La Generazione X riscopre i social: sempre più presente su TikTok e Instagram

I nati tra il 1965 e il 1980 stanno dimostrando di subire il fascino dei social network, sfatando ogni cliché digitale.
Anche se sono cresciuti in un mondo analogico, gli ‘over’ oggi navigano tra piattaforme digitali con naturalezza.

La Generazione X – ovvero chi ha tra i 45 e i 60 anni – sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza online. Lo rivela uno studio della tech company Kolsquare, che analizza le tendenze social tra le diverse fasce d’età: i risultati mostrano che TikTok è la piattaforma dove la Gen X sta crescendo di più nel 2025.

Sempre più connessi: YouTube e Facebook ancora le piattaforme preferite 

Sebbene TikTok e Instagram attirino nuove fette di pubblico maturo, i social più frequentati dalla Gen X restano YouTube, dove questa fascia rappresenta il 23,9% degli utenti, e Facebook, con una quota del 17,9%. Su TikTok, invece, la presenza degli over 45 ha raggiunto il 15,2%, superando Instagram (14,2%).

L’approccio della Gen X ai social è pragmatico: si collegano per restare in contatto con amici e parenti, per informarsi e svagarsi. Non cercano visibilità, ma contenuti utili e affidabili.

L’evoluzione di Facebook

Sebbene una parte degli utenti over 45 stia riducendo il tempo trascorso su Facebook – a causa del calo di attività tra amici – la piattaforma rimane una delle più utilizzate. Un’indagine di ExpressVPN condotta in Europa e negli USA mostra che il 76% degli utenti over 45 accede quotidianamente a Facebook e il 61% è attivo da oltre 10 anni.

Tra le attività preferite: mantenere relazioni personali (69%), cercare svago (43%) e partecipare a gruppi tematici (34%).

Pochi creator “over”, ma molto apprezzati dai giovani

Anche se rappresentano una minoranza tra i content creator, gli over 45 producono contenuti molto apprezzati, soprattutto dai più giovani. Il 66% della Gen Z dichiara di seguire volentieri i profili di creator senior, ritenendoli più autentici e competenti.

“Chi appartiene alla Generazione X porta con sé esperienza, spirito critico e potere d’acquisto”, afferma Federico Spinelli, country manager di Kolsquare Italia. “Un target spesso ignorato, ma con un grande potenziale per la comunicazione digitale”.

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RC Auto: ad aprile 2025 il premio medio scende a 628 euro

Buone notizie per chi possiede una macchina: secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio RC Auto Facile.it – Assicurazione.it, ad aprile 2025 il costo medio per assicurare un’auto in Italia è diminuito del 3,2% rispetto a sei mesi fa, attestandosi a 628,79 euro. Dopo un lungo periodo di rialzi, il mercato mostra segnali di rallentamento nei prezzi. 

“Inizia ad emergere un primo rallentamento dei premi RC auto”, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Assicurazioni di Facile.it. “Complici la minore pressione inflazionistica e la riduzione dei sinistri, le tariffe stanno iniziando a stabilizzarsi, ma è ancora presto per considerarlo un cambiamento strutturale”. Insomma, è ancora presto per “tirare il fiato” su questo fronte: bisogna anche aspettare per avere la conferma che in trend in discesa sia effettivamente stabile.

Premi in calo in molte regioni, ma non ovunque

Analizzando la situazione su base territoriale, la maggior parte delle regioni ha beneficiato di un ribasso dei premi, anche se le variazioni non sono uniformi. La Lombardia è la regione con il calo più marcato: -6,6% in sei mesi. Seguono Friuli-Venezia Giulia (-5,9%) e Veneto (-4,8%). Anche in Emilia-Romagna (-3,6%) e Trentino-Alto Adige (-3,3%) si registrano diminuzioni rilevanti.

Tuttavia, non tutte le aree d’Italia hanno visto una riduzione. In alcune regioni i costi sono aumentati. E’ il caso ad esempio della Calabria, dove i premi sono cresciuti del 3,4%. In Sicilia si registra un +2,3%, mentre in Basilicata l’incremento è stato dell’1,6%.

Campania ancora la più cara, Friuli-Venezia Giulia la più economica

Guardando ai valori assoluti, il divario tra Nord e Sud si mantiene su livelli decisamente importanti. La Campania continua a essere la regione più costosa, con una media di 1.043,20 euro per una polizza RC auto, ben il 66% in più rispetto alla media nazionale. In questo podio dei valori più elevati, seguono il Lazio con 692,81 euro e la Toscana con 688,48 euro. 

Dall’altro lato della classifica, si trovano le regioni più economiche:Friuli-Venezia Giulia con 429,28 euro, Trentino-Alto Adige con 464,71 euro e Lombardia con 491,81 euro.

I segnali positivi ci sono, però… 

Il calo dei premi RC auto rappresenta un’inversione di tendenza che fa ben sperare, ma resta da vedere se si tratta di un fenomeno duraturo o di un semplice rimbalzo. Intanto, il confronto tra territori evidenzia quanto il costo dell’assicurazione auto sia ancora fortemente legato alla geografia.

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Agroalimentare italiano: il settore si conferma motore dell’economia nazionale

L’agroalimentare continua a essere una punta di diamante dell’economia italiana. Addirittura, nel 2024 ne è uno dei pilastri. Lo rileva il nuovo Report Agrimercati di ISMEA, che analizza l’andamento del settore nel quarto trimestre dell’anno.

Lo studio evidenzia segnali particolarmente positivi sul fronte produttivo, commerciale e nei rapporti tra prezzi e costi.

Prezzi in calo, produzione agricola in ripresa

Secondo ISMEA, i costi dei mezzi di produzione agricola sono diminuiti del 3,7% rispetto al 2023, offrendo un po’ di respiro agli agricoltori. Contemporaneamente, i prezzi dei prodotti agricoli hanno registrato una crescita dello 0,9% rispetto alla media dello scorso anno. Questo miglioramento ha favorito la ripresa di molte filiere, sostenendo la redditività del comparto primario.

Le prime stime dell’Istat per il 2024 parlano chiaro: sia la produzione agricola sia il valore aggiunto del settore sono in aumento, con l’Italia che torna a guidare la classifica europea, superando sia Spagna sia Francia.
La crescita ha coinvolto coltivazioni e zootecnia, mentre le attività di servizio in agricoltura hanno segnato una lieve flessione. Un’annata particolarmente favorevole per frutta, ortaggi freschi e vino; meno brillante invece per cereali, olio d’oliva e foraggi.

Industria alimentare in controtendenza

In un panorama manifatturiero complessivamente debole, l’industria alimentare italiana si distingue: il settore chiude il 2024 con un aumento della produzione pari al +1,8%. Una conferma della resilienza del comparto, capace di affrontare le sfide economiche globali meglio di altri settori industriali.

Export: nuovo record storico

Sul fronte internazionale, le esportazioni agroalimentari italiane raggiungono un nuovo massimo storico: +7,5% rispetto al 2023, sfiorando i 70 miliardi di euro.
I prodotti che hanno trainato questa crescita sono stati il vino (con gli spumanti in testa: +13% in volume e +10% in valore), l’olio extravergine di oliva, la pasta, i formaggi stagionati e i prodotti da forno.

La performance dell’agroalimentare supera quella dell’export nazionale complessivo, confermando l’appetibilità dei prodotti italiani sui mercati esteri.

Consumi interni: segnali di ripresa

Dopo due anni segnati da una forte inflazione, nel 2024 si registra una lieve ripresa dei consumi domestici: cresce lo 0,9% la spesa alimentare rispetto al già elevato 2023 (+8,1%).
Un dato che lascia intravedere un graduale ritorno alla normalità nelle abitudini di acquisto delle famiglie italiane.

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Povertà: più a rischio i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti

La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi CGIA sulla base dei dati Istat: tra tutti i nuclei famigliari che hanno come capofamiglia un lavoratore autonomo il rischio povertà o esclusione sociale è al 22,7%. La quota riferita alle famiglie con alla guida un lavoratore dipendente è decisamente inferiore, e pari al 14,8%.

Se negli ultimi decenni si è assistito a una progressiva riduzione del potere d’acquisto dei salari, che ha spinto verso l’area dell’indigenza molti operai o impiegati con bassi livelli di inquadramento contrattuale, ai lavoratori autonomi le cose sono andate molto peggio.

I fatturati hanno subito forti contrazioni, e di conseguenza, la qualità della vita di chi lavora in regime di partita Iva ha subito un deciso aggravamento. Tanto che Rispetto al 2003 il reddito autonomi è sceso del 30%.

Una categoria disagiata, quella dei pensionati

In realtà, il rischio povertà o esclusione sociale è un indicatore complesso, dato dalla somma delle persone che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: vivere in famiglie a rischio povertà, in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, in famiglie a bassa intensità di lavoro. 

Ovviamente, tra le categorie monitorate dall’Istat la più disagiata economicamente e socialmente è quella dei pensionati, dove il rischio povertà è addirittura al 33,1%.
In Italia il numero dei lavoratori indipendenti è stimato in 5.170.000 unità. Di questi, poco meno della metà opera in regime dei minimi.

Si tratta di attività economiche senza dipendenti e senza alcuna organizzazione d’impresa, con un fatturato annuo inferiore a 85mila euro. Insomma, una semplice partita Iva che fa dell’autoimprenditorialità la sua ragione lavorativa.

La debolezza economica di tante partita IVA

È il caso di tanti giovani, di altrettante donne e di molte persone in età avanzata, soprattutto del Mezzogiorno, che sbarcano il lunario con piccoli lavori/consulenze senza disporre di alcun ammortizzatore sociale o sostegno pubblico.
Soggetti che faticano a incassare le proprie spettanze e che nella maggioranza dei casi si trovano in condizioni economiche molto fragili, quindi, a forte rischio di povertà o esclusione sociale. 

Negli ultimi 20 anni il reddito degli autonomi è sceso del 30%, mentre quello dei lavoratori dipendenti è diminuito dell’8%.
Per i pensionati, invece, il dato è rimasto pressoché stabile. La debolezza economica di molte partite Iva e il crollo dei consumi interni hanno fiaccato la tenuta reddituale di tante micro attività. 

Il 23,1% degli italiani è in difficoltà

In termini assoluti tutta la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1% del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni ( 57%) sono residenti nel Mezzogiorno.

La regione che ne conta di più è la Campania (2,4 milioni), mentre se si prende come riferimento la percentuale a rischio povertà sul totale abitanti, la regione con la quota più elevata è la Calabria (48,8%). Seguono la Campania (43,5%), la Sicilia (40,9%) e la Puglia (37,7%).

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Più green, meno sprechi per la casa dei sogni italiana 

Gli italiani sono attenti al miglioramento delle prestazioni energetiche della casa per ridurre gli sprechi e i costi di gestione. Se l’83% punta sugli infissi per un maggiore isolamento termico, per il 79% potrebbero essere utili anche i sistemi di produzione di energia rinnovabile, quali i pannelli solari, mentre riuso e rigenerazione sono soluzioni per il 71%.

Inoltre, l’82% sceglie materiali riciclati e più sostenibili per arredare la propria casa e l’81% utilizza il fai-da-te per dare nuova vita a mobili e accessori, riducendo il consumo di nuove risorse, nonché i costi. Emerge dall’homeservatory di Leroy Merlin.

Il concetto di abitare si evolve

Secondo lo studio, cresce anche la richiesta di trasparenza da parte delle aziende: il 77% degli intervistati si aspetta che i brand non si limitino a proclami sulla sostenibilità, ma integrino realmente questi valori nei propri modelli di business.

Anche il quadro economico presenta alcune sfide, con il 64% che fatica a gestire le bollette e oltre l’80% che avverte il rincaro dei beni alimentari. Il 59% degli italiani infatti è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 30% per le conseguenze del cambiamento climatico e altrettanti per la salute.
Si evolve quindi il concetto di casa, che può essere un’isola dove sentirsi protetti (53%), un rifugio sicuro che rappresenta famiglia e relazioni (49%), sinonimo di comfort e benessere (48%) e un’estensione della propria identità personale (30%).

L’organizzazione prevale sull’estetica

In ogni caso, la casa ideale è caratterizzata dalla funzionalità (26%), ovvero il prevalere dell’organizzazione sull’estetica, per rendere l’abitazione più confortevole. Il benessere, individuale e collettivo, è il fulcro attorno al quale la casa diventa un punto di riferimento essenziale, seppur con connotazioni diverse a seconda delle generazioni.

Per la GenZ, rispetto al totale del campione, la casa deve rispondere maggiormente alle esigenze quotidiane in modo efficiente (+5%), mentre i Millennials è il luogo dove esprimere sé stessi e la propria creatività (+3%). Per la GenerazioneX, invece, la casa è relazione, punto di riferimento per la famiglia e la socialità (+4%). E per i Boomers è simbolo di comfort e benessere, un rifugio dove godersi la serenità conquistata nel tempo (+6%).

Le scelte sostenibili non sono solo etiche

Accanto a queste diverse visioni dell’abitare, si ridefiniscono anche le priorità domestiche. Efficienza energetica, riduzione degli sprechi e soluzioni sostenibili non sono più solo scelte etiche, ma necessità concrete per ottimizzare i consumi e ridurre i costi.

In tema di home improvement, il 37% degli italiani chiede ai brand di rendere la casa più efficiente dal punto di vista energetico e il 30% esprime necessità di organizzare gli spazi al meglio. Un’esigenza dettata da metrature di case più limitate e diversificazione delle attività nell’ambiente domestico.
Il 20%, poi, chiede, in generale, soluzioni per avere una casa più sostenibile.

Viaggiare leggeri: gli italiani e la gestione dei bagagli in aereo

Organizzare una partenza è sempre un bel momento, ma spesso la gestione dei bagagli può trasformarsi in una fonte di stress. Tra restrizioni di peso, dimensioni consentite e regole che variano da compagnia a compagnia, preparare la valigia diventa spesso un’impresa.

Un recente sondaggio condotto da Parkos ha analizzato le abitudini degli italiani in viaggio, rivelando tendenze interessanti sulla gestione dei bagagli e sulla conoscenza delle normative aeree.

Praticità o risparmio?

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio è che il 57% degli italiani evita di prenotare un bagaglio extra, principalmente per motivi economici. Questo comportamento è particolarmente evidente tra i più giovani (64%), che preferiscono viaggiare con il solo bagaglio a mano per ridurre i costi.

Quando invece si opta per un bagaglio registrato, il 39% sceglie la stiva, con una preferenza maggiore tra gli uomini (42%) e i viaggiatori over 55 (42%). Al contrario, le nuove generazioni prediligono il bagaglio a mano (36%), privilegiando la praticità rispetto al comfort.

Regole da rispettare: sono chiare?

Gli italiani sembrano essere piuttosto attenti alle normative sui bagagli: l’86% degli intervistati dichiara di essere ben o abbastanza informato. Le donne risultano più preparate (89%), così come i viaggiatori più maturi, che con l’esperienza acquisita nel tempo prestano maggiore attenzione alle regole.

Il 45% degli italiani verifica sempre le linee guida sui bagagli prima di prenotare un volo, mentre il 47% trova le regole poco chiare. La confusione è più diffusa tra gli uomini (62%) e tra i viaggiatori più anziani, mentre i più giovani sembrano orientarsi con maggiore facilità.

La scelta della compagnia aerea

Le regole sui bagagli possono influenzare la scelta della compagnia aerea? Per il 30% degli intervistati la risposta è sì, con una percentuale più alta tra le donne (42%) e i giovani tra i 18 e i 34 anni (43%). Gli over 65, invece, attribuiscono meno importanza a questo fattore.

Gli italiani a confronto con i viaggiatori europei

Rispetto ad altri Paesi europei, gli italiani sono tra i più attenti alle normative sui bagagli (86%), superando olandesi (82%) e tedeschi (69%). Tuttavia, il 60% trova ancora le regole poco chiare, sebbene meno degli spagnoli (77%). Inoltre, il costo è il principale motivo per evitare bagagli extra, come accade in Francia (55%) e Germania (49%).

L’atteggiamento degli italiani verso i bagagli riflette quindi un buon compromesso tra risparmio e comodità. I giovani preferiscono soluzioni più economiche, mentre i viaggiatori più maturi scelgono la praticità della stiva. Le donne hanno un approccio più organizzato e informato rispetto agli uomini. La gestione dei bagagli resta un elemento chiave nell’esperienza di viaggio, con un impatto significativo sulle decisioni dei passeggeri.

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Sostenibilità forestale: superato il milione di ettari certificati

A fine 2024 sono 1.061.059,26 gli ettari di superficie certificata a gestione sostenibile, e 236 le nuove aziende che hanno ottenuto la certificazione di Catena di Custodia PEFC (+16,8%), la certificazione che garantisce la tracciabilità del materiale, dal bosco al consumatore finale.

Lo attesta il Rapporto Annuale sulla certificazione di gestione forestale sostenibile di PEFC Italia, l’ente promotore della certificazione della buona gestione del patrimonio forestale.
Un traguardo significativo per l’ecosistema della certificazione forestale: il 2024 ha registrato il maggior numero da sempre di nuove aziende certificate in un solo anno, confermando la validità del sistema di certificazione PEFC, in particolare, per le Piccole e medie imprese.

Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Piemonte sul podio

Secondo il Rapporto, le 236 nuove certificazioni del 2024, sommate a quelle degli anni precedenti, raggiungono un totale di 1.585, registrando un +16,8% rispetto al 2023.
Attualmente sono 14 le regioni italiane con almeno una foresta certificata, con il Trentino Alto Adige che si posiziona in cima alla classifica per la vastità di superficie certificata, con 598.463,29 ettari, seguito da Friuli-Venezia Giulia (98.570,46) e Piemonte (86.847,97).

Il Veneto e la Lombardia continuano a contribuire in modo significativo alla crescita della superficie certificata con, rispettivamente, 79.981,19 e 79.084,31 ettari.
Crescita tangibile anche per la Toscana, che raggiunge 51.926,77 ettari, e per Emilia Romagna e Marche (rispettivamente 27.855,07 e 14.610,05).
Invariata la situazione di Lazio (10.498,30), Basilicata (4.082,18) e Abruzzo (237,77 ettari), mentre registrano una lieve crescita Liguria (5.931,84), Umbria (2.486,13) e Calabria (483,92). 

“Una spinta alimentata anche dalle politiche pubbliche e dai criteri ESG”

Per quanto riguarda il numero di aziende certificate si conferma capolista il Veneto, seguito da Lombardia e Trentino Alto Adige.

“Il risultato di quest’anno – spiega Marco Bussone, Presidente di PEFC Italia – dimostra come la certificazione PEFC stia diventando un elemento chiave per le aziende italiane orientate a perseguire pratiche sostenibili e obiettivi di responsabilità sociale d’impresa. Questo è un percorso fondamentale per trasformare processi produttivi e organizzativi. La spinta verso la sostenibilità è alimentata anche dalle politiche pubbliche e dai criteri ESG, sempre più rilevanti per le aziende che desiderano accedere a fondi agevolati”.

Servizi ecosistemici: coinvolti 27.856 ettari

Per quanto riguarda i servizi ecosistemici da foreste certificate, sono 15 le nuove attestazioni rilasciate, di cui 14 riguardanti il servizio ecosistemico del carbonio e 1 per la biodiversità.
Attualmente, PEFC Italia conta 35 certificati di servizi ecosistemici, con un coinvolgimento di 27.856 ettari, a dimostrazione della sempre più crescente attenzione verso la tutela della biodiversità, la promozione del turismo e del benessere forestale e dei benefici ecosistemici.

Numerosi sono stati anche i progetti di finanziamento da parte di aziende produttive italiane a favore della promozione e tutela dei benefici ecosistemici forestali.

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Second hand: quali sono gli oggetti più cercati nel 2024? 

Dagli intramontabili classici fino ai dispositivi elettronici più desiderati, la second hand è diventata un modo per vivere lo shopping con consapevolezza e stile.
Se un tempo era solo un’alternativa più economica, oggi è sinonimo di scelta intelligente, capace di unire convenienza, sostenibilità e unicità.
Insomma, la second hand ormai è un vero e proprio fenomeno di costume, una modalità di acquisto consolidata per milioni di italiani.

Ma quali sono gli oggetti più cercati dagli italiani nel 2024? Lo ha scoperto Subito.it: il tipico ‘second hand lover’ italiano mette al primo posto della sua lista dei desideri l’intramontabile Vespa, e se non rinuncia alla tecnologia dell’iPhone (2°), rivendica le sue origini italiane con la leggendaria city car Fiat Panda (3°).
Ma a emergere è anche l’anima da ‘interior designer’ degli italiani. Tra le ricerche spiccano infatti cucina (4°), appartamento (9°), e divano (10°).

Motori, il piccolo grande amore degli italiani

Sono però le quattro e le due ruote il vero piccolo grande amore. Nel 2024, il mondo dei motori, in particolare Auto e Moto, ha visto una crescita del traffico sulla piattaforma superiore al +5%.

Tra le parole più cercate, oltre a Vespa (1°), le intramontabili city car Fiat Panda (3°), VW Golf (8°) e Fiat 500 (12°).
Del resto, il mondo dei motori è un universo dove è possibile trovare veicoli per tutte le necessità, come testimoniano le ricerche di Camper (5°) e Trattore (6°).

Lego e Pokémon, passioni senza età

Dai memorabilia agli orologi e dai vinili fino agli intramontabili giochi da collezione, tra le 38 categorie presenti su Subito un posto d’onore è occupato dal Collezionismo.

Nell’ultimo anno questa categoria ha mostrato la crescita più significativa (+19%), posizionandosi al 12° posto tra le sezioni più visitate.
E se il primo brand non automobilistico più cercato sulla piattaforma è il Lego (+10%), i Pokémon non smettono di far sognare intere generazioni, con un aumento del +50% nelle ricerche.

Se il re-looking casalingo incontra la voglia di sostenibilità…

La categoria Arredamento e Casalinghi si posiziona al 3° posto tra le più visitate. Le ricerche di mobili e complementi d’arredo second hand, come tavolo, libreria e camere, confermano la tendenza a puntare su pezzi di design a prezzi accessibili, oppure, oggetti a cui dare una seconda vita.

Il fenomeno del re-looking casalingo si intreccia con la voglia di sostenibilità, e gli italiani dimostrano che arredare casa con pezzi pre-loved non è solo un’opzione economica, ma anche una scelta di stile e carattere.
Parallelamente, crescono le ricerche di elettrodomestici (+11%), come frigoriferi (62°) e lavatrici (65°).
Non manca la passione per Fai da te e giardinaggio (+5,6%), all’8° posto nella classifica delle categorie più frequentate.

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Furti in appartamento: Lazio e Roma sul podio per numero

Per il 48,0% dei cittadini italiani il furto in casa è al primo posto tra i reati che temono maggiormente di subire. E se è il Lazio a posizionarsi in cima alle regioni italiane più ‘visitate’ dai ladri d’appartamento, Roma è la provincia che si aggiudica il primo gradino del podio, confermandosi come la Capitale dei furti in casa. In pratica, ogni dieci furti commessi in Italia uno avviene nell’abitazione di un cittadino romano, e in questo scenario, il Lazio emerge come una delle regioni più vulnerabili a livello di sicurezza. 

È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il supporto del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno.

Roma è la provincia più colpita d’Italia: 13.463 casi nel 2023

Con 17.061 furti registrati nel 2023, pari all’11,6% del totale nazionale, e 29,8 furti ogni 10.000 abitanti, la regione del Lazio si posiziona significativamente al di sopra della media nazionale.
L’incremento complessivo dei furti in case laziali, il 16,1% in più rispetto al 2022, è ben superiore alla media nazionale (+10,4%).

La situazione risulta poi particolarmente critica nell’area metropolitana di Roma, che con 13.463 furti (31,8 ogni 10.000 abitanti) rappresenta da sola il 9,1% dei casi a livello nazionale, e si conferma la provincia più colpita d’Italia.

Più esposte le aree metropolitane rispetto alle zone periferiche

I dati dell’Osservatorio sulla Sicurezza relativi a Roma esprimono quanto rilevato anche a livello nazionale. Le aree metropolitane sono i territori più esposti al fenomeno, con una concentrazione di casi significativamente superiore rispetto alle zone periferiche.
Quanto all’Indice di Sicurezza Domestica, elaborato da Censis e Verisure, si evidenzia l’ulteriore peggioramento di una situazione già critica.

Con un punteggio di 71,0, nettamente inferiore alla media italiana, pari a 100, il Lazio occupa l’ultimo posto della classifica nazionale, registrando un deterioramento rispetto al già preoccupante 73,8 del 2022.
È un dato particolarmente allarmante, che sottolinea come all’elevato numero di furti si aggiunga una significativa vulnerabilità delle abitazioni.

Per gli italiani la sicurezza domestica è essenziale

La terza edizione dell’Osservatorio Censis-Verisure mostra però una consapevolezza sempre più sviluppata degli italiani riguardo l’importanza della prevenzione.
Secondo i dati, l’89,2% degli italiani considera la sicurezza domestica un elemento essenziale per il proprio benessere, e il 50,1% prevede di investire di più in sistemi di protezione nei prossimi anni.

Il 64,7% degli italiani ritiene, infatti, necessario disporre di un sistema d’allarme integrato, in grado di anticipare e neutralizzare i pericoli.
Oltre alla protezione contro le intrusioni, si diffonde poi anche l’esigenza di dispositivi per la sicurezza della persona. Il 25,5% degli italiani teme infatti gli incidenti domestici, e il 37,7% ha paura di sentirsi male in casa senza possibilità di ricevere soccorso.

Imprenditori under 40: solo il 32% ha ereditato l’azienda

Una fotografia che evidenzia gli effetti negativi dell’inverno demografico, ma conferma il desiderio diffuso di fare impresa da parte dei giovani: è quella scattata dall’indagine promossa da CNA Giovani Imprenditori.

In Italia, solo un giovane imprenditore su tre ha ereditato l’azienda ‘di famiglia’, ma quasi il 60% è comunque figlio di imprenditori. Inoltre, il 41,2% afferma di essere imprenditore di prima generazione e il 61,3% ha avviato l’impresa in prima persona, confermando che la grande maggioranza degli intervistati ha fatto dell’imprenditoria una scelta di vita con l’obiettivo di sviluppare un progetto originale.

Il 32%, invece, gestisce imprese ereditate/donate da familiari, proponendosi di rinnovare l’impegno delle generazioni precedenti.

Più attenti alla formazione

Nonostante la giovane età, gli imprenditori under40 del campione CNA sono stati in grado di strutturare la loro attività. Il 15,5% ha infatti un dipendente e il 46,5% del totale indica di averne un numero compreso tra 2 e 10.

Questi dati sembrano smentire il luogo comune secondo cui in Italia le imprese giovani sarebbero costituite per lo più da giovani professionisti free lance.
Circa il 35% degli under 40 ha conseguito una laurea (magistrale o triennale), una quota superiore rispetto alle classi di età più anziane, il che chiarisce quanto negli anni più recenti, caratterizzati da incertezza persistente e rapido mutamento delle tecnologie, il ‘fare impresa’ sia una attività che non concede alcuno spazio all’improvvisazione. Al contrario, richiede un bagaglio culturale adeguato.

Oltre l’86% non ha utilizzato incentivi pubblici

Tuttavia il 45% degli under40 ritiene che il percorso scolastico conti poco o nulla nell’attività imprenditoriale. Per i giovani imprenditori risulta comunque fondamentale anche l’esperienza acquisita sul campo. Il 57% dichiara infatti di avere acquisito le competenze necessarie per l’attività di impresa mediante l’attività lavorativa svolta precedentemente presso altre imprese.

Il 73% poi ha avviato l’attività grazie a un patrimonio iniziale rappresentato da mezzi propri (46,9%) o da risorse di famiglia (26,9%). Solo il 17,3% ha avviato il progetto imprenditoriale potendo contare in via prevalente sul credito bancario, ma oltre l’86% non ha utilizzato incentivi pubblici per avviare l’attività.

Obiettivo? Realizzare le proprie aspirazioni

La maggior parte di chi non può contare su risorse proprie o di famiglia ha dovuto abbandonare l’idea di mettersi in proprio.

Inoltre, solo il 5,6% ammette di avere scelto la via dell’imprenditoria per mancanza di opportunità alternative. Al contrario, riporta Italpress, per il 42% la scelta imprenditoriale deriva dalla volontà di realizzare le proprie aspirazioni (31,7%) o di migliorare la propria condizione economica (10,2%).
Dall’indagine emerge poi che a partire dal 2004, anno in cui è cessato il regime di neutralità fiscale per le cessioni di impresa, il numero di imprese già esistenti acquistate sul mercato si è dimezzato. Ad oggi solo il 6,6% degli under40 ha acquistato l’impresa sul mercato.

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