Istat, la fotografia del PIL e dell’occupazione nel 2024: il Sud fa meglio del Nord 

A differenza di quanto siamo abituati a leggere, per una volta il Mezzogiorno fa meglio del Nord, in particolare sul fronte dell’occupazione. Lo rivelano le anticipazioni Istat sul 2024, che comunque parlano di una ripresa dell’economia moderata, ma diffusa in tutto il Paese.

Secondo le stime preliminari pubblicate dall’Istat, il 2024 si è chiuso con una crescita del PIL pari allo 0,7% a livello nazionale. Quasi tutte le aree geografiche hanno registrato un andamento simile, tranne il Nord-est, dove l’aumento si è fermato allo 0,2%.
A livello occupazionale, i dati mostrano un’espansione dell’1,6% del numero degli occupati. La dinamica più favorevole si è verificata nel Sud Italia, che ha segnato un +2,2%, mentre il Centro ha fatto registrare un +1,8%. Più contenuta la crescita nel Nord-ovest (+1,6%) e nel Nord-est (+0,9%).

Sud, la ripresa è spinta da costruzioni e servizi

Nel Mezzogiorno, il comparto delle costruzioni ha avuto la performance migliore, con un incremento del valore aggiunto del 4,1%. Risultati positivi anche nei servizi finanziari, immobiliari e professionali (+2%) e nel settore trasporti e comunicazioni (+0,6%). Più modesto il progresso dell’agricoltura (+0,4%), mentre industria e altri servizi hanno subito contrazioni.

Nord-ovest: flessione nel settore industriale

Nel Nord-ovest, la crescita è stata trainata principalmente dai servizi professionali (+3,2%) e dal comparto commerciale e dei trasporti (+1%). In controtendenza invece l’industria, che ha registrato una flessione dello 0,6%, metre il settore dei servizi generici è sceso del 2,2%. Negative anche le performance delle costruzioni (-1,4%) e dell’agricoltura (-0,7%).

Centro Italia: l’agricoltura è il comparto che cresce di oltre il 5%

Nel Centro, quasi tutti i comparti hanno chiuso l’anno in positivo. L’agricoltura ha segnato un incremento del 5,2%, il più elevato a livello nazionale, seguita dall’industria con un +1,2%. Le costruzioni si sono attestate su un +1,4%, mentre la crescita nei servizi è stata più contenuta (+0,1%).

Nord-est in frenata 

Il Nord-est si conferma l’area con la crescita più debole. Solo l’agricoltura ha mostrato un andamento più vivace (+4,5%), insieme alle costruzioni e ai servizi finanziari (+1,4% ciascuno). In calo il commercio e trasporti, con un -1,9%.

Domanda di lavoro in aumento grazie all’edilizia

Nel 2024, il settore delle costruzioni ha trainato l’occupazione italiana. Il Mezzogiorno ha segnato la crescita più marcata (+6,9%), seguito dal Centro (+4,2%). Il settore commerciale e dei trasporti ha visto incrementi significativi nel Nord-ovest (+3%) e nel Sud (+2,9%).

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Sempre connessi: come navigare in sicurezza e senza problemi in viaggio

Cosa scegliere tra reti mobili e fisse, router portatili e Wi-Fi pubblico per navigare lontani da casa? Partire per le vacanze significa avere le idee chiare anche su come connettersi a  Internet. Se la connessione alla rete è diventata ormai indispensabile, prestazioni di qualità e sicurezza sono i due requisiti fondamentali.. La differenza la fa la scelta consapevole della tecnologia giusta. soprattutto in vacanza,

Ad esempio, i Router FWA 4G/5G fissi sono ideali per case vacanze o camper stazionati, mentre i Router portatili, (le “saponette”) sono perfetti per viaggi itineranti. Funzionano a batteria e collegano fino a 30 dispositivi.
Pur non lavorando con un sistema operativo come altre tipologie di dispositivi, offrono comunque maggiore copertura Wi-Fi rispetto all’hotspot del telefono.
È il primo consiglio del vademecum di Keenetic per scegliere il dispositivo giusto per ogni esigenza e tipo di vacanza.

4G+ o 5G?

Nonostante la diffusione del 5G, il 4G+ oggi è la rete più stabile, capillare e affidabile, specialmente in zone rurali, marine o montane, dove il 5G è spesso debole o assente. Anche il rapporto prestazioni/prezzo è generalmente più favorevole. In molte situazioni, un router 4G+ performante può offrire risultati superiori rispetto a un 5G instabile.

Un sistema operativo proprietario garantisce più controllo e sicurezza. Scegliere dispositivi dotati di sistemi operativi proprietari significa portarsi dietro una rete “intelligente”, stabile e personalizzabile anche in vacanza. Questo tipo di soluzioni offre connessioni stabili, failover automatico tra reti mobili e fisse senza interruzioni, supporto nativo a vari protocolli VPN per accessi remoti sicuri e controllo parentale avanzato senza dover configurare ogni singolo dispositivo.

Hotspot tramite smartphone

Semplice da attivare, ma con diversi vincoli importanti da considerare, con l’hotspot da smartphone si possono collegare massimo 5 dispositivi contemporaneamente su iPhone e fino a 8-10 su Android. Numeri molto inferiori rispetto a qualunque router. Inoltre, alcuni operatori limitano la velocità o il traffico dati in questa modalità. E il consumo energetico è elevato: un’ora di hotspot può ridurre del 30% la batteria del telefono.

In ogni caso, che si tratti di una connessione Wi-Fi in hotel o di una rete mobile condivisa, utilizzare una VPN (Virtual Private Network) protegge la privacy criptando i dati in transito. È la prima barriera contro intercettazioni e accessi non autorizzati, da installare prima di partire su smartphone, tablet e PC.

Wi-Fi pubblico: meglio evitare acquisti e home banking

Le reti pubbliche sono spesso insicure. Chiedere sempre conferma del nome della rete alla struttura, evitare login automatici e non usare il Wi-Fi aperto per attività sensibili, come home banking o acquisti online.

Inoltre, riporta Askanews, effettuare un backup completo dei dati prima di partire può mettere al riparo da sgradite sorprese.
In questo senso i router di ultima generazione danno la possibilità di avere un “cloud personale” da poter sfruttare con una chiavetta USB o un disco esterno da collegare al dispositivo, in modo da sfruttare uno spazio assolutamente sicuro.

Vacanze 2025: 8,4 milioni di italiani non partiranno

Quest’anno per molti italiani niente ferie. Lo confermano i risultati dell’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different: sono almeno 8,4 milioni i connazionali che quest’estate rinunceranno alle vacanze, e tra loro, il 69% resterà a casa per ragioni di natura economica.

È un dato che si spiega facilmente, considerando che una famiglia composta da 3 persone, al netto del cibo e di tutte le altre spese legate alla trasferta dovrà mettere a budget almeno 2.700 euro. Chi infatti quest’anno partirà per le vacanze estive spenderà in media 918 euro a testa, ma solo per i costi legati all’alloggio e quelli per il trasporto. 

Il 20% rinuncia per i prezzi insostenibili dei viaggi

Guardando alle fasce anagrafiche a rinunciare alle ferie saranno in particolare coloro di età compresa tra 65 e 74 anni, fascia nella quale la percentuale di chi resterà a casa, a fronte di una media nazionale pari al 19%, arriva al 23%. A livello territoriale invece quest’anno rinunceranno in misura maggiore i residenti nel Nord Ovest (23%).

In ogni caso, quest’anno circa 6 milioni di italiani non partiranno per motivi economici. Tra questi il 48% ha ammesso di non essere riuscito a risparmiare a sufficienza a causa dell’aumento generale del costo della vita, mentre il 20% rinuncerà poiché i prezzi di viaggi e vacanze sono diventati ormai insostenibili.
Per circa 1,5 milioni di italiani, invece, è sopraggiunto un imprevisto economico, spesso legato al lavoro.

Chi non vuole rinunciare chiede un prestito

Ma si rinuncia alle vacanze estive anche per altre ragioni. Il 16% di chi non partirà, ad esempio, ha dichiarato che farà le ferie in un altro periodo dell’anno, mentre il 10% resterà a casa per accudire un animale domestico, e circa 380 mila italiani per stare vicino a un familiare anziano.

Tanti, però, per non rinunciare, hanno fatto ricorso a un prestito personale, e secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nei primi 5 mesi del 2025 sono stati erogati 220 milioni di euro per pagare viaggi e vacanze.
Chi si è rivolto a una società di credito per questa ragione ha chiesto, in media, poco più di 5.500 euro da restituire in 4 anni.

“Un modo corretto di gestire il budget familiare senza trovarsi in difficoltà”

“Pianificare per tempo le vacanze ricorrendo se necessario anche a un finanziamento è un modo corretto di gestire il proprio budget familiare senza doversi trovare in difficoltà per l’arrivo di spese impreviste, e al contempo, senza essere costretti a rinunciare alle meritate vacanze – spiegano gli esperti di Facile.it -.
Negli ultimi anni gli italiani hanno sviluppato un rapporto molto più maturo verso il credito al consumo, ormai visto come una forma di programmazione economica e non come un pericolo. Importante, però, è servirsi sempre di canali ufficiali per non incorrere in truffe e utilizzare questo strumento con consapevolezza”.

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Spid a pagamento? Otto italiani su dieci dicono “no”  

Se bisogna pagare, allora è addio per la maggior parte degli italiani. A partire da luglio 2025, l’accesso allo SPID – il Sistema Pubblico di Identità Digitale – potrebbe non essere più gratuito. Alcuni fornitori del servizio, infatti, hanno annunciato l’introduzione di tariffe per poterlo utilizzare.

Una decisione che rischia di ridurre drasticamente la platea di utenti: secondo un’indagine condotta da SWG, l’80% degli italiani con SPID afferma di voler rinunciare al servizio in caso di costi aggiuntivi, cercando alternative per accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Lo SPID resta lo strumento più usato, ma cresce l’uso della CIE

A oggi, nonostante i vari annunci di possibili servizi a pagamento, lo SPID rimane lo strumento di identificazione digitale più utilizzato in Italia. L’indagine SWG rileva che oltre il 60% degli utenti lo impiega con regolarità. In confronto, l’utilizzo della Carta d’Identità Elettronica (CIE) è ancora limitato, anche se in crescita costante.

A fare la differenza è anche la natura stessa dei due strumenti: lo SPID è gestito da operatori privati accreditati, finanziati con fondi pubblici, mentre la CIE è un documento statale, rilasciato direttamente dai Comuni. Questo fattore potrebbe giocare un ruolo decisivo nel futuro delle identità digitali italiane, soprattutto se lo SPID dovesse diventare a pagamento. 

CIE e CNS: le alternative pronte a subentrare

La CIE, insieme alla Carta Nazionale dei Servizi (CNS), è vista come un’alternativa credibile e sicura. Secondo SWG, molti cittadini la considerano più semplice da ottenere e più intuitiva da utilizzare, nonostante la sua minore diffusione rispetto allo SPID.

In termini di sicurezza, inoltre, la CIE gode di una percezione positiva, e rappresenta una risorsa su cui il Governo potrebbe puntare in futuro.

Identità digitale, una necessità per il futuro

L’identità digitale si sta affermando sempre più come elemento centrale nell’interazione tra cittadini e amministrazioni pubbliche. Dalla richiesta di certificati online alla possibilità, in prospettiva, di votare elettronicamente o sostituire i documenti cartacei, il digitale è ormai parte integrante della vita amministrativa.

Il dibattito sul futuro dello SPID – gratuito o a pagamento – si inserisce dunque in un contesto di evoluzione tecnologica che coinvolge milioni di italiani. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e accessibilità universale.

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Pride 2025: a che punto sono le tutele anti-discriminazione?

Nonostante si percepisca una generale ‘reazione anti-woke’ permane un ampio sostegno per le tutele legali contro la discriminazione delle persone LGBT+. Anche se con variazioni significative tra i diversi Paesi su questioni specifiche.

Ad esempio, il sostegno alle coppie dello stesso sesso al matrimonio e l’adozione di bambini rimane forte, ma non è più così alto. Non solo, si registra anche un indebolimento del sostegno ai brand che promuovono attivamente i diritti LGBT+, oltre che una netta mancanza di consenso su questioni come la presenza di un maggior numero di persone LGBT+ sugli schermi o i diritti dei transgender in materia di passaporti o bagni.
Emerge dalla IV edizione del Rapporto Ipsos LGBT+ Pride. 

Diritti delle persone LGBT+

In tutti i 26 Paesi considerati la maggioranza ritiene che le persone LGBT+ debbano essere protette dalla discriminazione in ambito lavoro o alloggio (Italia 79%). 
Tuttavia, quando si tratta di approvare leggi che vietino la discriminazione, si riscontrano ampie variazioni sul sostegno a tali misure: dal 72% in Thailandia (64% Italia) al 29% in Ungheria e 27% in Turchia.

Nel 2025, poi, il sostegno alle aziende/brand che promuovono attivamente l’uguaglianza per le persone LGBT+ si abbassa in media al 41% rispetto al 44% del 2024. Viceversa, l’opposizione aumenta al 23%.
I livelli di sostegno più alti si registrano in Thailandia (72%) e sono pari o superiori al 50% anche in Italia. Si scende al 22% in Corea del Sud e al 21% in Turchia.

Cala il consenso alle unioni civili

In tutti i Paesi in media il 38% è favorevole a programmi/politiche aziendali che supportino/celebrino esplicitamente i lavoratori LGBT+, mentre il 24% si oppone.
Questo dato rileva l’esistenza di un’alta quota (39%) di neutrali a queste iniziative sul posto di lavoro. In Italia il consenso è molto più alto rispetto alla media (50%),

Quanto al sostegno al matrimonio/riconoscimento tra persone dello stesso sesso diminuisce al 69% in 23 Paesi. In Italia (80%) si rileva un aumento di due punti percentuali rispetto al 2024. 
La percentuale media di coloro che pensano che alle coppie dello stesso sesso non dovrebbe essere permesso di sposarsi aumenta leggermente (15% vs 12% 2021), mentre il sostegno ad adottare bambini scende addirittura al 59% (64% 2021).

GenZ: divario di genere sui diritti

Ancora una volta, le giovani donne sono il gruppo più favorevole a una serie di tutele, diritti e visibilità LGBT+. I giovani ragazzi continuano a discostarsi dalle loro coetanee su diverse questioni, allineandosi maggiormente con gli uomini più adulti.

Ad esempio, mentre il 59% delle ragazze GenZ è favorevole al fatto che le persone LGBT+ possano parlare apertamente del loro orientamento sessuale/identità di genere, il supporto dei GenZ maschi (38%) è in linea con quello degli uomini Millennial (43%) e della GenerazioneX (44%).

Industria in frenata, servizi in ripresa: i dati Istat di marzo 2025

Andamento altalenante nell’economia italiana: mentre l’industria sembra perdere ancora slancio, il comparto dei servizi mostra timidi segnali di ripresa.

Nel mese di marzo 2025, l’industria italiana segna un netto rallentamento: secondo i dati Istat, il fatturato, corretto dagli effetti stagionali, registra una contrazione dell’1,6% in valore e dell’1% in volume rispetto a febbraio.
Il calo colpisce sia il mercato interno (-1,3% in valore e -0,4% in volume), sia le esportazioni, che registrano una diminuzione ancora più marcata (-2,1% in valore e -1,9% in volume).

Beni di consumo su, ma l’energia crolla

L’analisi per settore evidenzia forti differenze. A marzo, solo i beni di consumo registrano un segno positivo su base mensile (+1,0%).
Tutti gli altri comparti sono in calo: i beni strumentali scendono del 2,8%, quelli intermedi dello 0,7%, mentre il settore energetico subisce una pesante contrazione del 12,2%.

Buone notizie sul fronte dei servizi 

Diverso il quadro nel comparto dei servizi, dove il fatturato cresce dello 0,7% sia in termini di valore che di volume.
Tra i settori trainanti, il commercio all’ingrosso segna un incremento dello 0,9% in valore e dello 0,8% in volume, mentre gli “altri servizi” salgono dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume.

Il primo trimestre si chiude comunque in positivo per l’industria

Nonostante la battuta d’arresto di marzo, il primo trimestre dell’anno si chiude con un segno positivo per l’industria: +1,5% in valore e +1,2% in volume rispetto al trimestre precedente.
Nei servizi, invece, l’aumento è più contenuto (+0,3% in valore) e i volumi restano sostanzialmente invariati.

Confronto annuale: in discesa il fatturato industriale 

Su base annua, il confronto con marzo 2024 evidenzia un calo dell’1,1% per il fatturato industriale, sia in termini di valore sia di volume. Le vendite sul mercato interno calano dell’1,1% (-1,3% in volume), mentre quelle estere diminuiscono dell’1,4% (-0,6% in volume). Gli unici segnali positivi arrivano ancora una volta dai beni di consumo (+2,6%), mentre l’energia segna un crollo del 13,4%.

Nel settore dei servizi, invece, si osserva una crescita annua dell’1,3% in valore e dello 0,1% in volume. Il commercio all’ingrosso registra un aumento dello 0,7% in valore, ma una leggera flessione nei volumi (-0,1%). Gli altri servizi, infine, crescono sia in valore (+2,0%) che in volume (+0,2%).

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La Generazione X riscopre i social: sempre più presente su TikTok e Instagram

I nati tra il 1965 e il 1980 stanno dimostrando di subire il fascino dei social network, sfatando ogni cliché digitale.
Anche se sono cresciuti in un mondo analogico, gli ‘over’ oggi navigano tra piattaforme digitali con naturalezza.

La Generazione X – ovvero chi ha tra i 45 e i 60 anni – sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza online. Lo rivela uno studio della tech company Kolsquare, che analizza le tendenze social tra le diverse fasce d’età: i risultati mostrano che TikTok è la piattaforma dove la Gen X sta crescendo di più nel 2025.

Sempre più connessi: YouTube e Facebook ancora le piattaforme preferite 

Sebbene TikTok e Instagram attirino nuove fette di pubblico maturo, i social più frequentati dalla Gen X restano YouTube, dove questa fascia rappresenta il 23,9% degli utenti, e Facebook, con una quota del 17,9%. Su TikTok, invece, la presenza degli over 45 ha raggiunto il 15,2%, superando Instagram (14,2%).

L’approccio della Gen X ai social è pragmatico: si collegano per restare in contatto con amici e parenti, per informarsi e svagarsi. Non cercano visibilità, ma contenuti utili e affidabili.

L’evoluzione di Facebook

Sebbene una parte degli utenti over 45 stia riducendo il tempo trascorso su Facebook – a causa del calo di attività tra amici – la piattaforma rimane una delle più utilizzate. Un’indagine di ExpressVPN condotta in Europa e negli USA mostra che il 76% degli utenti over 45 accede quotidianamente a Facebook e il 61% è attivo da oltre 10 anni.

Tra le attività preferite: mantenere relazioni personali (69%), cercare svago (43%) e partecipare a gruppi tematici (34%).

Pochi creator “over”, ma molto apprezzati dai giovani

Anche se rappresentano una minoranza tra i content creator, gli over 45 producono contenuti molto apprezzati, soprattutto dai più giovani. Il 66% della Gen Z dichiara di seguire volentieri i profili di creator senior, ritenendoli più autentici e competenti.

“Chi appartiene alla Generazione X porta con sé esperienza, spirito critico e potere d’acquisto”, afferma Federico Spinelli, country manager di Kolsquare Italia. “Un target spesso ignorato, ma con un grande potenziale per la comunicazione digitale”.

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RC Auto: ad aprile 2025 il premio medio scende a 628 euro

Buone notizie per chi possiede una macchina: secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio RC Auto Facile.it – Assicurazione.it, ad aprile 2025 il costo medio per assicurare un’auto in Italia è diminuito del 3,2% rispetto a sei mesi fa, attestandosi a 628,79 euro. Dopo un lungo periodo di rialzi, il mercato mostra segnali di rallentamento nei prezzi. 

“Inizia ad emergere un primo rallentamento dei premi RC auto”, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Assicurazioni di Facile.it. “Complici la minore pressione inflazionistica e la riduzione dei sinistri, le tariffe stanno iniziando a stabilizzarsi, ma è ancora presto per considerarlo un cambiamento strutturale”. Insomma, è ancora presto per “tirare il fiato” su questo fronte: bisogna anche aspettare per avere la conferma che in trend in discesa sia effettivamente stabile.

Premi in calo in molte regioni, ma non ovunque

Analizzando la situazione su base territoriale, la maggior parte delle regioni ha beneficiato di un ribasso dei premi, anche se le variazioni non sono uniformi. La Lombardia è la regione con il calo più marcato: -6,6% in sei mesi. Seguono Friuli-Venezia Giulia (-5,9%) e Veneto (-4,8%). Anche in Emilia-Romagna (-3,6%) e Trentino-Alto Adige (-3,3%) si registrano diminuzioni rilevanti.

Tuttavia, non tutte le aree d’Italia hanno visto una riduzione. In alcune regioni i costi sono aumentati. E’ il caso ad esempio della Calabria, dove i premi sono cresciuti del 3,4%. In Sicilia si registra un +2,3%, mentre in Basilicata l’incremento è stato dell’1,6%.

Campania ancora la più cara, Friuli-Venezia Giulia la più economica

Guardando ai valori assoluti, il divario tra Nord e Sud si mantiene su livelli decisamente importanti. La Campania continua a essere la regione più costosa, con una media di 1.043,20 euro per una polizza RC auto, ben il 66% in più rispetto alla media nazionale. In questo podio dei valori più elevati, seguono il Lazio con 692,81 euro e la Toscana con 688,48 euro. 

Dall’altro lato della classifica, si trovano le regioni più economiche:Friuli-Venezia Giulia con 429,28 euro, Trentino-Alto Adige con 464,71 euro e Lombardia con 491,81 euro.

I segnali positivi ci sono, però… 

Il calo dei premi RC auto rappresenta un’inversione di tendenza che fa ben sperare, ma resta da vedere se si tratta di un fenomeno duraturo o di un semplice rimbalzo. Intanto, il confronto tra territori evidenzia quanto il costo dell’assicurazione auto sia ancora fortemente legato alla geografia.

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Agroalimentare italiano: il settore si conferma motore dell’economia nazionale

L’agroalimentare continua a essere una punta di diamante dell’economia italiana. Addirittura, nel 2024 ne è uno dei pilastri. Lo rileva il nuovo Report Agrimercati di ISMEA, che analizza l’andamento del settore nel quarto trimestre dell’anno.

Lo studio evidenzia segnali particolarmente positivi sul fronte produttivo, commerciale e nei rapporti tra prezzi e costi.

Prezzi in calo, produzione agricola in ripresa

Secondo ISMEA, i costi dei mezzi di produzione agricola sono diminuiti del 3,7% rispetto al 2023, offrendo un po’ di respiro agli agricoltori. Contemporaneamente, i prezzi dei prodotti agricoli hanno registrato una crescita dello 0,9% rispetto alla media dello scorso anno. Questo miglioramento ha favorito la ripresa di molte filiere, sostenendo la redditività del comparto primario.

Le prime stime dell’Istat per il 2024 parlano chiaro: sia la produzione agricola sia il valore aggiunto del settore sono in aumento, con l’Italia che torna a guidare la classifica europea, superando sia Spagna sia Francia.
La crescita ha coinvolto coltivazioni e zootecnia, mentre le attività di servizio in agricoltura hanno segnato una lieve flessione. Un’annata particolarmente favorevole per frutta, ortaggi freschi e vino; meno brillante invece per cereali, olio d’oliva e foraggi.

Industria alimentare in controtendenza

In un panorama manifatturiero complessivamente debole, l’industria alimentare italiana si distingue: il settore chiude il 2024 con un aumento della produzione pari al +1,8%. Una conferma della resilienza del comparto, capace di affrontare le sfide economiche globali meglio di altri settori industriali.

Export: nuovo record storico

Sul fronte internazionale, le esportazioni agroalimentari italiane raggiungono un nuovo massimo storico: +7,5% rispetto al 2023, sfiorando i 70 miliardi di euro.
I prodotti che hanno trainato questa crescita sono stati il vino (con gli spumanti in testa: +13% in volume e +10% in valore), l’olio extravergine di oliva, la pasta, i formaggi stagionati e i prodotti da forno.

La performance dell’agroalimentare supera quella dell’export nazionale complessivo, confermando l’appetibilità dei prodotti italiani sui mercati esteri.

Consumi interni: segnali di ripresa

Dopo due anni segnati da una forte inflazione, nel 2024 si registra una lieve ripresa dei consumi domestici: cresce lo 0,9% la spesa alimentare rispetto al già elevato 2023 (+8,1%).
Un dato che lascia intravedere un graduale ritorno alla normalità nelle abitudini di acquisto delle famiglie italiane.

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Povertà: più a rischio i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti

La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi CGIA sulla base dei dati Istat: tra tutti i nuclei famigliari che hanno come capofamiglia un lavoratore autonomo il rischio povertà o esclusione sociale è al 22,7%. La quota riferita alle famiglie con alla guida un lavoratore dipendente è decisamente inferiore, e pari al 14,8%.

Se negli ultimi decenni si è assistito a una progressiva riduzione del potere d’acquisto dei salari, che ha spinto verso l’area dell’indigenza molti operai o impiegati con bassi livelli di inquadramento contrattuale, ai lavoratori autonomi le cose sono andate molto peggio.

I fatturati hanno subito forti contrazioni, e di conseguenza, la qualità della vita di chi lavora in regime di partita Iva ha subito un deciso aggravamento. Tanto che Rispetto al 2003 il reddito autonomi è sceso del 30%.

Una categoria disagiata, quella dei pensionati

In realtà, il rischio povertà o esclusione sociale è un indicatore complesso, dato dalla somma delle persone che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: vivere in famiglie a rischio povertà, in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, in famiglie a bassa intensità di lavoro. 

Ovviamente, tra le categorie monitorate dall’Istat la più disagiata economicamente e socialmente è quella dei pensionati, dove il rischio povertà è addirittura al 33,1%.
In Italia il numero dei lavoratori indipendenti è stimato in 5.170.000 unità. Di questi, poco meno della metà opera in regime dei minimi.

Si tratta di attività economiche senza dipendenti e senza alcuna organizzazione d’impresa, con un fatturato annuo inferiore a 85mila euro. Insomma, una semplice partita Iva che fa dell’autoimprenditorialità la sua ragione lavorativa.

La debolezza economica di tante partita IVA

È il caso di tanti giovani, di altrettante donne e di molte persone in età avanzata, soprattutto del Mezzogiorno, che sbarcano il lunario con piccoli lavori/consulenze senza disporre di alcun ammortizzatore sociale o sostegno pubblico.
Soggetti che faticano a incassare le proprie spettanze e che nella maggioranza dei casi si trovano in condizioni economiche molto fragili, quindi, a forte rischio di povertà o esclusione sociale. 

Negli ultimi 20 anni il reddito degli autonomi è sceso del 30%, mentre quello dei lavoratori dipendenti è diminuito dell’8%.
Per i pensionati, invece, il dato è rimasto pressoché stabile. La debolezza economica di molte partite Iva e il crollo dei consumi interni hanno fiaccato la tenuta reddituale di tante micro attività. 

Il 23,1% degli italiani è in difficoltà

In termini assoluti tutta la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1% del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni ( 57%) sono residenti nel Mezzogiorno.

La regione che ne conta di più è la Campania (2,4 milioni), mentre se si prende come riferimento la percentuale a rischio povertà sul totale abitanti, la regione con la quota più elevata è la Calabria (48,8%). Seguono la Campania (43,5%), la Sicilia (40,9%) e la Puglia (37,7%).

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