attrattiva dell’enoturismo in Lombardia può presentare ancora enormi potenzialità, poiché in Italia occupa solo la 7° posizione (3%). Al primo posto per attrattività legata al turismo enologico si colloca infatti la Toscana (28%), seguita da Piemonte (23%), Veneto (15%), Trentino (8%), Friuli Venezia Giulia (6%), Sicilia e Puglia (5%).
Secondo una ricerca del ricercatore del Censis Giulio De Rita, svolta in collaborazione con Klaus Davi, la Lombardia occupa attualmente la quinta posizione fra le regioni che esportano vino. Ma il fenomeno dell’enoturismo, che già in Lombardia sta attraversando un momento positivo, al netto del rallentamento avvenuto durante gli anni della pandemia, potrebbe beneficiare in grande misura dell’evento sportivo delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026.

Un settore sottostimato rispetto alle sue potenzialità

La ricerca è stata presentata nella sede della Regione Lombardia in presenza dell‘Assessore all’agricoltura Fabio Rolfi e di numerosi produttori tra cui: Conte Vistarino, Edoardo Freddi, Travaglino, Triacca, Uberti.
“Il Censis non fa previsioni ma registra il presente – commenta De Rita -. Ma salta agli occhi di tutti che il dato dell’attrattività dell’enoturismo in Lombardia è nettamente sottostimato rispetto alle potenzialità che può presentare”.
Chi ha esplorato la Lombardia però ne è rimasto affascinato e coinvolto. L’agenzia di comunicazione d’impresa di Klaus Davi ha analizzato il ‘sentiment’ online di mille turisti, che hanno dimostrato di apprezzare tutto il territorio della Regione, e non solo il capoluogo Milano.

Province lombarde: un passo avanti per lo storytelling internazionale

La Regione si conferma nel percepito internazionale ancora come un po’ Milano-centrica, complice le numerose fiere e manifestazioni dedicate a settori nevralgici come la Moda e l’Arredo-Design, ma tutte le province lombarde hanno fatto grossi passi avanti nel percepito e nello storytelling internazionale. Ad esempio, Brescia viene identificata per le sue storie industriali, Bergamo per la sua Città Alta, Como per i paesaggi e il lago frequentato dai Vip, Mantova per gli affreschi di Andrea Mantegna, Varese per il Sacro Monte, Cremona per le liuterie e i violini, e Pavia per la Certosa.

Dalla Franciacorta all’Oltrepò Pavese alla Valtellina

Quanto più propriamente ai vini, la ricerca ha mappato i territori che vengono associati alle varie tipologie di vino. Per le bollicine spiccano Franciacorta e Oltrepò, e per i vini bianchi il Lugana. Per i rossi e bianchi fermi invece, primeggiano l’Oltrepò Pavese, soprattutto il Pinot Nero, mentre per i vini eroici le bottiglie della Valtellina.
Promossi poi anche i ristoranti Lombardi, con valutazioni lusinghiere. E non è un caso che gli chef che operano in Lombardia emergano anche all’estero, come ad esempio, Enrico Bartolini, l’unico con 3 stelle Michelin a Milano, oppure Carlo Cracco.

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La casa? Resta il bene rifugio degli italiani

Possedere una casa e “organizzarla” per renderla il più possibile efficiente sotto il profilo energetico. Ecco cosa sognano gli italiani a settembre, tornati dalle vacanze: ancora una volta la casa resta il bene rifugio, e un’ampia percentuale di nostri connazionali desidera acquistarla. Ma c’è di più: per contrastare il caro bollette, si punta a rendere la propria abitazione meno energivora installando fotovoltaico, pompe di calore e nuovi elettrodomestici a basso consumo.

Le intenzioni di acquisto

Rispetto al mese precedente, le intenzioni d’acquisto aumentano del 9,8% con segnali positivi dal comparto mobilità e tecnologia. Cresce il timore per il possibile stop delle forniture. Il comparto “casa” traina il rialzo, quasi a doppia cifra, delle intenzioni d’acquisto (+9,8%) rilevate dall’Osservatorio Findomestic di settembre, realizzato dalla società di credito al consumo del gruppo BNP Paribas in collaborazione con Eumetra. A fine agosto gli Italiani che hanno manifestato l’intenzione di acquistare nuove case sono aumentati del 40,2% rispetto a luglio avvicinandosi ai livelli massimi toccati lo scorso giugno, ma cresce anche l’interesse a migliorare quella che hanno già: sono soprattutto i progetti per rendere più efficienti le proprie abitazioni contro il caro-energia a dare la spinta: fotovoltaico (+32,6%, ai massimi livelli degli ultimi 12 mesi), pompe di calore (+17,4%), grandi e piccoli elettrodomestici (rispettivamente +10,4% e + 9,7%), infissi (+9,2%) e caldaie a condensazione o biomassa (+4,1%). L’ambiente domestico si può migliorare anche grazie a nuovi mobili (+12,6% di intenzioni d’acquisto) o acquistando una nuova TV, segmento che si conferma su livelli alti grazie all’effetto switch-off con un incremento del 12%. Solo i lavori di isolamento termico sono in controtendenza: -3,9%.

Sì alla tecnologia e alla mobilità, basta (per ora) ai viaggi

Dopo la flessione rilevata a fine luglio, i dati dell’Osservatorio Findomestic evidenziano nell’ultimo mese un ritorno in positivo delle intenzioni d’acquisto di auto nuove (+10,5% in generale, +49% per le elettrificate), usate (+2,8%) e motoveicoli che fanno registrare un incremento del 16,3%. Torna a crescere anche la voglia di e-bike (+9,5%) mentre i monopattini elettrici cedono il 10,5%. Fine estate molto positiva per il comparto tecnologico con i livelli di propensione all’acquisto più alti dell’ultimo anno per telefonia (+8,3%, il 35% del campione pensa di acquistare un nuovo telefono nei prossimi 3 mesi), PC e accessori (+9,5% e 30,2%) e tablet/e-book (+16,4%, 22,5% del campione). Andamenti contrastanti nel settore “Tempo libero”: in ripresa le intenzioni d’acquisto di attrezzatura sportiva (+18,3%) e fai-da te (+6,6%), in fisiologico calo (-18,2%) a fine estate il settore “viaggi e vacanze”. 

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Imprese: crescono i fatturati, ma peggiorano marginalità e rischio creditizio

Secondo alcune evidenze emerse dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio CRIF Pulse, la dinamica inflazionistica continuerà a spingere verso l’alto i fatturati delle imprese italiane anche nel 2022, previsti al +9% sia rispetto al 2021 sia al 2019.La ripresa economica registrata nel 2021 ha infatti consentito un importante recupero del fatturato e dei margini delle aziende italiane, seppur con grosse differenze tra i diversi settori. Tuttavia, l’attuale contesto caratterizzato da molteplici tensioni e fattori di incertezza, comporta una revisione al ribasso delle prospettive 2022 sul fronte della marginalità operativa. È prevista infatti in calo sia rispetto al 2021 (-40 bps) sia rispetto al 2019 (-50 bps), prima che la diffusione della pandemia arrivasse a condizionare in modo tanto pesante l’economia globale.

Più rischio per Turismo, Tempo Libero, Costruzioni, Immobiliare e Agricoltura 

Nel primo semestre 2022 le imprese italiane hanno iniziato a risentire in modo evidente dei fattori di tensione e di incertezza, tanto che oltre il 40% delle imprese si caratterizza per un livello di rischio creditizio prospettico medio-alto. A livello settoriale, risultano maggiormente esposti Turismo, Tempo Libero, Costruzioni e Immobiliare, i comparti che dall’inizio della pandemia avevano subito gli effetti più significativi, e l’Agricoltura, a causa dell’emergenza idrica e del caro energia. Le previsioni per il 2022 vedono da un lato la crescita del fatturato legata alla spinta inflazionistica e dall’altro la riduzione dei margini operativi derivante dall’incremento dei costi energetici e delle materie prime.

Pressione sui margini operativi e fabbisogno di capitale

“A livello di impatto finanziario, l’equilibrio fonti-impieghi delle aziende italiane resta delicato – spiega Simone Mirani, General Manager di CRIF Ratings -. La pressione sui margini operativi e il fabbisogno di capitale circolante saranno difficilmente compensabili nel breve termine in termini di capacità di generazione di cassa. Tuttavia, le aziende che hanno effettuato un’adeguata provvista finanziaria nel biennio 2020-2021, anche grazie agli strumenti messi in campo dal governo italiano per contenere la crisi causata dalla pandemia, dispongono di un vitale polmone di liquidità”.

L’impatto dei tassi d’interesse sul tasso di default

“Da tenere presente, però, che il venir meno delle moratorie e la conseguente ripresa dei piani di rimborso del debito finanziario, unitamente all’impatto dell’impennata dei costi dell’energia e di alcune materie prime, potranno accentuare le tensioni sul fronte della liquidità, specie nei settori ad alta intensità di capitale circolante e in quelli energivori – aggiunge Simone Mirani -. Il progressivo incremento dei tassi d’interesse nell’attuale contesto potrà inoltre contribuire, specie per le aziende con elevati livelli di indebitamento, ad accrescere ulteriormente il rischio di credito nel medio termine, e il conseguente tasso di default nel biennio 2023-2024”.

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