L’80% degli italiani è soddisfatto del proprio lavoro

L’80% degli italiani si considera soddisfatto del proprio lavoro. Tuttavia, la retribuzione occupa solo il terzo posto tra i motivi di tale soddisfazione. Realizzazione personale, formazione e opportunità di crescita professionale sono infatti considerati i fattori determinanti. Mantenere un equilibrio tra lavoro e vita privata è un elemento che conquista il quarto posto di questa classifica, mentre  godere di un buon clima lavorativo è al quinto. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca Ipsos commissionata da Amazon: ‘Il futuro del lavoro: viaggio attraverso la percezione del lavoro nell’Italia di oggi’.

L’identikit del lavoro ideale

Molte di queste caratteristiche ritornano anche nella descrizione del lavoro ideale. Sebbene la stabilità garantita da un reddito fisso e costante nel tempo rimanga un aspetto importante per oltre la metà degli italiani, un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata è il fattore determinante anche quando si pensa all’occupazione “perfetta”. La meritocrazia e un clima positivo sul posto di lavoro sono indicati da quattro italiani su dieci. In generale, i lavoratori italiani preferirebbero una formula che consenta di alternare il lavoro in presenza con il lavoro da remoto (52%), ritenendo che questa sia una scelta condivisa anche da molte aziende. Emerge con forza anche una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori, che non sono più disposti ad accontentarsi. Il 56% cerca un’occupazione in linea con il proprio percorso di studi senza fare compromessi, o che sia compatibile con i propri interessi e passioni.

Dati in linea con quelli del Paese

Parallelamente all’indagine condotta da Ipsos sul campione nazionale, gli stessi quesiti sono stati rivolti anche ai dipendenti di Amazon in Italia. Dalla ricerca parallela sono emersi dati in linea con quelli del Paese: infatti, se il 90% dei dipendenti Amazon si dichiara soddisfatto, il 62% di loro si considera “estremamente o molto soddisfatto”, a differenza del 47% del campione generale.
“L’obiettivo per cui abbiamo commissionato questa ricerca ad Ipsos è stato guidato dalla nostra aspirazione a diventare il miglior datore di lavoro del mondo. Per raggiungere questo obiettivo, è fondamentale ascoltare non solo i nostri dipendenti, ma anche il contesto locale in cui operiamo”, ha dichiarato Lorenzo Barbo, amministratore delegato di Amazon Italia Logistica. Anche per i dipendenti Amazon, i temi legati alla formazione e alla crescita professionale confermano i motivi principali di soddisfazione (68% rispetto al 47% del campione generale), mentre retribuzione e benefit si collocano al secondo posto (61% rispetto al 40% del campione generale). Un buon rapporto con i colleghi e un clima lavorativo positivo contano per oltre il 40%.

Il mondo del lavoro è migliorato negli anni? Pare di no

Solo il 19% degli intervistati ritiene che il mondo del lavoro sia migliorato negli ultimi anni, mentre per il 57% è peggiorato, soprattutto in termini di retribuzione, welfare e benefit (63%), ambiente di lavoro e valori aziendali (51%), flessibilità ed equilibrio tra lavoro e vita privata (48%). L’evoluzione del lavoro ha coinvolto anche le professioni stesse: un terzo degli intervistati ha dichiarato di svolgere un lavoro che dieci anni fa non esisteva o che non era presente all’interno della propria azienda. Questo dato aumenta significativamente nel caso specifico di Amazon, dove quasi la metà dei dipendenti (46%) ricopre una posizione completamente nuova.

 Per gli italiani Internet è un diritto di tutti

Per l’88,7% degli italiani la connettività è un diritto sociale, come la sanità o la previdenza, e per l’80,8% (84,5% giovani) l’accesso alla rete dovrebbe essere gratuito. I contrari sono il 19,2%.
Inoltre, la copertura dei costi dovrebbe avvenire per mezzo di un contributo dei grandi generatori di traffico, come Google e Meta (46,2%), e dovrebbe essere posta a carico della fiscalità generale (34,6%). A quanto emerge dal 3° Rapporto sul valore della connettività in Italia realizzato dal Censis in collaborazione con Wind Tre, a chiedere una partecipazione economica delle Over The Top per la copertura dei costi sono soprattutto i giovani (51,3%) e i laureati (49,8%).

In Italia il costo di accesso è più basso

Nel 2022, anno caratterizzato da alta inflazione, i prezzi generali al consumo sono aumentati dell’8,7% rispetto al 2021, mentre l’indice dei prezzi delle telecomunicazioni è diminuito del 3,3%.
Confrontando il costo medio di un gigabyte di traffico dati su rete mobile nei Paesi del mondo nel 2022 l’Italia presenta il valore più basso, inferiore del 47,3% rispetto alla Francia, -80,0% rispetto alla Spagna, -95,5% rispetto alla Germania, -97,9% rispetto agli Stati Uniti. Tra il 2019 e il 2022 in Italia il costo medio di un gigabyte di traffico dati su rete mobile si è ridotto del 93,0%, in Francia dell’81,3%, in Germania del 61,7%, negli Stati Uniti del 32,6%, mentre in Spagna è aumentato del 7,0%.

I rischi online

Il 94,7% degli italiani associa a internet alcuni rischi da cui difendersi. Il pericolo principale (46,2%), è la possibilità di cadere vittima di crimini informatici, seguito dal libero accesso al web dei minori (22,2%), l’azione degli haters (14,2%), l’insorgere di una dipendenza dai dispositivi digitali (12,1%).
Una conferma indiretta degli elevati rischi per i minori che navigano nel web proviene dai dati relativi all’azione delle Forze dell’ordine: nel 2022 sono stati 2.622 i siti web illegali oscurati perché contenenti immagini di violenze su bambini, e da gennaio-marzo 2023 sono state indagate per pedopornografia 299 persone.

L’Intelligenza Artificiale va regolata

Oggi il giudizio degli italiani sull’Intelligenza Artificiale resta molto cauto. Il 46,3% la considera un’opportunità, il 37,6% una minaccia, il 16,1% non sa che cosa pensare. I giudizi sull’impatto dell’AI sono più positivi tra giovani (55,3%) e laureati (59,2%). Del resto, l’81,6% degli italiani ritiene urgenti leggi chiare e regolamenti precisi per evitare che lo sviluppo delle tecnologie digitali metta nelle mani sbagliate strumenti molto potenti. Solo l’8,4% è contrario. Sul rischio apocalittico che l’AI si emancipi dagli umani e inizi a operare in autonomia, gli italiani si dividono tra chi la ritiene un’ipotesi plausibile (38,4%), chi impossibile (40,1%) e chi non ha un’opinione in merito (21,5%).

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Boom dei pagamenti digitali: carte di credito a 101 miliardi di euro

Strumenti come la fattura elettronica per tutti, l’obbligo del POS per i negozianti e la detraibilità fiscale consentita solo per le spese non in contanti, hanno favorito un boom per i pagamenti digitali.
In particolare, secondo le ultime statistiche della Banca d’Italia su moneta e pagamenti, nel 2022 le operazioni con le carte di credito aziendali e personali hanno superato la soglia dei 100 miliardi di controvalore, attestandosi a quota 101 miliardi di euro. Il numero di carte attive però è diminuito leggermente, collocandosi a 13,4 milioni di unità. Insomma, favoriti dalla normativa che incentiva la tracciabilità, lievitano i pagamenti con carte di credito e bancomat, e più in generale, quelli in formato digitale, tra cui figurano anche i bonifici.

Bancomat a 224 miliardi, bonifici 9.000 miliardi

Cresce inoltre anche l’utilizzo delle carte di debito, ad esempio il bancomat, con un controvalore dei pagamenti lievitato fino a 224 miliardi di euro, in aumento del 21% rispetto ai 184 miliardi del 2021 (+21%). Quanto al controvalore dei bonifici online, anch’esso è cresciuto parallelamente, attestandosi a poco più di 9.000 miliardi, in linea con il trend degli altri paesi europei.

Donazioni: il 42% ora le sceglie digitali

Anche per le donazioni cresce l’uso del digitale, e anche in questo caso è favorito dalla normativa fiscale, che consente la deducibilità solo per le donazioni tracciabili. A certificare l’accelerazione della digitalizzazione nelle donazioni un recente studio condotto da PayPal e Rete del Dono, commissionato a Bva Doxa, mostra come già nel 2021 era stato registrato un forte avvicinamento tra le modalità di pagamento nelle donazioni, il 37% in contante e il 35% tramite strumenti digitali, mentre il 2022 è stato l’anno del sorpasso, con un 38% che ha affermato di preferire il contante e un 42% che ha scelto il pagamento digitale.

Una diffusione favorita dalla normativa. E da Apple Pay

Di fatto, molti fattori che hanno favorito la diffusione del digitale nei pagamenti sono di carattere fiscale e normativo, e sono stati introdotti dal Governo Draghi per l’attuazione degli obiettivi del PNRR, in linea con la scelta di campo effettuata dalla UE per favorire la diffusione del digitale.
Fra questi rientrano la fattura elettronica per imprese e professionisti, che punta anche a colpire l’evasione fiscale e l’illegalità, ma anche il POS obbligatorio e la deducibilità solo delle spese ‘tracciate’. C’è poi da considerare la maggiore diffusione di piattaforme come Apple Pay, ormai supportate da tutti gli istituti di credito italiani, e che permettono di effettuare pagamenti tramite NFC da smartphone e smartwatch in modo semplice e sicuro.

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Viaggi economici: i consigli per viaggiare low cost

Viaggiare low cost è possibile? Basta pianificare il viaggio in modo preciso e oculato, evitando sprechi inutili di denaro e seguendo alcuni consigli. Come quello di utilizzare sconti e offerte online.
Esistono molti siti che si occupano di cercare quotidianamente i migliori codici sconto e le offerte da utilizzare per risparmiare su voli, hotel, noleggi auto, assicurazioni, trasporti, tour, musei, parcheggi.
Il secondo consiglio è di essere flessibili sulla meta: se ciò che interessa è visitare un nuovo paese è possibile approfittare di grandi offerte. Le compagne aeree, infatti, offrono ‘a rotazione’ voli economici per mete predestinate. E optando per una di queste si può fare un viaggio anche a metà prezzo.

Essere flessibili su date e orari

Se si sceglie senza obbligo di data e ora precisa, si riescono a trovare viaggi vantaggiosi con la possibilità di trovare anche mete straordinarie. Inoltre, conviene viaggiare leggeri. Non è solo più comodo, ma è anche decisamente più economico. Viaggiare solo con il bagaglio a meno, ad esempio, permette di non pagare la tariffa del trasporto del bagaglio a bordo. Attenzione però, perché ogni compagnia aerea ha le sue regole specifiche sui bagagli, quindi è bene fare attenzione alle dimensioni massime dei bagagli da portare a bordo. Altro consiglio, informarsi su cosa mette a disposizione l’hotel dove si alloggia, per evitare di portare eventuali oggetti voluminosi, e a volte inutili, come accappatoio o asciugamani.

Evitare i servizi accessori

Un altro motivo di spese futili sono i servizi accessori sugli aerei. Non solo per snack e bibite vendute a bordo, ma anche per imbarco prioritario, posti o servizi particolari.
Se si è alla ricerca di prezzi convenienti si possono poi valutare anche opportunità alternative negli spostamenti, come pullman organizzati o i treni, che spesso permettono di viaggiare rapidamente.
E sicuramente viaggiare in Italia è più economico che andare all’estero. Ovviamente, in questo caso, si risparmia soprattutto sul viaggio, ma ancora di più se a questo si abbina la scelta del tipo di struttura dove alloggiare.

Preferire il B&B all’hotel

A chi non piace andare in hotel di lusso? Ovviamente tutti amano le comodità, ma si trovano anche B&B che non hanno nulla da invidiare a un albergo stellato, e permettono di risparmiare non pochi soldi. Un consiglio per chi viaggia molto è poi quello di ‘accumulare miglia’, che può garantire sconti che non tutti conoscono. Se invece il desiderio è quello di viaggiare risparmiando a ogni costo, il consiglio migliore è sicuramente quello di viaggiare con le offerte last minute. Spesso prima di partire qualcun è costretto a disdire un volo. A quel punto si generano posti per mete casuali che si possono ‘acchiappare’ poco prima della partenza, e a prezzi davvero stracciati. Perché non approfittarne?

Grandi Dimissioni? C’è chi è pentito: è il fenomeno del Great Regret

Il fenomeno delle Grandi Dimissioni, che ha caratterizzato l’uscita dalla pandemia, sembra essere tutt’altro che concluso. Secondo i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, negli ultimi 12 mesi in Italia il 46% dei lavoratori ha cambiato lavoro o ha intenzione di farlo, una percentuale che raggiunge il 77% per gli under 27. E il 55% di chi dice di voler cambiare lavoro sta già facendo colloqui. Ma non tutti quelli che lo hanno fatto hanno trovato quel che cercavano. Il 41% si è infatti pentito della scelta fatta. Si tratta del fenomeno conosciuto negli Stati Uniti come Great Regret, che in Italia caratterizza maggiormente gli uomini e le persone con più di 50 anni di età. 

Ma ci sono anche i Quiet Quitter e i Job Creeper

Un altro trend emergente è quello dei cosiddetti Quiet Quitter. Il 12% dei lavoratori italiani, circa 2,3 milioni, oggi si limita a fare il minimo indispensabile e non è coinvolto emotivamente nelle attività lavorative. Questo, perché non si sente valorizzato nei propri talenti e ha deciso di ‘spegnersi’, utilizzando al minimo le proprie energie sul lavoro.
All’estremo opposto, c’è un 6% di lavoratori, circa 1,1 milioni, di cosidetti Job Creeper, ovvero coloro che non riescono a smettere di lavorare, anche nei momenti in cui ci si dovrebbe dedicare alla vita privata. Fenomeni diversi, ma che entrambi sono sintomo di un malessere diffuso.

Un mercato del lavoro travagliato

D’altronde, oggi solo il 7%, dei lavoratori, circa 1,3 milioni, dichiara di essere ‘felice’. E solo l’11% sta bene in tutte e tre le dimensioni del benessere lavorativo, psicologica, relazionale e fisica.
Ma l’aspetto più critico è quello psicologico. Il 42% dei lavoratori ha avuto almeno un’assenza nell’ultimo anno per malessere psicologico o relazionale.
Ma in questo mercato del lavoro così travagliato si aggiunge un’altra criticità. Il 59% delle organizzazioni prevede una crescita dell’organico nel 2023, ma il 94% ha difficoltà ad assumere nuovo personale. Una difficoltà che riguarda in primis le professionalità digitali, ma non solo. Mancano infatti anche profili tecnici, operai e manutentori.

La Direzione HR deve trasformarsi per supportare le persone e l’azienda

“In questo contesto di grande cambiamento la Direzione HR ha di fronte sfide importanti. Per riuscire a trasformare sé stessa ed essere di reale supporto alle persone e all’organizzazione, l’innovazione tecnologica può giocare un ruolo fondamentale – afferma Martina Mauri, Direttrice dell’Osservatorio HR Innovation Practice -. Tra le principali difficoltà per le organizzazioni, c’è quella di comprendere le competenze che saranno necessarie nei prossimi 3-5 anni per pianificare in maniera strategica le attività di riqualificazione, fondamentali per garantire l’impiegabilità futura delle persone e il successo del business. Ma solo il 15% ne ha chiara consapevolezza”.

I numeri verdi delle aziende aiutano fidelizzazione e vendite

Come fare per stabilire un rapporto di fiducia e di vicinanza con i propri clienti? Una delle risposte a questa domanda è rappresentata dal numero verde aziendale, uno strumento sempre più diffuso nel mondo del business che consente alle aziende di stabilire un contatto diretto e immediato con i propri clienti, offrendo loro un servizio personalizzato, professionale e di alta qualità. Conquistare e fidelizzare i propri clienti è un obiettivo cruciale per garantire il successo e la crescita di un’azienda. Ecco perché il numero verde è così importante nel rapporto con i clienti, contribuendo a migliorare la fidelizzazione e le vendite dell’azienda.

Che cos’è il numero verde?

Il numero verde aziendale è uno strumento che permette alle aziende di offrire ai propri clienti un modo semplice e gratuito per contattarle. Si tratta di un numero di telefono speciale, solitamente contrassegnato dal prefisso ‘800’ o ‘803’, a seconda delle caratteristiche del servizio, che i clienti possono chiamare senza pagare alcuna tariffa, indipendentemente dalla loro posizione geografica.
Attraverso il numero verde l’azienda può rispondere alle domande e ai bisogni dei propri clienti in modo diretto e immediato, costruendo così una relazione di fiducia reciproca. Inoltre, grazie al numero verde, l’azienda può offrire servizi di assistenza pre e post-vendita, come ad esempio la sostituzione di un prodotto difettoso, consolidando ulteriormente la relazione con il cliente.

Monitorare più efficientemente il servizio clienti

Se il servizio viene gestito in maniera costante e adeguata, l’utilizzo di un numero verde 800 si traduce in un importante aumento delle vendite: quando il cliente ha un’esperienza positiva è più probabile che acquisti nuovi prodotti o servizi dell’azienda. Ma l’acquisto di un numero verde comporta ulteriori vantaggi, tra cui maggiori accessibilità e disponibilità, e possibilità di personalizzazione del servizio.
L’attivazione di un numero verde consente inoltre di monitorare più efficientemente il servizio clienti. L’azienda può raccogliere informazioni sulle esigenze della clientela di riferimento, sui suoi bisogni e sulle sue aspettative, adeguando di conseguenza i servizi offerti.

Come scegliere un buon numero verde

Prima di acquistare un numero verde aziendale, occorre considerare alcuni fattori importanti per scegliere la migliore opzione disponibile. L’azienda ha la possibilità di affidarsi a un provider telefonico oppure a un provider di servizi cloud. Innanzitutto verificare la professionalità del provider online, cercando feedback e recensioni degli utenti. E assicurarsi che sia in grado di offrire una soluzione flessibile, in modo da adattarsi alle esigenze aziendali in continua evoluzione, verificando le tariffe. Ovvero, riferisce Adnkronos, accertandosi di non pagare più del dovuto per il servizio. È importante anche controllare quali funzionalità sono incluse nella soluzione offerta, come trasferimento o registrazione delle chiamate, o personalizzazione del messaggio di benvenuto.

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Gli italiani e la casa: una relazione affettiva stabile su cui investire

Per gli italiani la casa è da ascrivere al novero degli elementi che concorrono allo ‘stare bene’. Da sempre i nostri connazionali hanno avuto un rapporto ‘affettivo’ ed emotivo con la propria casa, vivendo per una vita nella stessa casa e spostandosi raramente dal quartiere. Un rapporto che con la pandemia è diventato ancora più intenso, complice l’incremento di attività, soprattutto professionali, che un tempo erano svolte principalmente fuori dalle mura domestiche. Infatti, dallo smart working al work out, spesso tali pratiche sono state mantenute anche dopo la fine del lockdown.

Investimenti per migliorare anche l’efficienza energetica

L’edizione 2022 dell’Osservatorio Eumetra Green Home Smart Home registra che ben più della metà delle famiglie intervistate dedica tempo e risorse per migliorare o abbellire la propria casa.
Quanto agli investimenti in efficienza energetica, in realtà riguardano solo una parte delle famiglie, che in taluni casi li adottano sinergicamente, con opere di isolamento termico, installazione di impianto fotovoltaico, installazione di una pompa di calore per il riscaldamento. Tuttavia, anche la sostituzione della vecchia caldaia con una recente è un passo in avanti importante per procedere verso un maggiore efficientamento. Ma il primo modo di risparmiare energia è quello di non sprecarla.

Nuovo impulso all’adozione di comportamenti green

Dai recenti fenomeni del caro energia e del caro bollette deriva un nuovo impulso all’adozione di comportamenti green, una sorta di ‘spinta gentile’ che è riuscita a ottenere risultati concreti, laddove nessuna manifestazione di adesione ideale alla causa della sostenibilità era riuscita prima a sortire un simile effetto. In linea generale, nel nostro Paese ci sono segmenti minoritari, intorno al 25%, che adottano comportamenti decisamente green, un 40% che è in una posizione intermedia, ovvero fa qualcosa in tal senso come, ad esempio, la raccolta differenziata o è attento a tenere il riscaldamento non troppo alto, mentre il restante fa poco o niente.

I rincari delle bollette favoriscono comportamenti virtuosi

Per la prima volta in sette anni, nel 2022 l’Osservatorio ha registrato alcuni cambiamenti significativi nei comportamenti delle persone in relazione ai consumi domestici nella direzione di un maggior risparmio energetico. Tra questi, un minor numero di cicli di lavatrici o lavastoviglie alla settimana, l’attenzione a impostare al minimo il termostato del riscaldamento, il semplice accorgimento di spegnere le luci una volta usciti da una stanza. Di fatto, i rincari delle bollette hanno favorito comportamenti virtuosi e una maggiore consapevolezza del consumo energetico, più di quanto abbiano fatto gli appelli e le adesioni al rispetto dell’ambiente.

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Customer experience: la velocità di risposta è la più apprezzata dai clienti

Sono diversi i motivi per cui un cliente decide di entrare in contatto con un’azienda, prima, durante o dopo un acquisto: per avere maggiori informazioni sul prodotto o il servizio a cui si è interessati, per richiedere dettagli su una spedizione qualora di tratti di un e-commerce, o anche per richiedere assistenza post-vendita. La relazione che si crea con il cliente tramite il contatto può influenzare in modo significativo il suo comportamento, sia presente sia futuro, quindi diventa strategico per le aziende comprendere quali siano gli aspetti più importanti di cui tenere conto. E secondo un sondaggio svolto da Esendex, realtà che offre soluzioni per la comunicazione mobile in ambito business, è la velocità di risposta l’aspetto più apprezzato dal campione di intervistati (51%).

Offrire diverse modalità di contatto

Alla velocità di risposta segue la disponibilità mostrata dall’operatore nell’aiutare realmente il cliente (48%), quindi, la multicanalità, ovvero la possibilità di scegliere tra più canali di comunicazione (42%). Se i primi due aspetti sono strettamente legati agli operatori e ai training che hanno seguito, la decisione di offrire diverse modalità di contatto invece è più semplice da adottare, soprattutto tenendo conto che il touch point privilegiato oggi è lo smartphone.

La multicanalità gioca un ruolo determinante

A questi tre primi aspetti indicati come più importanti seguono la capacità di risolvere rapidamente la questione legata alla posta in caso di resi o lamentele, il numero di ore durante il quale è disponibile il supporto, la possibilità di potere gestire in autonomia determinate operazioni, e l’interesse dimostrato da parte dell’operatore di conoscere meglio il proprio interlocutore.
“Dal nostro sondaggio emerge come la multicanalità, insieme alla velocità di risposta e alla disponibilità, giochino un ruolo determinante per la customer experience”, ha commentato Carmine Scandale, Head of Sales di Esendex Italia.

Snellire i processi di customer service

“Questo non stupisce – ha aggiunto Carmine Scandale – se si pensa che oggi siamo abituati a poter contare su diverse possibilità di comunicazione anche nelle relazioni tra privati, tenuto conto che buona parte delle conversazioni passano dallo smartphone. La nostra piattaforma multicanale ‘Studio’ permette proprio di creare conversazioni più interattive con i clienti utilizzando più canali, tra cui SMS e WhatsApp, e consente di snellire i processi di customer service, poiché permette agli operatori di gestire simultaneamente anche più richieste in modo molto semplice ed efficiente, migliorando di conseguenza anche i tempi di risposta e la disponibilità verso il cliente”.

Crisi bancaria: quanto si fidano gli italiani nelle banche?

Quanto si fidano gli italiani delle banche nel 2023? Secondo una rilevazione Ipsos, attualmente la fiducia degli italiani nelle banche si ferma poco sotto il 30%, con il 61% dell’opinione pubblica che mostra netti segni di dissenso. Bassa è anche la valutazione della Banca Centrale Europea del ‘dopo Mario Draghi’, con voti positivi espressi da appena un terzo dell’opinione pubblica. Percentuali analoghe se le aggiudica anche la Borsa, con un quadro di fiducia che si ferma appena sopra al 30%.
Dopo la pandemia da Covid-19, la guerra in Ucraina, il caro energia, l’inflazione, la crescita del costo del denaro e la lievitazione dei mutui, ora arriva quindi l’ennesima crisi che coinvolge le banche.

Dal crollo della Silicon Valley Bank al caso Credit Suisse

I timori di un’altra crisi bancaria sono riemersi nelle scorse settimane dopo le notizie del crollo della Silicon Valley Bank, il secondo più grande fallimento bancario nella storia degli Stati Uniti, e la vicenda relativa all’istituto di credito Credit Suisse, acquisita poi da UBS, la più grande Banca Svizzera. Ma la disillusione nelle banche, dopo il grande crollo degli anni 2007-2008, non si è mai ripresa fino in fondo. La nuova crisi riapre vecchie ferite, anche perché l’opinione pubblica italiana vive da anni un deficit di fiducia complessivo: oltre due terzi dei cittadini affermano di non fidarsi né delle imprese né delle banche, ritenendo che entrambe siano troppo disposte a scaricare costi e incapacità sui consumatori.

La delusione verso gli istituti di credito continua a crescere

Il dato di delusione, in crescita nel corso degli ultimi anni e passato dal 65% di fine 2020 al 69% di oggi, è principalmente evidente tra le donne (74%), i ceti popolari (80%) e i residenti nelle isole e nel centro Italia (75%). Accanto a questo sentimento di sfiducia si associa la convinzione che i soggetti dotati di maggiori risorse economiche siano completamente scollegati dal resto della realtà sociale italiana. Per il 75% dell’opinione pubblica, infatti, i cosiddetti ‘esperti’ non comprendono le esigenze delle persone comuni. Un sentimento di distacco che prolifera soprattutto tra i ceti popolari (82%) e le donne (78%).

Troppe aspettative non soddisfatte

La delusione verso il mondo bancario è accentuata anche dal fatto che gli italiani vorrebbero trovare nella banca un soggetto su cui contare. Quasi il 40% vorrebbe che gli istituti di credito fossero maggiormente impegnati a generare tranquillità a chi affida loro i propri risparmi. Un sesto del Paese, inoltre, ritiene che le banche debbano essere parte integrante della comunità ed essere impegnate nella crescita dei contesti locali e nel rafforzamento delle microeconomie. Quasi un quarto dell’opinione pubblica poi ritiene che gli istituti di credito non debbano pensare solo a sé stessi, ma essere protagonisti della crescita della collettività, sostenendo famiglie e imprese, e creando opportunità per i giovani e le giovani famiglie.

Advertising: Italia poco attenta alle Attention Metrics

Ogni giorno l’utente è esposto a 4.000 messaggi pubblicitari e passa 3 ore e 32 minuti online (dati: IAB UK). In risposta a questa situazione, nell’industria Media sta emergendo il fenomeno legato alle Attention Metrics, o Metriche dell’Attenzione. Tali metriche possono essere definite come il grado con cui gli utenti esposti alla pubblicità siano focalizzati su di essa, in termini di tempo e intensità della concentrazione. Ma il 73% degli investitori pubblicitari italiani conosce poco le Attention Metrics, e il 10% non ne ha mai sentito parlare. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Ottimizzare gli investimenti in fase di pianificazione Media

L’interesse e il potenziale percepiti verso le Attention Metrics fanno riferimento principalmente all’attività di ottimizzazione degli investimenti in fase di pianificazione Media. Le metriche di attenzione permetterebbero infatti di riconoscere al meglio il valore delle impression che si acquistano. Ma anche le modalità di rilevazione di queste metriche sono poco note: solo il 10% degli investitori le conosce in modo approfondito, il 69% ne ha una conoscenza limitata e il 21% non conosce alcuna metodologia. Elemento determinante per la diffusione di queste metriche sarà la capacità di misurare la correlazione tra maggiore attenzione pubblicitaria e risultati di business.

Le soluzioni per l’addressability AI-based

L’Internet advertising continua ad acquisire rilevanza nel panorama pubblicitario italiano, raccogliendo una quota significativa degli investimenti, anche grazie all’addressability, basata sull’ampio utilizzo dei cookie. Ma le nuove linee guida del Garante della Privacy, e l’autoregolamentazione attuate dalle grandi società tecnologiche, hanno limitato l’utilizzo dei cookie perché impatta sulla privacy dell’utente. Nell’ultimo anno, infatti, gli editori hanno osservato una perdita rilevante delle informazioni in proprio possesso.
L’addressability pubblicitaria può avvenire però anche in funzione della pertinenza dell’ambiente in cui l’annuncio è inserito (contextual advertising). Inoltre, il machine learning consente agli inserzionisti di allontanarsi da keyword e whitelist per affidarsi a sistemi basati sull’AI, le cosiddette soluzioni per l’addressability AI-based.

L’impatto del contesto “privacy by default”

La measurability è la seconda area che subisce un forte impatto dal contesto ‘privacy by default’. Già da tempo la degradazione dei ‘segnali’ che vengono utilizzati per la valutazione delle attività di advertising è oggetto di attenzione e dibattito, anche in Italia. Le conseguenze sono però differenziate a seconda degli strumenti di misurazione utilizzati.
Gli strumenti più diffusi in Italia sono i Digital Campaign delivery measurement, adottati dal 67% degli advertiser, seguiti dai tool di Offline Campaign delivery measurement (28%) e Brand tracking/Pre-post test (27%). Più limitato, l’utilizzo di strumenti avanzati, come i Marketing Mix Model (21%) o i modelli di attribuzione (7%). Nel prossimo futuro, tuttavia, si prevede un ricorso più forte agli strumenti di misurazione basati su approcci di Incrementality e Modelling, impattati in modo meno severo dall’evoluzione del contesto.

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