ChatGpt, chi lo usa di più? Nel 2025 le donne superano gli uomini  

L’IA è sempre fonte di nuove sorprese e scoperte. Una delle più recenti: negli ultimi mesi gli utenti la utilizzano più per la vita quotidiana che per le faccende professionali. Insomma, ChatGpt non è più soltanto uno strumento da usare in ufficio, ma è diventato un ‘amico’ a cui chiedere consigli, idee e suggerimenti. E la vera novità del 2025 è che, per la prima volta, le donne rappresentano la maggioranza degli utenti: il 52%, contro il 37% registrato appena un anno prima.

A dirlo è una ricerca condotta da OpenAI insieme al National Bureau of Economic Research, basata su oltre un milione e mezzo di conversazioni analizzate.

L’uso personale è maggiore rispetto a quello professionale 

I numeri parlano chiaro, come riferisce Ansa: quasi tre persone su quattro usano il chatbot per motivi personali, mentre solo poco più di una su quattro lo fa per lavoro. La tendenza sembra quindi quella di considerare l’IA non tanto uno strumento da scrivania, ma un aiuto per orientarsi nella vita di tutti i giorni.

Cosa si chiede di più a ChatGpt? Principalmente consigli pratici: dal supporto nello studio a spunti creativi, passando per piccoli suggerimenti quotidiani. Seguono la ricerca di informazioni e la scrittura, che insieme completano il quadro delle interazioni più comuni.

Scrivere con l’IA? No, meglio per correggere 

In ambito professionale, la scrittura rimane la funzione più usata. Ma non si tratta tanto di creare testi da zero: la maggior parte dei messaggi riguarda correzioni, revisioni o traduzioni.

In altre parole, ChatGpt viene percepito come un supporto che migliora il lavoro, senza però sostituirlo. Un alleato, più che un rimpiazzo.

Tre diversi modi di interagire

Gli studiosi hanno individuato tre grandi categorie nell’uso dell’IA: “chiedere”, “fare” ed “esprimere”. A luglio 2025, circa metà delle conversazioni rientrava nella prima voce: gli utenti vedono il chatbot soprattutto come un consulente a cui domandare spiegazioni o pareri.

Nelle interazioni lavorative, invece, prevale il “fare”, cioè lo svolgimento di precisi compiti.

L’IA dilaga anche nei paesi meno tecnologici 

Lo studio sottolinea anche un aspetto più ampio: la diffusione di ChatGpt non si ferma ai Paesi tecnologicamente più avanzati. La crescita è forte anche nelle aree a reddito medio e basso.

Nel luglio 2025, la base di utenti ha raggiunto il 10% della popolazione adulta mondiale, un dato che fotografa un’espansione senza precedenti.

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Calcio in TV: i tifosi italiani spendono fino a 960 euro l’anno

Quanto spenderanno quest’anno i tifosi italiani per seguire in TV la squadra del cuore? La brutta notizia è che rispetto allo scorso anno i prezzi dell’abbonamento sono saliti. L’aumento è stato di circa il 7% per quello mensile e del 10% per quello annuale.
Il prezzo per seguire il calcio in TV varia a seconda delle competizioni in cui è coinvolta la propria squadra, quindi, delle piattaforme a cui è necessario fare l’abbonamento.

Facile.it ha analizzato i prezzi dell’offerta Pay TV calcolando che per la stagione 2025/2026 i tifosi dovranno mettere a budget almeno 710 euro per guardare da casa il campionato di Serie A e la Champions League. Per chi opta per l’abbonamento mensile, anziché quello annuale, invece, il costo può arrivare fino a 960 euro nei dodici mesi.

La cifra sale per seguire anche le coppe europee

In Italia, se ci si accontenta del campionato di Serie A sono sufficienti 540 euro per l’abbonamento mensile, 420 euro se si opta per quello annuale.
La cifra sale se oltre al campionato nazionale si vogliono seguire le coppe europee.

Tifare dal divano di casa per la Roma e il Bologna, impegnate in Europa League, o la Fiorentina, che gareggerà in Conference League, significa mettere a budget fino a 900 euro con l’abbonamento mensile, mentre per quello annuale è possibile trovare offerte che consentono di limitare la spesa a 660 euro.

Per quanto riguarda i prezzi degli abbonamenti TV applicati in Francia, Germania, Spagna e Inghilterra i meno fortunati sono i tifosi spagnoli, che per seguire in TV LaLiga e le coppe europee dovranno spendere quasi 1.400 euro per un abbonamento annuale, poco meno del doppio rispetto agli italiani.

Come se la passano i supporter europei

Unico vantaggio per la Spagna è che è necessario un solo abbonamento per seguire tutte le competizioni, mentre da noi è bisogna abbonarsi a più piattaforme.

Spendono di più dei tifosi italiani anche quelli inglesi, che per guardare da casa Premier League e competizioni europee devono mettere a budget poco più di 900 euro per un abbonamento annuale, mentre in Germania per guardare campionato e coppe servono 864 euro.
I più fortunati sono i francesi; seguire il campionato Ligue 1 e le coppe europee da casa costa appena 600 euro con un abbonamento annuale.

Abbonamento mensile o annuale?

“L’abbonamento annuale è in generale la soluzione più semplice per risparmiare e quella consigliata a chi è sicuro di voler seguire le competizioni calcistiche fino alla fine, indipendentemente dall’andamento della propria squadra del cuore – spiegano gli esperti di Facile.it -. L’abbonamento mensile, invece, seppur più costoso nei 12 mesi, garantisce una maggior flessibilità e dà la possibilità di smettere di rinnovarlo in qualsiasi momento. In ogni caso, il consiglio è di confrontare le offerte degli operatoti così da identificare gli abbinamenti più adatti alle proprie esigenze”.

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Mutui: cresce l’importo medio richiesto, i giovani tornano a comprare casa

Il mercato dei mutui in Italia archivia la prima metà del 2025 con segnali positivi. Secondo l’analisi condotta da Facile.it e Mutui.it, tra gennaio e giugno chi ha presentato domanda di finanziamento ha richiesto in media 137.315 euro, valore in crescita del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Non solo gli importi: anche il valore medio degli immobili oggetto di mutuo è salito, attestandosi a 208.405 euro (+1%), mentre la durata dei piani di rimborso è passata da 24 a 25 anni. In crescita anche l’LTV, il rapporto tra il valore del mutuo e quello della casa, che ha raggiunto il 72%.

Secondo gli esperti, a favorire questa ripresa sono state le condizioni più favorevoli offerte dalle banche, il calo del costo del denaro e una rinnovata fiducia dei consumatori.

L’età media dei richiedenti scende a 40 anni

Un segnale incoraggiante arriva anche dall’età media dei richiedenti, scesa a 40 anni contro i 41 registrati nel 2024. Pur rimanendo più alta rispetto al 2022, quando i mutui venivano richiesti in media prima dei 40 anni, il dato conferma un ritorno delle fasce più giovani sul mercato.

In particolare, la quota di under 36 è passata in un anno dal 36% al 38% del totale richieste, un dato che riflette l’interesse crescente dei più giovani nel compiere il passo verso l’acquisto della prima casa.

Surroghe e andamento dei tassi

Nei primi sei mesi del 2025 si registra anche una leggera crescita delle surroghe, che hanno rappresentato il 28% delle domande totali. Dal lato dell’offerta, invece, si osserva un riallineamento dei tassi: i mutui a tasso fisso hanno segnato un lieve aumento, legato all’andamento dell’indice IRS, mentre quelli variabili hanno beneficiato del calo dell’Euribor, reso possibile dai tagli BCE.

A titolo di esempio, per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni, con LTV al 70%, le migliori offerte disponibili online a fine luglio indicano un TAN minimo del 2,92% per il fisso (con rata di circa 592 euro) e del 2,33% per il variabile (rata di 554 euro).

Fisso o variabile?

Nonostante il vantaggio attuale dei tassi variabili, la preferenza degli italiani resta netta: nei primi sei mesi dell’anno, 9 richiedenti su 10 hanno scelto un mutuo a tasso fisso.

Gli esperti di Facile.it sottolineano però che non esiste una formula valida per tutti: i mutui variabili possono risultare più convenienti nel breve termine, ma sono soggetti a oscillazioni; i fissi, invece, garantiscono stabilità lungo tutta la durata del finanziamento. Per questo motivo, la scelta va sempre calibrata sulle caratteristiche del richiedente e, quando possibile, supportata da un consulente.

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Consigli per le piccole e medie imprese che desiderano ottimizzare il processo di aggiornamento del DVR

L’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è un obbligo di legge per tutte le aziende con almeno un dipendente. La sua gestione non deve essere vista come un mero adempimento burocratico, ma come un’occasione per migliorare la sicurezza sul lavoro.

Le piccole e medie imprese (PMI) spesso affrontano difficoltà in questo processo a causa della mancanza di risorse dedicate o di conoscenze specifiche.

A tal proposito, una gestione ottimale del DVR permette di avere un quadro completo dei rischi aziendali, di adottare misure di prevenzione adeguate e di evitare sanzioni.

Per questo seguire alcuni semplici consigli può trasformare una potenziale complessità in un’opportunità di crescita e di tutela per tutti i lavoratori.

Comprendere la periodicità degli aggiornamenti

Il DVR non è un documento statico, ma deve essere aggiornato in diverse circostanze per riflettere i cambiamenti all’interno dell’azienda.

L’aggiornamento è necessario in caso di modifiche del processo produttivo, dell’organizzazione del lavoro o dell’introduzione di nuove attrezzature e tecnologie.

Lo stesso vale in caso di infortunio significativo o una nuova assunzione che comporta rischi diversi impone una revisione del documento.

Per le PMI, è consigliabile stabilire una scadenza fissa per la verifica annuale, anche se non ci sono stati eventi particolari. Questo aiuta a mantenere il documento sempre attuale e in linea con la normativa.

Sfruttare la collaborazione interna

Coinvolgere i dipendenti e i loro rappresentanti (RLS) nel processo di aggiornamento del DVR può portare molti benefici, in quanto loro conoscono meglio di chiunque altro le dinamiche dei loro compiti e i pericoli specifici.

Organizzare riunioni periodiche per raccogliere i loro feedback e le loro osservazioni sui rischi percepiti può rendere la valutazione più accurata.

Questa partecipazione non solo migliora la qualità del DVR, ma aumenta anche la consapevolezza dei dipendenti sui temi della sicurezza. Un approccio collaborativo favorisce un clima di fiducia e di responsabilità condivisa.

Utilizzare strumenti digitali

La tecnologia offre varie soluzioni per semplificare la gestione del DVR, tra queste l’utilizzo di software specifici o anche di semplici fogli di calcolo può aiutare a tracciare le scadenze e a organizzare le informazioni.

Ci sono piattaforme che permettono di archiviare in modo sicuro il DVR e la documentazione correlata, che rendono più facile la consultazione e la condivisione.

Questi strumenti possono anche inviare promemoria automatici per gli aggiornamenti o le verifiche necessarie. L’adozione di un sistema digitale permette di ridurre gli errori manuali e di risparmiare tempo.

Delegare a professionisti esterni

Se l’impresa non ha le competenze interne necessarie, può essere una buona idea rivolgersi a un professionista esterno. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) o un consulente specializzato può supportare l’azienda in tutte le fasi.

I professionisti esternihanno molta esperienza e possono guidare l’intero processo di valutazione dei rischi, assicurando che il DVR sia completo e conforme a tutte le normative vigenti.

Questa opzione garantisce un lavoro di alta qualità e solleva l’azienda dalla responsabilità di essere sempre aggiornata su ogni modifica legislativa. Il costo di questa consulenza è un investimento nella sicurezza e nella conformità.

Implementare un sistema di monitoraggio continuo

L’aggiornamento DVR non dovrebbe essere un evento sporadico, ma è più efficace se fa parte di un sistema di monitoraggio continuo.

L’impresa può istituire controlli periodici sui luoghi di lavoro per verificare l’efficacia delle misure di sicurezza adottate, e qualsiasi nuova situazione di pericolo deve essere annotata e inserita nel DVR alla prima occasione utile.

Questo approccio proattivo permette di agire tempestivamente per eliminare i pericoli prima che possano causare danni. Un monitoraggio costante assicura che il documento rimanga un riflesso veritiero della situazione aziendale.

Formare il personale

La formazione dei dipendenti sui temi della sicurezza è molto importante in quanto una formazione adeguata, che include anche le procedure di emergenza, contribuisce a ridurre il numero di infortuni e a creare un ambiente di lavoro più sicuro.

È importante che i lavoratori capiscano perché determinate misure di sicurezza sono state introdotte e come devono comportarsi in diverse situazioni.

In breve, la formazione deve essere considerata un investimento nella salute e nel benessere dei dipendenti e non un semplice obbligo.

Istat, la fotografia del PIL e dell’occupazione nel 2024: il Sud fa meglio del Nord 

A differenza di quanto siamo abituati a leggere, per una volta il Mezzogiorno fa meglio del Nord, in particolare sul fronte dell’occupazione. Lo rivelano le anticipazioni Istat sul 2024, che comunque parlano di una ripresa dell’economia moderata, ma diffusa in tutto il Paese.

Secondo le stime preliminari pubblicate dall’Istat, il 2024 si è chiuso con una crescita del PIL pari allo 0,7% a livello nazionale. Quasi tutte le aree geografiche hanno registrato un andamento simile, tranne il Nord-est, dove l’aumento si è fermato allo 0,2%.
A livello occupazionale, i dati mostrano un’espansione dell’1,6% del numero degli occupati. La dinamica più favorevole si è verificata nel Sud Italia, che ha segnato un +2,2%, mentre il Centro ha fatto registrare un +1,8%. Più contenuta la crescita nel Nord-ovest (+1,6%) e nel Nord-est (+0,9%).

Sud, la ripresa è spinta da costruzioni e servizi

Nel Mezzogiorno, il comparto delle costruzioni ha avuto la performance migliore, con un incremento del valore aggiunto del 4,1%. Risultati positivi anche nei servizi finanziari, immobiliari e professionali (+2%) e nel settore trasporti e comunicazioni (+0,6%). Più modesto il progresso dell’agricoltura (+0,4%), mentre industria e altri servizi hanno subito contrazioni.

Nord-ovest: flessione nel settore industriale

Nel Nord-ovest, la crescita è stata trainata principalmente dai servizi professionali (+3,2%) e dal comparto commerciale e dei trasporti (+1%). In controtendenza invece l’industria, che ha registrato una flessione dello 0,6%, metre il settore dei servizi generici è sceso del 2,2%. Negative anche le performance delle costruzioni (-1,4%) e dell’agricoltura (-0,7%).

Centro Italia: l’agricoltura è il comparto che cresce di oltre il 5%

Nel Centro, quasi tutti i comparti hanno chiuso l’anno in positivo. L’agricoltura ha segnato un incremento del 5,2%, il più elevato a livello nazionale, seguita dall’industria con un +1,2%. Le costruzioni si sono attestate su un +1,4%, mentre la crescita nei servizi è stata più contenuta (+0,1%).

Nord-est in frenata 

Il Nord-est si conferma l’area con la crescita più debole. Solo l’agricoltura ha mostrato un andamento più vivace (+4,5%), insieme alle costruzioni e ai servizi finanziari (+1,4% ciascuno). In calo il commercio e trasporti, con un -1,9%.

Domanda di lavoro in aumento grazie all’edilizia

Nel 2024, il settore delle costruzioni ha trainato l’occupazione italiana. Il Mezzogiorno ha segnato la crescita più marcata (+6,9%), seguito dal Centro (+4,2%). Il settore commerciale e dei trasporti ha visto incrementi significativi nel Nord-ovest (+3%) e nel Sud (+2,9%).

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Sempre connessi: come navigare in sicurezza e senza problemi in viaggio

Cosa scegliere tra reti mobili e fisse, router portatili e Wi-Fi pubblico per navigare lontani da casa? Partire per le vacanze significa avere le idee chiare anche su come connettersi a  Internet. Se la connessione alla rete è diventata ormai indispensabile, prestazioni di qualità e sicurezza sono i due requisiti fondamentali.. La differenza la fa la scelta consapevole della tecnologia giusta. soprattutto in vacanza,

Ad esempio, i Router FWA 4G/5G fissi sono ideali per case vacanze o camper stazionati, mentre i Router portatili, (le “saponette”) sono perfetti per viaggi itineranti. Funzionano a batteria e collegano fino a 30 dispositivi.
Pur non lavorando con un sistema operativo come altre tipologie di dispositivi, offrono comunque maggiore copertura Wi-Fi rispetto all’hotspot del telefono.
È il primo consiglio del vademecum di Keenetic per scegliere il dispositivo giusto per ogni esigenza e tipo di vacanza.

4G+ o 5G?

Nonostante la diffusione del 5G, il 4G+ oggi è la rete più stabile, capillare e affidabile, specialmente in zone rurali, marine o montane, dove il 5G è spesso debole o assente. Anche il rapporto prestazioni/prezzo è generalmente più favorevole. In molte situazioni, un router 4G+ performante può offrire risultati superiori rispetto a un 5G instabile.

Un sistema operativo proprietario garantisce più controllo e sicurezza. Scegliere dispositivi dotati di sistemi operativi proprietari significa portarsi dietro una rete “intelligente”, stabile e personalizzabile anche in vacanza. Questo tipo di soluzioni offre connessioni stabili, failover automatico tra reti mobili e fisse senza interruzioni, supporto nativo a vari protocolli VPN per accessi remoti sicuri e controllo parentale avanzato senza dover configurare ogni singolo dispositivo.

Hotspot tramite smartphone

Semplice da attivare, ma con diversi vincoli importanti da considerare, con l’hotspot da smartphone si possono collegare massimo 5 dispositivi contemporaneamente su iPhone e fino a 8-10 su Android. Numeri molto inferiori rispetto a qualunque router. Inoltre, alcuni operatori limitano la velocità o il traffico dati in questa modalità. E il consumo energetico è elevato: un’ora di hotspot può ridurre del 30% la batteria del telefono.

In ogni caso, che si tratti di una connessione Wi-Fi in hotel o di una rete mobile condivisa, utilizzare una VPN (Virtual Private Network) protegge la privacy criptando i dati in transito. È la prima barriera contro intercettazioni e accessi non autorizzati, da installare prima di partire su smartphone, tablet e PC.

Wi-Fi pubblico: meglio evitare acquisti e home banking

Le reti pubbliche sono spesso insicure. Chiedere sempre conferma del nome della rete alla struttura, evitare login automatici e non usare il Wi-Fi aperto per attività sensibili, come home banking o acquisti online.

Inoltre, riporta Askanews, effettuare un backup completo dei dati prima di partire può mettere al riparo da sgradite sorprese.
In questo senso i router di ultima generazione danno la possibilità di avere un “cloud personale” da poter sfruttare con una chiavetta USB o un disco esterno da collegare al dispositivo, in modo da sfruttare uno spazio assolutamente sicuro.

Vacanze 2025: 8,4 milioni di italiani non partiranno

Quest’anno per molti italiani niente ferie. Lo confermano i risultati dell’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different: sono almeno 8,4 milioni i connazionali che quest’estate rinunceranno alle vacanze, e tra loro, il 69% resterà a casa per ragioni di natura economica.

È un dato che si spiega facilmente, considerando che una famiglia composta da 3 persone, al netto del cibo e di tutte le altre spese legate alla trasferta dovrà mettere a budget almeno 2.700 euro. Chi infatti quest’anno partirà per le vacanze estive spenderà in media 918 euro a testa, ma solo per i costi legati all’alloggio e quelli per il trasporto. 

Il 20% rinuncia per i prezzi insostenibili dei viaggi

Guardando alle fasce anagrafiche a rinunciare alle ferie saranno in particolare coloro di età compresa tra 65 e 74 anni, fascia nella quale la percentuale di chi resterà a casa, a fronte di una media nazionale pari al 19%, arriva al 23%. A livello territoriale invece quest’anno rinunceranno in misura maggiore i residenti nel Nord Ovest (23%).

In ogni caso, quest’anno circa 6 milioni di italiani non partiranno per motivi economici. Tra questi il 48% ha ammesso di non essere riuscito a risparmiare a sufficienza a causa dell’aumento generale del costo della vita, mentre il 20% rinuncerà poiché i prezzi di viaggi e vacanze sono diventati ormai insostenibili.
Per circa 1,5 milioni di italiani, invece, è sopraggiunto un imprevisto economico, spesso legato al lavoro.

Chi non vuole rinunciare chiede un prestito

Ma si rinuncia alle vacanze estive anche per altre ragioni. Il 16% di chi non partirà, ad esempio, ha dichiarato che farà le ferie in un altro periodo dell’anno, mentre il 10% resterà a casa per accudire un animale domestico, e circa 380 mila italiani per stare vicino a un familiare anziano.

Tanti, però, per non rinunciare, hanno fatto ricorso a un prestito personale, e secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nei primi 5 mesi del 2025 sono stati erogati 220 milioni di euro per pagare viaggi e vacanze.
Chi si è rivolto a una società di credito per questa ragione ha chiesto, in media, poco più di 5.500 euro da restituire in 4 anni.

“Un modo corretto di gestire il budget familiare senza trovarsi in difficoltà”

“Pianificare per tempo le vacanze ricorrendo se necessario anche a un finanziamento è un modo corretto di gestire il proprio budget familiare senza doversi trovare in difficoltà per l’arrivo di spese impreviste, e al contempo, senza essere costretti a rinunciare alle meritate vacanze – spiegano gli esperti di Facile.it -.
Negli ultimi anni gli italiani hanno sviluppato un rapporto molto più maturo verso il credito al consumo, ormai visto come una forma di programmazione economica e non come un pericolo. Importante, però, è servirsi sempre di canali ufficiali per non incorrere in truffe e utilizzare questo strumento con consapevolezza”.

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Spid a pagamento? Otto italiani su dieci dicono “no”  

Se bisogna pagare, allora è addio per la maggior parte degli italiani. A partire da luglio 2025, l’accesso allo SPID – il Sistema Pubblico di Identità Digitale – potrebbe non essere più gratuito. Alcuni fornitori del servizio, infatti, hanno annunciato l’introduzione di tariffe per poterlo utilizzare.

Una decisione che rischia di ridurre drasticamente la platea di utenti: secondo un’indagine condotta da SWG, l’80% degli italiani con SPID afferma di voler rinunciare al servizio in caso di costi aggiuntivi, cercando alternative per accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Lo SPID resta lo strumento più usato, ma cresce l’uso della CIE

A oggi, nonostante i vari annunci di possibili servizi a pagamento, lo SPID rimane lo strumento di identificazione digitale più utilizzato in Italia. L’indagine SWG rileva che oltre il 60% degli utenti lo impiega con regolarità. In confronto, l’utilizzo della Carta d’Identità Elettronica (CIE) è ancora limitato, anche se in crescita costante.

A fare la differenza è anche la natura stessa dei due strumenti: lo SPID è gestito da operatori privati accreditati, finanziati con fondi pubblici, mentre la CIE è un documento statale, rilasciato direttamente dai Comuni. Questo fattore potrebbe giocare un ruolo decisivo nel futuro delle identità digitali italiane, soprattutto se lo SPID dovesse diventare a pagamento. 

CIE e CNS: le alternative pronte a subentrare

La CIE, insieme alla Carta Nazionale dei Servizi (CNS), è vista come un’alternativa credibile e sicura. Secondo SWG, molti cittadini la considerano più semplice da ottenere e più intuitiva da utilizzare, nonostante la sua minore diffusione rispetto allo SPID.

In termini di sicurezza, inoltre, la CIE gode di una percezione positiva, e rappresenta una risorsa su cui il Governo potrebbe puntare in futuro.

Identità digitale, una necessità per il futuro

L’identità digitale si sta affermando sempre più come elemento centrale nell’interazione tra cittadini e amministrazioni pubbliche. Dalla richiesta di certificati online alla possibilità, in prospettiva, di votare elettronicamente o sostituire i documenti cartacei, il digitale è ormai parte integrante della vita amministrativa.

Il dibattito sul futuro dello SPID – gratuito o a pagamento – si inserisce dunque in un contesto di evoluzione tecnologica che coinvolge milioni di italiani. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e accessibilità universale.

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Pride 2025: a che punto sono le tutele anti-discriminazione?

Nonostante si percepisca una generale ‘reazione anti-woke’ permane un ampio sostegno per le tutele legali contro la discriminazione delle persone LGBT+. Anche se con variazioni significative tra i diversi Paesi su questioni specifiche.

Ad esempio, il sostegno alle coppie dello stesso sesso al matrimonio e l’adozione di bambini rimane forte, ma non è più così alto. Non solo, si registra anche un indebolimento del sostegno ai brand che promuovono attivamente i diritti LGBT+, oltre che una netta mancanza di consenso su questioni come la presenza di un maggior numero di persone LGBT+ sugli schermi o i diritti dei transgender in materia di passaporti o bagni.
Emerge dalla IV edizione del Rapporto Ipsos LGBT+ Pride. 

Diritti delle persone LGBT+

In tutti i 26 Paesi considerati la maggioranza ritiene che le persone LGBT+ debbano essere protette dalla discriminazione in ambito lavoro o alloggio (Italia 79%). 
Tuttavia, quando si tratta di approvare leggi che vietino la discriminazione, si riscontrano ampie variazioni sul sostegno a tali misure: dal 72% in Thailandia (64% Italia) al 29% in Ungheria e 27% in Turchia.

Nel 2025, poi, il sostegno alle aziende/brand che promuovono attivamente l’uguaglianza per le persone LGBT+ si abbassa in media al 41% rispetto al 44% del 2024. Viceversa, l’opposizione aumenta al 23%.
I livelli di sostegno più alti si registrano in Thailandia (72%) e sono pari o superiori al 50% anche in Italia. Si scende al 22% in Corea del Sud e al 21% in Turchia.

Cala il consenso alle unioni civili

In tutti i Paesi in media il 38% è favorevole a programmi/politiche aziendali che supportino/celebrino esplicitamente i lavoratori LGBT+, mentre il 24% si oppone.
Questo dato rileva l’esistenza di un’alta quota (39%) di neutrali a queste iniziative sul posto di lavoro. In Italia il consenso è molto più alto rispetto alla media (50%),

Quanto al sostegno al matrimonio/riconoscimento tra persone dello stesso sesso diminuisce al 69% in 23 Paesi. In Italia (80%) si rileva un aumento di due punti percentuali rispetto al 2024. 
La percentuale media di coloro che pensano che alle coppie dello stesso sesso non dovrebbe essere permesso di sposarsi aumenta leggermente (15% vs 12% 2021), mentre il sostegno ad adottare bambini scende addirittura al 59% (64% 2021).

GenZ: divario di genere sui diritti

Ancora una volta, le giovani donne sono il gruppo più favorevole a una serie di tutele, diritti e visibilità LGBT+. I giovani ragazzi continuano a discostarsi dalle loro coetanee su diverse questioni, allineandosi maggiormente con gli uomini più adulti.

Ad esempio, mentre il 59% delle ragazze GenZ è favorevole al fatto che le persone LGBT+ possano parlare apertamente del loro orientamento sessuale/identità di genere, il supporto dei GenZ maschi (38%) è in linea con quello degli uomini Millennial (43%) e della GenerazioneX (44%).

Industria in frenata, servizi in ripresa: i dati Istat di marzo 2025

Andamento altalenante nell’economia italiana: mentre l’industria sembra perdere ancora slancio, il comparto dei servizi mostra timidi segnali di ripresa.

Nel mese di marzo 2025, l’industria italiana segna un netto rallentamento: secondo i dati Istat, il fatturato, corretto dagli effetti stagionali, registra una contrazione dell’1,6% in valore e dell’1% in volume rispetto a febbraio.
Il calo colpisce sia il mercato interno (-1,3% in valore e -0,4% in volume), sia le esportazioni, che registrano una diminuzione ancora più marcata (-2,1% in valore e -1,9% in volume).

Beni di consumo su, ma l’energia crolla

L’analisi per settore evidenzia forti differenze. A marzo, solo i beni di consumo registrano un segno positivo su base mensile (+1,0%).
Tutti gli altri comparti sono in calo: i beni strumentali scendono del 2,8%, quelli intermedi dello 0,7%, mentre il settore energetico subisce una pesante contrazione del 12,2%.

Buone notizie sul fronte dei servizi 

Diverso il quadro nel comparto dei servizi, dove il fatturato cresce dello 0,7% sia in termini di valore che di volume.
Tra i settori trainanti, il commercio all’ingrosso segna un incremento dello 0,9% in valore e dello 0,8% in volume, mentre gli “altri servizi” salgono dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume.

Il primo trimestre si chiude comunque in positivo per l’industria

Nonostante la battuta d’arresto di marzo, il primo trimestre dell’anno si chiude con un segno positivo per l’industria: +1,5% in valore e +1,2% in volume rispetto al trimestre precedente.
Nei servizi, invece, l’aumento è più contenuto (+0,3% in valore) e i volumi restano sostanzialmente invariati.

Confronto annuale: in discesa il fatturato industriale 

Su base annua, il confronto con marzo 2024 evidenzia un calo dell’1,1% per il fatturato industriale, sia in termini di valore sia di volume. Le vendite sul mercato interno calano dell’1,1% (-1,3% in volume), mentre quelle estere diminuiscono dell’1,4% (-0,6% in volume). Gli unici segnali positivi arrivano ancora una volta dai beni di consumo (+2,6%), mentre l’energia segna un crollo del 13,4%.

Nel settore dei servizi, invece, si osserva una crescita annua dell’1,3% in valore e dello 0,1% in volume. Il commercio all’ingrosso registra un aumento dello 0,7% in valore, ma una leggera flessione nei volumi (-0,1%). Gli altri servizi, infine, crescono sia in valore (+2,0%) che in volume (+0,2%).

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